Come sta gestendo la Palestina le nuove forme di carestia e di povertà dovute al COVID-19?

Mag 2, 2020 | Notizie

Migliaia di famiglie palestinesi sono finite sotto la soglia della povertà a causa del COVID-19 che rappresenta un’ulteriore sfida agli sforzi del governo nella lotta contro l’epidemia e la sua diffusione.

di Rasha Abou Jalal

Al-Monitor, 23 aprile 2020

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Un lavoratore su un tuk-tuk che trasporta generi alimentari distribuiti dall’UNRWA alle case di Gaza City. 31 marzo 2020. Photo by REUTERS/Mohammed Salem.


GAZA CITY. Lo stato di emergenza dichiarato il 5 marzo dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) dopo la conferma di alcuni casi di COVID-19 a Betlemme e il conseguente coprifuoco hanno disgregato le economie locali ed impedito ai lavoratori di andare a lavorare a Gaza, in Cisgiordania e in Israele.

Nei territori palestinesi, le ristrettezze economiche derivanti dall’epidemia hanno avuto l’effetto di esacerbare ulteriormente i problemi dei Palestinesi, che già soffrono per una prolungata crisi economica, e di accentuare i disagi delle famiglie che non hanno accesso a cibo sufficiente o ai programmi di aiuto finanziario.

Tra coloro che lottano c’è Fares Mansour, che recentemente ha dovuto vendere l’anello di fidanzamento di sua moglie, pur di poter mettere un piatto in tavola alla sua famiglia. “Lavoravo in un ristorante a Gaza City per 30 shekel (9 dollari) al giorno, che, neanche allora, erano sufficienti per i bisogni quotidiani della mia famiglia” ha detto. “Ma il ristorante, come tutti gli altri, ha chiuso non appena i casi di coronavirus sono stati confermati nei territori palestinesi. Come gli altri lavoratori nel settore della ristorazione, ora sono disoccupato.”

Gaza ha registrato il primo caso di coronavirus il 22 marzo, facendo sì che Hamas, che controlla il territorio, emanasse lo stesso giorno l’ordine di chiudere tutti i bar e ristoranti. Si lamenta Mansour: “Sono settimane che ho perso il mio lavoro, ma nessuno mi ha offerto alcuna forma di assistenza.”
Circa 53.000 famiglie palestinesi sono finite al di sotto della soglia di povertà da quando il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas ha dichiarato lo stato di emergenza. Il numero totale di famiglie che al momento vivono in povertà ammonta a 115.000, secondo quanto ha detto il ministro degli affari sociali Ahmad Majdalani nel corso di una conferenza stampa a Ramallah il 15 aprile.
“Questi numeri possono persino peggiorare a fine mese” ha affermato. Tra queste famiglie, ben 80.000 vivono a Gaza.

“Il 14 aprile abbiamo lanciato un piano di assistenza per le famiglie più povere nei territori palestinesi” ha detto Majdalani ad Al-Monitor. “Il piano mira ad assegnare 136 shekel (38,30 dollari) in contanti a persona.” Ha inoltre detto che i fondi – di cui il 3% proviene dalla Banca Mondiale, il 39% dall’Europa ed il 58% dall’ANP – verranno sborsati ogni tre mesi. Il ministero di
Majdalani è incaricato della raccolta dati delle famiglie che hanno perso il lavoro a causa del COVID-19, in modo da organizzare i rifornimenti di cibo e di denaro, ha sottolineato Majdalani.
“Stiamo inoltre preparando un programma per aiutare le donne che lavorano negli asili,” ha aggiunto. “Circa 1.245 donne lavoravano negli asili che hanno chiuso per prevenire la diffusione del COVID-19 tra i bambini”. Queste donne sono spesso il principale sostentamento economico per le famiglie.

Nonostante i disagi causati dal confinamento in casa, Naser Qatami, viceministro del lavoro a Ramallah, ha detto ad Al-Monitor: “È stato assolutamente indispensabile che i lavoratori stessero in casa in quarantena per vincere la lotta contro il coronavirus”.

Ha spiegato che i lavoratori e quelli in stretto contatto con loro costituiscono quasi il 75% dei casi di coronavirus in Palestina, ovvero 230 dei 307 casi sinora registrati. “La grande maggioranza dei lavoratori infettati lavorava in Israele ed ha contratto lì il virus,” ha affermato. Duecento dodici di questi casi sono di Palestinesi che lavoravano in Israele.

Secondo Qatami, dei 180.000 Palestinesi che lavoravano in Israele, circa 150.000 sono rientrati nei Territori e si sono messi in quarantena volontaria. Il resto ha ignorato l’invito a restare a casa in auto-isolamento, scegliendo invece di rimanere in Israele nella speranza di continuare a lavorare per
guadagnare il denaro indispensabile per le proprie famiglie.

Qatami ha rimarcato che il suo ministero instaurerà presto un fondo per fornire mensilmente assistenza finanziaria a coloro che non possono più lavorare. La prima fase coinvolgerà circa 30.000 persone ed entro fine anno tutti i lavoratori ne beneficeranno. Un lavoratore la cui famiglia è ora sotto la soglia di povertà potrebbe così ricevere un’assistenza economica mensile sia dal ministero degli affari sociali che dal ministero del lavoro.

Nel frattempo, l’UNRWA (United Nations Relief and Works Administration) ha avuto delle difficoltà nella raccolta di fondi per combattere l’epidemia da coronavirus. Adnan Abu Hasna, portavoce dell’UNRWA a Gaza, ha detto ad Al-Monitor: “Abbiamo fatto appello al mondo intero perché stanziasse un budget di emergenza da 14 milioni di dollari per combattere il coronavirus e le sue conseguenze nei 58 campi profughi palestinesi che si trovano nelle nostre cinque zone di
operazione. Tuttavia, abbiamo ottenuto solo il 30% del budget che è stato destinato all’assistenza sanitaria.”

Abu Hasna ha detto inoltre che non ci sono programmi per fornire cibo ed ulteriore assistenza alle famiglie che hanno perso il lavoro a causa dell’epidemia. Dice che l’UNRWA già fornisce cibo a circa 900.000 profughi ufficialmente registrati a Gaza e in Cisgiordania, e che vivono al di sotto della soglia di povertà, ma non può ora aiutare anche i nuovi poveri a causa della propria crisi finanziaria.

Le difficoltà del governo palestinese e delle ONG nell’affrontare gli effetti dell’emergenza coronavirus hanno spinto attivisti e volontari ad intraprendere iniziative individuali e raccogliere donazioni dai più fortunati per distribuirle alle famiglie che ora sono prive di fonti di reddito.
In una sola settimana, Zaki Madoukh ed altri volontari di Gaza City sono riusciti a raccogliere 12.000 dollari in donazioni da uomini d’affari sia a Gaza che al di fuori della Striscia. Hanno quindi utilizzato questi fondi per preparare e distribuire cestini di cibo, con carne e verdure, ai commercianti meno fortunati.

Madoukh ha detto ad Al-Monitor: “La nostra iniziativa ha avuto l’obiettivo di aiutare i proprietari di piccole aziende che hanno dovuto chiudere a causa del coronavirus nella Striscia di Gaza.” Questa iniziativa è tuttora attiva.

https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2020/04/palestinian-poor-families-government-plans-coronavirus.html

Traduzione di Gennaro Corcella – Assopace Palestina

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