Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 6-12 ottobre 2015

Ott 13, 2015 | Rapporti Palestina OCHA

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°137images), basato su un riassunto del Rapporto.

L’incremento di attacchi e scontri violenti in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est ed Israele, è continuato e si è ulteriormente esteso, includendo gravi incidenti nella Striscia di Gaza. Nel complesso, durante il periodo di riferimento (6-12 ottobre), sono stati uccisi un totale di 23 palestinesi; altri 2.311 palestinesi e 32 israeliani sono stati feriti in tutti i Territori palestinesi occupati [Cisgiordania + Striscia di Gaza] ed in Israele1. Il numero dei palestinesi morti (12) e dei feriti (2.074) in Cisgiordania ed in Israele è il più alto tra quelli registrati in una singola settimana a partire dal 2005, anno in cui OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs) cominciò a documentare le vittime. L’8 ottobre, l’Alto Commissario per i Diritti Umani ha dichiarato che “l’elevato numero di vittime, in particolare quelle conseguenti all’uso di armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza israeliane, preoccupa per l’uso eccessivo della forza e per le violazioni del diritto alla vita ed alla sicurezza della persona”.

Il periodo in esame ha visto un deciso aumento degli attacchi di palestinesi della Cisgiordania contro israeliani (17), inclusi 13 accoltellamenti e tentate aggressioni con il coltello che hanno provocato il ferimento di 19 israeliani, tra cui due minori, e cinque membri delle forze di sicurezza israeliane. Ciò ha anche comportato l’uccisione di otto aggressori e presunti aggressori palestinesi, tra cui due minori, e il ferimento di altri tre, tra cui un minore. Sette di questi episodi si sono verificati a Gerusalemme Est, tre a Gerusalemme Ovest, tre vicino alla colonia di Kiryat Araba’ (Hebron), uno a Tel Aviv e uno a Kiryat Gat (entrambi in Israele). Nessuno di questi palestinesi, secondo quanto riferito, apparteneva a qualche fazione o gruppo armato. Altri tre israeliani sono stati feriti da lanci di sassi da parte di palestinesi.

In Cisgiordania, gli scontri violenti tra palestinesi e forze israeliane durante le proteste e gli assembramenti spontanei ai checkpoint e presso altri punti caldi, così come le successive operazioni di ricerca-arresto, sono ulteriormente aumentati con la conseguente uccisione di quattro palestinesi. Gli uccisi sono un 28enne, ucciso l’8 ottobre a Beit Ummar (Hebron); un 20enne e un 24enne, uccisi l’8 e 9 ottobre nel Campo profughi di Shu’fat (Gerusalemme Est); un 13enne, ucciso il 11 ottobre vicino al checkpoint di Beit El DCO [District Coordination Office] (Ramallah).

Nella sola Cisgiordania, durante gli scontri sono stati feriti 2.071 palestinesi, di cui almeno 170 minori, insieme ad almeno 13 membri delle forze israeliane. Il più alto numero di feriti palestinesi è stato registrato nel Governatorato di Qalqiliya (492 feriti), seguito da Ramallah (432), Gerusalemme (316), Hebron (285), Nablus (186) e Betlemme (175). Oltre il 13% dei ferimenti sono stati causati da proiettili di arma da fuoco; la stragrande maggioranza delle altre lesioni sono state causate da proiettili di gomma e gas lacrimogeni (solo le persone che ricevono assistenza medica sono conteggiate come feriti).

Nella Striscia di Gaza, durante proteste contro i recenti sviluppi in Cisgiordania, il 9 ed il 10 ottobre, in tre diversi episodi, le forze israeliane hanno ucciso nove civili palestinesi, tra cui un minore, e ne hanno feriti altri 237, di cui almeno 31 minori. Le proteste si sono svolte nei pressi della recinzione perimetrale, vicino ai valichi di Erez e di Nahal Oz [tra Gaza ed Israele], ad est di Al Bureij Camp, ad est di Khan Younis, ad est di Jabaliya e ad est della città di Rafah nonostante, secondo quanto riferito, la polizia locale [di Gaza] avesse tentato di prevenirle o di contenerle. In altri due casi le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro gruppi di civili palestinesi che avevano attraversato la recinzione perimetrale ed erano entrati in Israele, ferendone sette; altri quattro civili sono stati arrestati.

L’11 ottobre, l’aviazione israeliana ha lanciato missili contro un sito di addestramento militare a sud della città di Gaza, provocando il crollo di una casa adiacente e danneggiandone un‘altra; sono morte una donna 26enne incinta e la figlia di 3anni ed altri cinque civili sono rimasti feriti. Secondo quanto riferito, l’azione è stata compiuta in risposta al lancio di diversi razzi verso il sud di Israele, effettuato da gruppi armati palestinesi nello stesso giorno e nel precedente. Uno dei razzi, secondo quanto riferito, è stato intercettato, mentre altri tre razzi sono caduti nel sud di Israele senza provocare feriti né danni. In un altro caso, membri di un gruppo armato hanno aperto il fuoco contro forze israeliane che effettuavano riparazioni sulla recinzione che circonda Gaza: le forze israeliane hanno risposto al fuoco; non sono state segnalate vittime.

Il 6 ottobre, in Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno demolito, tramite esplosivo, due case palestinesi e ne hanno parzialmente sigillata una terza; le case appartenevano alle famiglie degli autori di attacchi compiuti contro israeliani nel 2014. Le esplosioni hanno gravemente danneggiato altre tre case, rendendole inabitabili, e causato danni ad altri tre appartamenti. Un totale di 30 palestinesi, tra cui 20 minori, sono stati sfollati a seguito delle demolizioni, esclusi i residenti di una delle case (una donna ed i suoi figli) che erano stati precedentemente espulsi da Gerusalemme Est. Le famiglie dei tre presunti autori dell’attentato in cui il 1° ottobre è stata uccisa una coppia di coloni, hanno ricevuto la notifica che le loro case saranno presto demolite. Le autorità israeliane hanno avvertito che le demolizioni punitive saranno accelerate per scoraggiare futuri attacchi terroristici. L’8 ottobre, l’Alto Commissario per i Diritti Umani ha affermato che “le punizioni collettive, come la demolizione delle case, sono illegali oltre che controproducenti”.

In questa settimana sono stati segnalati almeno otto attacchi di coloni israeliani contro palestinesi, con conseguenti lesioni o danni materiali (nel periodo precedente furono 29). Gli attacchi comprendono colpi di arma da fuoco, aggressioni fisiche e lancio di pietre. Almeno 13 palestinesi, tra cui tre minori, sono stati feriti. In uno degli episodi è stata coinvolta una famiglia allargata palestinese (80 persone) residente in un edificio a più piani prossimo all’insediamento colonico di Kiryat Arba’ (Hebron); la famiglia è stata ripetutamente attaccata da coloni e la casa danneggiata. Il primo giorno, alcuni minori che risiedono nella casa hanno risposto agli attacchi dei coloni israeliani con lancio di pietre e, a seguito, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni all’interno dell’edificio; alle ambulanze è stato impedito di raggiungere la casa per curare i minori sofferenti, secondo quanto riferito, per aver respirato gas lacrimogeno. Coloni israeliani hanno anche bloccato la strada principale che porta a diverse comunità di pastori nella zona di Masafer Yatta (Hebron), compromettendo gravemente il loro accesso ai servizi. Inoltre (non incluso nel conteggio), nella zona H2 di Hebron [a controllo israeliano], un 11enne è stato investito e ferito da un guidatore fuggito senza prestar soccorso.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno intensificato la loro presenza e le procedure di controllo ai checkpoint. Sedici (16) su 25 checkpoint della Cisgiordania, che in precedenza venivano costituiti in modo occasionale, sono stati trasformati in permanenti ed in 152 località sono stati allestiti posti di blocco supplementari (volanti). La maggior parte dei posti di blocco è rimasta aperta, tranne che per brevi periodi di tempo durante gli scontri; tuttavia, le forze israeliane hanno effettuato procedure di controllo più rigorose, che hanno portato ad attese più lunghe del solito. Gli ingressi principali dei villaggi di Bani Na’im (Hebron) e Deir Nidham (Ramallah), così come la strada che collega il Campo profughi di Al Jalazun a Ramallah, sono stati chiusi. Metal detector sono stati installati ai vari ingressi della Città Vecchia di Gerusalemme. Le restrizioni all’accesso dei palestinesi ad Haram al Sharif / Monte del Tempio sono state mantenute, mentre, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le tensioni, ne è stato vietato l’ingresso ai membri della Knesset (Parlamento israeliano).

Il valico di Rafah è stato eccezionalmente aperto il 7 e 8 ottobre per i pellegrini palestinesi di ritorno da La Mecca, in Arabia Saudita, consentendo a 2.218 palestinesi di rientrare a Gaza. Il valico è rimasto chiuso, anche per l’assistenza umanitaria, dal 24 ottobre 2014, ad eccezione di 36 giorni di aperture parziali.

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