L’attivista assassinato Basel-al-Araj era l’incarnazione dell’anima dei giovani palestinesi.

Ma’an News.

Betlemme, 7 marzo 2017.

In una dichiarazione diffusa martedì dal Fronte Nazionale per la Liberazione della Palestina (PFLP), il noto scrittore palestinese di sinistra Khalid Barakat definisce l’attivista Basel-al-Araj, ucciso lunedì mattina dai militari israeliani “un intellettuale rivoluzionario, l’incarnazione dell’anima della gioventù palestinese.”

“Basel al-Araj sapeva cogliere la relazione tra le diverse forme di lotta e riconosceva il diritto e il dovere di partecipare ad essa in ogni forma possibile. L’atto di resistenza non consiste solo nello scontro diretto col nemico, ma è bensì molto più ampio e nasce da una posizione politica, quella della cultura di lotta e dall’idea di rivoluzione unita alla pratica della lotta,” scrive Barakat, riproponendo le idee spesso espresse dall’attivista nei discorsi che egli teneva nei territori occupati della Cisgiordania.

Nell’aprile dello scorso anno Al-Araj era stato arrestato dalle forze di sicurezza palestinesi, insieme a Hitham Siyaj e Muhammad Harb, senza che alcuna accusa precisa nei suoi confronti venisse formulata. Il caso finì sulle prime pagine dei giornali quando i tre uomini, detenuti in un carcere palestinese, si unirono ad altri tre prigionieri in uno sciopero della fame e in quell’occasione si parlò di torture e maltrattamenti.

Quando i sei furono rilasciati lo scorso settembre, gli attivisti palestinesi temettero che le forze israeliane li arrestassero immediatamente, poiché il sistema di coordinamento con Israele in materia di sicurezza adottato dall’Autorità Palestinese (AP), da più parti criticato e definito delle “porte girevoli”, spesso fa transitare i detenuti direttamente dalle carceri palestinesi in quelle israeliane.

Hitham Siyaj e Muhammad Harb, insieme a due degli altri detenuti che avevano preso parte allo sciopero della fame, Muhammad al-Salamin e Seif al-Idrissi, furono arrestati dalla polizia israeliana e condannati alla detenzione amministrativa – condanna senza incriminazione né processo – e i media israeliani trasmisero un video di Sinyaj che veniva picchiato in carcere dai soldati israeliani.

Le forze israeliane tuttavia non riuscirono ad arrestare subito al-Araj e iniziarono una caccia all’uomo culminata nel raid di lunedì mattina, quando forze dell’esercito, della polizia di confine e dell’intelligence israeliana insieme a un’unità dell’antiterrorismo hanno circondato la casa nei sobborghi del campo profughi di Qaddura in cui si trovava al-Araj.

Secondo la polizia israeliana e alcuni testimoni, fra al-Araj e le forze che assediavano la casa c’è stato uno scontro a fuoco nel quale il Palestinese è stato ucciso dopo che aveva finito le munizioni. Tuttavia alcuni Palestinesi hanno sollevato dubbi circa la versione della polizia; infatti la casa crivellata dalle pallottole israeliane fa supporre che al-Araj avrebbe avuto grandi difficoltà a rispondere al fuoco, senza contare che l’uomo – noto nella comunità come intellettuale e attivista – non rispondeva certo alle caratteristiche del tiratore esperto.

“Egli partecipava ad ogni aspetto della lotta palestinese, dalle manifestazioni al lavoro culturale, alle forme di resistenza e lavorava per trasformare la teoria in pratica. Basel incarna l’anima dei giovani palestinesi che vogliono partecipare ed essere protagonisti del processo di liberazione,” continua Barakat.

Al-Araj era impegnato a trasformare il sapere e la conoscenza in pratica di lotta e a creare movimenti e cambiamenti nella popolazione. Spesso è intervenuto in occasione di eventi nella Cisgiordania per promuovere e incoraggiare questa forma intellettuale di attivismo come strategia positiva di resistenza all’occupazione israeliana.

Barakat continua sottolineando come al-Araj fosse impegnato a tutto campo nella lotta contro l’occupazione e la colonizzazione israeliane, fino a diventare una voce apertamente critica nei confronti dell’Autorità Palestinese, posizione che secondo molti lo ha portato nel mirino dell’Autorità Palestinese. “Per lui essere un intellettuale rivoluzionario palestinese significava combattere contro l’occupazione, ma anche lottare per abbattere gli ostacoli interni creati dalla politica della AP.

”Basel incarna un’intera generazione di Palestinesi che vedono oggi compiersi 100 anni di lotta contro la colonizzazione, l’occupazione e la repressione. In cuor mio sono certo che essi sapranno affermare la propria causa e far sentire la propria voce, perché col loro esempio ci indicano ogni giorno nuove strade, diverse dal cosiddetto ‘processo di pace’ e dal cosiddetto ‘stato palestinese’.

“Noi Palestinesi –ha aggiunto Barakat– oggi più che mai abbiamo bisogno di combattenti per la libertà che siano colti e illuminati, perché sia il sapere rivoluzionario a indirizzare le armi e non viceversa.”

Al-Araj era noto nel suo villaggio di al-Walaja a Betlemme per aver spesso capeggiato le proteste contro la costruzione del muro che accerchia completamente il villaggio e ha inghiottito vaste aree agricole della comunità.

Aggiunge Barakat: “La perdita di Basel al-Araj, è una grande perdita, per molti versi sconvolgente, ma anche prevedibile in una lotta contro un nemico brutale che usa quotidianamente e senza alcuna remora le esecuzioni extragiudiziali e gli assassinii contro il popolo palestinese”.

In seguito all’uccisione di al-Araj ci sono state a Ramallah molte manifestazioni di protesta, i manifestanti recavano immagini dell’attivista assassinato definito un “martire del coordinamento dei servizi di sicurezza”. Secondo Barakat manifestazioni analoghe si sono tenute nei campi profughi del Libano e specialmente nel campo di Nahar al-Bared.

Nella sua ultima lettera al-Araj scriveva: “Ora cammino incontro alla mia morte predestinata, soddisfatto di aver trovato le risposte alle mie domande. Che stupido sono! Cosa c’è di più chiaro ed eloquente del gesto di un martire? Avrei dovuto scrivere tutto ciò molti mesi fa, ma quello che mi ha trattenuto è che questa domanda è per voi vivi, e perché dovrei rispondere io per voi? Cercate voi stessi le risposte e noi, ormai abitanti delle tombe, possiamo solo cercare la misericordia divina”.

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=775841

Traduzione di Nara Ronchetti

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