A Roma e in Italia il regista di “The Truth: Lost at Sea”


Girato a bordo della Mavi Marmara, una delle navi del convoglio della Freedom Flotilla con le quali periodicamente gli attivisti tentano di rompere il blocco imposto dagli Israeliani. Il blocco ha reso umanamente inabitabile la Striscia di Gaza, un pezzo di terra lungo 35 Km dove vivono circa due milioni di Palestinesi. 

Rifat Audeh era su quella nave che fu fermata con un eccesso di forza dall’esercito israeliano provocando la morte di 10 attivisti e 70 feriti. Nel docu-film viene messa a confronto la copertura mediatica che ha fatto seguito alla strage con la realtà dei fatti, affinché tutti possiamo fare una riflessione sullo stato della comunicazione oggi. 

Riceveremo anche un aggiornamento delle indagini sull’aggressione (indagini richieste dalla proprietà della nave), che sono tuttora in corso alla Corte Penale Internazionale. La richiesta è stata più volte rigettata per “assenza di gravità dei fatti”; si attende ulteriore pronunciamento entro il 2 dicembre 2019. 

Promotori del tour del regista: Collettivo studentesco NUR, Università Ca’ Foscari, Al Ard Palestinian film festival. 
A Roma e Napoli curato da: ULAIA, AAMOD, Assopace Palestina, La Rossa Primavera. 

A ROMA – Tre possibilità di partecipare. Ingresso gratuito.

Mercoledì 20 novembre – Accademia Belle Arti, Largo Dino Frisullo, Aula 1°, ore 17.

Giovedì 21 novembre – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, via Ostiense 106, ore 18.

Domenica 24 novembre – L’Infernotto, Via del Pigneto 31/33, ore 18. (si prega prenotare ad associazione@ulaia.org o fondrossaprimavera@gmail.com

Seguono informazioni sul filmato e sull’intera vicenda.

Israele mantiene un blocco disumano e distruttivo su Gaza da più di un decennio.
Uno studio ONU afferma che il blocco israeliano – che taglia l’acqua potabile, taglia l’energia elettrica, impedisce la pesca e limita l’agricoltura, taglia l’importazione di materie prime e l’esportazione di prodotti agricoli e manufatti artigianali – non solo impedisce di fatto lo sviluppo di qualsiasi forma di economia, ma rende umanamente inabitabile la Striscia di Gaza.

Bambini e minori, che rappresentano più della metà dei 2 milioni di abitanti di Gaza, sono le vittime più colpite. Il perdurante blocco li priva di una infanzia serena, nega il loro diritto alla sicurezza, all’educazione, alla salute, alla prospettiva di un futuro dignitoso.

THE TRUTH: LOST AT SEA (2017) 

di Rifat Audeh

Il film, multi premiato, tratta dell’attacco israeliano alla Freedom Flotilla del 2010.

Girato a bordo della Mavi Marmara battente bandiera delle Isole Comore, diretto e narrato da uno dei suoi sopravvissuti, il film evidenzia come sono stati descritti gli attivisti morti e i compagni che hanno difeso le navi, esaminando la  copertura mediatica che ha fatto seguito alla strage.

Il film confronta ciò che è realmente accaduto con la trasformazione operata dagli organi di stampa tradizionali e online. https://truthlostatsea.com/about/

RIFAT AUDEH 

Rifat, classe 1972 nasce in Canada da genitori palestinesi. Laureato in Ingegneria Meccanica consegue il master in Media e Giornalismo alla New Castle University. 

Giornalista, attivista per i diritti umani, nel 2000 partecipa alla fondazione in Michigan di un media activist group che monitora l’influenza e la propaganda sui media. Lavora con varie agenzie ONU, ONG e organizzazioni per la salvaguardia dei diritti umani.

Tra il 2009 e 2010 partecipa alla Lifeline 3, che portava aiuti umanitari a Gaza. Sempre nel 2010 si imbarca sulla Mavi Marmara, una delle navi della Freedom Flotilla, il cui scopo era, ancora una volta, rompere il blocco su Gaza imposto da Israele e portare aiuti umanitari alla popolazione.

LA VICENDA GIUDIZIARIA. LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Nel 2013 le autorità dell’Unione delle Comore adiscono la Corte Penale Internazionale (CPI) per le indagini sull’aggressione alla Navi Marmara avvenuta in acque internazionali. La richiesta viene respinta dal Procuratore con la motivazione di “assenza di gravità dei fatti”. Le Comore chiedono il riesame di tale decisione alla Camera preliminare della Corte che riconosce l’errore del procuratore e conclude con la richiesta di riesame. (2015). 

Tra respingimenti e ricorsi l’ultimo stadio di questa guerra giudiziaria si consuma proprio in questi giorni. I giudici di appello (tre favorevoli-due contrari), accogliendo il ricorso delle Comore, proprietarie di una delle navi assaltate, hanno ordinato di riconsiderare, prima del 2 dicembre 2019, la necessità di portare Israele in giudizio al tribunale dell’Aia. 

LA COALIZIONE FREEDOM FLOTILLA: cosa c’è da sapere

La coalizione è composta da organizzazioni ed iniziative della società civile di molti paesi che sfidano, via mare, il blocco inumano ed illegale di Israele su Gaza  per mantenere vive le rivendicazioni dei palestinesi per il diritto ad un futuro che includa la libertà di movimento ed il diritto al ritorno nella propria patria. Vi partecipano: Ship to Gaza – Norway, Canadian Boat to Gaza, Freedom Flotilla Italy, Palestine Solidarity Alliance – South Africa, Rumbo a Gaza – Spain, Ship to Gaza Sweden, International Committee for Breaking the Siege of Gaza, US Boat to Gaza, Kia Ora Gaza – New Zealand/Aotearoa, MyCARE Malaysia, IHH Turkey, National Collective for Palestine e Platform of NGOs for Palestine in Francia, Gaza Freedom Flotilla Australia.

Le azioni della flotilla, in cui la cattura è scontata, si propongono di attirare l’attenzione internazionale sulla negazione di questi  diritti a causa dell’occupazione illegale israeliana e del blocco su Gaza. Ogni iniziativa si poggia sul terreno della nonviolenza. Non trasportano armi, ma solo aiuti umanitari.

Il blocco su Gaza è illegale per gli effetti sproporzionati sulla popolazione civile palestinese. Le Nazioni Unite hanno ammonito che, se proseguisse l’assedio, una vita normale non sarebbe più possibile dal 2020. L’attuale blocco, limitando il diritto al movimento di persone e merci viola l’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra che mette al bando le punizioni collettive.

LE AZIONI NEGLI ANNI   –   https://freedomflotilla.org/   https://legalcasesagainstisraelattacksoncivilianboatstogaza.wordpress.com/2017/06/03/31-boats-challenge-israeli-naval-blockade-of-gaza/

2008 – Il primo viaggio verso Gaza sotto assedio di quella ‎che sarebbe divenuta nota come la Freedom Flotilla non fu bloccato da Israele. Due imbarcazioni, la “Free Gaza” e la “Liberty”, ‎partite da Cipro, giunsero nel piccolo porto di Gaza city. Tra i 44 passeggeri ‎provenienti da 17 nazioni diverse c’era Vittorio Arrigoni.

Un secondo convogliò partì alla fine di ottobre 2008 trasportando un carico di medicinali. Anche quella volta Israele decise all’ultimo minuto di lasciare approdare la nave a Gaza. Poi, poco prima dell’inizio dell’offensiva militare “Piombo fuso” a fine dicembre 2008, non permise alla ‎nave “Dignity di raggiungere Gaza, speronandola. Una linea che non avrebbe ‎più cambiato.

2010, maggio -La più numerosa flotilla con circa 400 attivisti provenienti da oltre 40 paesi, era formata da otto navi, quattro navi cargo e quattro passeggeri finanziate dall’Algeria, dal movimento Free Gaza irlandese, dal Kuwait, da gruppi associazioni europee prevalentemente greche e svedesi e dalla Turchia. Il nome di una delle navi “Ottomila”, ricorda il numero dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane. Il convoglio è stato organizzato dal movimento internazionale Free Gaza e da quello turco IHH, fuorilegge in Israele perché accusato di finanziare Hamas. Questa edizione è finita nel sangue, con il cruento attacco israeliano alla Navi Marmara che ha provocato 10 morti, 60 attivisti e 10 soldati israeliani feriti. Come è andata ce lo mostra il docu-film di Rifat Audeh.

2016, settembre – Un equipaggio femminile alla guida di due imbarcazioni, “Amal-Hope” e “Zaytouna-Olive”, è protagonista della missione “Women’s boats to Gaza” salpata da Barcellona.  Viene bloccata da militari donne della marina israeliana.

2018, luglio Un piccolo convoglio formato dal peschereccio Al Awda intitolato “Il Ritorno” in onore della “Grande marcia del ritorno” partito dalla Norvegia e Freedom partito dalla Svezia, viene fermato a 49 miglia da Gaza con il suo carico di 13mila euro di garze e medicinali.  A bordo 22 internazionali, giornalisti, sindacalisti, medici, tutti trasferiti nel centro di detenzione di Given e poi gradualmente rimpatriati. La violenza dell’arrembaggio subito (4 navi da guerra, pestaggi, uso dei taser) e le condizioni della prigionia (derisi dai militari, derubati delle proprie cose, passaporti, cellulari, soldi, computer,  privati perfino delle medicine personali) hanno presentato al mondo un esercito anche di ladri, come emerge dalle dichiarazioni degli attivisti le prime delle quali rese  dai due israeliani rilasciati immediatamente su cauzione. 

ULAIA ArteSud onlus, Roma, 4 novembre 2019

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