Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati dal 23 settembre al 13 ottobre 2014

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs: www.ochaopt.org

ocha

riguardante il periodo:   30 settembre – 13 ottobre 2014  (due settimane)

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • 82 palestinesi feriti; 36 in scontri durante le proteste contro l’ingresso di coloni nel complesso della Moschea di Al Aqsa e contro le contemporanee restrizioni di accesso imposte ai palestinesi. Feriti anche 3 poliziotti israeliani.
  • Haj Ziad Jaber: la polizia irrompe in una scuola per arrestare tre studenti sospettati di lancio di pietre e aggredisce un insegnante che stava filmando.
  • 146 operazioni di ricerca-arresto e 193 palestinesi arrestati.
  • Hebron ed Al Manshiya: un operaio e due minori feriti da ordigni inesplosi.
  • 10 attacchi di coloni israeliani a palestinesi. Ad Assefer gruppo di coloni aggredisce e ferisce due pastori di 8 e 16 anni. Aumentati gli attacchi di coloni ai raccoglitori di olive; circa 90 alberi danneggiati (7.433 da inizio anno).
  • 7 episodi di lancio di pietre a veicoli di coloni israeliani: ferite due donne, danni a veicoli ed a una casa. Plurimi lanci di pietre anche contro la metropolitana leggera.
  • Betlemme: 80.000 mq di terra palestinese destinata alla colonia di Neve Daniel.
  • Morti 2 palestinesi feriti durante le ostilità.
  • Le perduranti restrizioni di accesso a zone di terra e di mare soffocano la pesca e l’agricoltura, fonti primarie di reddito per i palestinesi.
  • Dal 26 agosto 4 morti e 6 feriti per esplosione di residuati bellici.
  • Possibile crisi umanitaria negli ospedali; manca energia elettrica e carburante; ferma la Centrale elettrica.
  • Ancora 100.000 gli sfollati. 20.000 le abitazioni distrutte dal conflitto.

Striscia di Gaza

di seguito il Rapporto completo

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  30 settembre – 13 ottobre 2014

 

 

Cisgiordania (West Bank)

 

 

Le restrizioni di accesso per i palestinesi ed i continui ingressi di israeliani nel complesso della Moschea di Al Aqsa causano scontri

Nel periodo di riferimento di questo rapporto (due settimane), 82 palestinesi, tra cui 15 minori e cinque donne, sono stati feriti dalle forze israeliane, oltre a due volontari internazionali. Nove dei feriti sono stati colpiti da arma da fuoco: sale così a 923 il numero di feriti da arma da fuoco su un totale di 4.389 feriti dall’inizio dell’anno.

In quattro occasioni (2, 7, 8 e 13 ottobre), scontri tra forze israeliane e palestinesi sono scoppiati nel complesso della Moschea di Al Aqsa e nella zona di Bab Hutta della Città Vecchia di Gerusalemme. Gli scontri sono avvenuti nell’ambito di proteste contro l’ingresso degli israeliani nel complesso e contro le contemporanee restrizioni imposte dalle autorità all’ingresso dei palestinesi. Complessivamente, in questi quattro giorni, 36 palestinesi sono stati feriti all’interno del complesso, prevalentemente da proiettili di gomma sparati dalle forze israeliane; tra i feriti un minore, colpito alla testa da un proiettile di gomma ed una donna 63enne, fisicamente aggredita durante le proteste. Le forze israeliane hanno anche lanciato granate assordanti, gas lacrimogeni e spruzzato liquido al peperoncino. Nella zona di Bab Hutta tre poliziotti israeliani sono stati feriti dal lancio di pietre dei palestinesi.

Le restrizioni israeliane all’accesso dei palestinesi al complesso continuano ad essere imposte in base all’età, al genere ed alla occorrenza di festività religiose. Per sei volte, durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno chiuso l’accesso a tutti i palestinesi; in due casi la chiusura ai palestinesi ha coinciso con l’entrata nel complesso di coloni e di altri gruppi israeliani, protetti dalle forze israeliane. Nello stesso giorno, al personale di Al Awqaf [pia fondazione islamica che gestisce la Moschea] è stato impedito di attraversare i cancelli della Moschea. Dal 2013, l’ingresso di israeliani nella Spianata delle Moschee è passato da visite settimanali a visite quasi quotidiane mentre la frequenza delle corrispondenti restrizioni di accesso imposte ai palestinesi è aumentata, portando a scontri tra forze israeliane e palestinesi.

Dodici palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti in scontri scoppiati il 3 ed il 12 ottobre a seguito dell’entrata di israeliani e di gruppi di coloni, protetti dalle forze israeliane, nell’area della Tomba di Giuseppe (Nablus). A seguito del lancio di pietre verso i gruppi, le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni, sparato proiettili di gomma e sparato con armi da fuoco. Quattro palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti da proiettili di arma da fuoco.

Ancora il 12 ottobre, le forze israeliane hanno fisicamente aggredito un insegnante palestinese durante una irruzione nei locali della scuola Haj Ziad Jaber (Hebron) per arrestare tre studenti sospettati di lancio di pietre a veicoli israeliani in transito. L’insegnante stava riprendendo l’incidente quando i soldati lo hanno aggredito ed hanno rotto la videocamera. Alla fine di giugno 2014, erano 122 gli episodi di violenza avvenuti all’interno o in prossimità di strutture educative: 20 di questi episodi sono avvenuti nella zona H2 di Hebron.

Durante il periodo di riferimento [due settimane], le forze israeliane hanno arrestato 193 palestinesi nel corso di 146 operazioni di ricerca-arresto: una media settimanale di 97 arresti, rispetto ai 93 arresti/settimana dall’inizio dell’anno, che hanno causato 313 feriti.

Il 30 settembre, in due diversi incidenti, tre palestinesi sono rimasti feriti a causa della detonazione di ordigni inesplosi (UXO). In uno degli incidenti, in Hebron, un uomo stava rimuovendo macerie con un bulldozer dalla casa di uno dei sospetti dell’uccisione dei tre giovani israeliani nel mese di giugno, quando l’ordigno è esploso; il 18 agosto la casa era stata distrutta con esplosivi dalle forze israeliane.

Nel secondo episodio, due minori, di 11 e 12 anni, sono rimasti feriti dall’esplosione di un ordigno mentre pascolavano il loro bestiame in una zona vicina al villaggio di Al Manshiya (Betlemme).

 

Circa 90 alberi di proprietà palestinese danneggiati da israeliani

Durante il periodo di riferimento [due settimane] sono stati registrati dieci episodi di violenza di coloni, risultanti in lesioni o danni alle proprietà: un numero di episodi in aumento rispetto alla media delle ultime sei settimane.

In tre dei dieci episodi sono state causate lesioni a cinque palestinesi, tra cui tre minori e una donna.

L’11 ottobre, nei pressi di Assefer (Hebron), due minori, di 8 e 16 anni, sono stati aggrediti e feriti da circa sette coloni dell’insediamento colonico illegale di Metzadot Yehuda. I minori stavano conducendo le pecore verso la loro casa che si trova vicino all’insediamento colonico. Il bambino di 8 anni è stato ferito con un coltello ed il 16enne è stato picchiato con un bastone.

Questo periodo, coincidente con l’inizio della stagione del raccolto delle olive, ha registrato un significativo aumento degli attacchi dei coloni ai raccoglitori palestinesi ed agli ulivi di proprietà palestinese (nove casi), con diversi episodi avvenuti nelle aree in cui, per l’accesso dei palestinesi, è necessario un preliminare coordinamento con l’Amministrazione Civile israeliana (ICA). Sono stati inoltre segnalati numerosi episodi di intimidazione. In un caso, il 9 ottobre, il tentativo di un gruppo di coloni di rubare circa 500 kg di olive raccolte da una famiglia nel villaggio di Yanun (Nablus) è stato impedito dall’intervento delle forze israeliane. In due separati incidenti, l’11 ottobre, in aree che richiedono il coordinamento preliminare con la ICA, coloni hanno attaccato palestinesi che stavano raccogliendo olive: in Kafr al Labad (Tulkarem), hanno ferito un uomo ed il figlio di 9 anni e, in Yassuf (Salfit), hanno ferito una donna 27enne.

In totale, i coloni israeliani hanno danneggiato circa 90 alberi di proprietà di palestinese in sei villaggi della Cisgiordania: 59 alberi in Husan e Nahhalin (Betlemme), 2 alberi in Yassuf (Salfit), 15 alberi in Burin (Nablus) e 15 alberi in Kafr Qaddum (Qalqiliya). Dall’inizio del 2014, OCHA ha registrato il danneggiamento o la distruzione di oltre 7.433 alberi o alberelli da parte di coloni; furono 9.265 nel corrispondente periodo del 2013. Inoltre, il 7 ottobre, un contadino, che era stato autorizzato ad accedere al suo terreno nei tempi dettati dall’ICA, ha scoperto che il suo terreno, in Deir al Hatab (Nablus), era stato recintato da coloni che, secondo fonti della comunità palestinese, lo utilizzavano per pascolare le loro pecore, causando danni agli alberi.

Nel periodo di riferimento, fonti della comunità palestinese hanno segnalato un tentativo di coloni, fallito, di rapire un bambino di quattro anni, nella Città Vecchia di Gerusalemme. In connessione all’episodio un colono è stato brevemente trattenuto dalla polizia israeliana. Quest’ultimo caso porta a cinque il numero di tali tentativi segnalati dal giugno 2014 a Gerusalemme Est, oltre al sequestro ed uccisione di un palestinese 16enne, il 2 luglio 2014.

Secondo fonti dei media israeliani, durante la settimana ci sono stati sette episodi di attacchi contro coloni israeliani, in uno dei quali sono state ferite due donne mentre negli altri sono stati danneggiati veicoli di coloni ed una casa; la media settimanale di questi incidenti dall’inizio dell’anno è di tre. Tutti gli incidenti sopra citati sono stati prodotti dal lancio di pietre da parte di palestinesi a Hebron, Betlemme e Gerusalemme Est. Sono inoltre stati segnalati nove episodi di lancio di pietre contro la metropolitana leggera in Shu’fat (Gerusalemme Est).

 

Preoccupazione per l’ulteriore espansione di insediamenti colonici

Il 30 settembre, decine di coloni israeliani, accompagnati dalle forze israeliane, hanno preso possesso di 25 appartamenti nel quartiere di Silwan, in Gerusalemme Est. Le case erano state acquistate dalla organizzazione di coloni El’ad. Silwan, con una popolazione di circa 55.000 palestinesi, è immediatamente adiacente alla Città Vecchia di Gerusalemme. Grazie alla sua importanza strategica e storica, il quartiere è stato più volte obiettivo di attività di insediamento da parte del Governo di Israele così come di organizzazioni di coloni religiosi.

Secondo fonti locali, sin dalla fine degli anni ‘80, coloni israeliani rilevarono 19 edifici in Silwan, e vi andarono ad abitare in 350. Inoltre, l’organizzazione di coloni El’ad ha presentato un progetto per la costruzione di un centro visitatori (Centro Kedem) di fronte al centro turistico colonico “la Città di Davide”, che si trova all’ingresso di Silwan; il progetto è stato approvato dal Comitato di Pianificazione distrettuale nel febbraio 2014.

Il 2 ottobre, le autorità israeliane hanno annunciato sul quotidiano Al Quds che la destinazione d’uso di 80 dunum [1 dunum = 1.000 metri quadrati] di terra palestinese, di proprietà privata, in Al Khader e Nahhalin (Betlemme), vicino all’insediamento colonico di Neve Daniel, sarà cambiata da “terreni agricoli” a “utilizzo pubblico”. Il terreno sarà utilizzato a beneficio dell’insediamento colonico di Neve Daniel e, in particolare, per costruire una scuola religiosa e parchi pubblici. Il terreno è in parte coltivato e, secondo l’Amministrazione Civile israeliana, parte di esso è stata precedentemente dichiarata “terra di Stato”.

 

Nessuna demolizione registrata durante il periodo di riferimento

Durante il periodo di riferimento, il 7 e l’8 ottobre, le autorità israeliane hanno consegnato tre ordini di evacuazione a 15 famiglie palestinesi delle comunità di pastorizia di Khirbet ar Ras al Ahmar, Bardala e Hammamat al Malih al Meiteh, nella Valle del Giordano, per far posto ad attività di addestramento dei militari israeliani.

Gli ordini comportano l’evacuazione, per diversi giorni, delle loro case e, in Bardala, di almeno quattro strutture di sussistenza, cinque serbatoi d’acqua e un recinto con circa 480 animali. Da segnalare che sia Bardala che Hammamat al Malih al Meitah sono ubicate nella “zona per esercitazioni a fuoco”. Da notare anche che circa il 18% della Cisgiordania è stata dichiarata dalle autorità israeliane zona riservata all’addestramento militare o “zona per esercitazioni a fuoco“. In queste aree risiedono circa 5.000 palestinesi appartenenti a 38 comunità beduine di pastorizia, molte di esse anteriormente alla dichiarazione delle aree come “zona per esercitazioni a fuoco”.

Inoltre, il 1° ed il 7 ottobre, in Area C, a Gerusalemme, sono stati consegnati cinque ordini di demolizione e di arresto-lavori per mancanza dei permessi di costruzione israeliani. Tre degli ordini riguardano strutture scolastiche, finanziate da un donatore, per 46 alunni della Comunità beduina di Jaba e un ordine è rivolto ad una struttura abitativa appartenente ad una famiglia di sette persone della Comunità beduina di Abu Fallah, in Khan al Ahmar. Da segnalare il caso di un palestinese che ha ricevuto, il 6 ottobre, in Bruqin (Salfit), un ordine di arresto-lavori che gli impone di ripristinare il suo appezzamento di terreno allo stato originale, perciò eliminando la baracca per le pecore oltre a 120 alberi piantati dalla sua famiglia.

Secondo i membri della Comunità beduina di Ein Al Hilweh – Um al Jmal, nel nord della Valle del Giordano, la ICA [l’Amministrazione Civile israeliana] ha verbalmente loro notificato che tutte le strutture della Comunità sono destinate alla demolizione. Ein al Hilweh – Um Al Jmal si trova in Area C, in una zona dichiarata da Israele come “zona per esercitazioni a fuoco”. Se il provvedimento verrà attuato, circa 80 persone, metà delle quali minori, saranno sfollate.

 

 

 

 

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 

Due palestinesi morti per le ferite riportate durante le ostilità; continua a tenere il cessate il fuoco

Il “cessate il fuoco” concordato il 26 agosto, continua generalmente a tenere: non ci sono segnalazioni di lancio di razzi dalla Striscia o di attacchi aerei israeliani. Ci sono stati, tuttavia, numerosi episodi – collegati alle restrizioni imposte ai palestinesi per l’accesso alle zone adiacenti alla recinzione perimetrale di Gaza e per l’accesso alle zone di pesca marittima – in cui le forze israeliane hanno sparato.

Durante il periodo di due settimane considerato da questo rapporto, in sette casi le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso aree adiacenti alla recinzione, provocando un ferito e, secondo quanto riportato, costringendo i contadini palestinesi ad allontanarsi dai loro terreni agricoli. L’11 ottobre, a nord di Beit Lahia, nella parte settentrionale di Gaza, un civile 24enne è stato ferito dal fuoco israeliano a circa 300 metri dalla recinzione. Le forze israeliane hanno anche condotto una operazione di livellamento del terreno, sul lato di Gaza della recinzione, entrando nella Striscia, secondo quanto riferito, per circa 150 metri. Due civili palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane, presumibilmente per aver tentato di attraversare illegalmente la recinzione per entrare in Israele.

In due occasioni, durante il periodo di riferimento, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che navigavano in prossimità del limite di pesca di 6 miglia nautiche imposto da Israele. Non è stato segnalato nessun ferito. Le restrizioni di accesso, su terra ed in mare, continuano a minare la pesca e l’agricoltura di Gaza, fonti primarie di reddito per migliaia di agricoltori e pescatori e le loro famiglie.

Durante il periodo di riferimento, due palestinesi sono morti per le ferite subite durante le ostilità di luglio-agosto. Secondo gli ultimi dati forniti dal Gruppo di Protezione, il bilancio dei morti palestinesi durante il conflitto è di 2.192, di cui almeno 1.523 sono da ritenersi civili, tra essi 519 minori e 287 donne.

 

Tre civili feriti da ordigni inesplosi (UXO)

La presenza di ordigni inesplosi (UXO) continua a porre un alto rischio per i civili, in particolare per i minori. A seguito delle ostilità di luglio-agosto, il rischio costituito dagli UXO e dai residuati bellici esplosivi (ERW) è diventato significativamente più alto. A partire dal “cessate il fuoco” del 26 agosto, quattro palestinesi sono stati uccisi in incidenti causati dalla detonazione di UXO, e altri sei feriti. Il 4 ottobre un palestinese è stato ferito da un UXO nel nord della Striscia di Gaza e l’11 ottobre altri due palestinesi sono stati feriti per lo stesso motivo.

Secondo la Mine Action Service delle Nazioni Unite (UN MAS), i minori, gli operai che rimuovono le macerie, i raccoglitori di rottami, i lavoratori edili, gli sfollati che ritornano alle loro case danneggiate e gli agricoltori che lavorano e/o vivono nelle Aree ad Accesso Ristretto (ARA) sono stati identificati come i gruppi più esposti ai rischi degli UXO.

 

La carenza di energia elettrica e di combustibile minano ulteriormente l’erogazione dei servizi essenziali

Il Ministero della Sanità di Gaza ha preannunciato una crisi umanitaria negli ospedali di Gaza a causa della mancanza di energia elettrica, combinata con la grave mancanza del carburante necessario per far funzionare i generatori di emergenza. Secondo il Ministero, le strutture sanitarie Gaza stanno soffrendo una grave crisi energetica che sta influenzando la capacità degli ospedali di effettuare operazioni di routine e quindi influisce negativamente sul trattamento dei pazienti. Per parecchi degli ultimi anni, gli ospedali di Gaza hanno avuto gravi difficoltà a causa delle interruzioni di corrente elettrica che, attualmente, raggiungono le 18/giorno. Al fine di mantenere in funzione i servizi critici, la maggior parte degli erogatori di servizi hanno consumato alti livelli di carburante per far funzionare i generatori di elettricità.

Il 13 ottobre, circa 50.000 litri di carburante di emergenza gestito dal Gruppo per la Salute, sono stati distribuiti agli ospedali in difficoltà per alleggerire un poco la situazione; tuttavia, gli ospedali avvertono che hanno carburante per far funzionare i generatori di elettricità per altri cinque-sette giorni. Per la sesta settimana consecutiva, dopo la sua riparazione, l’unica centrale elettrica di Gaza rimane ferma a causa della mancanza di carburante.

 

Oltre 100.000 persone restano sfollate

Il Gruppo Rifugi stima a 20.000 (il 5% delle abitazioni della Striscia di Gaza) le unità abitative gravemente danneggiate durante le ostilità di luglio-agosto e, pertanto, ormai inabitabili.

Secondo il Gruppo Rifugi più di 106.000 persone rimangono sfollate; sono stimate a 47.000 le persone che vivono con famiglie ospitanti ed a 57.000 le persone ospitate in centri collettivi, prevalentemente scuole.

Abitazioni alternative non sono state predisposte prima dell’inizio della stagione fredda e le condizioni di vita degli sfollati continuano a deteriorarsi; molte persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria supplementare, compresi indumenti, coperte invernali e riscaldatori. Secondo valutazioni preliminari, dalle 75.000 alle 80.000 famiglie di profughi sono in questa situazione.

 

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

riguardante il periodo:   30 settembre – 13 ottobre 2014  (due settimane)

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • 82 palestinesi feriti; 36 in scontri durante le proteste contro l’ingresso di coloni nel complesso della Moschea di Al Aqsa e contro le contemporanee restrizioni di accesso imposte ai palestinesi. Feriti anche 3 poliziotti israeliani.
  • Haj Ziad Jaber: la polizia irrompe in una scuola per arrestare tre studenti sospettati di lancio di pietre e aggredisce un insegnante che stava filmando.
  • 146 operazioni di ricerca-arresto e 193 palestinesi arrestati.
  • Hebron ed Al Manshiya: un operaio e due minori feriti da ordigni inesplosi.
  • 10 attacchi di coloni israeliani a palestinesi. Ad Assefer gruppo di coloni aggredisce e ferisce due pastori di 8 e 16 anni. Aumentati gli attacchi di coloni ai raccoglitori di olive; circa 90 alberi danneggiati (7.433 da inizio anno).
  • 7 episodi di lancio di pietre a veicoli di coloni israeliani: ferite due donne, danni a veicoli ed a una casa. Plurimi lanci di pietre anche contro la metropolitana leggera.
  • Betlemme: 80.000 mq di terra palestinese destinata alla colonia di Neve Daniel.
  • Morti 2 palestinesi feriti durante le ostilità.
  • Le perduranti restrizioni di accesso a zone di terra e di mare soffocano la pesca e l’agricoltura, fonti primarie di reddito per i palestinesi.
  • Dal 26 agosto 4 morti e 6 feriti per esplosione di residuati bellici.
  • Possibile crisi umanitaria negli ospedali; manca energia elettrica e carburante; ferma la Centrale elettrica.
  • Ancora 100.000 gli sfollati. 20.000 le abitazioni distrutte dal conflitto.

Striscia di Gaza

di seguito il Rapporto completo

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  30 settembre – 13 ottobre 2014

 

 

Cisgiordania (West Bank)

 

 

Le restrizioni di accesso per i palestinesi ed i continui ingressi di israeliani nel complesso della Moschea di Al Aqsa causano scontri

Nel periodo di riferimento di questo rapporto (due settimane), 82 palestinesi, tra cui 15 minori e cinque donne, sono stati feriti dalle forze israeliane, oltre a due volontari internazionali. Nove dei feriti sono stati colpiti da arma da fuoco: sale così a 923 il numero di feriti da arma da fuoco su un totale di 4.389 feriti dall’inizio dell’anno.

In quattro occasioni (2, 7, 8 e 13 ottobre), scontri tra forze israeliane e palestinesi sono scoppiati nel complesso della Moschea di Al Aqsa e nella zona di Bab Hutta della Città Vecchia di Gerusalemme. Gli scontri sono avvenuti nell’ambito di proteste contro l’ingresso degli israeliani nel complesso e contro le contemporanee restrizioni imposte dalle autorità all’ingresso dei palestinesi. Complessivamente, in questi quattro giorni, 36 palestinesi sono stati feriti all’interno del complesso, prevalentemente da proiettili di gomma sparati dalle forze israeliane; tra i feriti un minore, colpito alla testa da un proiettile di gomma ed una donna 63enne, fisicamente aggredita durante le proteste. Le forze israeliane hanno anche lanciato granate assordanti, gas lacrimogeni e spruzzato liquido al peperoncino. Nella zona di Bab Hutta tre poliziotti israeliani sono stati feriti dal lancio di pietre dei palestinesi.

Le restrizioni israeliane all’accesso dei palestinesi al complesso continuano ad essere imposte in base all’età, al genere ed alla occorrenza di festività religiose. Per sei volte, durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno chiuso l’accesso a tutti i palestinesi; in due casi la chiusura ai palestinesi ha coinciso con l’entrata nel complesso di coloni e di altri gruppi israeliani, protetti dalle forze israeliane. Nello stesso giorno, al personale di Al Awqaf [pia fondazione islamica che gestisce la Moschea] è stato impedito di attraversare i cancelli della Moschea. Dal 2013, l’ingresso di israeliani nella Spianata delle Moschee è passato da visite settimanali a visite quasi quotidiane mentre la frequenza delle corrispondenti restrizioni di accesso imposte ai palestinesi è aumentata, portando a scontri tra forze israeliane e palestinesi.

Dodici palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti in scontri scoppiati il 3 ed il 12 ottobre a seguito dell’entrata di israeliani e di gruppi di coloni, protetti dalle forze israeliane, nell’area della Tomba di Giuseppe (Nablus). A seguito del lancio di pietre verso i gruppi, le forze israeliane hanno lanciato gas lacrimogeni, sparato proiettili di gomma e sparato con armi da fuoco. Quattro palestinesi, tra cui due minori, sono stati feriti da proiettili di arma da fuoco.

Ancora il 12 ottobre, le forze israeliane hanno fisicamente aggredito un insegnante palestinese durante una irruzione nei locali della scuola Haj Ziad Jaber (Hebron) per arrestare tre studenti sospettati di lancio di pietre a veicoli israeliani in transito. L’insegnante stava riprendendo l’incidente quando i soldati lo hanno aggredito ed hanno rotto la videocamera. Alla fine di giugno 2014, erano 122 gli episodi di violenza avvenuti all’interno o in prossimità di strutture educative: 20 di questi episodi sono avvenuti nella zona H2 di Hebron.

Durante il periodo di riferimento [due settimane], le forze israeliane hanno arrestato 193 palestinesi nel corso di 146 operazioni di ricerca-arresto: una media settimanale di 97 arresti, rispetto ai 93 arresti/settimana dall’inizio dell’anno, che hanno causato 313 feriti.

Il 30 settembre, in due diversi incidenti, tre palestinesi sono rimasti feriti a causa della detonazione di ordigni inesplosi (UXO). In uno degli incidenti, in Hebron, un uomo stava rimuovendo macerie con un bulldozer dalla casa di uno dei sospetti dell’uccisione dei tre giovani israeliani nel mese di giugno, quando l’ordigno è esploso; il 18 agosto la casa era stata distrutta con esplosivi dalle forze israeliane.

Nel secondo episodio, due minori, di 11 e 12 anni, sono rimasti feriti dall’esplosione di un ordigno mentre pascolavano il loro bestiame in una zona vicina al villaggio di Al Manshiya (Betlemme).

 

Circa 90 alberi di proprietà palestinese danneggiati da israeliani

Durante il periodo di riferimento [due settimane] sono stati registrati dieci episodi di violenza di coloni, risultanti in lesioni o danni alle proprietà: un numero di episodi in aumento rispetto alla media delle ultime sei settimane.

In tre dei dieci episodi sono state causate lesioni a cinque palestinesi, tra cui tre minori e una donna.

L’11 ottobre, nei pressi di Assefer (Hebron), due minori, di 8 e 16 anni, sono stati aggrediti e feriti da circa sette coloni dell’insediamento colonico illegale di Metzadot Yehuda. I minori stavano conducendo le pecore verso la loro casa che si trova vicino all’insediamento colonico. Il bambino di 8 anni è stato ferito con un coltello ed il 16enne è stato picchiato con un bastone.

Questo periodo, coincidente con l’inizio della stagione del raccolto delle olive, ha registrato un significativo aumento degli attacchi dei coloni ai raccoglitori palestinesi ed agli ulivi di proprietà palestinese (nove casi), con diversi episodi avvenuti nelle aree in cui, per l’accesso dei palestinesi, è necessario un preliminare coordinamento con l’Amministrazione Civile israeliana (ICA). Sono stati inoltre segnalati numerosi episodi di intimidazione. In un caso, il 9 ottobre, il tentativo di un gruppo di coloni di rubare circa 500 kg di olive raccolte da una famiglia nel villaggio di Yanun (Nablus) è stato impedito dall’intervento delle forze israeliane. In due separati incidenti, l’11 ottobre, in aree che richiedono il coordinamento preliminare con la ICA, coloni hanno attaccato palestinesi che stavano raccogliendo olive: in Kafr al Labad (Tulkarem), hanno ferito un uomo ed il figlio di 9 anni e, in Yassuf (Salfit), hanno ferito una donna 27enne.

In totale, i coloni israeliani hanno danneggiato circa 90 alberi di proprietà di palestinese in sei villaggi della Cisgiordania: 59 alberi in Husan e Nahhalin (Betlemme), 2 alberi in Yassuf (Salfit), 15 alberi in Burin (Nablus) e 15 alberi in Kafr Qaddum (Qalqiliya). Dall’inizio del 2014, OCHA ha registrato il danneggiamento o la distruzione di oltre 7.433 alberi o alberelli da parte di coloni; furono 9.265 nel corrispondente periodo del 2013. Inoltre, il 7 ottobre, un contadino, che era stato autorizzato ad accedere al suo terreno nei tempi dettati dall’ICA, ha scoperto che il suo terreno, in Deir al Hatab (Nablus), era stato recintato da coloni che, secondo fonti della comunità palestinese, lo utilizzavano per pascolare le loro pecore, causando danni agli alberi.

Nel periodo di riferimento, fonti della comunità palestinese hanno segnalato un tentativo di coloni, fallito, di rapire un bambino di quattro anni, nella Città Vecchia di Gerusalemme. In connessione all’episodio un colono è stato brevemente trattenuto dalla polizia israeliana. Quest’ultimo caso porta a cinque il numero di tali tentativi segnalati dal giugno 2014 a Gerusalemme Est, oltre al sequestro ed uccisione di un palestinese 16enne, il 2 luglio 2014.

Secondo fonti dei media israeliani, durante la settimana ci sono stati sette episodi di attacchi contro coloni israeliani, in uno dei quali sono state ferite due donne mentre negli altri sono stati danneggiati veicoli di coloni ed una casa; la media settimanale di questi incidenti dall’inizio dell’anno è di tre. Tutti gli incidenti sopra citati sono stati prodotti dal lancio di pietre da parte di palestinesi a Hebron, Betlemme e Gerusalemme Est. Sono inoltre stati segnalati nove episodi di lancio di pietre contro la metropolitana leggera in Shu’fat (Gerusalemme Est).

 

Preoccupazione per l’ulteriore espansione di insediamenti colonici

Il 30 settembre, decine di coloni israeliani, accompagnati dalle forze israeliane, hanno preso possesso di 25 appartamenti nel quartiere di Silwan, in Gerusalemme Est. Le case erano state acquistate dalla organizzazione di coloni El’ad. Silwan, con una popolazione di circa 55.000 palestinesi, è immediatamente adiacente alla Città Vecchia di Gerusalemme. Grazie alla sua importanza strategica e storica, il quartiere è stato più volte obiettivo di attività di insediamento da parte del Governo di Israele così come di organizzazioni di coloni religiosi.

Secondo fonti locali, sin dalla fine degli anni ‘80, coloni israeliani rilevarono 19 edifici in Silwan, e vi andarono ad abitare in 350. Inoltre, l’organizzazione di coloni El’ad ha presentato un progetto per la costruzione di un centro visitatori (Centro Kedem) di fronte al centro turistico colonico “la Città di Davide”, che si trova all’ingresso di Silwan; il progetto è stato approvato dal Comitato di Pianificazione distrettuale nel febbraio 2014.

Il 2 ottobre, le autorità israeliane hanno annunciato sul quotidiano Al Quds che la destinazione d’uso di 80 dunum [1 dunum = 1.000 metri quadrati] di terra palestinese, di proprietà privata, in Al Khader e Nahhalin (Betlemme), vicino all’insediamento colonico di Neve Daniel, sarà cambiata da “terreni agricoli” a “utilizzo pubblico”. Il terreno sarà utilizzato a beneficio dell’insediamento colonico di Neve Daniel e, in particolare, per costruire una scuola religiosa e parchi pubblici. Il terreno è in parte coltivato e, secondo l’Amministrazione Civile israeliana, parte di esso è stata precedentemente dichiarata “terra di Stato”.

 

Nessuna demolizione registrata durante il periodo di riferimento

Durante il periodo di riferimento, il 7 e l’8 ottobre, le autorità israeliane hanno consegnato tre ordini di evacuazione a 15 famiglie palestinesi delle comunità di pastorizia di Khirbet ar Ras al Ahmar, Bardala e Hammamat al Malih al Meiteh, nella Valle del Giordano, per far posto ad attività di addestramento dei militari israeliani.

Gli ordini comportano l’evacuazione, per diversi giorni, delle loro case e, in Bardala, di almeno quattro strutture di sussistenza, cinque serbatoi d’acqua e un recinto con circa 480 animali. Da segnalare che sia Bardala che Hammamat al Malih al Meitah sono ubicate nella “zona per esercitazioni a fuoco”. Da notare anche che circa il 18% della Cisgiordania è stata dichiarata dalle autorità israeliane zona riservata all’addestramento militare o “zona per esercitazioni a fuoco“. In queste aree risiedono circa 5.000 palestinesi appartenenti a 38 comunità beduine di pastorizia, molte di esse anteriormente alla dichiarazione delle aree come “zona per esercitazioni a fuoco”.

Inoltre, il 1° ed il 7 ottobre, in Area C, a Gerusalemme, sono stati consegnati cinque ordini di demolizione e di arresto-lavori per mancanza dei permessi di costruzione israeliani. Tre degli ordini riguardano strutture scolastiche, finanziate da un donatore, per 46 alunni della Comunità beduina di Jaba e un ordine è rivolto ad una struttura abitativa appartenente ad una famiglia di sette persone della Comunità beduina di Abu Fallah, in Khan al Ahmar. Da segnalare il caso di un palestinese che ha ricevuto, il 6 ottobre, in Bruqin (Salfit), un ordine di arresto-lavori che gli impone di ripristinare il suo appezzamento di terreno allo stato originale, perciò eliminando la baracca per le pecore oltre a 120 alberi piantati dalla sua famiglia.

Secondo i membri della Comunità beduina di Ein Al Hilweh – Um al Jmal, nel nord della Valle del Giordano, la ICA [l’Amministrazione Civile israeliana] ha verbalmente loro notificato che tutte le strutture della Comunità sono destinate alla demolizione. Ein al Hilweh – Um Al Jmal si trova in Area C, in una zona dichiarata da Israele come “zona per esercitazioni a fuoco”. Se il provvedimento verrà attuato, circa 80 persone, metà delle quali minori, saranno sfollate.

 

 

 

 

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 

Due palestinesi morti per le ferite riportate durante le ostilità; continua a tenere il cessate il fuoco

Il “cessate il fuoco” concordato il 26 agosto, continua generalmente a tenere: non ci sono segnalazioni di lancio di razzi dalla Striscia o di attacchi aerei israeliani. Ci sono stati, tuttavia, numerosi episodi – collegati alle restrizioni imposte ai palestinesi per l’accesso alle zone adiacenti alla recinzione perimetrale di Gaza e per l’accesso alle zone di pesca marittima – in cui le forze israeliane hanno sparato.

Durante il periodo di due settimane considerato da questo rapporto, in sette casi le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso aree adiacenti alla recinzione, provocando un ferito e, secondo quanto riportato, costringendo i contadini palestinesi ad allontanarsi dai loro terreni agricoli. L’11 ottobre, a nord di Beit Lahia, nella parte settentrionale di Gaza, un civile 24enne è stato ferito dal fuoco israeliano a circa 300 metri dalla recinzione. Le forze israeliane hanno anche condotto una operazione di livellamento del terreno, sul lato di Gaza della recinzione, entrando nella Striscia, secondo quanto riferito, per circa 150 metri. Due civili palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane, presumibilmente per aver tentato di attraversare illegalmente la recinzione per entrare in Israele.

In due occasioni, durante il periodo di riferimento, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che navigavano in prossimità del limite di pesca di 6 miglia nautiche imposto da Israele. Non è stato segnalato nessun ferito. Le restrizioni di accesso, su terra ed in mare, continuano a minare la pesca e l’agricoltura di Gaza, fonti primarie di reddito per migliaia di agricoltori e pescatori e le loro famiglie.

Durante il periodo di riferimento, due palestinesi sono morti per le ferite subite durante le ostilità di luglio-agosto. Secondo gli ultimi dati forniti dal Gruppo di Protezione, il bilancio dei morti palestinesi durante il conflitto è di 2.192, di cui almeno 1.523 sono da ritenersi civili, tra essi 519 minori e 287 donne.

 

Tre civili feriti da ordigni inesplosi (UXO)

La presenza di ordigni inesplosi (UXO) continua a porre un alto rischio per i civili, in particolare per i minori. A seguito delle ostilità di luglio-agosto, il rischio costituito dagli UXO e dai residuati bellici esplosivi (ERW) è diventato significativamente più alto. A partire dal “cessate il fuoco” del 26 agosto, quattro palestinesi sono stati uccisi in incidenti causati dalla detonazione di UXO, e altri sei feriti. Il 4 ottobre un palestinese è stato ferito da un UXO nel nord della Striscia di Gaza e l’11 ottobre altri due palestinesi sono stati feriti per lo stesso motivo.

Secondo la Mine Action Service delle Nazioni Unite (UN MAS), i minori, gli operai che rimuovono le macerie, i raccoglitori di rottami, i lavoratori edili, gli sfollati che ritornano alle loro case danneggiate e gli agricoltori che lavorano e/o vivono nelle Aree ad Accesso Ristretto (ARA) sono stati identificati come i gruppi più esposti ai rischi degli UXO.

 

La carenza di energia elettrica e di combustibile minano ulteriormente l’erogazione dei servizi essenziali

Il Ministero della Sanità di Gaza ha preannunciato una crisi umanitaria negli ospedali di Gaza a causa della mancanza di energia elettrica, combinata con la grave mancanza del carburante necessario per far funzionare i generatori di emergenza. Secondo il Ministero, le strutture sanitarie Gaza stanno soffrendo una grave crisi energetica che sta influenzando la capacità degli ospedali di effettuare operazioni di routine e quindi influisce negativamente sul trattamento dei pazienti. Per parecchi degli ultimi anni, gli ospedali di Gaza hanno avuto gravi difficoltà a causa delle interruzioni di corrente elettrica che, attualmente, raggiungono le 18/giorno. Al fine di mantenere in funzione i servizi critici, la maggior parte degli erogatori di servizi hanno consumato alti livelli di carburante per far funzionare i generatori di elettricità.

Il 13 ottobre, circa 50.000 litri di carburante di emergenza gestito dal Gruppo per la Salute, sono stati distribuiti agli ospedali in difficoltà per alleggerire un poco la situazione; tuttavia, gli ospedali avvertono che hanno carburante per far funzionare i generatori di elettricità per altri cinque-sette giorni. Per la sesta settimana consecutiva, dopo la sua riparazione, l’unica centrale elettrica di Gaza rimane ferma a causa della mancanza di carburante.

 Oltre 100.000 persone restano sfollate

Il Gruppo Rifugi stima a 20.000 (il 5% delle abitazioni della Striscia di Gaza) le unità abitative gravemente danneggiate durante le ostilità di luglio-agosto e, pertanto, ormai inabitabili.

Secondo il Gruppo Rifugi più di 106.000 persone rimangono sfollate; sono stimate a 47.000 le persone che vivono con famiglie ospitanti ed a 57.000 le persone ospitate in centri collettivi, prevalentemente scuole.

Abitazioni alternative non sono state predisposte prima dell’inizio della stagione fredda e le condizioni di vita degli sfollati continuano a deteriorarsi; molte persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria supplementare, compresi indumenti, coperte invernali e riscaldatori. Secondo valutazioni preliminari, dalle 75.000 alle 80.000 famiglie di profughi sono in questa situazione.

riguardante il periodo:   14 – 20 ottobre 2014

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • Le forze israeliane sparano e uccidono un 13enne a Beit Liqya. Aperta un’indagine. 44 i palestinesi uccisi nel 2014, di cui 11 minori.
  • 42 palestinesi feriti nella settimana, tra cui 10 minori e 2 donne. Feriti anche 6 membri delle forze israeliane. Ancora scontri presso la Moschea di Al Aqsa, a causa dell’accesso limitato per i palestinesi, ma agevolato per coloni ed altri gruppi israeliani.
  • A Beit Ummar feriti da una granata inesplosa 3 bambini palestinesi di 6, 9, 10 anni.
  • Ad Awarta spianati 2.000 mq di un terreno palestinese incolto, adiacente ad una base militare israeliana.
  • Un colono investe due bambine palestinesi, di 5 e 6 anni, sulla Strada 60 (una è morta). L’autore si è consegnato alla polizia. Intimidazioni e danneggiamenti nei confronti di palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Ad Aqraba scritte antipalestinesi sui muri esterni di una moschea, poi incendiata.
  • Feriti due coloni per il lancio di pietre da parte palestinese.
  • Gerusalemme Est: preoccupano l’espansione degli insediamenti israeliani e le demolizioni di strutture palestinesi.
  • Tiene il cessate il fuoco. Aree ad accesso ristretto: feriti 5 pescatori e danneggiata la loro barca dal fuoco delle forze israeliane.
  • Ferma la Centrale elettrica, compromessa l’erogazione dei servizi essenziali.
  • 000 le abitazioni danneggiate durante le ostilità e 600.000 i palestinesi coinvolti. Autorizzato l’ingresso di 2.000 t. di materiali da costruzione.

Striscia di Gaza

di seguito il Rapporto completo


Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  14 – 20 ottobre 2014

 

 

Cisgiordania (West Bank)

 

 

Le forze israeliane uccidono un 13enne nel Governatorato di Ramallah

Durante la settimana le forze israeliane hanno ucciso un 13enne ed hanno ferito altri 42 palestinesi, tra cui 10 minori e due donne. Quest’ultima vittima fa salire a 44, di cui 11 minori, il numero dei palestinesi uccisi nel 2014 dalle forze israeliane in Cisgiordania, rispetto ai 26 uccisi, di cui 4 minori, nell’intero 2013. Durante la settimana, anche 6 membri delle forze israeliane sono rimasti feriti.

Il 16 ottobre, le forze israeliane hanno sparato con armi da fuoco e ucciso un 13enne nel villaggio di Beit Liqya (Ramallah). Le circostanze dell’uccisione rimangono incerte. Fonti della comunità locale e testimoni oculari hanno dichiarato che il ragazzo stava tornando dal parco giochi del villaggio e non stava partecipando agli scontri in corso a circa 150 metri dal luogo in cui è stato colpito e durante i quali sono state lanciate pietre contro le forze israeliane. Secondo fonti dell’esercito, citate dai media israeliani, la sparatoria fatale era diretta contro un gruppo di palestinesi che lanciavano bottiglie incendiarie a veicoli militari nel villaggio. La polizia militare israeliana ha aperto una indagine su questo caso.

Metà dei feriti palestinesi di questa settimana (21 su 42) e cinque dei sei feriti tra le forze israeliane sono stati colpiti durante proteste contro il permanere delle restrizioni imposte dalle autorità israeliane sull’accesso dei palestinesi alla Moschea di Al Aqsa e contro il contemporaneo aumento degli ingressi di coloni e di altri gruppi israeliani al complesso della Moschea. Le più grandi proteste con conseguenti scontri si sono svolte in Issawiya, nel Campo profughi di Shu’fat, in Qalandiya, nella Città Vecchia di Gerusalemme, in Bi’lin ed al checkpoint di Beituniya (Ramallah). Durante gli scontri i manifestanti hanno lanciato pietre e in alcuni casi, secondo quanto riferito, bottiglie incendiarie e fuochi d’artificio contro le forze israeliane.

Durante il periodo di riferimento, in cinque occasioni le autorità di Israele hanno agevolato l’ingresso di coloni e di altri gruppi israeliani nel complesso della Moschea di Al Aqsa e fornito loro protezione. In due casi questi ingressi sono avvenuti in coincidenza con il divieto di ingresso, fino alla preghiera di mezzogiorno, per tutti i palestinesi infra 50enni, con l’eccezione degli studenti e del personale di Al Waqf [pia fondazione islamica che gestisce la Moschea]. La frequenza degli ingressi di israeliani nel complesso della Moschea è andata crescendo dall’inizio del 2013, con conseguente aumento delle tensioni e degli scontri.

Ancora in questa settimana, il 14 ottobre, in Beit Ummar (Hebron), in una zona dove sono avvenuti scontri tra palestinesi e forze israeliane, tre bambini palestinesi, di 6, 9 e 10 anni, sono stati feriti nei pressi della loro casa dalla detonazione di un ordigno inesploso (una granata assordante).

Il 14 ottobre, le autorità israeliane hanno spianato parte di un terreno (2.000 mq su 5.000) di proprietà palestinese a nord del villaggio di Awarta (Nablus), adiacente alla base militare israeliana collocata presso il checkpoint di Huwwara, a seguito di ordini di requisizione precedentemente emessi dall’ICA (Amministrazione Civile Israeliana) e validi fino al 2016. Il terreno spianato non era coltivato.

 

Coloni incendiano una moschea in Nablus

Durante il periodo di riferimento [una settimana] ci sono stati almeno cinque episodi collegati ai coloni, comportanti lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà, rispetto alla media di sei episodi/settimana dall’inizio del 2014.

Il 14 ottobre, nel villaggio di Aqraba (Nablus), coloni israeliani hanno lanciato una bottiglia incendiaria attraverso la finestra di una moschea, incendiando la moschea e danneggiando completamente la sala di preghiera. Sui muri esterni della moschea sono state spruzzate scritte anti palestinesi da cui si deduce che gli autori dell’incendio sono coloni dell’insediamento di Tappuah. Secondo quanto riferito, la polizia israeliana ha avviato un’indagine sull’episodio. Nel mese di luglio 2014, il seminterrato di un edificio residenziale situato nei pressi della moschea venne incendiato. Dall’inizio del 2014 ci sono stati almeno due attacchi di coloni contro moschee in Cisgiordania, rispetto a tre attacchi nel 2013.

In alcuni episodi avvenuti nella settimana sono stati presi di mira contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive, iniziata ufficialmente il 3 ottobre. Vicino al villaggio di Jab’a (Betlemme) 21 ulivi di proprietà palestinese sono stati abbattuti o danneggiati; secondo quanto riferito l’azione è stata effettuata da coloni israeliani dell’insediamento di Bat ‘Ayin; Sale così a 7.500 il numero di alberi vandalizzati da coloni dall’inizio del 2014 (rispetto a 9.452 del corrispondente periodo nel 2013) e a circa 49.000 dal 2009.

In un altro episodio, il 16 ottobre, tre individui mascherati, a quanto si dice coloni dell’insediamento di Nahli’el in Ramallah, hanno danneggiato un veicolo palestinese mentre i proprietari erano impegnati nella raccolta delle olive sul loro terreno, situato a 600 metri dall’insediamento. Sono stati inoltre segnalati quattro episodi di intimidazione da parte di coloni nei confronti di palestinesi impegnati nella raccolta: in Al ‘Iqab (Betlemme), Beitin (Ramallah) e Kafr Qaddum (Qalqiliya), oltre ad un tentativo di furto di olive nel villaggio di Kafr Laqif (Qalqiliya).

Inoltre (episodio non incluso nel conteggio), durante il periodo di riferimento due bambine palestinesi, di cinque e sei anni di età, sono state investite e gravemente ferite dal veicolo di un colono sulla Strada 60, vicino al villaggio di Sinjil (Ramallah); una delle bambine è morta in seguito per le ferite riportate. Secondo quanto riferito le bambine, erano scese dal bus della scuola materna e stavano sul bordo della strada, dirette alle loro case. Secondo media israeliani l’autore si è consegnato alla polizia israeliana ed ha detto di non essersi fermato dopo l’incidente poiché temeva per la sua vita. Dall’inizio dell’anno sono stati segnalati 14 incidenti simili, la maggior parte dei quali si sono verificati nel Governatorato di Hebron.

Secondo fonti dei media israeliani, durante la settimana ci sono stati nove episodi di lancio di pietre da parte palestinese contro coloni israeliani: in due casi sono stati feriti due coloni e, negli altri sette, sono stati provocati danni ai loro veicoli e ad una casa. Sono stati inoltre segnalati quattro episodi di lancio di pietre da parte palestinese contro la metropolitana leggera, in Shu’fat (Gerusalemme Est).

 

Preoccupazione per l’ulteriore espansione dell’insediamento nella zona di Silwan, in Gerusalemme Est

Durante la notte del 19 ottobre, decine di coloni israeliani, accompagnati dalle forze israeliane, hanno preso possesso di due edifici residenziali, composti da 10 appartamenti ed un appezzamento di terreno di 700 mq, nel cuore del quartiere palestinese di Silwan, in Gerusalemme Est. Le case sono state acquistate dalla organizzazione di coloni Ateret Cohanim. In un contesto simile, l’organizzazione El’ad, il 30 settembre, aveva preso possesso di 25 appartamenti nella stessa zona.

Silwan ha una popolazione di circa 55.000 palestinesi ed è immediatamente adiacente alla Città Vecchia di Gerusalemme. A motivo della sua strategica e storica significanza, è stato più volte oggetto di operazioni di insediamento colonico da parte del Governo israeliano, nonché da parte di organizzazioni di coloni religiosi con il sostegno del Governo. Secondo fonti locali, dalla fine degli anni 1980, i coloni israeliani hanno preso il controllo di 19 edifici di Silwan, occupati da 350 coloni.

Inoltre, il centro turistico colonico “The City of David” si trova all’ingresso di Silwan, dove, un piano promosso da El’ad per la costruzione di un Centro visitatori (centro Kedem) è stato approvato dal Comitato di Pianificazione Distrettuale nel mese di febbraio 2014.

Le attività di insediamento colonico nei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est hanno portato, negli ultimi anni, a restrizioni dello spazio pubblico dei palestinesi, a limitazioni della crescita residenziale e della libertà di movimento, insieme ad attriti e violenza, perdita di proprietà ed espulsione di palestinesi ivi residenti da lunga durata.

 

Otto strutture demolite a causa della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele

Durante il periodo di riferimento le autorità israeliane hanno demolito otto strutture in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, oltre a due auto demolizioni. Come conseguenza 21 palestinesi, tra cui 14 minori, sono stati sfollati ed altri 78 sono stati altrimenti colpiti dal provvedimento.

Il 18 ottobre, in Ras al ‘Amud (Gerusalemme Est), due famiglie sono state costrette ad auto demolire una casa e l‘ampliamento di un’altra (due vani) per evitare i maggiori costi che sarebbero stati loro addebitati se le case fossero state demolite dalle autorità israeliane. In entrambi i casi la famiglie avevano ricevuto ordini di demolizione a motivo della mancanza dei permessi edilizi israeliani.

In Area C, il 20 ottobre, l’Amministrazione Civile Israeliana (ICA) ha demolito, per mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele, un totale di otto strutture in comunità palestinesi collocate nell’area di Jericho, tra cui un capannone per animali in Fasayil al Wusta; una struttura agricola ed una struttura residenziale disabitata in Al Jiftlik Abu Al ‘Ajaj; due case e un capannone per animali in Al Jiftlik Ash Shuneh; e una struttura agricola in Al Jiftlik Gharb al Muthalath. È stata anche demolita una struttura commerciale (un auto lavaggio) nella città di Al Khadr (Betlemme).

Le forze israeliane hanno allontanato nove famiglie palestinesi della comunità di pastorizia di Khirbet Ras Al Ahmar, nel nord della Valle del Giordano, dalle ore 12.00 alle ore 6.00 del giorno successivo, per far posto ad esercitazioni militari israeliane. Le famiglie allontanate, composte da 51 membri, tra cui 20 minori, non avevano un alloggio alternativo e sono state all’aperto, sotto la pioggia, con il loro bestiame. Alle famiglie sono anche stati consegnati ordini scritti di evacuare l’area il 21 ottobre. Da notare che le autorità israeliane avevano consegnato ordini simili a famiglie della medesima comunità durante il periodo di riferimento del precedente Rapporto. Inoltre, il 15 ed il 20 ottobre, per motivi analoghi, le forze israeliane hanno ordinato verbalmente a due famiglie palestinesi di lasciare la residenza in ‘Ibziq (Tubas).

Infine, il ​​20 ottobre, per la mancanza dei permessi israeliani di costruzione sono stati consegnati quattro ordini di demolizione ed arresto lavori nei confronti di quattro strutture agricole ed una cisterna d’acqua nel villaggio di Haris (Salfit), vicino all’insedia-mento colonico di Barman. Alle dieci famiglie destinatarie degli ordini è stato dato tempo fino al 9 novembre per presentare obiezioni agli ordini ricevuti.

 

 

 

 

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 

Cinque palestinesi feriti a Gaza; il cessate il fuoco continua a tenere

Il cessate il fuoco concordato il 26 agosto, in gran parte continua a tenere, senza notizie di lancio di razzi dalla Striscia di Gaza né incursioni aeree israeliane. Ci sono stati, tuttavia, diversi episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco per far rispettare le restrizioni di accesso alle zone di pesca.

In almeno quattro occasioni, durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca che navigavano nei pressi del limite di 6 miglia nautiche imposto da Israele, costringendole a terra. In un episodio, il 16 ottobre, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco contro una barca da pesca che navigava, secondo quanto riferito, a 5 miglia nautiche dalla riva, ferendo cinque pescatori e danneggiando gravemente la barca. Le restrizioni di accesso sulla terra ed in mare continuano a minare l’agricoltura e la pesca di Gaza, fonti primarie di reddito per migliaia di contadini e di pescatori e per le loro famiglie.

 

La carenza di energia elettrica e di combustibile compromettono ulteriormente l’erogazione dei servizi essenziali

Benché riparata al termine delle ostilità, l’unica centrale elettrica di Gaza non può riprendere il funzionamento per la settima settimana consecutiva, a causa della mancanza di fondi per l’acquisto di carburante; di conseguenza le interruzioni di corrente arrivano fino a 18 ore al giorno e impattano negativamente sulla erogazione dei servizi di base, compresi quelli riguardanti la salute, l’acqua potabile ed il trattamento dei reflui. Nel frattempo sta diventando sempre più difficile assicurare la distribuzione di carburante per i generatori elettrici dei servizi di emergenza, a causa del venir meno di donatori di carburante di emergenza e per la mancanza di fondi. Secondo il Gruppo per la Salute ed il Gruppo WASH (Water, Sanitation and Hygiene), l’attuale emergenza delle riserve di carburante costringerà a arrestare i generatori elettrici degli ospedali e quelli per la potabilizzazione dell’acqua tra sette-dieci giorni se non ci saranno rifornimenti.

 

La valutazione corrente stima a oltre 100.000 il numero di abitazioni danneggiate

Prosegue la valutazione dei danni subiti dalle abitazioni durante le ostilità di luglio-agosto, avviata a metà settembre da UNRWA, UNDP e dal Ministero della dei Lavori Pubblici e dell’Edilizia Abitativa (MoPWH). Le stime attuali indicano che oltre 100.000 abitazioni sono state danneggiate, riguardando oltre 600.000 palestinesi, ovvero un terzo della popolazione di Gaza. Questo dato è più che doppio rispetto alle stime iniziali. Inoltre, il Gruppo per i Rifugi stima a circa 20.000 le unità abitative completamente distrutte o rese inabitabili. Fino al 18 ottobre, 18 strutture scolastiche dell’UNRWA hanno continuato ad essere utilizzate come rifugi collettivi, ospitando circa 42.500 sfollati interni. Il Ministero degli Affari Sociali di Gaza stima che altri 47.000 sfollati risiedano presso famiglie ospitanti. Proposte di soluzioni abitative temporanee cercate dal Governo palestinese con sostegno della comunità internazionale comprendono: sostegno economico all’affitto; modifica di edifici in costruzione per creare ulteriori unità da affittare; unità abitative prefabbricate – installate sul sito della casa originale oppure in piccoli siti di sfollamento temporaneo, con gruppi di 50 unità al massimo.

In vista dei temporali previsti per i prossimi mesi, è necessario e urgente garantire che tutti i rifugi utilizzati abbiano un’adeguata impermeabilità.

 

Entrata in Gaza la prima consegna di materiali da costruzione per il settore privato

Il 14 ottobre, con il coordinamento del Meccanismo per la Ricostruzione di Gaza (GRM), è stata permessa l’entrata in Gaza, attraverso il valico di Kerem Shalom, del primo carico di materiali basilari da costruzione (circa 2.000 tonnellate) destinati al settore privato. I materiali basilari da costruzione sono definiti dalle autorità di Israele come “prodotti a duplice uso” e la loro importazione [nella Striscia di Gaza] è stata severamente ristretta, dopo l’istituzione del blocco, nel 2007. Il GRM rappresenta un temporaneo accordo mediato dalle Nazioni Unite tra le autorità di Israele ed il Governo della Palestina (GoP), per consentire a quest’ultimo di condurre la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture danneggiate e distrutte durante l’ultimo round di ostilità, tenendo conto, nel contempo, delle preoccupazioni israeliane per la sicurezza. Sotto il controllo del GRM, un certo numero di fornitori approvati dal Governo Palestinese sono autorizzati ad importare “prodotti a duplice uso” ed a venderli ai privati ​​o agli appaltatori per specifiche opere registrate in un database centrale gestito dal Ministero degli Affari Civili Palestinesi. Il Ministero dell’Economia Nazionale di Gaza stima che, per far fronte agli attuali bisogni di ricostruzione, ogni giorno dovrebbero entrare in Gaza dai 3.000 ai 4.000 camion carichi di cemento, aggregati e ferro per costruzioni.

 

 

 

 

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