Attaccato da un cane dell’esercito, il ragazzo palestinese Hamza aspetta ancora di essere rimesso in libertà

Editoriale del quotidiano israeliano Haaretz, 15 marzo 2015

Malgrado le inaudite modalità del suo arresto, il sedicenne Hamza Abu Hashem di Beit Umar è detenuto da quasi tre mesi nel carcere militare di Ofer

Foto_cane

Circa due settimane fa l’ex deputato Michael Ben Ari ha pubblicato un breve video che mostra soldati dell’esercito israeliano mentre aizzano un cane dell’unità cinofila Oketz contro un ragazzo palestinese, incitando la bestia a fargli male. “Dagli addosso, dagli addosso” si sente dire da voci che parlano in ebraico, mentre il cane tiene tra le sue mascelle il ragazzo terrorizzato.

L’ex deputato Ben Ari era fiero di questo video impressionante. Ma dopo la sua pubblicazione l’esercito ha aperto un’inchiesta ed ha smesso di impiegare cani nel corso delle dimostrazioni in Cisgiordania. Il comandante della Ayosh Division, Generale di Brigata Tamir Yadai, ha parlato di “un grave incidente nell’uso dei cani, che dimostra un basso livello professionale … e un comportamento eticamente inappropriato”.

Tuttavia, trapela adesso la notizia che malgrado l’apparente risolutezza della risposta dell’esercito e la disapprovazione della condotta dei soldati, la vittima di questo incidente, il sedicenne Hamza Abu Hashem, di Beit Umar, è detenuto da quasi tre mesi nella prigione di Ofer dove sta aspettando il proseguimento del processo in cui è accusato di aver lanciato sassi.

I genitori del ragazzo – che hanno anche un altro figlio, Mohammed di 18 anni, che è stato arrestato dall’esercito alcune settimane fa e di cui non sanno più nulla – non hanno alcuna idea di come stia il procedimento legale nei riguardi di Hamza. Inoltre, da quando il loro figlio è stato attaccato e ferito dal cane, non hanno avuto il permesso di vederlo neanche una volta, nemmeno quando è stato sottoposto a cure mediche dopo l’attacco.

Al padre, che è andato al tribunale annesso alla prigione di Ofer, è stato detto che il ragazzo era stato condannato a 10 mesi di prigione e ad una multa di 6.000 shekel (1.494 dollari), ma le cose non stavano così. Questo fatto sottolinea lo stato di impotenza dei genitori del ragazzo, che non sono nemmeno riusciti a sapere il nome dell’avvocato che rappresenta il loro figlio.

Il ragazzo è presumibilmente in preda ad un trauma emotivo dovuto al maltrattamento subìto dai soldati, e per non tener conto di quello che gli è successo ci vuole una crudeltà quasi mostruosa. Abu Hashem è stato messo sotto processo per il reato relativamente minore di aver lanciato sassi. Dopo tutto quello che ha subìto, ci si sarebbe aspettato che l’esercito israeliano e la giustizia militare mostrassero un briciolo di umanità e lo lasciassero libero.

Sono anni che l’esercito israeliano (IDF) arresta minorenni palestinesi, e lo fa su larga scala: a gennaio di quest’anno il numero di minorenni in carcerazione preventiva o che scontano una condanna ammontava a 163. Questo succede malgrado molte critiche e molta disapprovazione sia in Israele che fuori. Ma qualunque critica sembra ora insufficiente di fronte a ciò che l’esercito sta facendo a questa giovane vittima.

 a cura di AssoPacepalestina  

(traduz. Donato Cioli)

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