Comunicato su Gaza di Società Civile per la Palestina.

Società Civile per la Palestina aderisce all’appello di oltre 70 ONG internazionali che operano in Palestina (AIDA) di condanna per l’uccisione di 10 civili palestinesi disarmati e il ferimento di oltre 1.300, avvenuti a Gaza venerdì 6 aprile, durante la “Marcia per il ritorno”. Marcia che ha promosso manifestazioni pacifiche in prossimità della barriera di separazione che delimita Gaza da Israele.

Al bilancio del 6 aprile si sommano 16 Palestinesi uccisi e 1.400 feriti durante le manifestazioni del 30 marzo 2018, in occasione della commemorazione del “Giorno della Terra”, in cui l’Esercito israeliano ha aperto il fuoco sui civili. Secondo l’OMS, 758 feriti sono stati colpiti da proiettili in palese violazione del Diritto Internazionale. È stato inoltre frequentemente impedito a medici e paramedici di soccorrere i feriti; un contadino che non partecipava alle manifestazioni, è stato ucciso mentre lavorava nel proprio campo.

Attaccare una manifestazione non violenta rappresenta una violazione ai diritti fondamentali dei civili, e in particolare alla libertà di associazione e di sicurezza, e contraddice gli obblighi della forza occupante, che dovrebbe garantire il benessere della popolazione occupata. Chiediamo che Israele si assuma le responsabilità definite dal Diritto Internazionale e dal Diritto Umanitario, e che rinunci a considerare una popolazione civile come un esercito nemico e ad esercitare un uso sproporzionato della forza in risposta ai manifestanti palestinesi.

Israele impone da oltre 10 anni un blocco illegale delle vie di accesso a 2 milioni di Palestinesi che vivono a Gaza, determinando de-sviluppo, povertà e disperazione. A Gaza è stato imposto un embargo totale, umano prima che commerciale. La maggior parte della popolazione non è mai uscita dalla Striscia, il valico con Israele è utilizzabile solo da Palestinesi in possesso di speciali permessi, mentre il valico con l’Egitto rimane per lo più serrato e comunque è transitabile tramite un visto difficilmente ottenibile.

Gaza ha uno dei tassi di disoccupazione più alti al mondo, che tocca il 44%. Lo sviluppo economico è dipendente dall’aiuto internazionale ed il settore produttivo si è drasticamente eroso negli ultimi 20 anni. Come riportato da un recente studio della Banca Mondiale il contributo del settore produttivo al PIL di Gaza è passato dal 27% del 1994, al 14% del 2018. I servizi di base sono fortemente compromessi a causa del blocco; in particolare il settore medico soffre del deficit cronico di elettricità, scarsità di medicinali e apparecchiature. Il sistema sanitario locale possiede quindi una limitata capacità di risposta all’attuale emergenza: a Gaza circa il 42% dei medicinali di base non sono al momento reperibili.

Facendo eco alle parole del Segretario Generale ONU Antonio Guterres, chiediamo che l’Italia promuova l’apertura di un’indagine indipendente e trasparente sull’accaduto, richiedendo che i responsabili di violazioni vengano perseguiti. Sollecitiamo inoltre l’ONU a garantire l’incolumità dei civili attivando una forza di interposizione internazionale. Condanniamo le misure di punizione collettiva inflitte ai Palestinesi, fra cui il blocco di Gaza, che si inserisce in un contesto di Occupazione militare attivo da oltre 50 anni. Chiediamo che l’Italia si impegni a far pressione su Israele affinché vengano adottate misure umanitarie urgenti di supporto alla popolazione della Striscia.

Roma, aprile 2018

(Assopace Palestina fa parte di Società Civile per la Palestina)

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