Attivista di sinistra aggredita per una bandiera palestinese al Pride di Tel Aviv

Lug 13, 2020 | Riflessioni

Un uomo che sventolava una bandiera arcobaleno ha aggredito una dimostrante che partecipava al Pride, provocandole contusioni ed ematomi sul viso e sul corpo.

di Oren Ziv

+972 Magazine, 29 giugno 2020.

Un manifestante di sinistra regge una bandiera palestinese al Pride di Tel Aviv, 28 giugno 2020. (Oren Ziv/Activestills)

Un’attivista israeliana di sinistra è stata aggredita mentre protestava contro le violazioni dei diritti umani dei Palestinesi da parte di Israele in occasione dell’annuale Pride di domenica sera a Tel Aviv. L’attivista, Sapir Sluzker Amran, avvocata e femminista Mizrahi nella comunità LGBTQ, è stata aggredita dopo essere intervenuta in difesa di un’altra manifestante attaccata per avere una bandiera palestinese.

Sluzker Amran ha descritto in un post su Facebook come l’aggressore, che non è stato ancora identificato, l’ha presa per i capelli e ha sbattuto la sua testa a terra, lasciandola con contusioni ed ematomi sul viso e sul corpo.

L’evento Pride, a cui hanno partecipato circa 1.500 persone e che è stato uno dei tanti che si sono svolti domenica nel Paese, è stato caratterizzato da alcune decine di manifestanti che hanno protestato contro il “pinkwashing” –l’accusa a Israele di pubblicizzare le sue limitate libertà LGBTQ per distogliere l’attenzione dall’occupazione– e la brutalità della polizia. Alcuni avevano cartelli che ricordavano Iyad al-Hallaq, il Palestinese autistico a cui la polizia israeliana ha sparato uccidendolo a Gerusalemme Est alla fine di maggio, mentre altri avevano cartelli con la scritta “Non si può lavare l’apartheid con il pinkwash” e “Giustizia per le vittime dell’omofobia”.

Alla fine dell’esibizione di Dana International, già vincitrice del festival canoro Eurovision, uno dei manifestanti ha alzato una bandiera palestinese, scatenando immediate reazioni negative.

Un testimone dell’aggressione, che ha richiesto di rimanere anonimo, ha detto che alcuni uomini presenti all’evento cercavano di attaccare briga con una donna che aveva in mano la bandiera palestinese, finché Dana Olmert, una nota accademica e attivista israeliana della comunità LGBTQ, ha preso lei stessa la bandiera sperando comunque che non avrebbero aggredito una donna.

“La gente si è molto agitata a vedere alzata la bandiera [palestinese]”, ha detto Olmert. “Hanno iniziato a gridare ‘Abbassa la bandiera!’ Ho pensato che se l’avessi presa io la gente non si sarebbe avvicinata, ma nel momento in cui l’ho fatto, uno del servizio d’ordine, che indossava un giubbotto giallo, mi ha afferrato la mano e ha cercato di strapparmi la bandiera”.

Sluzker Amran ha allora tentato di impedire a un altro uomo del servizio d’ordine di prendere la bandiera, ma lui l’ha attaccata tenendo in mano una grande bandiera arcobaleno e le ha sbattuto la testa contro il suolo.

“Gli ho urlato di fermarsi, mi sono messa in piedi tentando di proteggere [Olmert] , ma lui mi ha afferrato e buttato a terra”, ha scritto Sluzker Amran.

Non appena Sluzker Amran ha cercato di impedire al manifestante di prendere la bandiera, “l’ha gettata a terra con forza”, ha dichiarato l’anonimo testimone. “Era [in piedi] sopra di lei sino a quando alcune persone non sono riuscite ad allontanarlo”.

“Sono scioccata che un gay che sventola la bandiera del Pride, che dovrebbe essere con me nella lotta [LGBTQ], mi abbia colpita in quel modo e non si sia fermato nemmeno quando gli ho gridato di lasciarmi stare”, ha scritto Sluzker Amran. “Ha continuato a graffiarmi, darmi calci e a prendermi a pugni”. Quando si è andata a far curare, ha continuato Sluzker Amran, chi l’ha medicata ha pensato che fosse stata vittima di un’aggressione omofoba.

In seguito all’aggressione, Sluzker Amran si è rivolta alla polizia, che intanto era arrivata sul posto, chiedendo di arrestare l’uomo che l’aveva aggredita. Lo hanno trattenuto per qualche minuto, dopo di che lui ha continuato a guardare gli spettacoli in prima fila.

Attivisti di sinistra protestano contro il “pinkwashing” al Pride a Tel Aviv, 28 giugno 2020. (Oren Ziv/Activestills)

Mentre un incaricato del servizio d’ordine cercava di impadronirsi della bandiera palestinese, un piccolo gruppo di altri incaricati cecava di impedire che la gente attaccasse i manifestanti. Si è sentito che uno del servizio d’ordine diceva “Fate arrivare in fretta la polizia, tirate giù la bandiera prima che ci sia un pestaggio” mentre un altro partecipante diceva ai manifestanti, “Andate  a Ramallah, ché lì vi fotteranno”.

“Un corteo Pride è per sua natura una protesta”, ha detto Shai Gortler, uno dei manifestanti che ha alzato la bandiera [palestinese]. “Come omosessuale, rifiuto l’uso della mia lotta per calpestare i settori più deboli della società. Per questo sono venuto qui e mi batto per il mio diritto di alzare la bandiera in segno di solidarietà”.

Lunedì mattina Gortler ha presentato una denuncia alla polizia, dicendo che gli avevano negato il diritto di protestare impedendogli di sventolare la bandiera.

Olmert ha continuato sullo stesso tono, dicendo che, come negli anni passati, “l’idea era quella di unire la lotta tra i diversi gruppi oppressi. Con l’annessione in programma, la questione palestinese è al centro dell’attenzione”. Olmert ha aggiunto di essere stata piacevolmente sorpresa dal carattere politico dell’evento di quest’anno, che includeva discorsi dell’attivista queer palestinese Khader Abu-Seif e altri.

Nel suo post su Facebook, Sluzker Amran si è rivolta ai membri della comunità LGBTQ e ai partecipanti all’evento di domenica che giustificavano la violenza. “Leggo risposte di persone della comunità gay che approvano la violenta aggressione che abbiamo subito”, ha scritto, paragonando l’aggressione fisica in risposta alla bandiera palestinese agli attacchi degli estremisti di destra a persone che sventolano la bandiera arcobaleno.

Sluzker Amran ha aggiunto che per anni ha volontariamente preso la difesa legale degli organizzatori di eventi Pride che avevano avuto problemi con le autorità in tutto il paese. “A quelli che erano alla manifestazione di ieri, come agli altri della comunità gay, chiedo: vi sentite coinvolti da quel che è accaduto? Vi interessa che uno dei vostri sia stato attaccato semplicemente perché faceva parte di un gruppo che esprimeva una critica o direte che ci sono estremisti da entrambe le parti e tirerete diritto come se nulla fosse accaduto?” 

Oren Ziv è un fotogiornalista, membro fondatore del collettivo fotografico di Activestills e redattore dello staff di Local Call. Dal 2003 documenta questioni politiche e sociali in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati, con una particolare attenzione alle comunità attiviste e alle loro lotte. I suoi reportage si focalizzano sulle proteste popolari contro il Muro e le colonie, le abitazioni a prezzi accessibili e altre questioni socio-economiche, sull’antirazzismo e le lotte contro la discriminazione e per la liberazione degli animali.

https://www.972mag.com/pride-assault-palestinian-flag/

Traduzione di Elisabetta Valento – Assopace Palestina

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