La trafila per un’indagine della Corte Penale Internazionale sui presunti crimini di guerra commessi da Israele: quali sono le prossime tappe?

Dic 26, 2019 | Riflessioni

Gli esperti di legge internazionale spiegano la lunga e complicata strada per aprire un’inchiesta sui presunti crimini di guerra commessi da Israele in Cisgiordania e a Gaza.

di Noa Landau 

Haaretz, 22 dicembre 2019

Un quartiere devastato di Shejaiya nella parte orientale di Gaza City. Shejaiya è stata teatro di alcuni tra i più pesanti scontri della guerra, quando le truppe israeliane sono entrate nel quartiere durante la loro offensiva di terra.

19 agosto 2019. ANDREW MCCONNELL

La strada per avviare un’indagine su presunti crimini di guerra da parte di Israele e dei Palestinesi nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sarà lunga e complicata, hanno riferito gli esperti di diritto internazionale ad Haaretz.

La questione è sorta a seguito di un annuncio della procuratrice capo della Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja, secondo cui ci sono le basi per avviare un’indagine su tali presunti crimini.

La prof. Yael Ronen, del Centro Accademico di Giurisprudenza e Scienza di Hod Hasharon, ha affermato che, innanzitutto, la CPI deve decidere su quali aree è competente la stessa CPI, come richiesto dalla procuratrice capo della CPI Fatou Bensouda. Questa decisione potrebbe richiedere diversi mesi. “Per quanto riguarda il Myanmar, la decisione è stata presa in quattro mesi”, ha detto Ronen. L’indagine stessa non ha una scadenza e alcune “situazioni”, come le chiama la CPI, sono sotto inchiesta da anni.

 “Poi, durante l’indagine, il procuratore deve indagare su tutti i fatti e le prove pertinenti per determinare se vi sia una presunta responsabilità penale”, ha aggiunto Ronen. “Per fare questo, secondo lo statuto della corte, [Bensouda] può indagare nei paesi che sono membri della CPI. Ciò significa che potrebbe chiedere di venire a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e probabilmente chiederebbe di raccogliere prove anche in Israele ”.

Il procuratore deve indagare su tutte le affermazioni, come ad esempio le dichiarazioni di aver agito per autodifesa, così come le informazioni disponibili ai comandanti prima che ordinassero un assalto che ha causato vittime civili. Ronen ha aggiunto: “Se il procuratore decidesse che ci sono prove sufficienti, allora chiederebbe alla Corte di emettere un ordine di comparizione affinché gli indagati si presentino in tribunale, volontariamente o sotto arresto.” Ha aggiunto che tali convocazioni possono essere rese pubbliche o rimanere riservate. Quando viene pubblicato un ordine di comparizione, viene aperto un fascicolo sull’indagato.

La procuratrice Fatou Bensouda (sin.) e il vice-procuratore James Steward (des.) alla CPI dell’Aia, Olanda, 5 gennaio 2019. Koen van Weel / AP

Nick Kaufman, un avvocato presso la CPI che ha consigliato i governi del Gabon, del Kenya e del Myanmar in circostanze simili ed era anche procuratore distrettuale presso la Procura della Repubblica di Gerusalemme, ha affermato che nei prossimi giorni verrà presa la decisione di invitare tutte le parti interessate, compreso Israele, a presentare le loro argomentazioni in merito alla domanda del procuratore capo circa l’area di giurisdizione della CPI.

Potrebbe esserci anche un’audizione alla presenza delle parti interessate, ha affermato Kaufman. “Israele dovrebbe decidere se prendere parte a questa disputa, sapendo che se perdesse la battaglia legale, il danno politico-diplomatico sarebbe grave”, ha detto. “Non per niente gli Stati Uniti e il Myanmar non hanno partecipato a simili dibattimenti negli ultimi mesi, per timore che i giudici avrebbero ordinato di aprire un fascicolo contro i loro eserciti.

“Nel caso di Israele, la giuria che tratta la richiesta non è amichevole”, ha aggiunto Kaufman. È la stessa giuria che ha rinviato per due volte al procuratore il caso del raid navale israeliano sulla flottiglia di Marmara del 2010 a Gaza, chiedendo di riconsiderare la sua decisione di chiudere il caso.

Ronen ha sottolineato il dilemma di Israele in materia: “Israele non è obbligato a collaborare con il procuratore. Non è la prima volta che si pone la questione se cooperare con la Corte, quando Israele ritiene innanzitutto che la Corte non dovrebbe esercitare i suoi poteri.” Ha aggiunto che nel 2003, quando la CPI è stata richiesta dalle Nazioni Unite di dare un parere consultivo sulle implicazioni legali della barriera di sicurezza, Israele ha scelto di non collaborare al processo per non legittimarlo.

Una considerazione analoga potrebbe essere applicata in questo caso, ha detto Ronen, “sebbene il costo della mancata collaborazione sia completamente diverso, giacché alla fine potrebbe tradursi nel fatto che dei cittadini israeliani verrebbero processati. Poiché il procuratore ha anche l’obbligo di raccogliere informazioni favorevoli all’imputato, collaborare con la corte darebbe la possibilità di influenzare il contenuto di qualsiasi accusa che venisse eventualmente presentata. Solo Israele ha informazioni difensive di questo tipo, per cui Israele è la principale – se non l’unica – parte interessata a presentarle.”

Il prof. Aeyal Gross della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Tel Aviv (e collaboratore di Haaretz) ha fatto notare che il procuratore capo della CPI “ha affermato che, per quanto riguarda i reati presumibilmente commessi dall’esercito israeliano durante gli scontri a Gaza, è ancora aperta la questione” se i militari possano essere ascoltati alla CPI. “Ciò è dovuto al fatto che al procuratore mancano informazioni sui processi che hanno avuto luogo in Israele in relazione a questi incidenti”, ha affermato.

“Questo si basa sul principio di complementarità, secondo cui la Corte non ha l’autorità per trattare casi in cui vi sia stato uno sforzo sincero di indagine nello stesso paese interessato”. Pertanto, ha spiegato Gross, le informazioni che il procuratore riceve sulla serietà delle indagini israeliane in caso di vittime civili durante i combattimenti a Gaza e sugli incidenti al confine avrebbero un impatto per decidere se la Corte debba o meno interessarsi del caso.

Secondo Gross, il pericolo legale più evidente per Israele è “l’istituzione di insediamenti in Cisgiordania, un atto che infrange palesemente il divieto per una potenza occupante di insediare i propri civili nel territorio occupato, un fatto in cui l’esistenza o meno di un’indagine israeliana è del tutto irrilevante”.

Poiché tutte le parti coinvolte dovrebbero essere indagate, la questione dell’autorità della Corte si applicherebbe anche ad Hamas, ha detto Gross, aggiungendo: “Quindi in futuro, e questo potrebbe richiedere anni, potremmo vedere accuse sia contro Israeliani che Palestinesi, se si arriva fino in fondo.”

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-the-road-to-an-icc-probe-of-israeli-war-crimes-what-happens-next-

Traduzione di Donato Cioli

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