‘Farei esattamente la stessa cosa’: il soldato che sparò a Hebron non ha alcun rimorso per aver ucciso un attentatore palestinese immobile al suolo.

L’ex-soldato Elor Azaria, condannato per omicidio colposo a 18 mesi di carcere in seguito all’uccisione di un attentatore palestinese ferito e fuori combattimento. 30 luglio 2017. REUTERS/Dan Balilty/Pool

Elor Azaria sostiene di esser stato in carcere per l’uccisione di un attentatore palestinese inerme solo a causa di un errore giudiziario e coinvolge i vertici militari israeliani in possibili bugie.

Redazione di Haaretz

29 agosto 2018

Elor Azaria, il soldato israeliano condannato per aver ucciso nel 2016 ad Hebron un attentatore palestinese ferito a terra, ha detto che non ne ha alcun rimorso e che lo avrebbe fatto ancora.

Parlando mercoledì scorso col giornale Israel Hayom, l’ex-paramedico militare ha detto: “Non ho alcun dubbio. Se tornassi indietro al momento dell’incidente di Hebron, farei esattamente la stessa cosa. Perché quello è ciò che si doveva fare.”

Azaria, che ha finito in maggio i suoi nove mesi di carcere, ha aggiunto: “Non ho rimorsi. Sono del tutto in pace con me stesso. Ho fatto quel che si doveva fare. Ho seguito la mia verità [interiore]. Mi sono comportato nel miglior modo possibile e quello che è successo poi [il processo e la condanna] non sarebbe dovuto succedere.”

Azaria faceva servizio come paramedico nel Battaglione Shimshon della Kfir Brigade ed era stato chiamato a Hebron dopo che un suo commilitone della stessa brigata era stato accoltellato da due Palestinesi, uno dei quali era stato subito ucciso. Azaria invece fu incriminato per aver sparato il 24 marzo 2016 all’altro Palestinese, Abdel Fattah al-Sharif, che giaceva steso a terra. Sharif aveva accoltellato un soldato, era stato a sua volta colpito da sei spari ed era steso immobile al suolo prima che Azaria lo uccidesse. Erano passati undici minuti da quando Sharif era stato messo fuori combattimento fino al momento in cui Azaria lo colpì a morte.

Il tribunale militare condannò Azaria a 18 mesi di prigione, precisando che Azaria non aveva sparato perché si sentiva in pericolo, ma perché aveva deciso che “il terrorista si meritava di morire.” La Corte di Appello respinse gli argomenti della difesa che protestavano contro la condanna e l’eccessiva severità della pena. Anche l’appello dell’accusa fu respinto.

“Tutto mi portò all’istinto del momento, tutto si concentrò dentro di me e feci esattamente quello che mi era stato insegnato fin dall’inizio del mio addestramento di soldato,” ha detto Azaria parlando con Israel Hayom. “Ho sparato un colpo. La testa del terrorista era l’unico arto [sic] esposto ed avevo imparato nel mio addestramento medico che se si colpisce la testa tutto il corpo ne risente.”

Azaria ha aggiunto che “non sarebbe successo niente” (cioè lui non sarebbe finito in carcere), se “tutto fosse stato fatto onestamente. Se non avessero commesso un errore giudiziario e se ufficiali superiori di ogni tipo non avessero aperto la bocca per dire cose senza senso.”

Ha detto che era stato “interrogato alle 6 del pomeriggio, o forse alle 6:30, solo due ore prima che l’allora ministro della difesa Moshe Yaalon e il capo di stato maggiore condannassero l’incidente,” secondo la ricostruzine di Azaria. “Come è possibile, se ero stato interrogato solo due ore prima? Lasciamo decidere alla gente chi è che dice le bugie. Il portavoce dell’esercito ha fatto una dichiarazione prima che il mio caso fosse esaminato, affermando che il capo di stato maggiore gudicava grave l’incidente.”

Ha aggiunto che, malgrado sia stato condannato per omicidio colposo, continuerà a prestare servizio nella riserva e ha detto: “Amerò sempre lo stato e l’esercito israeliano.”

Azaria cominciò a scontare la sua condanna per omicidio colposo nell’agosto 2017. In settemnbre, il capo di stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot ridusse di quattro mesi la sentenza di Azaria e in seguito la commissione per la libertà vigilata ridusse di un terzo la sentenza per “buona condotta.” Il presidente Teuven Rivlin fu bollato come “traditore” negli ambienti della destra per aver rifiutato il perdono ad Azaria. Il caso fu altamente controverso in Israele.

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Traduzione di Donato Cioli

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