Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 8-14 settembre 2015

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°134images), basato su un riassunto del Rapporto.

Il 13 ed il 14 settembre, la polizia israeliana ha effettuato operazioni nel Complesso della Moschea di Al Aqsa (Haram Al Sharif), innescando violenti scontri con i palestinesi (gli scontri sono proseguiti nei giorni successivi, al di fuori del periodo di riferimento di questo Rapporto). Un totale di 47 palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti e l’interno della moschea ha subito ingenti danni. Inoltre, la formazione di circa 500 studenti, frequentanti la scuola elementare nel Complesso, è stata interrotta dalle restrizioni di accesso e dalla violenza. Le operazioni sono state condotte dopo tre settimane consecutive durante le quali è stato impedito a tutte le donne palestinesi e agli uomini con meno di 50 anni di entrare nel Complesso di Al Aqsa nelle ore del mattino, per garantire l’ingresso di coloni e di altri gruppi israeliani. I recenti avvenimenti hanno innescato ulteriori proteste e scontri in altre parti di Gerusalemme Est, portando al ferimento di nove palestinesi, tra cui sei minori, nonché, secondo i media israeliani, al ferimento di due poliziotti israeliani. Il Consiglio di Sicurezza [dell’ONU] ha espresso grave preoccupazione per le tensioni crescenti ed ha richiesto “l’esercizio della moderazione, l’astensione da azioni e discorsi provocatori ed il mantenimento, senza alterazioni, dello storico status quo di Haram Al Sharif in parole ed in pratica”.

In diversi scontri con le forze israeliane, altri 25 palestinesi, tra cui 11 minori, sono stati feriti in Cisgiordania: 14 palestinesi (11 minori ed una donna incinta) sono stati feriti nel corso di episodi collegati ai coloni, in Silwan, nella Città Vecchia di Gerusalemme Est ed in Sebastiya (Nablus); sette sono stati feriti durante la manifestazione settimanale a Kafr Qaddum (Qalqiliya); tre durante scontri nel villaggio di Silwad (Ramallah) ed al checkpoint di Betuniya (Ramallah); un uomo è stato ferito durante un’operazione di ricerca-arresto in Yasuf (Salfit).

Gerusalemme Est: nei pressi del quartiere Sur Bahir, un colono israeliano è morto e le sue due figlie sono rimaste ferite in un incidente d’auto provocato dal lancio di pietre contro il loro veicolo da parte di palestinesi. Ancora in Gerusalemme Est, altri due israeliani sono stati feriti dal lancio di pietre contro i loro veicoli in transito nei pressi della Città Vecchia e nella zona di At Tur, ed un israeliano è stato aggredito fisicamente nella Città Vecchia; ammonta così a quattro, in questa settimana, il numero di attacchi palestinesi contro coloni ed altri israeliani.

Il 12 settembre, le interruzioni di corrente a rotazione in tutta la Striscia di Gaza sono passate dalle 12-16 ore a più di 20 ore giornaliere. Una mancanza di carburante, combinata con la perdita di 30 MegaWatt elettrici, causata da problemi sulle linee di alimentazione egiziane, ha costretto la Centrale elettrica di Gaza a ridurre la sua capacità operativa al 25%. Lunghe ore di interruzioni di corrente hanno gravemente perturbato la fornitura dei servizi basilari, tra cui quelli sanitari e l’erogazione di acqua.

L’8 settembre, nella zona di Ash Shuja’iyeh, ad est di Gaza City, un 19enne è stato gravemente ferito dall’esplosione di un residuato bellico. UNMAS [il Servizio delle Nazioni Unite per l’azione contro le mine] stima che in Gaza ci siano oltre 5.000 residuati bellici esplosivi. Dal cessate il fuoco di agosto 2014, nove persone sono state uccise dalla deflagrazione di residuati bellici.

Striscia di Gaza: tre palestinesi sono stati arrestati in due episodi separati per  aver attraversato la recinzione perimetrale ed essere entrati in Israele senza autorizzazione israeliana. In 11 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso palestinesi in aree di mare ad Accesso Riservato (ARA), al largo della costa della Striscia di Gaza; non si segnalano vittime o danni. In due occasioni, le forze israeliane sono entrate dentro la Striscia ed hanno spianato il terreno ed effettuato scavi nei pressi della recinzione perimetrale.

Durante la settimana sono stati registrati quattro attacchi di coloni israeliani contro palestinesi con conseguenti lesioni o danni materiali, tra cui: l’aggressione fisica ad un bambino di sette anni che si trovava sulla strada principale di Huwwara (Nablus); il ferimento di sei palestinesi nel Governatorato di Nablus, provocato dal lancio di pietre contro veicoli palestinesi nei pressi di Duma e Deir Sharaf; un incendio doloso su terreni agricoli di proprietà palestinese vicino a Burin (Nablus).
L’8 settembre, in Area C, in Khallet Sakariya (Betlemme), le autorità israeliane hanno demolito un vivaio per mancanza dei permessi di costruzione israeliani ed hanno confiscato materiali ivi contenuti per un valore di circa 22.000 NIS [5.120 €]; tali operazioni hanno colpito quattro famiglie. Le forze israeliane hanno distrutto anche un impianto di irrigazione agricola nella zona di Al Baq’a di Hebron City, danneggiando così le colture stagionali piantate nei terreni interessati; il motivo della demolizione è che l’impianto era collegato senza autorizzazione ad un acquedotto principale. Infine, nella zona di Khallet Nahla (Betlemme), un ettaro di terra è stato spianato con i bulldozer e circa 800 metri di muri di sostegno, due serbatoi d’acqua, e circa 60 ulivi sono state danneggiati poiché l’area è stata designata da Israele come “terra di stato”; una petizione contro questa designazione è stata presentata dai palestinesi alla Corte Suprema Israeliana.
Il valico di Rafah è stato eccezionalmente aperto l’8 ed il 9 settembre per i pellegrini palestinesi diretti alla Mecca (Arabia Saudita), permettendo ad oltre 1.500 persone di attraversare in Egitto. Il valico è rimasto chiuso, anche per l’assistenza umanitaria, dal 24 ottobre 2014, ad eccezione di 32 giorni di aperture parziali.

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