La società civile palestinese chiede a tutti gli stati l’adozione di misure efficaci per fermare l’annessione illegale dei Territori Occupati e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele

Mag 24, 2020 | Testimonianze

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21 marzo 2020

  • Messa al bando del commercio di armi e della cooperazione militare/securitaria con Israele.
  •  Sospensione dei trattati di libero scambio con Israele.
  •  Divieto di qualsiasi scambio commerciale con gli insediamenti illegali israeliani e controllo delle imprese perché si astengano da intraprendere o pongano termine a scambi commerciali con imprese israeliane che hanno sede negli insediamenti illegali.
  •  Operare affinché i singoli individui e le imprese che si rendono responsabili di crimini di guerra o crimini contro l’umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e apartheid vengano assicurati alla giustizia.

Ancora una volta il nuovo governo di destra israeliano è determinato ad annettere formalmente ampie aree dei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Questa annessione de jure coronerebbe di fatto anni di graduale annessione de facto avvenuta attraverso l’appropriazione di terre, l’evacuazione forzata della popolazione palestinese e il trasferimento di coloni israeliani nei territori occupati.

Dal 1967 Israele continua di fatto a violare le leggi che regolano l’occupazione belligerante, colonizzando progressivamente il territorio palestinese. Tutto ciò è stato possibile grazie all’imposizione di un regime di apartheid e di discriminazione razziale, di segregazione ed espansione territoriale sanciti dalla legislazione nazionale israeliana.

La politica di Israele, istituzionalizzata dopo il 1948, rappresenterebbe secondo gli esperti di diritto internazionale John Dugard e John Reynolds “un regime unico di assoggettamento del popolo palestinese nel suo complesso, compresa la popolazione palestinese residente in Israele”. Questo sistema continua a negare a noi, popolo palestinese, il diritto all’autodeterminazione e i fondamentali diritti umani.

Noi sottoscritti, organizzazioni sindacali, enti e gruppi in difesa dei diritti umani della società civile palestinese conveniamo tutti con la dichiarazione dell’esperto delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Occupati che “questa annunciata annessione sarà un banco di prova per la comunità internazionale” e per la sua capacità di far rispettare il diritto internazionale.

Rammentiamo perciò a tutti gli stati gli obblighi internazionali da loro assunti a cooperare per far cessare ogni violazione del diritto internazionale commessa da uno stato, tramite l’adozione di contromisure legali, incluse le sanzioni. In considerazione della programmata annessione de iure daparte di Israele, chiediamo a tutti i governi di ottemperare a questo impegno, adottando contromisure efficaci, incluse le sanzioni, per porre termine alla illegittima acquisizione del territorio palestinese con l’uso della forza, al regime di apartheid e alla negazione del nostro inalienabile diritto all’autodeterminazione.

Visto che il diritto internazionale non prescrive alcuna misura specifica, ci rivolgiamo all’Assemblea Generale dell’ONU e al Consiglio di Sicurezza, ai governi di tutto il mondo, nonché al Consiglio Europeo della UE, all’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC), all’Unione Africana, ai BRICS, al Mercosur, all’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) perché adottino e rafforzino immediatamente e in via prioritaria la totale messa al bando del commercio di armi e della cooperazione militare e securitaria con Israele e perché sospendano ogni accordo di libero scambio con esso.

La messa al bando del commercio di armi e della cooperazione militare e securitaria con Israele come mezzo per far cessare le gravi violazioni del diritto internazionale da parte di questo stato, soddisfa chiaramente i tassativi criteri per le sanzioni legali messi a punto dalla Commissione per il Diritto Internazionale dell’ONU. Una messa al bando così mirata non costituisce infatti né una minaccia né un atto di forza che vada contro quanto prescritto dalla Carta delle Nazioni Unite, non contravviene gli obblighi umanitari né viola i fondamentali diritti umani; è mirata e proporzionale alla gravità delle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e alla loro ricaduta nei confronti dei diritti del popolo palestinese.

Una messa al bando simile è stata adottata ripetutamente dall’Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU in risoluzioni che condannavano l’apartheid in quanto crimine contro l’umanità e seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

Siamo grati ai 130 e più parlamentari britannici che hanno chiesto al governo del Regno Unito di adottare sanzioni nei confronti di Israele se il suo governo dovesse insistere nel portare avanti il piano di annessione.

Di uguale importanza è il principio secondo cui tutti gli stati hanno l’obbligo di non riconoscere come legittima una situazione creata attraverso gravi violazioni del diritto internazionale, e di non dare aiuto o assistenza al mantenimento di tale situazione. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha chiesto a “tutti gli stati di non fornire ad Israele alcuna assistenza che sia usata in diretta connessione con le colonie nei territori occupati”. Perciò noi chiediamo ai governi, ai membri dei parlamenti e ai partiti politici di adottare, come primo passo, provvedimenti legislativi sull’esempio di quelli già approvati dal parlamento irlandese, che vietino all’interno della loro giurisdizione tutti gli scambi commerciali con gli insediamenti illegali.

Chiediamo inoltre ai governi nazionali di adoperarsi –per mezzo di suggerimenti adeguati, di politiche efficaci e dell’applicazione delle leggi in vigore– affinché le imprese all’interno della loro giurisdizione o con sede nel loro territorio, siano rispettose dei diritti umani e delle leggi umanitarie e si astengano da, o cessino di, intrattenere rapporti d’affari con le imprese israeliane negli insediamenti illegali. A tal proposito i governi devono promuovere e divulgare il database delle Nazioni Unite sulle compagnie che hanno scambi d’affari con le colonie israeliane e contribuire all’aggiornamento del database che annualmente l’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU ha il compito di aggiornare.

Infine chiediamo a tutti gli stati di portare avanti e favorire nelle proprie giurisdizioni le indagini sui singoli cittadini e sulle imprese responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità nei Territori Occupati. Esortiamo gli stati firmatari dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (ICC) a rispettare e appoggiare la richiesta del Procuratore volta ad aprire una inchiesta formale sulla situazione in Palestina e a proteggere il Procuratore, lo staff dell’ICC, gli avvocati, i giudici e la società civile palestinese impegnati a collaborare con la Corte, nonché le vittime palestinesi, dalle rappresaglie e dagli attacchi di Israele e degli Stati Uniti.

Per 53 anni i governi israeliani hanno sistematicamente e impunemente trasgredito il diritto internazionale con la progressiva annessione e colonizzazione dei territori arabi occupati, sia de jure, come nel caso della zona palestinese di Gerusalemme Est nel 1967 e le alture del Golan nel 1982, che de facto attraverso gli insediamenti illegali e la costruzione del muro in Cisgiordania.

Esiste un alto numero di risoluzioni ONU che ribadiscono il divieto di acquisire territori con la forza e sostengono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, che condannano e dichiarano nulla e illegittima l’annessione dei Territori da parte di Israele ed esortano Israele a rispettare i principi del diritto internazionale.

Già nel 1980 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, chiedendo a Israele di recedere dall’annessione di Gerusalemme Est, nella Risoluzione numero 476 affermava “la sua determinazione… a considerare l’adozione di soluzioni concrete…per assicurare il pieno adempimento di questa risoluzione”, e l’Assemblea Generale dell’ONU nel 1982 chiedeva sanzioni contro Israele, quali la messa al bando degli scambi e della cooperazione militare, in risposta all’annessione da parte di Israele delle alture del Golan e di Gerusalemme Est.

“L’accordo del secolo” del presidente Trump è stato condannato da molte parti del mondo, non solo perché è un attentato ai diritti dei Palestinesi, ma anche perché è un vero e proprio attacco al diritto internazionale. Tuttavia la comunità internazionale nel suo complesso, ripetutamente messa di fronte alle gravi violazioni commesse da Israele, non è stata in grado di adempiere ai propri obblighi, di fatto assecondando il governo di Israele nell’annessione formale di parti occupate della Cisgiordania.

Le critiche e le denunce a parole delle Nazioni Unite e dei suoi membri, senza misure concrete che conferiscano efficacia agli obblighi da loro assunti a livello internazionale, lungi dal far desistere Israele dalle sue azioni illegali, lo incoraggeranno a porre fine in modo irreversibile a qualsiasi possibilità di pace giusta, completa e durevole nella nostra regione .

Lista iniziale delle associazioni della società civile palestinese firmatarie:

  • Membri del Palestinian Human Rights Organizations Council (PHROC), tra cui:
    • Al-Haq – Law in the Service of Mankind
    • Al Mezan Center for Human Rights
    • Addameer Prisoner Support and Human Rights Association
    • Palestinian Centre for Human Rights (PCHR)
    • Defense for Children International Palestine (DCIP)
    • Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC)
    • Aldameer Association for Human Rights
    • Ramallah Center for Human Rights Studies (RCHRS)
    • Hurryyat – Center for Defense of Liberties and Civil Rights
    • The Independent Commission for Human Rights (Ombudsman Office) – Observer Member
    • Muwatin Institute for Democracy and Human Rights – Observer Member
  • Palestinian Non-Governmental Organizations Network (PNGO)
  • Global Palestine Right of Return Coalition
  • Palestinian Bar Association
  • Palestinian Medical Association
  • General Union of Palestinian Teachers
  • Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees (PFUUPE)
  • General Union of Palestinian Women
  • General Union of Palestinian Writers
  • Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)
  • Council of National and Islamic Forces in Palestine
  • General Union of Palestinian Workers
  • Palestinian Union of Postal, IT and Telecommunication workers
  • Palestinian National Institute for NGOs (PNIN)
  • Federation of Independent Trade Unions
  • Union of Palestinian Farmers
  • Grassroots Palestinian Anti-Apartheid Wall Campaign (STW)
  • Popular Struggle Coordination Committee (PSCC)
  • Civic Coalition for the Defense of Palestinian Rights in Jerusalem 
  • Coalition for Jerusalem
  • National Committee to Commemorate the Nakba
  • General Union of Palestinian Peasants
  • Union of Palestinian Charitable Organizations
  • Union of Professional Associations
  • Women’s Campaign to Boycott Israeli Products 
  • Union of Youth Activity Centers-Palestine Refugee Camps
  • Agricultural Cooperatives Union
  • National Committee for Grassroots Resistance
  • Palestinian General Federation of Trade Unions – Gaza
  • Palestinian Agricultural Relief Committee (PARC)
  • Palestinian Medical Relief Society (PMRS)
  • Women Study Center (WSC PAL)
  • Palestinian Feminist Center for Sexual and Gender Freedoms – Aswat, Haifa
  • Palestinian Working Woman Society for Development
  • Women’s Centre for Legal Aid and Counselling (WCLAC)
  • MADA – Palestinian Center for Development & Media Freedoms
  • Wasel Center for Youth Development 
  • Youth Development Society 
  • The Cultural Forum Center
  • Early Childhood Sources Association 
  • Union of Agricultural Work Committees (UAWC)
  • Human Rights & Democracy Media Center “SHAMS” 
  • Rural Women Development Association
  • Khalil Sakakini Cultural Center 
  • Arab Center for Agricultural Development (ACAD)
  • Health Work Committees
  • The National Union of Civil Society Organizations, Nablus
  • Burj Al-Luqluq Social Center Society, Jerusalem 
  • Land Defense Coalition 
  • Federation of New Trade Unions
  • Tamer Institute for Community Education
  • Palestinian Youth Union 
  • Occupied Palestine and Syrian Golan Heights Initiative (OPGAI)
  • Popular Art Center (PAC)
  • Teacher Creativity Center
  • The Palestinian Center for Peace and Democracy (PCPD)
  • Arab Agronomists Association (AAA)
  • Seeds Association for Development and Culture
  • Palestinian House of Friendship
  • Palestine Friend’s Association 
  • Yafa Cultural Center
  •  

http://www.alhaq.org/palestinian-human-rights-organizations-council/16890.html

Traduzione di Nara Ronchetti – AssopacePalestina

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