L’incompetente leadership americana per il Medio Oriente.

L’America non perde mai l’occasione di perdere un’occasione per portare la pace in Medio Oriente.

di Sam Bahour

30 maggio 2019

I negoziatori di pace statunitensi Jared Kushner (D), Jason Greenblatt (S) e l’Amb. David Friedman (Matty Stern / Ambasciata degli Stati Uniti Tel Aviv)

A causa della sua ossessione nel sostenere Israele ad ogni costo, l’America non perde mai l’occasione di perdere un’occasione. Questo è ancora più evidente ora che la squadra d’assalto medio-orientale del presidente Donald Trump procede come un bulldozer facendo un altro passo verso quello che è stato definito “l’Accordo del Secolo”.

La squadra d’assalto comprende tre avvocati aziendali, tutti senza alcuna formazione politica o diplomatica o la benché minima conoscenza storica di base dell’area di cui si occupano. Tutti e tre sono orgogliosi e aperti sostenitori della scuola di pensiero politico degli elementi più estremisti della società israeliana: persone del calibro di Yigal Amir, l’estremista ebreo che il 4 novembre 1995 assassinò il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin a causa della sua decisione di avviare il Processo di Pace di Oslo. Uno dei componenti della squadra, David Friedman, è stato l’avvocato esperto di diritto fallimentare di Trump ed è attualmente l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele,. È un attivo sostenitore della colonia israeliana vicino casa mia, Beit El.

Già dalla campagna elettorale per la presidenza, Trump ha iniziato a far risuonare il tamburo di guerra contro i Palestinesi. Dal primo giorno in carica, il suo approccio nei confronti dei Palestinesi assomigliava a quello di un elefante in una cristalliera. Malgrado la falsa affermazione che la squadra di Trump sta facendo, cioè che l’annunciata “conferenza economica” in Bahrain del mese prossimo sarà la prima delle due fasi in cui sarà svelato l'”accordo”, la realtà è molto diversa. La definizione di questo accordo improvvisato è in corso ormai da due anni.

Questo “Accordo del Secolo” sta rapidamente diventando il “Circo Itinerante del Secolo”. La persona di riferimento per l’accordo, il genero di Trump, Jared Kushner, trotterella con la sua compagnia per la regione, cercando di vendere beni economici che dovrebbero mirare a migliorare le condizioni di vita dei Palestinesi, ignorando però i Palestinesi stessi. Avendo già messo in opera gli elementi politici dell’accordo prima di ogni annuncio formale, gli Stati Uniti non si stanno dando nemmeno una possibilità di successo. Questo caso di intervento degli Stati Uniti in Medio Oriente verrà insegnato per molti anni in futuro a studenti di scienze politiche e diplomazia come esempio di cosa non fare nelle loro carriere.

Ciò che è assolutamente scoraggiante è che esiste davvero oggi una reale opportunità da cogliere per far avanzare significativamente la pace tra Palestinesi e Israeliani. Dispensando massicce dosi di amore per il suo alleato strategico, gli Stati Uniti sono nella posizione di poter mettere in riga Israele e porre fine una volta per tutte all’occupazione militare che ormai dura da cinquant’anni. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno ancora una volta completamente travisato la realtà e sono andati ben oltre la loro reale influenza che è in declino in tutto il mondo, e specialmente in Medio Oriente.

La storia è lunga, ma alcuni punti salienti sono sufficienti per chiarire la situazione.

Nel 1977, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, fece quell’infelice commento “Ciao ciao OLP [Organizzazione per la Liberazione della Palestina]” durante un’intervista al settimanale francese Paris Match. Sullo sfondo di quella dichiarazione c’era la guerra civile libanese, in cui i Palestinesi erano sotto attacco, e la visita fatta dal presidente egiziano Anwar Sadat in Israele, rompendo le fila del mondo arabo. Questo desiderio illusorio che l’organizzazione politica palestinese, l’OLP, scomparisse si è rivelato un’occasione mancata come nessun’altra. A soli 20 anni dalla pronuncia di questo errore madornale, l’OLP e Israele si sarebbero seduti sul prato della Casa Bianca per lanciare il Processo di Pace di Oslo.

Nel 1982, Israele iniziò la devastante guerra del Libano, volta a distruggere l’OLP una volta per tutte. Gli Stati Uniti hanno appoggiato Israele in questa guerra, l’hanno armato e coperto diplomaticamente come non mai. Invece di essere distrutto, l’OLP fu costretto a lasciare il Libano, per poi tornare mesi dopo. Un sottoprodotto di questo errore statunitense è stata la creazione del gruppo militante di Hezbollah.

Nel 1987, i Palestinesi, frustrati da decenni di occupazione militare israeliana, insorsero nella prima intifada palestinese, sfidando Israele con la disobbedienza civile, gli scioperi generali e l’organizzazione della comunità, il tutto unito ad un’alta dose di cultura e arte nazionalista. Con i notiziari via cavo disponibili 24 ore su 24 che guadagnavano popolarità, il mondo ha iniziato a vedere l’occupazione dall’interno. Questo sarebbe stato il momento perfetto per gli Stati Uniti per intervenire e sfruttare l’occasione per far sì che l’alleato Israele ponesse fine all’occupazione. Non è successo e hanno fallito di nuovo. Un sottoprodotto di questo errore statunitense è stata la creazione di Hamas.

Nel 1988, in un tentativo strategico di sfruttare la spinta globale ottenuta dalla prima Intifada, l’OLP –con un voto di 253 a favore, 46 contrari e 10 astenuti– ha emesso la Dichiarazione di Indipendenza Palestinese, accettando formalmente la spartizione della Palestina storica in due stati, Palestina e Israele. Di nuovo un’opportunità storica, visto che i Palestinesi sotto occupazione e i loro rappresentanti politici fuori dal paese erano tutti allineati. E gli Stati Uniti hanno perso di nuovo il treno.

L’allora capo dell’OLP rifiutò di arrendersi. Nel novembre del 1988, Yasir Arafat fu invitato a parlare alla sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, promettendo di sollevare sul palcoscenico mondiale l’urgente bisogno di far capire alle potenze internazionali che il Medio Oriente non avrebbe trovato pace finché lo stivale dell’oppressore israeliano avesse continuato a premere sul collo dei Palestinesi. Invece di dare il benvenuto a questa apertura, l’amministrazione Reagan gli negò il visto, causando la convocazione di una sessione speciale presso l’edificio delle Nazioni Unite a Ginevra. Un’altra occasione mancata.

Ci fu una tregua dalla cecità degli Stati Uniti, ma fu di breve durata. Nel dicembre 1988, in “un sorprendente capovolgimento del boicottaggio diplomatico statunitense dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, il Segretario di Stato George P. Shultz” annunciò che gli Stati Uniti erano pronti per “colloqui diretti” con l’OLP. L’insistenza di Arafat per parlare all’ONU aveva raggiunto il suo obiettivo.

Nel 1993 l’OLP si spinse ancora oltre e fece il primo passo nel Processo di Pace di Oslo, riconoscendo direttamente lo Stato di Israele, una concessione politica enorme. Da parte sua, Israele rispose riconoscendo l’OLP, non lo stato di Palestina. Gli Stati Uniti ignorarono la discrepanza di questi riconoscimenti e insistettero per andare avanti, permettendo a Israele di negoziare e allo steso tempo di espandere i propri insediamenti illegali, continuando a beneficiare degli aiuti militari e della copertura diplomatica degli Stati Uniti per decenni. Incontro dopo incontro, workshop dopo workshop, conferenza dopo conferenza, impegno dopo impegno, e dichiarazione dopo dichiarazione: tutto inutile. Gli Stati Uniti si sono fatti strada a tentoni in due decenni di trattative, fallendo non una volta, ma più volte.

Quando fu chiaro che il processo di pace di Oslo aveva fallito, l’OLP offrì ancora un’altra opportunità storica per risolvere il conflitto. Il 29 novembre 2012, i Palestinesi presentarono una risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiedeva il riconoscimento dello Stato di Palestina. Gli Stati Uniti rifiutarono questo approccio, insieme ad altri otto paesi (quattro dei quali isole del Pacifico sotto il protettorato degli Stati Uniti). La maggioranza del mondo votò a favore e la risoluzione fu approvata; essa affermava che “uno stato indipendente, sovrano, democratico, contiguo e sostenibile della Palestina che vive fianco a fianco in pace e sicurezza con Israele sulla base dei confini precedenti al 1967” era l’obbiettivo perseguito. Ricordando la sua incapacità di unirsi al mondo al culmine della lotta contro l’apartheid in Sud Africa, gli Stati Uniti hanno fallito nuovamente nel vedere questa prima opportunità di agire in buona fede per porre fine all’occupazione e consentire la realizzazione della soluzione a due stati.

Per una strana coincidenza, proprio mentre la Palestina stava guadagnando terreno come stato sul palcoscenico globale, con più di 135 paesi che riconoscevano lo Stato di Palestina, gli Stati Uniti hanno deciso di cambiare il gioco e violare il diritto internazionale a favore delle attività clandestine di tre avvocati aziendali, che, tra l’altro, hanno lasciato all’oscuro del loro operato tutte le istituzioni degli Stati Uniti che si occupano di politica estera.

Quando la leadership palestinese –anche con la sua debolezza interna– decide di continuare a stendere la mano a favore di una risoluzione del conflitto basata su una soluzione a due stati, mentre Israele mostra chiaramente ormai da molto tempo di non essere interessata a porre fine all’occupazione militare che dura ormai da ben 51 anni, gli Stati Uniti si rifiutano di cogliere anche questa opportunità. Questa potrebbe essere l’ultima possibilità prima che Israele imponga una realtà fatta da un unico stato che dal Mar Mediterraneo si estende fino al fiume Giordano, realtà irreversibile e che rappresenterà l’inizio della fine di Israele, così come è conosciuta oggi.

In tutto questo ci si potrebbe chiedere dove siano i poteri dello ‘stato profondo’ degli Stati Uniti. Ancora più importante, dove sono gli adulti nelle stanze di Washington? È possibile che siano tutti allineati con il tentativo di Trump di liquidare la lotta palestinese per la libertà e l’indipendenza? Difficile da credere, e volendo si potrebbe dare ai legislatori degli Stati Uniti il ​​beneficio del dubbio e riconoscere che anche loro, come i Palestinesi, sono sotto l’influenza dell’occupazione militare israeliana. Nel loro caso, le loro carriere politiche sono in gioco se osano scegliere gli interessi strategici degli Stati Uniti piuttosto che gli interessi estremisti di Israele.

Effettivamente, l’America non perde mai l’occasione di perdere un’occasione per portare la pace in Medio Oriente. Palestinesi e    Israeliani alla fine pagheranno il prezzo, dopo che i membri della squadra d’assalto di Trump saranno tornati nei rispettivi uffici legali aziendali. Purtroppo, se dobbiamo imparare dalla storia, i Palestinesi avranno la maggior parte delle vittime, con un rapporto di circa 1000 a 1; quando tutte queste 1001 vite potrebbero e dovrebbero essere risparmiate!

Come Americano, mi unisco alla presidente della Camera Nancy Pelosi (D-CA), che recentemente ha detto: “In ogni caso, prego per il presidente degli Stati Uniti e prego per gli Stati Uniti d’America”.

Sam Bahour è un consulente economico palestinese-americano di Ramallah/Al-Bireh in Cisgiordania. È presidente del Board di Americani per un’economia vibrante palestinese (AVPE) e serve come consigliere politico di Al-Shabaka, la rete politica palestinese ed è co-editore di “Homeland: storie orali di Palestina e Palestinesi” (1994). Scrive su ePalestine.com. @SamBahour

https://medium.com/@sbahour/americas-incompetent-middle-east-leadership-4d0bc1e37829

Traduzione di Elisa Reschini

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