Appello per la sicurezza sanitaria in Palestina

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Oggi abbiamo inviato, come Società Civile per la Palestina, al Ministero degli Esteri e della Cooperazione, al Ministro Luigi di Maio, alle Vice Ministro Marina Sereni ed Emanuela del Re ed al Sottosegretario Manlio di Stefano, l’appello allegato per chiedere al governo Israeliano di rispettare la legalità internazionale e le sue responsabilità di paese occupante e di mettere fine alle discriminazioni nei confronti della popolazione palestinese.

Un piccolo passo, dopo quello dell‘interrogazione presentata da 12 parlamentari contro la prospettata annessione di intere aree della Palestina occupata.

Manteniamo il nostro impegno per la Palestina, il Coronavirus non ci ferma.

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Roma, 8 Maggio 2020

Ministro Luigi di Maio

Vice Ministra Emanuela Claudia Del Re

Vice Ministra Marina Sereni

Sottosegretario Manlio Di Stefano

Con la presente intendiamo esprimere la nostra preoccupazione per le difficoltà che le azioni di prevenzione e assistenza necessarie a contenere l’epidemia di COVID-19 stanno incontrando nei Territori Palestinesi Occupati (TPO).

Lo scorso 14 aprile la polizia israeliana è intervenuta nel sobborgo palestinese di Silwan, Gerusalemme Est occupata, chiudendo una clinica recentemente attivata in uno spazio della locale moschea, arrestando quattro operatori sanitari. A Silwan si sono registrati 40 casi COVID-19 conclamati, ma si sospetta che il contagio sia molto più ampio. L’intervento della polizia israeliana è stato motivato dal fatto che alla gestione della clinica partecipava l’Autorità Nazionale Palestinese (limitatamente alla raccolta e all’analisi dei tamponi), a cui Israele impedisce di operare a Gerusalemme Est occupata, come in altre aree dei TPO, in particolare in Area C.

L’episodio di Silwan getta luce su una realtà molto problematica per quanto riguarda la prevenzione e l’assistenza dei Palestinesi rispetto alla pandemia di Covid-19. All’inizio di aprile la polizia israeliana ha arrestato Fadi al-Hadami -ministro ANP per Gerusalemme- e Adnan Ghaith -Governatore di Gerusalemme- che sostenevano attività di prevenzione tra la popolazione palestinese, con l’accusa di avere svolto attività illegali. Sia i Palestinesi con cittadinanza israeliana che quelli residenti di Gerusalemme Est occupata denunciano una discriminazione sanitaria nei loro confronti: le unità di prevenzione delle aree a maggioranza araba sono insufficienti e il materiale informativo, inizialmente solo in ebraico, è stato tradotto approssimativamente in arabo. A Gerusalemme Est occupata i due ospedali esistenti sono sovraffollati, privi di aiuti e dotati di attrezzature insufficienti. Significativo che il Campo profughi di Shufat -25 mila abitanti stimati-, che sorge all’interno dell’area metropolita di Gerusalemme Est occupata, per ottenere l’installazione di un centro di prevenzione al suo interno, si sia dovuto rivolgere alla Corte suprema israeliana.

Nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, il sistema sanitario palestinese, devastato da decenni di occupazione militare e distruzione delle infrastrutture da parte di Israele, affronta enormi difficoltà nel contenere la pandemia. Gaza, in particolare, sottoposta a un assedio da 13 anni appare significativamente impreparata.

In Palestina sono entrate in vigore le misure di lockdown il 5 marzo, parzialmente allentate lo scorso 20 aprile. Dato che la maggior parte dei Palestinesi che hanno inizialmente contratto il virus lavorava in Israele, il Ministero della Salute ha disposto la sospensione degli spostamenti verso Israele. In realtà molti lavoratori palestinesi, spinti dalla necessità economica, continuano a oltrepassare la “Barriera di separazione” (illegale per il diritto internazionale) in modo clandestino.

Al 5 di maggio si segnalavano nei TPO 532 casi ufficiali di COVID-19 e due decessi. La situazione appare particolarmente preoccupante in Area C, ove vivono oltre 200 mila Palestinesi. L’area C permane sotto totale controllo di Israele che impedisce alle strutture sanitarie della ANP di operare. Date le restrizioni alla mobilità, la copertura sanitaria non risulta garantita e le iniziative di prevenzione sono sostanzialmente assenti. Una situazione particolarmente critica si registra tra le comunità beduine, molte delle quali colpite da ordini di demolizione emanati negli scorsi anni. In particolare si segnala il caso della comunità di Khan al Ahmar, che ospita la Scuola di gomme realizzata dalla ONG italiana Vento di Terra.

I rischi di diffusione del COVID-19 sono particolarmente gravi tra i circa 5.000 prigionieri palestinesi, rinchiusi in carceri sovraffollate, dove le capacità ospedaliere e mediche sono insufficienti nel caso in cui la malattia inizi a diffondersi. Attualmente 194 minorenni palestinesi si trovano nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Secondo il Servizio Penitenziario Israeliano (IPS), si rileva che al 31 marzo il 28% era stato giudicato, e il 60%, permaneva in detenzione amministrativa. Inoltre più del 70% dei minori palestinesi è detenuto in Israele, in violazione della Convenzione di Ginevra che stabilisce il diritto dei reclusi di rimanere nella zona occupata. Per quanto sopra, considerato che l’attuale pandemia non rispetta i confini, la tutela della salute della popolazione palestinese è anche tutela della salute di quella israeliana.

 La potenza occupante ha l’obbligo ai sensi della IV Convenzione di Ginevra, in particolare all’art.56, di tutelare la salute ed i servizi sanitari della popolazione occupata, anche al fine di evitare la propagazione delle epidemie.

Sollecitiamo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio ad intervenire nei confronti delle Autorità israeliane, affinché rispondano ai propri obblighi per la salvaguardia della salute di tutta la popolazione palestinese, residente all’interno dei confini israeliani e residente nei territori occupati, compresa Gaza e Gerusalemme Est, chiedendo di:

  • garantire alle strutture sanitarie palestinesi la fornitura di idonei dispositivi per la protezione e la sicurezza individuale dei cittadini e del personale sanitario;
  • terminare il blocco a cui la Striscia di Gaza è sottoposta da 13 anni, garantendo l’ingresso di personale e mezzi necessari ad affrontare la pandemia in atto, compresi prodotti igienici, farmaci e presidi medicochirurgici e quant’altro necessario;
  • autorizzare una visita immediata della Croce Rossa Internazionale nelle carceri ove sono detenuti i prigionieri palestinesi, per verificarne le condizioni in particolare al fine del contenimento dell’epidemia di Covid-19;
  • rilanciare l’attività della Cooperazione Italiana a favore dei Palestinesi, in particolare nel settore medico-sanitario, in cui l’Italia ha avuto per anni ruolo di primo piano, d’intesa con gli organismi internazionali.

Certi di essere ascoltati, saremmo grati di una risposta e siamo anche disponibili ad un incontro con i responsabili dell’area, sapendo quanto voi siate impegnati.

Con i più sentiti saluti,

per Società Civile Palestina:

Luisa Morgantini, Norberto Julini, Massimo Annibale Rossi

Email: societàcivilepalestina@gmail.com

Tel. +39 3483921465

Fanno parte della rete di SOCIETÀ CIVILE PER LA PALESTINA:

Pax Christi, Saalam Ragazzi dell’Ulivo Milano, La tenda di Amal, Assopace Palestina, COSPE Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti, Vento di Terra ONG, Associazione amicizia Italo palestinese, BDS Italia, Rete Ebrei Contro l’Occupazione, Comunità Le Piagge, L’Ulivo e il Libro, Associazione Oltre il mare, Istituto di Ricerca per la Pace (Italia) – Rete Corpi Civili di Pace – IPRI rete CCP, Donne in Nero di Torino, Salaam Ragazzi dell’Ulivo Padova, Invicta Palestina, Comunità Palestinese Toscana, Comunità Palestinese di Lombardia, VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Centro Sereno Regis, ARCI Associazione ricreativa e culturale italiana, Rete Radie Resh.

Fonti:

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-israeli-police-raid-palestinian-coronavirus-testing-clinic-in-east-jerusalem-1.8767788

https://www.ochaopt.org/content/covid-19-emergency-situation-report-6

https://www.dci-palestine.org/palestinian_children_detained_by_israel_increases_amid_covid_19_pandemic

https://www.972mag.com/topic/coronavirus/

https://www.worldometers.info/coronavirus/country/state-of-palestine

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=pwbmisa115781704203apwbmis

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