In mezzo alla crisi immigrazione, gli Europei si interessano alle barriere israeliane di confine

Ungheria e Bulgaria si informano sul modello della barriera che Israele ha con l’Egitto

Haaretz  3 settembre 2015 – di Dan Williams

Netanyahu

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu al confine sud di Israele nel 2011 – Avi Ochayon/ Government Press Office

REUTERS – Di fronte a un’ondata di immigrazioni dal Medio Oriente e dal Nord-Africa, due paesi europei stanno esplorando la possibilità di innalzare imponenti barriere di sicurezza in acciaio lungo tratti dei loro confini, simili alla barriera di Israele con l’Egitto.

Secondo una fonte commerciale israeliana, che ha rifiutato di essere identificata vista la riservatezza delle trattative, Ungheria e Bulgaria hanno avanzato richieste preliminari di informazione per l’acquisto del modello israeliano di barriera.

Ambedue i paesi europei stanno rinforzando le loro frontiere per scoraggiare i migranti, molti dei quali rifugiati di guerra, che cercano di usarli come porta di ingresso verso i più ricchi paesi del nord e dell’ovest, soprattutto la Germania.

Ma ogni tentativo di innalzare simili barriere – che potrebbero essere alte 5-6 metri, sormontate da filo spinato tagliente e dotate di fotocamere e sensori di movimento – risveglierebbe il ricordo delle divisioni europee durante la guerra fredda e irriterebbe le autorità UE secondo le quali ciò non aiuterebbe a risolvere la crisi.

Tuttavia, funzionari bulgari e ungheresi hanno fatto sapere che queste trattative sulle barriere di sicurezza si stanno davvero svolgendo.

“Ritengo che sia proprio così, perché la cooperazione tra i ministeri dell’interno e della sicurezza (bulgari e israeliani) è molto intensa”, ha detto Rayko Pepelanov, vice-ambasciatore bulgaro in Israele.

Al confine di Israele con l’Egitto nel 2013.     Moshe Milner / GPO

“Al momento non vi posso dare altri particolari, ma penso che noi ci siamo ispirati quanto più potevamo all’esperienza israeliana”.

Il ministero ungherese per gli affari esteri e il commercio ha detto di “non avere informazioni circa trattative in corso tra Israele e Ungheria per l’acquisto di barriere di sicurezza israeliane”.

La fonte israeliana ha detto che le trattative sono ancora in alto mare, indicando problemi di risorse economiche e di sensibilità politica nell’Unione Europea circa l’innalzamento di barriere per controllare l’afflusso di migranti e rifugiati da Siria, Iraq, Libia e altri paesi.

“Tutti (i paesi europei) vogliono soluzioni e vedono l’importanza delle nostre tecnologie”, ha aggiunto la fonte. “Ma hanno anche bisogno del sostegno UE, e questo non c’è stato”.

La Commissione Europea, organo esecutivo dell’UE, ha detto che è contraria alla costruzione di barriere, ma riconosce che spetta a ciascun paese decidere come proteggere i propri confini. “Le barriere … non comunicano il messaggio giusto, soprattutto ai nostri vicini,” ha detto la portavoce Mina Andreeva.

Torniamo alla barriera

Il tipo di barriera che ha suscitato l’interesse degli altri paesi è quello che Israele ha costruito lungo il suo confine di 230 km con l’Egitto, e non la barriera di cemento armato che separa la Cisgiordania da Israele e da Gerusalemme Est.

La barriera egiziana è stata costruita in tre anni e fu completata nel 2013, con lo scopo di arrestare un afflusso di migranti dall’Africa e proteggere da possibili raids di ribelli islamisti.

La barriera è costata circa 380 milioni di dollari al governo israeliano. Una barriera di questo tipo costerebbe probabilmente ai compratori stranieri circa il 15% in più: fino a 1,9 milioni di dollari per km, secondo fonti industriali, anche se montagne, foreste ed altre particolarità topografiche europee potrebbero spingere il prezzo ancora più in alto.

Costruire barriere di questo tipo rappresenterebbe un significativo aumento di sicurezza per Ungheria e Bulgaria. La prima sta già completando una barriera alta 3,5 metri lungo il suo confine con la Serbia, mentre la seconda ha alzato una barriera di circa 3 metri al suo confine con la Turchia. La barriera progettata dagli israeliani, oltre ad essere più alta, avrebbe una struttura più forte e più sofisticate difese elettroniche.

L’Ungheria è divenuta un elemento esplosivo della crisi, essendo la principale porta di accesso per chi si muove via terra attraverso i Balcani. Il suo governo di destra è una delle voci più dure del continente contro l’immigrazione di massa.

Ma i funzionari UE hanno criticato Budapest e qualcuno ha fatto notare come sia ironico che proprio il paese che per primo aprì la Cortina di Ferro verso l’Austria nel 1989, ancor prima che cadesse il muro di Berlino, sia ora il primo a voler alzare nuove barriere.

Frontex, l’agenzia UE responsabile della gestione delle frontiere, è contraria alle barriere e ha detto chiaramente che l’UE non aiuterà gli stati membri a finanziarle.

“Quando si tratta di controllare i flussi migratori, una barriera non è la soluzione, così come il controllo delle frontiere non è la panacea per i flussi di migranti,” ha detto la portavoce Izabella Cooper. “Bisogna piuttosto rendere più stabili i paesi da cui i rifugiati fuggono.”

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