Le urla di Gaza per la vita di Rawan Yaghi

Articolo pubblicato in lingua inglese dal The New York Times

Palestinian women near the Israel-Gaza border on March 29, a day before the start of a six-week sit-in by Palestinians that turned deadly. CreditMohammed Salem/Reuters

3 Aprile 2018  – Makala, Striscia di Gaza

Cinque donne con velo chiedevano ad altre di avvicinarsi volevano che piu’ voci si aggiungessero al gruppo.
Io ed il mio amico avevamo gia’ passata la linea di protesta segnalata  ed eravamo vicini ai giornalisti ed alle ambulanze in attesa.

Ci  siamo avvicinati ancora di piu’. Le donne cantavano con ritmo una canzone “cult” del poeta ed attivista palestinese Abu Arab attirandodimostranti nel loro concertino, urlando ed ancora cantando.
Una coppia di bambini saltavano recitando i pochi versi che conoscevano: “ritornerò nel mio paese. Nella terra verde ritornerò“.
La folla  di alcune centinaia di persone, armata di soli cellullari  batteva le mani.
Altra gente sostava in una fattoria al confine con Al-Zaytun zona orientale di Gaza City che guarda verso i prati verdi oltre i caschi dei franchi tiratori  israeliani e le barriere di sabbia.
Un gruppo di giocolieri con facce dipinte di bianco e nasi rossi saltellano tutt’intorno parlottando con toni alti e bassi tipici del dialetto arabo di Gaza.
Uno di loro ha preso il microfono davanti ad una  Tv ed ha iniziato ad imitare i corrispondenti delle news schiamazzando miseramente, ma determinato, come se stesse dicendo parole sensate. Questa e’ stata domenica.

Venerdi, che doveva essere il primo giorno di diffuso sit-in pacifico, i soldati israeliani  hanno sparato ad una folla di circa 30.000  palestinesi raggruppati  lungo il confine per commemorare l’uccisione nel 1976  di 6 cittadini palestinesi  israeliani che protestavano contro l’espropriazione di territorio arabo da parte d’Israele.
Almeno 15 dimostranti sono stati uccisi la settimana scorsa.
Domenica la gente si era allineata a circa 200mt. dallo sbarramento dei soldati israeliani. Uomini palestinesi in abiti civili impedivano di avvicinarsi ulteriormente solo ad un uomo su uno scooter non è stato impedito di entrare nella zona calda fra la folla e lo sbarramento. Al momento di entrare nell’area si sono uditi spari ma nessuno è stato ferito.
non vogliono abbattere un altro attivista disabile” ha detto uno dei giornalisti.
Si riferiva ad Ibrahim Abu Thuraya che aveva perso le gambe (nel 2008 in un attacco aereo israeliano) e mori colpito alla testa durante una dimostrazione a Gaza a dicembre “altrimenti sarebbe stato ucciso prima” ha  aggiunto il giornalista riferendosi all’uomo con lo scooter.
All’improviso si creo’ piu’ confusione e turbolenza. I protestanti si acquietarono solo quando si resero conto che erano stato sparati gas lacrimogeni. Nuvoloni di fumo bianco attraversarono il cielo blue per poi dissolversi a terra; una nube avvolse l’uomo disabile sullo scooter.
Alcuni momenti dopo dei paramedici corsero ad aiutarlo. Secondo il Ministero della salute di Gaza, domenica scorsa 11 persone sono state ferite in tutto il  territorio della protesta nella Striscia di Gaza. Una donna con gli occhi bistrati e macchiati tutt’intorno dal pianto ha detto:”questa marcia se non altro unisce uomini e donne di tutte le estrazioni“.
Sembrava che si fosse sviluppato un senso divicinanza tra la folla riunita davanti ai reticenti franchi tiratori israeliani.  Al momento, questa non e’ la marcia per  riappropriarsi della nostra terra, e’ ” un  modo per noi di parlare e di far sentire la nostra voce” ha detto una donna.
Dietro i protestanti,  tre ragazzi dai 10 ai 13 anni giocano  al calcio lanciando la palla alta nel cielo entro il raggio di avvistamento  dei franchi tiratori.
I dimostranti  raccolti sotto il cocente sole pomeridiano mostrano una sorta di rassegnata speranza come per dire:
non abbiamo niente da perdere percio’ veniamo qui a urlare, sapendo bene di rischiare molto piu’ della gola arrossata e la pelle bruciata, come successe lo scorso venerdì.
Un uomo con le stampelle si  e’ avvicinato camminando su un solo piede mentre l’altro piede oscillava incastrato in una armatura di metallo e chiodi.

Ho lasciato la dimostrazione  pensando al resto del territorio di Gaza  da anni ingabbiato in reticolati chiusi entro confini ed infrastrutture decadenti create dalle Nazioni Unite.
Ho pensato ai bambini del mio quartiere che giocano al calcio nel terreno che una volta era il piano terra di in alto palazzo residenziale, con spoglie colonne di cemento e logore barre di ferro quali unici spettatori.

Ed ho pensato: Gaza ferita, ancora una volta e’ riuscita e protestare e a urlare per la vita.

Traduzione: G. Bonosi

Rawan Yaghi è una scrittrice e vive a Gaza

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