Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 30 dicembre 2014 – 12 gennaio 2015

da | Gen 24, 2015 | Notizie

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

ochaCisgiordania

  • In scontri con le forze israeliane 42 i palestinesi feriti; 19 sono minori, 5 dei quali colpiti da arma da fuoco.
  • In 3 degli scontri provocati da coloni, le forze israeliane intervengono sparando verso i palestinesi. Segnalato l’uso di armi da fuoco anche da parte di coordinatori israeliani della sicurezza degli insediamenti colonici.
  • Oltre 5.500 gli alberi vandalizzati da coloni israeliani.
  • 11 attacchi di palestinesi contro coloni; in un caso un palestinese ha colpito un colono con un cacciavite.
  • Demolite 27 strutture in Area C e 5 in Gerusalemme Est. Consegnati ordini di sfratto a 14 famiglie di rifugiati della Comunità beduina di Al Hathroura.
  • 4 giovani tentano di entrare in Egitto: i soldati egiziani sparano; uno muore, gli altri vengono arrestati.
  • Aree ad Accesso Riservato: 32 casi di uso di armi da fuoco da parte delle forze israeliane; 3 palestinesi feriti; una barca sequestrata, un’altra incendiata.
  • Tempesta invernale: morti di freddo 2 bambini e un pescatore; 9 i feriti; centinaia gli sfollati per le inondazioni. L’inverno e la carenza di energia aggravano le condizioni di vita degli sfollati. 2 bambini muoiono nella loro casa incendiata da una candela.
  • Valico di Rafah ancora chiuso. 17.000 persone attendono di transitare in Egitto.

Striscia di Gaza

  • 4 giovani tentano di entrare in Egitto: i soldati egiziani sparano; uno muore, gli altri vengono arrestati.
  • Aree ad Accesso Riservato: 32 casi di uso di armi da fuoco da parte delle forze israeliane; 3 palestinesi feriti; una barca sequestrata, un’altra incendiata.
  • Tempesta invernale: morti di freddo 2 bambini e un pescatore; 9 i feriti; centinaia gli sfollati per le inondazioni. L’inverno e la carenza di energia aggravano le condizioni di vita degli sfollati. 2 bambini muoiono nella loro casa incendiata da una candela.
  • Valico di Rafah ancora chiuso. 17.000 persone attendono di transitare in Egitto.

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo: 30 dicembre 2014 – 12 gennaio 2015 (2 settimane)

Cisgiordania (West Bank)

 Le forze israeliane feriscono 42 palestinesi: tra essi 19 minori

Nel periodo in esame (due settimane), le forze israeliane hanno ferito 42 palestinesi durante scontri avvenuti in diverse località della Cisgiordania. Il 45% dei feriti (19 su 42) sono minori; sul totale dei feriti, 14 sono stati colpiti da proiettili di arma da fuoco. La media settimanale di ferimenti durante il periodo in esame (21) è la più bassa registrata da metà settembre 2014.

Tra i minori feriti, cinque – tra cui un 13enne, un 14enne ed un 15enne – sono stati colpiti da proiettili di arma da fuoco in tre diversi episodi durante i quali giovani palestinesi hanno lanciato pietre contro checkpoint o pattuglie israeliane: vicino al checkpoint di Beituniya, all’entrata del Campo Profughi di Al Jalazone (Ramallah) e all’entrata del villaggio di ‘Anata (Gerusalemme).

L’11 gennaio, durante una operazione di ricerca-arresto a sud di Yatta (Hebron), si è verificato un altro pesante scontro che ha provocato il ferimento di cinque palestinesi, tra cui un bambino di sei mesi che ha subito una grave inalazione di gas quando un lacrimogeno sparato dalle forze israeliane è caduto nella loro casa.

In Cisgiordania, nel 2014, i minori palestinesi feriti dalle forze israeliane sono stati 1.187, quasi lo stesso numero del 2013. Tuttavia, nel 2014, la percentuale di minori feriti è stata notevolmente inferiore: il 20%, rispetto al 32% del 2013; la riduzione è attribuibile ad una maggiore partecipazione di adulti alle manifestazioni svolte nel 2014.

 Oltre 5.500 piantine di ulivo ed alberi vandalizzati da coloni israeliani; 11 episodi di attacchi di palestinesi contro coloni

Tre degli incidenti provocati da coloni durante il periodo di riferimento [30 dic.- 12 genn.] hanno visto la partecipazione delle forze israeliane intervenute durante gli attacchi di coloni, evolutisi in scontri con palestinesi e risultanti nel ferimento di sei di questi ultimi (conteggiati nella sezione precedente). Il 3 gennaio, nei pressi dell’insediamento di Itamar (Nablus), un gruppo di 50 coloni armati ha cercato di arrestare cinque pastori palestinesi, scatenando scontri; le forze israeliane, arrivate sul luogo, hanno sparato proiettili di arma da fuoco, proiettili di gomma e gas lacrimogeno contro i palestinesi, ferendone due. Ancora a Nablus, in due separati episodi, il 31 dicembre ed il 10 gennaio, nel villaggio di Burin, le forze israeliane sono intervenute negli scontri tra coloni israeliani e palestinesi, sparando con armi da fuoco contro questi ultimi e ferendone quattro, tra cui due minori.

Durante il periodo considerato da questo rapporto, coloni israeliani hanno sradicato o vandalizzato, secondo quanto riferito, un totale di 5.554 alberi e pianticelle di ulivo, in quattro diversi contesti. L’episodio più rilevante è avvenuto nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), dove 5000 pianticelle di ulivo di 2-3 anni sono state trovate sradicate il 1° gennaio. Si stima che almeno 70 palestinesi siano stati danneggiati da questa azione vandalica. Il giorno successivo, un gruppo di coloni del vicino insediamento illegale di ‘Adei ‘Ad ha lanciato pietre contro un convoglio diplomatico straniero in visita alla piantagione distrutta, causando danni ad un veicolo. Benché le forze israeliane siano arrivate sul luogo, non sono stati segnalati arresti.

A parte la sua illegittimità in base al diritto internazionale, l’insediamento avamposto di ‘Adei ‘Ad, stabilito nel 1998 senza l’autorizzazione delle autorità israeliane, è stato fonte di sistematica violenza e molestie nei confronti dei palestinesi che vivono in quattro villaggi adiacenti. La mancanza dell’applicazione della legge da parte delle autorità israeliane, in primis lo smantellamento dell’avamposto, ha portato allo sradicamento, dal 2010, di oltre 8.000 tra alberi e pianticelle.

L’8 gennaio, circa 580 ulivi e mandorli sono stati abbattuti da coloni nei pressi dei villaggi di Qwawis e Ma’in (Hebron); dieci famiglie palestinesi sono state danneggiate. Inoltre, l’11 gennaio, nel villaggio di Yassuf (Salfit), vicino all’insediamento colonico di Kfar Tappuah, 36 alberi di ulivo sono stati trovati tagliati. Complessivamente, nel 2014, coloni israeliani hanno vandalizzato circa 9.400 tra alberi e alberelli, e più di 10.600 nel 2013.

Nella parte della città di Hebron controllata da Israele (H2), coloni israeliani hanno aperto un varco nel muro di un negozio sulla Ash Shuhada Street. Le autorità israeliane, con una serie di ordini militari, stabilirono in Hebron aree riservate [cioè vietate ai palestinesi per garantire la sicurezza dei coloni israeliani]; questi ordini interessano un totale di 512 attività commerciali e/o produttive palestinesi; tra esse rientrano tutte le attività esercitate sulla Ash Shuhada Street (160 botteghe) dove, dal 2002, i palestinesi non possono più accedere. [vedere il documento ONU: “The humanitarian impact of Israeli settlements in Hebron City]

Il 30 dicembre, coloni israeliani, arrivati in auto nel villaggio di Ad Dierat (Hebron), hanno lanciato bottiglie incendiarie all’interno di una casa, incendiando i mobili, ed hanno scritto slogan anti-palestinesi sul muro esterno della casa prima di allontanarsi dal villaggio.

Il 4 gennaio, un coordinatore israeliano della sicurezza dell’insediamento di Karyat Arba’, nella zona H2 di Hebron, ha aperto il fuoco verso minori che, egli afferma, stavano lanciando pietre verso l’insediamento. Di conseguenza un passante è rimasto ferito. In un altro episodio, il 10 gennaio, nel villaggio di Ar Rihiya (Hebron), un coordinatore israeliano della sicurezza dell’insediamento di Haggay ha aperto il fuoco contro un gruppo di minori che stavano giocando con la neve su un terreno vicino alla recinzione dell’insediamento, ferendo un 14enne.

Per disposizione militare, ai coordinatori della sicurezza degli insediamenti sono attribuiti poteri di polizia, come l’arresto di sospetti e l’uso della forza. Mentre l’esercito israeliano è formalmente responsabile del loro armamento, formazione e supervisione, essi dipendono anche dai servizi municipali dell’insediamento che li nomina e paga i loro stipendi; ciò crea spesso conflitto di interessi.

Secondo i media israeliani, nel periodo di riferimento, in Cisgiordania e Gerusalemme Est, ci sono stati 11 attacchi palestinesi contro coloni ed altri israeliani; due attacchi hanno causato il ferimento di tre coloni israeliani, e gli altri nove hanno prodotto danni materiali. L’episodio più grave si è verificato il 31 dicembre, nella Città Vecchia di Gerusalemme, quando un palestinese ha colpito un colono nella parte posteriore con un cacciavite.

Sei episodi hanno riguardato il lancio di pietre e tre il lancio di bottiglie incendiarie a veicoli di coloni israeliani, a Gerusalemme, Ramallah e Betlemme, causando danni a veicoli. In un episodio, il 12 gennaio, vicino a Sinjil, il lancio di pietre contro un veicolo ha causato il ferimento di due donne colono israeliane. Sono anche stati segnalati due episodi (non compresi nel conteggio) di lancio di pietre contro la Metropolitana leggera, nel tratto in Shu’fat.

Demolite 34 strutture in Area C e Gerusalemme Est

Durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno demolito 27 strutture palestinesi nell’Area C della Cisgiordania e cinque a Gerusalemme Est, oltre a due auto-demolizioni; tutte sono state praticate perla mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele.

Diciotto di queste strutture, tra cui otto strutture abitative, otto ricoveri per animali e due cucine esterne, sono state demolite il 1° gennaio nel nord della Valle del Giordano, nella Comunità pastorizia di ‘Ein Hilwan- Um al Jmal. Cinque famiglie, composte da 29 persone, tra cui 17 minori, sono state di conseguenza sfollate. Almeno sette delle strutture demolite erano state fornite da organizzazioni umanitarie in risposta ad una precedente demolizione su larga scala, effettuata il 31 gennaio 2014, che aveva riguardato 36 strutture. Mentre i funzionari israeliani affermano che le demolizioni sono state effettuate a causa della mancanza dei permessi di costruzione, i rappresentanti della Comunità affermano che nessun ordine di demolizione è stato loro consegnato prima che le demolizioni stesse venissero effettuate. ‘Ein Hilwan- Um al Jmal è una piccola comunità di pastorizia, con una popolazione permanente di circa ottanta persone ed altre trenta persone circa che vi risiedono su base stagionale. La Comunità si trova interamente in Area C, ai margini di un territorio designato dalle autorità israeliane come “zona chiusa per addestramento militare” (“firing zone” [cioè,” zona per esercitazioni a fuoco”]). Come tale, la Comunità non è collegata a reti idriche o elettriche e soffre di restrizioni all’accesso ai propri pascoli tradizionali, da cui dipende per la sussistenza.

Il 1° gennaio, nella Comunità di Fagarah, in Masafer Yatta (Hebron), situata in una zona designata come “firing zone”, le autorità israeliane hanno demolito una tenda usata per lo stoccaggio; la demolizione ha colpito una famiglia di 14 persone, tra cui 8 minori.

Circa il 18% della Cisgiordania è stata designata dalle autorità israeliane come “firing zone”. Ci sono più di 18.000 palestinesi che vivono in piccole comunità di pastori che si trovano all’interno o adiacenti a “firing zone”. Soffrono di gravi restrizioni di accesso, demolizioni e ricorrenti episodi di sfollamento forzato, e sono in situazioni di elevato bisogno umanitario.

Il 30 dicembre, nel quartiere di Jabal Al Mukabbir a Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno demolito cinque strutture, tra cui quattro strutture residenziali disabitate; inoltre, una famiglia è stata costretta ad auto-demolire la propria casa per evitare di incorrere in costi più elevati qualora la struttura fosse stata demolita dalle autorità. Per lo stesso motivo, una famiglia del quartiere di Sur Bahir, in Gerusalemme Est, è stata costretta ad auto-demolire una struttura abitativa il 2 gennaio. Un totale di cinque persone, tra cui tre minori, sono state colpite dal provvedimento.

Sette delle strutture, tra cui una cisterna per acqua ed una struttura di sussistenza fornita tramite intervento umanitario a seguito di una precedente demolizione, sono state demolite il 5 gennaio nella città di Hebron e nel villaggio di Idhna (Hebron). Altre due strutture commerciali sono state demolite in Husan (Betlemme). Complessivamente 58 palestinesi sono stati colpiti da questi provvedimenti.

Le forze israeliane hanno consegnato ordini di sfratto, con un preavviso di 48 ore, ad almeno 14 famiglie di rifugiati registrati della Comunità beduina di Al Hathroura, nei pressi della zona di Wadi al Qilt; secondo quanto riferito per illegale presenza nella zona. Gli ordini di sfratto colpiscono 69 palestinesi, tra cui 27 minori. Due settimane prima, famiglie di questa Comunità avevano ricevuto assistenza umanitaria sotto forma di roulotte finanziate da donatori.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Un civile ucciso dalle forze egiziane e altri tre feriti dalle forze israeliane

Il 2 gennaio, ad est della città di Rafah, le truppe di frontiera egiziane hanno aperto il fuoco verso un gruppo di minori palestinesi che, secondo quanto riferito, stavano tentando di infiltrarsi in Egitto, ferendo un 17enne, successivamente morto per le ferite, ed arrestandone altri tre.

Nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA), a terra ed in mare, si sono invece ripetuti quotidianamente episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco, con almeno 32 di questi incidenti segnalati durante le due settimane del periodo di riferimento; tre civili palestinesi sono stati feriti.

In un incidente, il 2 gennaio, ad est di Jabalia, le forze israeliane posizionate lungo la recinzione perimetrale di Gaza, hanno aperto il fuoco verso un gruppo di palestinesi che lanciava pietre contro di loro, ferendo due 19enni. In altri due episodi, l’8 e l’11 gennaio, le forze di Israele hanno sparato e ferito due civili palestinesi che, secondo quanto riferito, stavano tentando di infiltrarsi in Israele; i due feriti sono stati poi arrestati.

Secondo le fonti di informazione, i tentativi di infiltrarsi sia in Israele che in Egitto sono andati aumentando negli ultimi mesi. L’aumento può essere attribuito al deterioramento delle condizioni di vita conseguente alle ostilità di luglio-agosto 2014, aggravato dall’impossibilità per la popolazione di uscire da Gaza attraverso i valichi ufficiali, che sono rimasti chiusi da lungo tempo (Rafah) o soggetti a rigorose restrizioni (Erez).

In almeno nove casi, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca palestinesi che, secondo quanto riferito, navigavano all’interno del limite di pesca di sei miglia nautiche imposto da Israele, costringendole a terra. Il 30 dicembre, ad ovest di Rafah, la marina israeliana ha sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi. Secondo testimoni oculari, le forze navali israeliane hanno costretto i tre pescatori a bordo a gettarsi in acqua e nuotare verso la motovedetta, per poi arrestarli e confiscare la loro barca. I pescatori sono stati rilasciati poche ore dopo senza la loro barca. In un altro episodio, il 3 gennaio, ad ovest di Rafah, la marina israeliana ha aperto il fuoco contro barche palestinesi, ferendo un pescatore e dando alle fiamme una barca.

Una tempesta invernale ha causato la morte di due bambini e di un pescatore

Una tempesta invernale che ha colpito la regione tra il 6 e il 9 gennaio ha provocato almeno tre morti e nove feriti, oltre allo sfollamento temporaneo di centinaia di persone a causa di inondazioni.

Le vittime sono due bambini (quattro mesi ed un anno di età), deceduti il 9 ed il 10 gennaio per ipotermia e un pescatore morto il 10 gennaio per ipotermia, mentre pescava vicino alla riva. La difesa civile palestinese ha riferito che, durante la tempesta, almeno nove persone sono rimaste ferite come conseguenza dell’uso di sistemi di illuminazione e di riscaldamento pericolosi e che centinaia di persone sono state evacuate a causa di inondazioni, infiltrazioni di acqua o crollo parziale delle loro case; tra esse circa 150 persone hanno trovato rifugio in Centri collettivi dell’UNRWA. Durante la tempesta invernale, nella Striscia di Gaza sono stati effettuati oltre 80 interventi di soccorso, tra cui 50 interventi di evacuazione in Rafah e Khan Younis.

Permane la situazione di grave mancanza di carburante che limita fortemente la capacità di erogare servizi e di rispondere alle emergenze da parte degli enti a ciò deputati, in particolare i Comuni ed i Ministeri che già si trovano a fronteggiare finanziamenti insufficienti e mancanza di adeguate attrezzature e di pezzi di ricambio.

Le condizioni di vita delle persone che si trovano nei Siti di Sfollamento Temporaneo o in case danneggiate o in ripari di fortuna, continuano a costituire una grande preoccupazione durante questa stagione invernale. Infiltrazione di acqua dai tetti è stata segnalata in alcuni dei ricoveri del Sito di Sfollamento Temporaneo di Khuza’a, soprattutto nelle estensioni fatte alle roulotte dagli sfollati.

Il valico di Rafah è rimasto chiuso in entrambe le direzioni

Il valico di Rafah tra Egitto e Gaza è rimasto chiuso per le due settimane del periodo di riferimento. Secondo l’Autorità di Frontiera e Valico di Gaza, ci sono circa 17.000 persone registrate, inclusi i pazienti medici, in attesa di uscire da Gaza, oltre ad una stima di altre 37.000 persone [non registrate] che desiderano uscire da Gaza; tra essi coloro che vorrebbero recarsi in Arabia Saudita per il pellegrinaggio.

Il valico di Rafah è stato chiuso [dall’Egitto] il 24 ottobre 2014, a seguito di un attacco nel Sinai che ha causato la morte di 30 soldati egiziani. Tuttavia, il valico è stato eccezionalmente aperto in modo parziale (nella sola direzione di Gaza) tra il 26 novembre ed il 1° dicembre e, in entrambe le direzioni, tra il 21 ed il 23 dicembre. Secondo il Direttore di Frontiera e di Valico di Gaza, in occasione di tali aperture 1.516 persone, per lo più pazienti e studenti, hanno lasciato Gaza e 4.078 vi sono rientrati.

Continua la carenza di energia elettrica

La carenza di lunga data di energia elettrica, combinata con i prezzi elevati dei carburanti e la carenza di gas da cucina e le condizioni meteorologiche avverse, hanno costretto molte persone a ritornare ad insicuri metodi di illuminazione e di riscaldamento che hanno causato vittime. Il 3 gennaio, nel Campo profughi di Shati, due bambini, di tre e quattro anni, sono morti ed il padre è stato ferito a seguito di un incendio divampato nella loro casa. Una prima indagine porta a pensare che l’incendio sia stato causato da una candela. Secondo il Centro Al Mezan per i Diritti Umani, dal 2010, 26 persone, tra cui 21 minori, sono morti in incidenti collegati alla carenza di energia elettrica.

La Centrale elettrica di Gaza ha ripreso ad operare con una sola turbina il 4 gennaio e il 6 gennaio, avendo ricevuto altro carburante, ha messo in funzione una seconda turbina. L’Autorità Palestinese per l’Energia ha dichiarato che l’energia elettrica disponibile non sarà sufficiente per riprendere il ciclo di 8 ore [8 ore di elettricità e 16 di blackout]; ciò è dovuto all’aumento della domanda (collegata all’inverno) ed alla scarsità di carburante a disposizione della Centrale. Pertanto le interruzioni programmate di corrente raggiungeranno le 18 ore al giorno in media. La Centrale era stata fermata il 28 dicembre per mancanza dei fondi necessari all’acquisto di carburante.

Il recente deterioramento della situazione finanziaria della Centrale è dovuta a due fattori principali. In primo luogo, una esenzione fiscale che era stata concessa in passato alla Centrale dal Ministero delle Finanze Palestinese per quanto riguarda l’acquisto di carburante è scaduta di recente; la conseguenza è un significativo aumento del costo del carburante. In secondo luogo, a causa dell’ulteriore deterioramento della situazione economica della popolazione, causata dalle ostilità di luglio-agosto, è diminuita drasticamente la possibilità di riscuotere gli importi dovuti dalle famiglie per i consumi di energia elettrica.

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