Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 18–24 agosto

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°131), basato su un riassunto del Rapporto.

ochaDurante la settimana, 54 palestinesi, tra cui otto minori e due donne, sono rimasti feriti in scontri con le forze israeliane in varie località della Cisgiordania. Durante tali scontri le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni, proiettili di arma da fuoco, proiettili di gomma, spray irritanti e granate assordanti contro palestinesi impegnati essenzialmente nel lancio di pietre e, in alcuni casi, di bottiglie incendiarie. La maggior parte delle lesioni sono state prodotte nel corso di tre episodi: nella zona di Al ‘Isawiya di Gerusalemme Est (17 feriti), durante una operazione di ricerca-arresto; nel villaggio di Qusra (Nablus) (15 feriti), in seguito all’intervento delle forze israeliane a fronte di un diverbio tra palestinesi e un gruppo di coloni israeliani, innescato, a quanto riferito, da un colono che tentava di danneggiare alberi di ulivo; nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya) (14 feriti), durante la protesta settimanale contro la chiusura di lunga data di uno degli ingressi principali del villaggio. Una ulteriore protesta contro la ripresa della costruzione della Barriera a Beit Jala (Betlemme), ed il relativo sradicamento di alberi, ha provocato il ferimento di due donne e un uomo.

Le forze israeliane hanno arrestato 98 palestinesi nei territori palestinesi occupati, di cui tre nella Striscia di Gaza. Gli arresti nella Striscia di Gaza includono due commercianti palestinesi che, dopo aver ricevuto un permesso per recarsi in Cisgiordania, sono stati arrestati al loro arrivo al valico di Erez, e un altro palestinese arrestato nei pressi della recinzione che circonda Gaza, dopo che era entrato in Israele senza autorizzazione israeliana.

Sono stati registrati cinque attacchi di coloni israeliani con lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà: il ferimento una bambina di sei anni, colpita dal lancio di sassi, ed atti di vandalismo contro un negozio di souvenir, entrambi nei pressi della Moschea di Al Ibrahimi, nella zona H2 di Hebron, sotto controllo israeliano; l’aggressione fisica di un pastore che pascolava le sue pecore a Dura (Hebron) e di un palestinese fermo in strada nei pressi del bivio del villaggio di Yatma (Nablus); la messa a fuoco di terre coltivate a Burin (Nablus).

Il 24 agosto, le autorità israeliane hanno proibito l’accesso dei palestinesi al Complesso della Moschea di Al Aqsa fino alle ore 11:00, impedendo agli studenti di accedere alle loro scuole (all’interno del Complesso ci sono tre scuole, frequentate da oltre 500 studenti palestinesi), agevolando, nel contempo, l’ingresso di coloni e di altri gruppi israeliani.

Dai media israeliani sono stati segnalati quattro casi di sassaiole da parte palestinese contro veicoli con targa  israeliana che viaggiavano in Cisgiordania, provocando lesioni a sei coloni israeliani, tra cui un bambino di due anni e danni a due veicoli.

Per mancanza di permessi edilizi rilasciati da Israele le autorità israeliane hanno demolito 42 strutture di proprietà palestinese in Area C e Gerusalemme Est, sfollando un totale di 54 persone, tra cui 33 minori, e coinvolgendone, in vario modo, circa altre 100. Nell’arco di sei mesi, questa è la più grande ondata di demolizioni che abbia avuto luogo in una sola settimana. L’88% delle strutture prese di mira (37) si trovano in quattro comunità della Valle del Giordano (Ad Deir, Khirbet Samra, Fasayil al Wusta, e città di Gerico); due strutture si trovano in una zona di Tubas dichiarata chiusa dai militari israeliani per “esercitazioni a fuoco”; altre tre strutture nel Governatorato di Gerusalemme, nella zona di Wadi al Joz (Gerusalemme Est) e Bir Nabala. Finora nel 2015, in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est) le autorità israeliane hanno demolito un totale di 417 strutture, sfollando 495 palestinesi, tra cui 277 minori.

Nella Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro civili nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA) in terra e in mare, in almeno quattro occasioni. Non sono stati segnalati feriti. In un’occasione le forze israeliane sono entrate all’interno della Striscia di Gaza ed hanno spianato il terreno, costringendo gli agricoltori ad allontanarsi dall’area.

A nord della città di Rafah, due minori di 9 e 13 anni, mentre stavano giocando sono stati feriti calpestando un ordigno inesploso (UXO). Dal cessate il fuoco del mese di agosto 2014, 16 palestinesi, tra cui un minore, sono stati uccisi da residuati bellici e oltre 170, tra cui 24 minori, ne sono stati feriti.

Questa settimana, tra il 18 e il 20 agosto, le autorità egiziane hanno aperto eccezionalmente il valico di Rafah in entrambe le direzioni, consentendo il transito di palestinesi: 2.229 sono entrati nella Striscia e 2.105 ne sono usciti, per lo più  pazienti, studenti e cittadini con doppia cittadinanza. Il valico di Rafah sotto, controllo egiziano, è stato costantemente chiuso, anche all’assistenza umanitaria, dal 24 ottobre 2014, fatta eccezione per 29 giorni di aperture parziali.

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