Un documento dell’OLP sulla situazione a Gerusalemme.

Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)

Dipartimento per la Diplomazia e la Politica Pubblica.

Alla luce dei recenti e gravi sviluppi della situazione a Gerusalemme e delle sempre più frequenti ed eclatanti violazioni dei diritti umani e di cittadinanza del popolo palestinese nella città occupata, il Dr. Hanan Ashrawi, membro del Comitato Esecutivo dell’OLP, ha diramato il seguente appello ai governi del mondo e a tutti i membri della comunità internazionale, affinché Israele sia chiamata a rispondere delle sue azioni illegali:

“Dall’inizio dell’anno, Israele ha accelerato e intensificato i suoi sforzi per consolidare la sua occupazione coloniale militare, specialmente a Gerusalemme e dintorni. Queste misure consistono nel furto di terre palestinesi, l’espansione degli insediamenti illegali, l’arresto di rappresentanti e funzionari palestinesi, la revoca di documenti di identità e di residenza di Palestinesi, la demolizione di proprietà commerciali e residenziali e altre strutture palestinesi, l’espulsione di Palestinesi dalle proprie abitazioni, oltre ad altre flagranti violazioni della legge internazionale e delle relative convenzioni. Queste eclatanti violazioni sono dettagliate nell’acclusa scheda informativa del Dipartimento di Diplomazia Pubblica e Politica dell’OLP, intitolata Minacce strategiche incombono su Gerusalemme: le ultime e più pericolose violazioni israeliane nella Gerusalemme occupata.

Con le sue misure draconiane e le sue politiche illegali mirate all’espansione israeliana e all’espulsione e pulizia etnica dei Palestinesi da tutta Gerusalemme occupata, la coalizione governativa israeliana estremista e razzista guidata dal primo ministro Benjamin Netanyahu sta lavorando in modo deliberato e sistematico per completare la totale annessione di Gerusalemme e il suo isolamento dalla periferia palestinese e dalle aree circostanti, distorcendo le caratteristiche demografiche, storiche e culturali della città occupata. Questo dimostra chiaramente l’obiettivo di Israele di realizzare il piano fondamentalista e sionista di sovrapporre il “Grande Israele” su tutta la Palestina storica, rendendo così permanente e irreversibile il suo regime di occupazione coloniale e la sua legge di apartheid discriminatorio nei confronti del popolo palestinese.

Queste misure rappresentano una minaccia strategica per i diritti umani e di nazionalità dei Palestinesi, specialmente a causa dell’imposizione di nuove e irreversibili realtà sul campo che pregiudicano deliberatamente la realizzazione di uno stato palestinese. Val la pena sottolineare che queste azioni sono la traduzione in pratica della cosiddetta “Legge dello Stato-Nazione Ebraico” che è stata emanata per mantenere un sistema razzista, esclusivista e preclusivo nei confronti del popolo palestinese e dei suoi diritti.

La pericolosa politica dell’attuale amministrazione USA riguardo a Gerusalemme e ad altre questioni di fondo ha imbaldanzito Israele a persistere in totale impunità nelle sue sfrenate ed eclatanti violazioni e nel suo totale disprezzo per la legge internazionale e lo stato di diritto. Allo stesso tempo, la comunità internazionale ha favorito l’impunità e l’eccezionalismo di Israele, astenendosi dal chiedergli conto di queste gravi misure e provvedimenti illegali e non riuscendo a fornire protezione al popolo palestinese. In questa situazione, in cui viene ignorato il principio di responsabilità, la giustizia e la pace rimarranno irraggiungibili e si radicherà ulteriormente la cultura dell’impunità, minacciando non solo la pace e la sicurezza, ma compromettendo anche l’ordine legale e politico internazionale.

Facciamo appello ai governi di tutto il mondo e a tutti i membri della comunità internazionale perché facciano passi concreti e immediati per chieder conto a Israele delle sue persistenti e deliberate violazioni, come richiesto dalla legge internazionale e dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, tra cui la Risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di Sicurezza. Li esortiamo ad adottare politiche e leggi efficaci per vietare che si offra sostegno o si tragga profitto dal regime illegale di colonialismo d’insediamento e di occupazione messo in atto da Israele in Palestina e specialmente in Gerusalemme.

Facciamo anche appello a tutto il mondo perché aumenti il suo sostegno a Gerusalemme e alle sue tormentate istituzioni, che sono state sistematicamente prese di mira dal governo israeliano e dall’attuale amministrazione americana. Senza un’azione concreta e decisa, Israele continuerà a sabotare la soluzione a due stati e a distruggere le condizioni essenziali per una pace giusta e duratura, mentre il popolo palestinese continuerà a subire incalcolabili sofferenze per una brutalità senza freno.

In un momento in cui il sistema internazionale basato sui diritti è in pericolo, la realtà e il futuro di Gerusalemme sono la cartina di tornasole per la sopravvivenza del sistema legale e politico del mondo. Noi vogliamo sperare che la comunità globale e le coscienze individuali rispondano alla sfida e difendano l’universalità e l’indivisibilità dei diritti umani. Il mondo non deve abbandonare Gerusalemme.”

 

Scheda: Minacce strategiche incombono su Gerusalemme: le ultime e più pericolose violazioni nella Gerusalemme occupata.

Introduzione

Le politiche di Israele su Gerusalemme mirano a proseguire nella deliberata trasformazione storica, politica, culturale, economica, demografica e geografica della città occupata, nell’intento di cancellare la presenza e l’identità palestinese. Queste misure draconiane vengono perseguite nell’intento di dislocare e sostituire la popolazione indigena palestinese riducendo le loro vite ad una condizione insopportabile, usando un sistema a più livelli di appropriazione della terra a beneficio di insediamenti commerciali israeliani; ciò comporta gravi restrizioni su tutti gli  aspetti della vita ed anche politiche razziste e punitive. Nell’ultimo anno le pratiche illegali e le violazioni sono aumentate in modo esponenziale, in quanto il governo israeliano ha adottato misure che rappresentano una minaccia strategica immediata ai diritti umani e nazionali dei Palestinesi. Tutto ciò costituisce inoltre una grave violazione alla legge internazionale, incluso il diritto internazionale umanitario, il codice penale e le relative risoluzioni delle Nazioni Unite.

Minacce Strategiche

  • Repressione e Persecuzione dei Palestinesi di Gerusalemme: Il governo israeliano ha fatto tentativi coordinati per reprimere ed estirpare le radici politiche, culturali ed economiche dei Palestinesi di Gerusalemme. Ha lanciato un attacco sistematico alle rappresentanze palestinesi e ai loro funzionari nella città occupata. Ad esempio, le milizie d’Israele hanno arrestato Adnan Ghaith, Governatore di Gerusalemme, per 3 volte nel mese di novembre. Inoltre hanno arrestato e multato Adnan Al-Husseini, membro del Comitato Esecutivo dell’OLP e Ministro di Gerusalemme, proibendo i suoi spostamenti. Il 22 novembre Israele ha anche preso di mira istituzioni ufficiali palestinesi, facendo irruzione e saccheggiando gli uffici del Ministero dell’Educazione e dell’Alta Educazione. Inoltre il 26 Novembre le forze di occupazione hanno arrestato oltre 32 membri e dirigenti di Fateh durante incursioni notturne, mettendo in atto il raid più importante contro Fateh avvenuto a Gerusalemme dal tempo della firma degli Accordi di Oslo del 1993.
  • Tentativo di chiusura dell’UNRWA di Gerusalemme: Il 4 ottobre 2018, Nir Barkat, che era allora il cosiddetto “sindaco” di Gerusalemme, promise di chiudere l’attività dell’UNRWA a Gerusalemme. Barkat annunciò che il suo ufficio possedeva un piano dettagliato secondo cui Israele sarebbe subentrata nella gestione delle cliniche, delle scuole e di altre strutture dell’UNRWA nei campi profughi palestinesi di Gerusalemme. Il suo intento era quello di “finirla con la bugia dei rifugiati palestinesi,” citando i tagli dell’amministrazione americana agli aiuti all’UNRWA quale segno di incoraggiamento per realizzare il suo piano (1). Il 16 novembre le forze israeliane hanno occupato il campo rifugiati di Shu’fat e hanno demolito 21 negozi palestinesi oltre ad altre piccole attività del campo. Le demolizioni, che dimostrano il continuo sforzo di Israele di minare la vita dei Palestinesi a Gerusalemme, avranno poi effetti devastanti sulla già misera economia locale e insidieranno la presenza e il lavoro vitale dell’UNRWA nella città occupata. Chiaramente, questa mossa illegale è parte del piano complessivo disegnato da Israele per dislocare e sostituire i Palestinesi di Gerusalemme.
  • La funivia di Gerusalemme: Sponsorizzata dalla cosiddetta “Municipalità” di Gerusalemme, l’Autorità per lo Sviluppo di Gerusalemme ed i ministeri del Trasporto e del Turismo d’Israele, la funivia di Gerusalemme verrà costruita intorno alla Città Vecchia, soprattutto nella parte occupata di Gerusalemme Est, e funzionerà all’interno del sistema discriminatorio di trasporto di Gerusalemme, con l’obbiettivo di servire la popolazione israeliana, in particolare i coloni. Questa iniziativa, oltre ad essere una chiara violazione della legge internazionale e della legge umanitaria, rafforzerà l’annessione illegale de facto di Gerusalemme Est e aumenterà i collegamenti fra gli insediamenti illegali, promovendo così il trasferimento illegale della popolazione israeliana nella Palestina occupata. Il piano comporterà anche l’espropriazione illegale di proprietà private appartenenti alla Waqf islamica ed alle chiese cristiane, facilitando l’isolamento e l’annessione della Città Vecchia e delle sue mura che sono comprese tra i siti del Patrimonio Mondiale UNESCO.
  • La ferrovia leggera di Gerusalemme (JLR): Concepita per collegare gli insediamenti illegali della Palestina occupata con Gerusalemme Ovest, questa ferrovia è già nella sua seconda fase di realizzazione. Una volta completata, collegherà le colonie illegali d’Israele all’interno e all’intorno di Gerusalemme passando attraverso la Linea Verde. Il piano rappresenta l’intenzione dichiarata nella cosiddetta Legge dello Stato Nazione, secondo cui l’espansione delle colonie israeliane rappresenta una priorità nazionale, mentre considera l’intero territorio della Palestina storica come una parte di Israele sovrano. Il JLR avrà un impatto devastante sulla popolazione palestinese poiché la parte metropolitana di Gerusalemme Est, storicamente produttrice di  circa il 35% dell’economia palestinese, rappresenta il centro politico, spirituale e culturale della vita palestinese stessa. Consolidando l’impresa degli insediamenti e il connesso regime colonialista nei territori all’interno ed intorno a Gerusalemme Est, il JLR soffocherà la parte palestinese della città dividendo uno dall’altro i suoi quartieri e aggravando la separazione fisica della Gerusalemme Est palestinese dal resto della Cisgiordania occupata.
  • Il 22 ottobre il governo israeliano ha approvato l’estensione della Road 60 che unisce la città di Hebron nella Cisgiordania occupata con Gerusalemme. La Road 60, una delle più grandi infrastrutture d’Israele, è formata da due corsie in ciascuna direzione ed è larga 100 metri attraverso le città palestinesi di Al Khader e Beit Kala nel governatorato di Betlemme e attraverso il villaggio palestinese di Beit Ummar a nord-ovest di Hebron. La strada progettata, che è lunga circa19 km, connetterà gli insediamenti illegali di Kiryat Arba ad Hebron e gli insediamenti illegali ad ovest di Betlemme, verso Gerusalemme. Inoltre, lungo il tracciato della strada, verrà costruito un ponte lungo 35 metri (115piedi) e tre passaggi sotterranei. Battir, la città palestinese iscritta nel 2014 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO e nella lista del patrimonio mondiale in pericolo, sarà direttamente coinvolta e seriamente danneggiata dalla proposta espansione illegale della Road 60. La costruzione di nuovi muri su parte della Road 60 danneggerà l’integrità e l’autenticità del paesaggio ed il suo eccezionale valore universale. Le comunità palestinesi coinvolte ne riceveranno un impatto devastante sulla loro condizione socio-economica in quanto dipendono soprattutto dall’agricoltura come forma primaria di sostentamento.
  • La circonvallazione (Ring Road): Proprio come il muro dell’Apartheid, che ha la funzione fisica e psicologica di separare Gerusalemme Est dalla restante Cisgiordania occupata, così la Circonvallazione Est israeliana nella Gerusalemme Est occupata (Ring Road), una volta completata, separerà di fatto i sobborghi palestinesi l’uno dall’altro. Il progetto di insediamento coloniale avrà un impatto devastante, cioè la distruzione del tessuto vitale di oltre 350.000 Palestinesi di Gerusalemme Est occupata, minacciando la loro futura crescita urbana e lo sviluppo economico, oltre alla continuità territoriale e quindi la vitalità di uno stato palestinese indipendente. Tutte le parti della Ring Road sono adesso quasi completate o sono in costruzione, ad eccezione di parte della Ring Road Orientale che va dai sobborghi palestinesi di Az-Zaim, At-Tor, Ras Al-Amoud, Al-Eizariya, Abu Dis, As-Sawahira Al-Gharbiva, Al-Qunbar, Sheikh Sa’ad fino a Sur Bahir. Questa parte della strada è lunga 11,5 km e poiché attraversa diversi agglomerati palestinesi densamente popolati, richiederà la costruzione di tre tunnel e cinque ponti. Per completare questo ingente progetto, Israele intende confiscare più di 124 ettari (305,6 acri) di terra palestinese di proprietà privata e demolire inoltre diverse case palestinesi. Contemporaneamente, le autorità di occupazione israeliane stanno espandendo altre infrastrutture viarie che connettono insediamenti illegali nella Cisgiordania, incluso l’ampliamento del checkpoint militare di Qalandia per agevolare  gli spostamenti dei coloni israeliani fra gli insediamenti illegali di Ramallah e Gerusalemme.

 

Pratiche per espandere l’impresa illegale di insediamento coloniale

  • Espansione delle colonie: Il governo israeliano ha colto l’occasione dell’attuale clima politico, in particolare delle politiche ostili dell’amministrazione americana, per espandere il sistema delle colonie illegali nella Cisgiordania occupata, specialmente all’interno ed intorno a Gerusalemme. Ha approvato la costruzione di migliaia di nuove unità insediative, confiscato migliaia di acri di terra palestinese, demolito dozzine di case e lanciato diversi progetti di infrastrutture a sostegno di questa espansione illegale. L’aumento delle costruzioni è astronomico. Infatti i dati prodotti dall’ufficio di statistica israeliano indicano che la costruzione di insediamenti è aumentata di quasi il 200% nel secondo trimestre del 2018, rispetto al primo trimestre dello stesso anno.
  • Distruzioni di proprietà e demolizione di abitazioni: Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, da gennaio ad ottobre di questo anno Israele ha demolito completamente 132 strutture nel governatorato di Gerusalemme, di cui 57 abitazioni. Questo ha causato la dislocazione di 33 famiglie (170 persone) tra cui 84 bambini, mentre più di 900 altre sono state diversamente coinvolte (2). Solo nel mese di novembre, Israele ha demolito 30 proprietà palestinesi sia residenziali che commerciali, nella Gerusalemme occupata (3).
  • Revoca di documenti: Fra il 2013 ed il 2017, le autorità israeliane hanno revocato ai Palestinesi 287 diritti di residenza a Gerusalemme. Nel 2017 le autorità israeliane hanno approvato 46 richieste di riunificazione familiare contro un totale di 445 richieste presentate dalle famiglie palestinesi (4) (5).
  • Il settore educazione messo sotto tiro: Le autorità di occupazione israeliane hanno preso di mira il settore dell’educazione palestinese a Gerusalemme, come parte di una politica sistematica tesa a escludere la narrativa palestinese per sostituirla con una prospettiva coloniale. Quest’anno la cosiddetta “Municipalità” di Gerusalemme ha ristampato i libri di testo palestinesi cancellando qualsiasi riferimento alla storia ed alla narrativa palestinese, sostituendola con informazioni che legittimano le politiche israeliane di colonialismo. In altri casi, la cosiddetta “Municipalità” ha cercato di imporre il piano di studi israeliano (6). Le autorità di occupazione israeliane di Gerusalemme non solo hanno cercato di cancellare e sostituire la narrativa palestinese, ma hanno anche messo in atto politiche che riducono il diritto di accesso all’educazione dei bambini palestinesi. Mancano 1938 classi a Gerusalemme Est (7). Secondo Ir Amim, un’organizzazione no-profit israeliana, “mancano circa 2476 classi per portare a norma le scuole di Gerusalemme Est” (8). La cosiddetta “Municipalità” di Gerusalemme ha proibito al Ministero dell’Educazione e dell’Alta Educazione di lavorare nella città occupata per venire incontro a queste necessità. Invece, sia la “Municipalità” che il governo israeliano cercano di forzare le scuole di Gerusalemme ad abbandonare la narrativa palestinese, anche condizionando l’assegnazione di fondi “per colmare il divario scolastico a Gerusalemme Est” alla sostituzione del sistema educativo palestinese con quello israeliano (9).
  • Attacchi ai luoghi santi e ai fedeli: Fra gennaio ed ottobre 2018 sono stati registrati migliaia di incidenti in cui estremisti ebrei sono entrati nel recinto della moschea Al-Aqsa (10). Inoltre, sono continuati gli attacchi ai fedeli mussulmani e cristiani e ai relativi sacerdoti, e sono state imposte severe restrizioni al diritto di accesso dei Palestinesi cristiani e musulmani ai Luoghi Santi di Gerusalemme. Recentemente, il 24 ottobre, le forze di occupazione israeliane hanno assalito violentemente dei preti copti disperdendo un pacifico sit-in presso la Chiesa del Santo Sepolcro nella Città Vecchia, organizzato per protestare contro l’intervento illegale di Israele sui piani di restauro della chiesa. Succede anche spesso che fedeli mussulmani e personale della Waqf vengano detenuti o che venga vietato ai Palestinesi di entrare nel luogo santo.

Fonti:

(1) Al Jazeera: goo.gl/dekM5a

(2) Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli Affari Umanitari

(3) Middle East Monitor: goo.gl/yLUVVm

(4) Segnaliamo che i dati del 2018 verranno pubblicati alla fine di questo anno

(5) PLO-NAD Report: La resistenza di Gerusalemme occupata/violazioni israeliane nel 2017 (febbraio 2018): goo.gl/QcnyHG

(6) The Euro-Mediterranean Human Rights Report “Banned: Expulsion, Displacement, ad arbitrary Prosecution of Palestinians in Jerusalem during September 2018” (October 2018): goo.gl/4i55dT

(7) The Times of Israel: goo.gl-SsfMLu

(8) Ibid.

(9) Ibid.

(10) Palestinian Monitoring Group

Traduzione di Giuliana Bonosi

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