I can’t breath – Non respiro

Assopace Palestina denuncia l’escalation di violenza repressiva da parte dell’esercito israeliano nei confronti degli attivisti dei comitati popolari di resistenza  non violenta palestinesi. E, in vista del Natale, invita a ricordare che la Betlemme visitata ogni anno da milioni di pellegrini cristiani e rappresentata in tutti i presepi, si trova su Territori illegalmente Occupati. 
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Venerdì scorso mentre gli attivisti dei movimenti popolari manifestavano pacificamente e tentavano di installare una lapide commemorativa a Turmusayya, dove Ziad Abu Ein, Ministro palestinese, e’ stato ucciso durante una manifestazione pacifica il 10 dicembre scorso, è stato arrestato Mohammad Al-Khatib, attivista del villaggio di Bili’in. Sono state invece fermate e poi rilasciate Neta Golana cittadina israeliana co-fondatrice dell’International Solidarity Movement e altre due attiviste internazionali. A Mohammad e’ stato rotto un braccio, quindi è stato afferrato alla giugulare impedendogli il respiro e buttato violentemente a terra per immobilizzarlo.
Anche in questo caso, la ‘tecnica’ utilizzata dai soldati e’ molto simile a quella per la quale Abu Ein e’ morto, e ricorda quella di cui è rimasto vittima il ragazzo nero americano Garner,  ucciso a  Ferguson: stringere la gola fino al soffocamento.
Nel villaggio di Al’masara, durante una contemporanea manifestazione pacifica, con tanto di Babbo Natale e musica, un colono ha sparato sui manifestanti.
Notizie che non fa notizia. Nei media infatti non si parla dei comitati di lotta popolare nonviolenta, nonostante un  sempre maggiore numero di donne, uomini, bambini, sia palestinesi che israeliani e internazionali, ogni venerdì scendano nelle strade di Gerusalemme Est e dei villaggi della West Bank, dove la terra è stata sottratta ai palestinesi per la costruzione del muro di annessione coloniale, per chiedere la fine dell’occupazione. La loro attività consiste anche nel fare formazione nei villaggi e nelle scuole sul diritto alla terra e sulla resistenza nonviolenta, nel ricostruire villaggi abbandonati e accompagnare i contadini a lavoro per proteggerli dagli attacchi dei coloni durante il raccolto.
Una resistenza quotidiana e pacifica all’occupazione che si sta espandendo e che mette paura al  Governo israeliano, perché gli impedisce di giocare il ruolo della vittima. E’ per questo che aumentano gli arresti degli attivisti, rilasciati solo dietro il pagamento di cospicue somme di denaro.  E aumenta anche la violenza utilizzata per la repressione delle manifestazioni. Negli ultimi mesi, sempre più spesso i soldati non sparano proiettili di gomma ma proiettili veri. Tra i feriti, molti giovani, come il volontario italiano colpito al petto, e molte donne.
AssopacePalestina è a fianco di quei palestinesi e quegli israeliani che credono nella giustizia e lottano insieme per la fine dell’occupazione militare e la colonizzazione della Palestina. Per questo, chiede al Governo italiano di far sentire la propria voce nei confronti di Israele e di denunciare la violazione continua dei diritti umani della popolazione palestinese. Così come chiede ai media di raccontare la verità e rendere visibile il mancato rispetto della legalità Internazionale praticati da Israele.
 Per informazioni

Luisa Morgantini 348 3921465  lmorgantiniassopace@gmail.com

Livia Parisi

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  1. #Espressione: Palestina chiama Italia | ¡NO MÁS! - febbraio 12, 2016

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