Partito da Roma il “Cycling for Palestine”, due ruote contro l’occupazione e l’islamofobia

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6 mila chilometri in bicicletta. Sono quelli che percorrerà Andrea di Blasio per raggiungere Ramallah in Palestina. Partito da Roma, di Blasio sarà a Bologna il 21 febbraio per partecipare al sit in “Open Shuhada Street” organizzato da Assopace Palestina per la pace
BOLOGNA, 20 febbraio – Può una bicicletta cambiare il mondo? Secondo Andrea di Blasio, la risposta è sì. È per questo che ha deciso di inforcare la sua bicicletta e percorrere i 6 mila chilometri che separano Roma (da cui è partito) a Ramallah in Palestina, risalendo l’Italia fino a Trieste e poi scendendo la penisola balcanica fino al Medioriente. L’iniziativa si chiama “Cycling for Palestine” e vuole portare un messaggio di speranza, abbattere i muri del silenzio e dell’indifferenza e contrastare l’islamofobia che sta crescendo, soprattutto dopo i fatti di Parigi. “Corriamo in bici per la gente comune, per i palestinesi oppressi da tempo e per ogni essere umano sia esso cristiano, musulmano o ebreo”, si legge nella presentazione del progetto. Insomma, “Cycling for Palestine” vuole essere occasione di incontro tra culture diverse, proprio per questo motivo i suoi sostenitori hanno anche scritto una lettera a Papa Francesco.

L’idea di “Cycling for Palestine” è nata nell’agosto del 2014, in occasione di uno dei viaggi in Cisgiordania organizzati da Assopace Palestina. Erano i giorni in cui Israele lanciava l’attacco militare su Gaza con l’Operazione Margine di protezione. Durante la visita delle città e dei villaggi, il gruppo ha potuto osservare violenze, sopraffazioni e soprusi che Israele perpetua verso i palestinesi, ma anche le incredibili realtà di resistenza all’occupazione dei Comitati popolari per la resistenza non violenta. Una resistenza che passa anche dal teatro, dai circoli di ragazzi che lottano contro gli insediamenti a Hebron e Ramallah, dai campi di lavoro, dalle raccolte di firme, dagli scioperi, dalle lotte sindacali e dai boicottaggi.

ASCOLTA L’INTERVISTA A RADIO ONDA D’URTO DI PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA

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Il 21 febbraio Andrea di Blasio raggiungerà Bologna e parteciperà a sit in “Open Shuhada Street” organizzato per il quinto anno da Assopace Palestina Bologna (ore 15.30 in piazza del Nettuno) per affermare il diritto del popolo palestinese a vivere libero in un proprio Stato accanto allo Stato di Israele e di altri Stati arabi, liberi e democratici. Il sit in è una delle iniziative organizzate a Bologna per “Open Shuhada Street Campaign”, campagna non violenta internazionale per protestare contro le misure di chiusura e separazione messe in atto dal governo israeliano a Hebron. Dal 2010 ogni anno, attivisti e organizzazioni in tutto il mondo si uniscono, in occasione del 25 febbraio, giorno in cui nel 1993 un colono israeliano uccise 29 palestinesi mentre pregavano nella moschea, evento in risposta al quale, Israele ha introdotto una politica di separazione a Hebron, tra cui la chiusura della via principale, Shuhada Street, per i palestinesi, creando di fatto una città fantasma. “Shuhada Street è la via principale di Hebron, sarebbe come se a Bologna impedissero l’accesso a via Indipendenza – racconta Roberto Morgantini di Assopace Palestina – È un altro muro che cresce e noi, anche con questa iniziativa, chiediamo che quel muro cada”.

Oltre al sit in di domani, oggi (20 febbraio – ore 18) nella Sala del Silentium del Quartiere San Vitale a Bologna si tiene un incontro promosso da Assopace Palestina Bologna con due donne che vivono a Hebron: Sondos Azza, studentessa e attivista del movimento Giovani contro gli insediamenti e Najwa mro, donna impegnata contro gli insediamenti. Interviene anche Stefano Laboragine di Assopace Palestina Bologna che illustrerà la campagna “Open Shuhada Street”. Dopo Bologna le iniziative proseguono a Padova (il 21 febbraio), Brescia (il 22), Genova (il 23), Torino (il 24), Alba (il 25), Milano (il 26) e Roma (il 27 febbraio).

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