Israele Globale

di Judith Deutsch

The Bullet, 1 Novembre 2019

Guerra securocratica, confini securocratici, emissioni securocratiche

La società umana a livello globale si sta dirigendo verso un precipizio che porta rapidamente all’estinzione. Questo trae origine dagli eventi catastrofici innescati dalle guerre del ventesimo secolo e dall’intensificarsi di una serie di pericoli conseguenti alla fine della guerra fredda. Questo momento cruciale avrebbe potuto essere l’occasione per metter fine alle armi nucleari e per eliminare quasi completamente le emissioni di gas serra. Invece, gli stati che detengono armamenti nucleari continuano a modernizzare il proprio arsenale, mentre le emissioni di gas serra dal 1990 a oggi sono superiori a quelle prodotte dall’inizio della rivoluzione industriale [fino agli anni novanta]. È dimostrato che dagli anni ‘90 in poi le trasformazioni nella militarizzazione globale sono state sia causa che effetto di crisi interconnesse. La militarizzazione di Israele, che colpisce gli abitanti e la terra della Palestina, ha collaborato a questo disastro globale, ne è stata parte integrale e a volte un facilitatore e un catalizzatore innovativo. L’Israele post-guerra-fredda ha messo (per usare le parole di Dov Weisglass) il cosiddetto processo di pace in ‘formaldeide’.

Sorveglianza israeliana

Jeff Halper, un membro fondatore dell’Israeli Committee Against House Demolitions (Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case), antropologo e attivista, contesta da tempo le rappresentazioni fasulle di Israele come vittima e “luce per le nazioni.” Halper descrive la ‘matrice del controllo’ israeliana e ne documenta la rivoluzione negli affari militari (RMA) e come Israele si stia ricavando a livello globale una nicchia di fondamentale importanza nel settore delle tecnologie e delle cosiddette strategie ‘securocratiche’. Lo scenario abbraccia lo spettro tradizionale dei campi di battaglia ma anche la nuova dimensione dello spazio e del “ terreno umano”, lo spettro elettromagnetico, il cyber spazio e lo spazio informativo. Le guerre convenzionali avevano come obiettivo l’egemonia regionale o globale, le guerre securitarie hanno lo scopo di mettere tutto in sicurezza. Israele si propone come un soggetto indispensabile nel settore delle armi nucleari, nell’area dei conflitti securocratici e convenzionali, nello sviluppo delle strategie e nell’uso del diritto.

La sovranità nel 21o secolo

La fine della guerra fredda ha coinciso con cambiamenti di sovranità e ideologie. La sovranità nel ventesimo secolo si basava soprattutto sugli stati nazionali, in cui il potere politico ed economico andava a distribuirsi in modo ineguale all’interno di tre classi socio-economiche in sistemi di governo che erano democratici, comunisti o fascisti. Per contro, la sovranità del ventunesimo secolo poggia soprattutto su una NATO globale, sulle burocrazie della sicurezza nazionale e su istituzioni finanziarie che causano diseguaglianze e deprivazioni mai viste nella maggioranza della popolazione. L’ideologia si riduce spesso ad un contrasto manicheo fra “il bene” e “il male”, in cui ogni cosa, ciascuno, l’altro diventano “moltiplicatori di minacce”. In pratica, coloro che detengono il potere possono lanciare attacchi spropositati in nome della sicurezza e dell’autodifesa .

Nonostante i tentativi di stabilire una sovranità a livello internazionale per ”porre fine al flagello della guerra” con la Lega delle Nazioni (1920-1946) e in seguito con le Nazioni Unite, la maggioranza della popolazione mondiale non beneficia di nessuna istituzione universale in grado di porre fine ai nazionalismi, al capitalismo, all’uso dei combustibili fossili, al razzismo e al militarismo. La struttura stessa dell’ONU contribuisce a consolidare l’autoritarismo e la militarizzazione: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con potere di veto sono gli stati che da sempre detengono gli armamenti nucleari (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti d’America). Sette dei nove stati detentori di armi nucleari non aderiscono alla Corte Penale Internazionale : USA, Russia, Cina, Israele, India, Corea del Nord, Pakistan.

Navy Pillay, già a capo del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, ha sottolineato il fallimento del Consiglio di Sicurezza nel ristabilire la pace e nel salvare vite umane: “Credo proprio che una maggiore reattività da parte di questo consiglio avrebbe salvato centinaia di migliaia di vite umane “ E ha citato i conflitti in Afganistan, Repubblica Centrale Africana, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Libia, Mali, Somalia, Sud Sudan , Sudan, Ucraina e Gaza. “Queste crisi non fanno altro che ribadire il totale fallimento della comunità internazionale nel prevenire questi conflitti. Nessuna di queste crisi è scoppiata senza preavviso.”

Armi nucleari

Israele con la sua segretezza sul proprio apparato nucleare assomiglia a quei bambini che si nascondono pur restando in bella vista, solo che i bambini lo fanno in tutta innocenza e fanno tenerezza perché sono convinti che nessuno li veda, mentre la ‘segretezza’ di Israele comunica in modo arrogante un diritto acquisito a distruggere. L’arsenale israeliano viene stimato molto approssimativamente fra le 80 e le 400 testate nucleari. Israele non è fra i firmatari del trattato di non proliferazione nucleare (NTP), tuttavia fu autorizzato a partecipare alla definizione degli obiettivi della conferenza quinquennale NTP dell’ONU del 2015, che si tenne durante la crisi Crimea/Ucraina. All’epoca si intravedeva il pericolo di uno scontro nucleare fra USA e Russia, e l’obiettivo era quello di far cessare lo stato di massima allerta nucleare, ma Israele dirottò l’attenzione verso la supposta minaccia iraniana col risultato che la conferenza di revisione NTP fu un fallimento.

La guerra securocratica nel ventunesimo secolo

Dopo la fine della guerra fredda, Israele ha assunto un ruolo importante nello spostamento securocratico, avvenuto a livello mondale, dai conflitti fra stati alla pacificazione dei “sovvertitori.” Eyal Weizman di Forensic Architecture definisce la guerra al terrorismo come il contesto che permette “lo scambio di tecnologie, meccanismi, dottrine e strategie spaziali tra i vari apparati militari e le organizzazioni contro cui combattono, e anche fra aree di potere civili e militari…”

Le “operazioni” di Israele contro Gaza prevedono “un uso limitato di forze illimitate”: uno sforzo diversificato per causare il maggior danno possibile ai terroristi e ai loro armamenti, alle infrastrutture, alle reti di supporto, ai flussi di denaro e ad altri mezzi di supporto. I villaggi abitati dai civili vengono trattati alla stregua di basi militari.

Israele usa gli attacchi al territorio palestinese come un laboratorio per poi vendere tecnologie per la sicurezza informatica, droni, sistemi aerei senza equipaggio, missili, radar e sistemi elettronici di guerra ”testati sul campo”. Nell’ambito della “guerra di precisione” Israele è all’avanguardia nella produzione di veicoli di superficie (navali) e di terra senza equipaggio, robot da combattimento, armi ad energia diretta (laser, armi a microonde ad alta potenza, armi a raggi di particelle, componenti ottici di alta precisione). Termini scientifici e “accattivanti” per sistemi di armi sperimentali che penetrano e dissacrano i confini del corpo e vengono venduti nei mercati internazionali delle armi: moduli biometrici per il riconoscimento facciale, della retina e delle impronte; i joy-stick sono strumenti per uccidere a distanza che servono a “localizzare e sparare.” I droni killer e per la sorveglianza hanno nomi quali: Occhio d’uccello, Allodola, Fantasma, Pipistrello e Mini pantera. Gli entomotteri sono strumenti della grandezza di un insetto per portare a segno “precisi colpi mortali senza mettere in pericolo i propri soldati.” La Zanzara, che pesa solo 450 grammi, copre un raggio di due chilometri e può attivare uno ‘sciame’ di tre contenitori JUMPER con otto missili ciascuno in grado di lanciare diverse testate nel raggio di 50 chilometri. Robot serpenti di diverse dimensioni, attrezzati con telecamere e a volte con esplosivo, possono essere collocati in edifici contesi come mezzi di sorveglianza o ”potenzialmente per colpire obiettivi umani mirati con sostanze velenose o debilitanti” (J. Halper, pp.31/32).

L’expertise securocratico dà a Israele grandi possibilità . Il Canada-Israel Public Safety Act firmato nel 2008 dà ad Israele l’accesso all’apparato interno e di polizia del Canada che si occupa delle misure di sicurezza e della gestione dei confini, incluse le applicazioni biometriche nei servizi correzionali, nelle carceri, nella prevenzione dei crimini, nella protezione di infrastrutture critiche, gestione delle emergenze, immigrazione illegale e cooperazione con Israele in operazioni di polizia.

I sistemi israeliani di pacificazione e controllo della popolazione civile sono usati in Asia Centrale e America Latina (in particolare in Brasile) dove si ritiene che “la militarizzazione della sicurezza interna sia più consona alle esigenze nazionali di un esercito strutturato per combattere guerre fra stati…..[per] pacificare e tenere sotto controllo centinaia di migliaia di individui appartenenti alla classe lavoratrice” e i quartieri poveri, per controllare le folle e le dimostrazione di massa di cittadini. Halper descrive “le guerre distopiche, messe in atto partendo dal principio che le democrazie liberali ‘perfette’ sono minacciate da un pericolo invisibile che si sta insinuando nelle loro pieghe….spacciatori, terroristi, richiedenti asilo, migranti senza documenti e microbi.”

Le esportazioni di armi israeliane sono cresciute del 74 per cento dal 2008. Alcuni dei progetti in collaborazione con Israele: l’Hindustan Aeronautical Limited e Rafael and Israel Aerospace Industries (IIAI) per la costruzione di un sistema anti-missile integrato da utilizzare contro i missili nucleari e convenzionali cinesi. Un altro progetto congiunto è quello fra Canada e Israele: il Frontline Robotics di Ottawa fra la divisione LAHAV della IAI e l’ ODF Optronics di Tel Aviv, mentre il veicolo di terra telecomandato detto Border Protector è un progetto USA-Israele.

Confini securocratici

Todd Miller, autore di Empire of Borders, scrive che “I confini sono dovunque vengano a contatto le classi dirigenti con il popolo, i ricchi con i poveri, i potenti con i diseredati” e in questo senso Israele è il microcosmo che rappresenta il mondo intero. Israele sta vendendo un modello di stato di sicurezza. Nel 2014 la Elbit Systems ha firmato un contratto come appaltatore principale con la CBP (Customs and Borders Protection) per organizzare la sorveglianza al confine tra USA e Messico, in cui sono comprese 53 torri equipaggiate con telecamere in grado di coprire un raggio di 7 miglia, sistemi radar che scandagliano il territorio e trasmettono direttamente i dati alle centrali di comando e di controllo, migliaia di sensori dei movimenti e un sistema GPS in grado di localizzare con esattezza ogni violazione dei confini. I droni per la sorveglianza della Elbit Systems volano sopra i territori di confine americani, mentre Israele forma gli agenti di confine e la polizia degli Stati Uniti.

Emissioni securocratiche

Gli apparati militari non sono tenuti a rispettare il protocollo di Kyoto, eppure l’esercito è l’istituzione che produce da sola la maggior quantità di gas serra. Una fonte di emissioni tra le maggiori, ma che non viene mai citata, è rappresentata dagli enormi centri raccolta dati (server farms) per mandare o ricevere informazioni dai dispositivi bellici e dai sistemi di sorveglianza (nota 1).

Diritto e istituzioni

Israele riesce a sottrarsi alle accuse di atti criminali in parte approvando nuove leggi (lawfare). Dopo aver ritirato i coloni da Gaza, Israele ha continuato a controllarne i confini di terra, cielo e mare inventandosi una categoria legale, una “entità parastatale,” per sottrarsi agli obblighi verso le popolazioni occupate come è stabilito dalla convenzione di Ginevra.

Israele ha firmato ma non ha mai ratificato la Convenzione sulle Armi Chimiche e non aderisce alla Convenzione sulle Armi Biologiche. Israele viola il protocollo di Ginevra del 1925 sui gas tossici e la convenzione del 1993 che vieta lo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio e l’uso delle armi chimiche.

La dottrina israeliana di Dahiya [che in sostanza autorizza le punizioni collettive, NdT] azzera le differenza fra militari e popolazione civile e legalizza quello che per il diritto internazionale è illegale: il principio di distinzione (tra popolazione civile e militari) e il principio di disproporzionalità.

Richard Falk, già relatore speciale all’ONU sui diritti umani nei territori occupati, scrive che la guerra con i droni e la sorveglianza hanno aperto la strada ad una nuova forma di illegalità; nel nuovo campo di battaglia globale le guerre non hanno mai un vero obiettivo, e tutti, compresi cittadini e residenti, sono potenziali nemici. Le nuove tendenze fascistoidi prevedono grandi investimenti in sistemi segreti di sorveglianza globale in cui i droni sono armi esenti da rischi che vengono utilizzate in nome della “sicurezza.”

Moralità

Eyal Weizman scrive di una categoria morale degradata, quella del “minor male possibile,” un male permesso per evitare un crimine peggiore. C’è una lugubre ironia nel ritenere che il genocidio nazista fu il peggiore di tutti i mali perché straordinariamente metodico, scientifico e tecnologico e però non mettere in discussione i metodi di controllo e di soppressione definiti da Israele all’avanguardia in quanto a precisione. L’obiettivo militare è il totale predominio nel territorio, nello spazio aereo e marittimo, ma anche nel corpo e nella mente degli individui. Molto spesso le dichiarazioni e le azioni dei leader politici israeliani non producono alcun imbarazzo morale. L’ex primo ministro Golda Meir riuscì a dire: “Possiamo perdonare agli Arabi di uccidere i nostri figli. Ma non li potremo mai perdonare di costringerci a uccidere i loro figli. Avremo la pace quando gli Arabi impareranno ad amare i loro figli più di quanto odino noi.” Shaul Mofaz, noto come “il macellaio del campo profughi di Jenin” che “tosò il prato” di esseri umani, e Ayelet Shaked hanno pubblicamente incitato allo sterminio delle madri palestinesi che mettono al mondo “piccoli serpenti”. Il Canada ha permesso a Mofad di parlare pubblicamente e a Shaked di andarci in vacanza, ma ha negato il visto all’ex parlamentare britannico George Galloway da sempre critico nei confronti di Israele e all’attivista USA Colonnello Ann Right che sostiene il movimento BDS.

Nel 2004 più di cento israeliani firmarono l’Olga Document in cui esprimevano la loro vergogna e il loro senso di colpa: “Noi vogliamo seguire un percorso che finora non è stato intrapreso: noi vogliamo essere onesti con noi stessi, con i nostri vicini e soprattutto con i Palestinesi – i nostri nemici che sono i nostri fratelli e le nostre sorelle. Se saremo capaci di trovare in noi stessi il dovuto coraggio e l’onestà necessaria saremo in grado di fare il primo passo di un lungo percorso che finalmente ci liberi da questo groviglio di negazione, repressione, distorsione della realtà, di perdita di senso e di coscienza, in cui il popolo di Israele è intrappolato da generazioni.“ Richard Falk parla di una moralità globale che va oltre lo stato nazione: “È necessario che tutti noi appartenenti alla specie umana ricominciamo ad agire nell’interesse di tutti gli esseri umani e ciò avverrà solo se saremo in grado di creare una comunità politica globale in grado di abbracciare tutto il genere umano.” Sarebbe un risultato rivoluzionario, e forse realizzabile.

Bibliografia

  • Noam Chomsky and Laray Polk (2013). Nuclear War and Environmental Catastrophe. Seven Stories Press, New York.
  • Norman Finkelstein. (2018). Gaza: An inquest into its Martyrdom. University of California Press, Oakland.
  • Jeff Halper (2015). War Against the People. Israel, the Palestinians and global pacification. Pluto Press, London.
  • Seymour Hersh (1991). The Samson Option: Israel, America and the bomb. Faber and Faber, London.
  • Todd Miller (2019). Empire of Borders: The Expansion of the US Border around the World. Verso, London
  • Ilan Pappe (2006). The Ethnic Cleansing of Palestine. One World Press, Oxford.
  • Eyal Weizman (2011). The Least of All Possible Evils: Humanitarian violence from Arendt to Gaza. Verso, London.

Nota 1

Se l’industria informatica fosse una nazione, solo le emissioni di Cina e USA messe insieme contribuirebbero in misura maggiore al cambiamento climatico. Greenpeace report: Da qui al 2025 lo “Tsunami di dati informatici’ potrebbe consumare un quinto dell’elettricità globale.

Judith Deutsch è psicanalista, membro dell’Independent Jewish Voices e presidente di Science for Peace. Vive a Toronto; può essere contattata all’indirizzo: judithdeutsch0@gmail.com.

https://socialistproject.ca/2019/11/global-israel/

Traduzione di Nara Ronchetti

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