Come i contribuenti israeliani finanziano una ONG di destra che si occupa di sfrattare i Palestinesi.

Un’inchiesta di Haaretz mostra che l’organizzazione Regavim, che si batte contro presunte costruzioni arabe illegali, riceve fondi da parecchi municipi della Cisgiordania, finanziati dalle tasse dei contribuenti.

di Yotam Berger

Haaretz, 19 gennaio 2018

Funzionari dell’Amministrazione Civile consegnano ordini di demolizione a Sussia, Cisgiordania. Moti Milrod

Organizzazioni politiche no-profit, che raccolgono informazioni su costruzioni controverse ed inviano frequentemente rapporti e petizioni all’Alta Corte di Giustizia nel tentativo di influenzare la politica statale, normalmente non sono finanziate dalle tasse dei cittadini, o almeno così accade quando si tratta di gruppi di sinistra. Associazioni come B’tselem, Peace Now and Yesh Din non hanno mai avuto neanche un centesimo di soldi pubblici.

Ma non è il caso di Regavim, uno dei principali gruppi di destra oggi in Israele. Un’indagine investigativa di Haaretz ha mostrato che questa organizzazione no-profit, che si occupa soprattutto di ricorsi legali contro le autorità, ha ottenuto milioni di shekel di finanziamenti pubblici. In molti casi, i fondi sono arrivati a Regavim secondo criteri tagliati su misura e, sebbene l’organizzazione abbia dichiarato di avere ricevuto soldi solo da un consiglio regionale, in realtà essa avrebbe ottenuto grosse somme da almeno altre due regioni.

Regavim si occupa soprattutto di battaglie giudiziarie contro costruzioni arabe presunte illegali in Cisgiordania, Galilea e Negev. Per esempio, sta guidando la battaglia legale per evacuare i villaggi palestinesi a Sussia, nella regione delle South Hebron Hills. Prima di essere eletto alla Knesset, uno dei maggiori attivisti di Regavim era Betzalal Smotrich, parlamentare del partito sionista religioso Habayit Hayehudi.

Nel 2016 Haaretz scoprì che Regavim aveva finanziato la sorveglianza di attivisti di sinistra per i diritti umani, pagando persino un investigatore privato che, tra le altre cose, aveva rovistato nei cassonetti dell’immondizia fuori dallo studio dell’avvocato Michael Sfard, che rappresenta questi gruppi di sinistra, impossessandosi di documenti che aveva poi passato all’organizzazione di estrema destra Im Tirtzu. Regavim ha sempre rifiutato di rilasciare dichiarazioni su questo episodio.

Regavim è finanziata da donazioni private, ma percepisce anche fondi etichettati sul proprio bilancio come “partecipazioni” e “sostegni”. Il ministero della giustizia ha spiegato che tali termini generalmente si riferiscono a fondi provenienti da attività governative, piuttosto che da donazioni individuali di privati. Fondi di partecipazione e sostegno non debbono essere etichettati ad uno scopo ben preciso, e questo può essere un vantaggio per Regavim. Un concilio regionale, che non può presentare direttamente azioni legali contro lo stato, può invece finanziare Regavim, che può farlo senza alcun limite.

Le ONG devono denunciare al ministero della giustizia i fondi di partecipazione e supporto che ricevono, ma non è sempre chiaro da dove tali soldi provengano. I leader di altri gruppi di destra affermano che talvolta si tratta di fondi che vengono dati alla ONG per fornire servizi ben precisi. Tuttavia, una parte sostanziale del budget di Regavim viene da finanziamenti pubblici, sebbene Haaretz non abbia potuto identificare tutte le fonti di tali finanziamenti.

Dal 2007 all’inizio di questo decennio, la quantità di fondi di partecipazione ricevuti da Regavim annualmente variano da circa 90.000 a più di 680.000 dollari, mentre le donazioni private sono salite da 13.000 a 230.000 dollari durante lo stesso periodo. Nel 2016, ultimo anno per il quale i dati sono disponibili, Regavim ha ottenuto quasi 1 milione di dollari da privati e la percentuale di fondi di partecipazione nel proprio bilancio è calata al 38%. Negli anni, tuttavia, i dati mostrano come lo stato e i suoi enti abbiano sostanzialmente sostenuto uno dei principali promotori di azioni legali contro se stessi.

Regavim ammette di ricevere soldi da enti pubblici, ma nella sua dichiarazione al Registro delle Associazioni annota solo il finanziamento che riceve dal Consiglio Regionale di Mateh Binyamin. Negli anni, il concilio ha dato a Regavim quasi 850.000 US$, fissando tra i criteri per elargire finanziamenti l’obiettivo di “preservare le terre nazionali” un obiettivo che solo Regavim proponeva, un fatto che è stato criticato lo scorso anno da parte dei revisori dei conti dello stato.

Ma documenti di altri consigli regionali rivelano che Regavim ha ricevuto danaro anche dai consigli di Samaria e South Hebron Hills. Diversamente da Mateh Binyamin, che ha finanziato Regavim senza attendersi nulla di specifico in cambio, questi due consigli regionali hanno firmato dei contratti perché Regavim fornisse dei servizi. Nel 2014 e 2015 Regavim ha ricevuto 85.000 $ dal consiglio regionale della Samaria per “ispezionare e gestire le costruzioni palestinesi illegali nel territorio che è sotto la giurisdizione del consiglio regionale”. Nel 2016 il finanziamento è salito a 114.000 $. Il consiglio regionale di South Hebron Hills ha pagato Regavim per “proteggere e liberare terre”; le somme ricevute ammontano a 85.000 $ nel 2014 e 2015, mentre si è scesi a 63.000 $ nel 2016. Il consiglio di South Hebron Hills ha inoltre pagato a Regavim 24.000 $, a partire dal 2014, per effettuare delle foto aeree.

Il fatto che Regavim prende soldi dai consigli regionali della Cisgiordania non vuol dire che siano solo i coloni a pagare. Questi consigli regionali ricevono milioni di dollari di fondi statali, per cui Regavim viene sovvenzionato da tutti i contribuenti.

Verso la fine del 2012, l’Autorità per lo Sviluppo della Galilea ha anch’essa cominciato a indirizzare fondi verso Regavim al fine di “rafforzare ispezioni e controlli nelle aree aperte, a sostegno delle attività di varie agenzie di controllo, raccogliendo informazioni sulle terre, per creare un database aggiornato sulla situazione delle varie aree in tempo reale, come strumento per lo sviluppo della Galilea”. Tale autorità ha così stanziato decine di migliaia di dollari per effettuare una mappatura delle zone aperte e delle “comunità non ebraiche”, ma non è chiaro se tutto il denaro sia andato a Regavim o solo parte di esso

Secondo Hagit Ofran di Peace Now, trasferire soldi pubblici a Regavim favorisce politicamente la destra. “I fondi pubblici non devono essere usati a scopi politici” ha affermato. “Il dibattito pubblico deve essere condotto con strumenti alla pari, non con una parte politica che riceve fondi pubblici”.

Poiché non è sempre chiaro quali siano le fonti di finanziamento da parte delle autorità alle associazioni no-profit, la parlamentare Tamar Zandberg sta lavorando ad una legge secondo cui le organizzazioni no-profit devono specificare da quale capitolo del bilancio di enti pubblici nazionali o locali provengano i propri fondi. “È come un filo di cui abbiamo un capo, mentre l’altro è in un groviglio. Io voglio arrivare all’altro capo” ha detto Zandberg.

La risposta di Regavim è stata: “Tutte le attività del movimento Regavim sono svolte legalmente e approvate ogni anno da tutti i revisori. Le domande che ci sono state poste da Haaretz rivelano che siete in possesso di molte informazioni errate”.

Yotam Berger

https://www.haaretz.com/israel-news/israeli-right-wing-ngo-regavim-gets-millions-of-shekels-in-public-fund-1.5744933

Traduzione di Gennaro Corcella

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