Negoziati e Internazionalizzazione: la posizione dell’OLP

Mag 28, 2016 | Notizie

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Stato di Palestina
Organizzazione per la Liberazione della Palestina

Il 15 novembre 1988 l’OLP, Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ha dichiarato l’indipendenza dello Stato di Palestina su tutti i territori palestinesi occupati da Israele nel 1967, che costituiscono il 22% della Palestina storica. Questo è stato un compromesso storico, difficile e molto doloroso, che è seguito a decenni di dibattito interno palestinese. Nella stessa data, l’OLP si è impegnata a rispettare tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, accettando quindi la soluzione dei due Stati.

Nel 1993, l’OLP ha riaffermato il suo storico compromesso, firmando la Dichiarazione dei Principi e gli accordi ad interim (noti come Accordi di Oslo), in virtù dei quali riconosceva lo Stato di Israele. Ciò fu seguìto da un processo di negoziazioni per raggiungere un accordo sullo status definitivo della Palestina, che doveva essere concluso entro il 1999 e doveva comprendere le questioni dei confini, di Gerusalemme e dei profughi. Tuttavia, questi negoziati non sono riusciti a giungere ad un accordo a causa del rifiuto di Israele di accettare i principi basilari del diritto internazionale e i diritti nazionali dei Palestinesi. Ad oggi, i Palestinesi nella Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, così come nella Striscia di Gaza rimangono sotto una continua e aggressiva occupazione militare e coloniale israeliana, e il periodo ad interim di cinque anni è di fatto durato per tutti gli ultimi 23 anni.

Domande e Risposte
DIPARTIMENTO PER GLI AFFARI NEGOZIALI
Aprile 2016

1. Quali sono le principali ragioni dietro al fallimento di più di 20 anni di negoziati?
I – Israele non ha mai sostenuto la soluzione dei due Stati come politica ufficiale del governo e non ha mai voluto accettare un compromesso storico sulla base della soluzione dei due Stati sui confini del 1967, né riconoscere l’intera gamma dei diritti dei Palestinesi sulla base del diritto internazionale. Ha sempre invece negoziato sulla base dei fatti che imponeva sul terreno, primo fra tutti l’impresa degli insediamenti, e ha cercato un accordo che le permettesse di mantenere l’occupazione e il suo sistema di controllo, invece di accettare uno Stato Palestinese veramente indipendente.
Dalla firma degli Accordi di Oslo, Israele ha triplicato il numero dei coloni illegali israeliani da 200.000 a più di 600.000. Israele continua a espandere la sua impresa coloniale, i suoi sforzi tesi a “ebreizzare” Gerusalemme occupata, e a opprimere il popolo palestinese attraverso varie pratiche illegali, incluso il suo sostegno ai coloni e il suo tacito appoggio alla loro violenza.

II – Un processo bilaterale tra una potente forza occupante e un popolo che vive sotto occupazione ha dimostrato di essere una formula destinata al fallimento. La comunità internazionale deve assumersi la responsabilità di mantenere un meccanismo in cui tutti rispondono delle proprie azioni, oppure deve assicurare che Israele rispetti i principi fondamentali del diritto internazionale.
Il fatto che si trascura ripetutamente di chieder conto a Israele per le sue continue violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani, oltre al fatto che non si garantisce che i negoziati siano compresi entro un chiaro mandato -basato sul diritto internazionale e sulle risoluzioni dell’ONU-, si riflette nello schema dei negoziati bilaterali sotto gli auspici degli Stati Uniti, senza il coinvolgimento attivo della comunità internazionale.

III – Israele si rifiuta di rispettare il diritto internazionale. Non è nemmeno riuscito a mantenere o onorare i suoi impegni sulla base degli accordi firmati. Israele ritiene che il processo di pace possa avere due esiti reciprocamente esclusivi: la fine dell’occupazione militare della Palestina escluderebbe il raggiungimento di una pace giusta e durevole tra Palestina e Israele, e viceversa.

2. La leadership palestinese è contro i negoziati?
No. I negoziati sono necessari per raggiungere un accordo sullo status definitivo e per definire le future relazioni tra gli Israeliani e i Palestinesi. Tuttavia, Israele ha usato i negoziati come una cortina di fumo per colonizzare ancor più la Palestina con ulteriori insediamenti. Lo Stato di Palestina si impegna su ogni seria iniziativa tesa a negoziare una pace giusta e durevole, ma non si impegna su proposte volte a legittimare l’occupazione israeliana o a favorire la cultura israeliana dell’impunità. È ora che la comunità internazionale chieda conto a Israele delle sue azioni invece di usare i negoziati per mascherare la sua inerzia e il suo fallimento nell’assumersi le dovute responsabilità di fronte alla Palestina e al suo popolo.

3. Cosa bisogna fare perché i futuri negoziati abbiano successo?
Perché qualunque negoziato abbia successo è indispensabile stabilire un calendario e un chiaro mandato entro un quadro di diritto internazionale, in linea con le risoluzioni delle Nazioni Unite, e che sia attivamente monitorato dalla comunità internazionale attraverso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Inoltre, gli accordi ad interim firmati in precedenza dovrebbero essere immediatamente applicati in modo da creare il giusto contesto per arrivare ad un accordo finale. Compreso il rilascio dei prigionieri palestinesi detenuti da prima della firma degli accordi di Oslo, la cessazione completa delle attività israeliane di insediamento, il trasferimento dell’Area “C” sotto il controllo e la giurisdizione palestinese e l’impegno di Israele al progetto di uno Stato palestinese indipendente e sovrano entro i confini del 1967.

4. Quando è finito l’ultimo round di negoziati (l’iniziativa Kerry)?
Alla fine di luglio 2013, il segretario di Stato americano John Kerry lanciò una nuova iniziativa per la ripresa dei negoziati tra Israele e Palestina. Si dovevano concludere entro i 9 mesi successivi, ma in tutto questo periodo i negoziatori israeliani si rifiutarono di presentare delle posizioni esaurienti sulla visione di Israele circa una soluzione a due Stati e si rifiutarono anche di presentare una mappa con i confini di Israele.
Nell’aprile del 2014, poche settimane prima della fine di questo periodo di 9 mesi, il governo israeliano lasciò il tavolo del negoziato, dichiarando che l’annuncio di un governo di unità nazionale palestinese impediva che Israele partecipasse ai negoziati.

5. L’ultimo round negoziale ha fermato i crimini e le violazioni commesse da Israele?
No. Al contrario, i crimini e le violazioni commesse da Israele nei confronti dei Palestinesi sono significativamente aumentati durante il round negoziale tra il 30 luglio 2013 e il 29 aprile 2014. Queste violazioni riguardavano l’aumento degli insediamenti illegali con la costruzione di più di 55.000 nuove unità, la demolizione di oltre 500 case e altre strutture palestinesi, l’uccisione di 61 Palestinesi e il ferimento di più di 1000, nonché il tacito sostegno dato a oltre 650 attacchi di coloni israeliani contro i Palestinesi. Anzi, molte di queste violazioni avvenivano proprio alla vigilia di ogni nuova seduta di negoziati.

6. I Palestinesi pensano che le possibilità di raggiungere una pace giusta e durevole attraverso negoziati bilaterali con Israele si siano definitivamente esaurite?
Abbiamo fatto tutto il possibile per far avanzare i negoziati bilaterali con Israele sponsorizzati dagli Stati Uniti. Tuttavia, a causa delle politiche israeliane volte a rafforzare l’occupazione militare e la colonizzazione della Palestina in una totale impunità internazionale, gli sforzi negoziali sono falliti. L’insistenza della comunità internazionale nel portare avanti formule di negoziato ormai fallite si è rivelata infruttuosa. Le violazioni israeliane, sommate alla mancanza di azione della comunità internazionale, hanno dimostrato che affermazioni come “l’unico modo di raggiungere la pace è attraverso negoziati bilaterali tra le parti” non fanno altro che perpetuare la sistematica violazione dei diritti dei Palestinesi da parte di Israele.

7. Cosa si aspettano i Palestinesi da una conferenza internazionale?
Qualsiasi iniziativa dovrebbe rispettare i diritti inalienabili del popolo palestinese, attesi ormai da troppo tempo. Compresa la fine dell’occupazione israeliana e il riconoscimento di uno Stato di Palestina completamente indipendente, con Gerusalemme Est come capitale, oltre a una soluzione giusta e condivisa sulla questione dei profughi palestinesi, secondo la risoluzione 194 dell’Assemblea Generale dell’ONU. Una conferenza internazionale dovrebbe aprire un orizzonte politico teso a risolvere tutte le questioni relative allo status definitivo.

8. Il sostegno a un quadro negoziale multilaterale fa parte della strategia di internazionalizzazione della Palestina?
Dall’inizio, nel 2010, della campagna internazionale volta a ottenere il riconoscimento e l’accesso alle organizzazioni internazionali, la Palestina è stata chiara nel presentare la sua strategia di internazionalizzazione come il principale strumento per riequilibrare l’iniqua distribuzione di potere tra Israele e Palestina. In uno sforzo per rimediare al fallimento del processo negoziale bilaterale, la leadership palestinese ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire, anche attraverso una conferenza internazionale di pace.

9. La strategia palestinese dell’internazionalizzazione, a seguito dell’accesso allo Statuto di Roma e del ricorso al Consiglio di Sicurezza, non contraddice i negoziati con Israele?
Il diritto all’auto-determinazione palestinese non è mai stato oggetto di negoziato. La strategia di internazionalizzazione palestinese mira a correggere lo strumento ormai fallito del negoziato bilaterale, ma anche a rafforzare il negoziato con il coinvolgimento della comunità internazionale per rendere effettivi i diritti inalienabili e da lungo dovuti al popolo palestinese. La comunità internazionale è obbligata ad assicurare che questi diritti siano protetti ed realizzati mettendo fine all’occupazione israeliana dello Stato di Palestina. È un diritto che aspetta di essere attuato da quasi 7 decenni.

Traduzione di Chiara Ascari

http://nad-plo.org/userfiles/file/FAQ/QandA_April2016.pdf

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