Un piano di pace per una nuova era: Israele e Palestina dovrebbero chiedere di entrare nell’UE.

di Bradley Burston

Haaretz, 8 agosto 2017

Questo articolo viene riprodotto come possibile stimolo per la discussione e come spunto di meditazione sulle possibili alternative per un processo di pace.

In questa foto del 27 marzo 2017, il Presidente palestinese Mahmoud Abbas parla nella sede UE di Bruxelles. Mayo/AP

Un nuovo piano di pace per Israele e Palestina è letteralmente atterrato stamani alla mia porta.

È arrivato sotto forma di un articolo ammonitore del New York Times, che metteva in guardia contro i pericoli che la Brexit rappresenta per il tanto sudato processo di pace in Irlanda. Ma è stato l’inizio dell’articolo a farmi pensare che la saggezza del suo contenuto avrebbe potuto giovare anche ai popoli della Terra Santa.

“Un tempo, l’attraversamento della frontiera tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda comportava ritardi, controlli, noie burocratiche e la minaccia sempre in agguato di qualche atto di violenza. Oggi non c’è praticamente soluzione di continuità e il fatto che si può guidare da una parte all’altra senza neanche accorgersene sembra quasi un miracolo.”

Sia per gli Israeliani che per i Palestinesi, che non ne possono più di spargimenti di sangue e di mancate promesse, una delle poche cose in comune è la sensazione che ci vorrebbe appunto un miracolo per costruire una pace duratura. A questo punto, quando tutti e due i popoli chiedono, a ragione, “Cosa me ne viene?”, l’amara esperienza lascia poche speranze. Non è un caso che la Terra Santa sia il posto in cui le iniziative di pace finiscono per morire.

Il presidente israeliano Reuven Rivlin stringe la mano al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk in Belgio, 5 marzo 2017. Marc Neiman/GPO

E se ci fosse un piano di pace che offrisse ad ambedue i popoli qualcosa che tutti e due davvero vogliono?

Un passaporto dell’Unione Europea, per esempio.

Ecco l’indizio: Quando il Regno Unito, nel giugno 2016, votò il suo referendum per uscire dall’UE, l’Irlanda del Nord votò contro la Brexit con una netta maggioranza. Ed ecco il piano: Israele e l’Autorità Palestinese chiedono di entrare nell’Unione Europea.

Ecco su quali basi si fonda il piano:

A: L’UE è il più grande partner commerciale di Israele. Allo stesso tempo, l’UE si è mostrata fortemente impegnata ad aiutare i Palestinesi in Cisgiordania e a lavorare per una Palestina indipendente accanto a un Israele sicuro.

B: Sia Israele che la Palestina offrono un’ampia riserva di giovani con buona istruzione e forte motivazione che sono però frustrati nelle loro speranze di promozione e realizzazione dai tanti aspetti negativi del conflitto.

C: Facilitare l’accesso a opportunità disponibili all’estero e aumentare l’esposizione ai concetti europei di come si può amministrare, sono cose che potrebbero rendere Israele e Palestina più competitive, più attente ai bisogni dei giovani e delle loro famiglie, meno soffocate dalla burocrazia, dalle violazioni dei diritti umani, dalle costrizioni religiose e dagli estremisti che esigono apocalittici massimalismi a somma zero. Paradossalmente, anzi, la flessibilità offerta dalla cittadinanza europea potrebbe ridurre nei giovani di Israele e Palestina il desiderio di abbandonare per sempre la Terra Santa. Questa flessibilità potrebbe sostenere investimenti, scambi commerciali, stabilità e prosperità per Israele e Palestina. In pratica, potrebbe invertire la fuga dei cervelli.

D: Gli estremisti che stanno sia in Israele che in Palestina hanno fatto un lungo e duro lavoro (in molti casi, brutalmente duro) per convincere la maggioranza del loro popolo che una soluzione a due stati è impossibile.

Ma un nuovo sondaggio su israeliani e palestinesi fatto dal Dr. Khalil Shikaki e dalla Dr. Dahlia Scheindlin, due esperti in scienze politiche e in analisi di opinione, suggerisce che, sebbene il sostegno all’ipotesi dei due stati si stia esaurendo, “se i leader israeliani e palestinesi costruissero un accordo, lo firmassero e usassero tutta la loro abilità politica per presentarlo ai loro elettori, il pubblico delle due parti molto probabilmente li seguirebbe. Ma non per molto tempo.”

Come potrebbe funzionare un’iniziativa basata sull’adesione all’UE?

L’opposizione a un simile piano sarebbe certamente assai forte, per l’intervento di molti interessi diversi.

Ma provate ad immaginare un possibile scenario di questo tipo:

Israele e Autorità Palestinese (AP) si accordano su una forma di confederazione all’interno dell’UE. Israele e Palestina sono stati indipendenti. La Palestina comprende la maggior parte della Cisgiordania, con Israele che cede terra nel Negev e in cambio annette blocchi di insediamenti adiacenti all’Israele pre-1967.

Un numero concordato di Palestinesi della Cisgiordania riceveranno la residenza permanente nell’Israele pre-1967, ma avranno cittadinanza palestinese ed europea, non israeliana.

I coloni israeliani i cui insediamenti ricadono nella nuova Palestina indipendente avranno cittadinanza israeliana ed europea, ma non palestinese.

Le controversie territoriali saranno competenza di un tribunale composto da giudici europei, palestinesi e israeliani.

La capitale della Palestina sarà fissata in quelle zone di Gerusalemme a cui il municipio di Gerusalemme e Israele non forniscono attualmente i servizi.

Ci saranno progetti condivisi, così come piccole e grandi imprese, in cui i Palestinesi saranno incoraggiati a lavorare in Israele e gli Israeliani in Palestina, nel quadro di un progetto più generale per riavvicinare due popoli che intere generazioni di violenza hanno reso stranieri l’uno all’altro.

I testi scolastici delle due parti saranno riscritti in modo da prendere in considerazione le narrative e le storie di ambo le parti. I testi saranno esaminati accuratamente in modo da evitare ogni incitamento all’ostilità. Saranno fortemente incoraggiati sia l’ebraico che l’arabo come lingue correnti e come lingue letterarie.

L’UE, la Palestina e Israele metteranno in campo una forza congiunta di pace, sul modello delle pattuglie unite Israele-AP che una volta funzionavano bene in Cisgiordania, al fine di monitorare e far rispettare gli accordi tra le parti.

Ora che l’era di Benjamin Netanyahu e Mahmoud Abbas si avvia alla fine, è tempo che tutti noi in Israele e in Palestina cominciamo a guardare verso l’esterno per ispirarci. Verso posti come l’Irlanda del Nord, per esempio. Posti in cui una volta la pace era considerata una cosa impossibile, mentre il fanatismo e gli spargimenti di sangue sembravano parti integranti dell’atmosfera al pari dell’ossigeno.

In una situazione che una volta era inimmaginabile, il confine dell’Irlanda del Nord è ora permeabile, ambedue le parti si sentono sicure, i loro pregiudizi svaniscono e un nuovo senso di riconciliazione si sta diffondendo.

Spesso gli Israeliani pensano che avrebbero troppo da perdere se provassero qualcosa di nuovo. Forse è ora che comincino a penare a quello che ci potrebbero guadagnare. Una vera pace, per esempio. E i loro figli che vogliono davvero vivere in questo paese. E, se non altro –almeno per quelli che hanno la sana passione di viaggiare– un passaporto europeo.

http://bit.ly/2uDRStc

Traduzione di Donato Cioli

 

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