Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 4-14 Marzo 2014

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   4 – 10 marzo 2014

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono infor-mazioni, corredate da dati numerici e grafici statistici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori pa-lestinesi occupati.   nota: sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Assopace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano i Rapporti OCHAoPt e li rende disponibili in due formati:

a). Rapporti settimanali (come quello che state leggendo): sono la traduzione in italiano della edizione inglese dei Rap-porti; non sono riprodotti i grafici statistici. La prima pagina presenta uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.   nota: sono scaricabili dal sito Web di Assopace – gruppo di Rivoli, alla pagina: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

b). Riepiloghi mensili: sono costituiti dai riassunti estratti dalle prime pagine dei Rapporti di ciascun mese.
nota: sono scaricabili dal sito Web di Assopace – gruppo di Rivoli, a quest’altra pagina: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu

Riassunto

Cisgiordania

  • Aumenta la tensione in Cisgiordania: due palestinesi uccisi e 29 feriti (12 da arma da fuoco). Dodici di questi nel Campo profughi Al Jalazun in scontri intensificatisi dopo l’uccisione da parte di forze israeliane di un 15enne (dic 2013) e di un operaio (gen 2014). Palestinesi del Campo sparano verso una casa del vicino insediamento colonico israeliano.
  • Il Vice Coordinatore Speciale dell’ONU esorta le autorità israeliane ad appurare le responsabilità di eventuali violazioni del Diritto internazionale.
  • Cinque palestinesi feriti in incidenti provocati da coloni.
  • Valle del Giordano: 27 famiglie palestinesi sfrattate durante esercitazione militare israeliana con carri armati ed elicotteri. Le “zone riservate alle esercitazioni militari” sono il 18% della Cisgiordania ed espongono allo sfollamento 6.200 persone.
  • Area C: emessi dalle le autorità israeliane 10 ordini di demolizione e arresto-lavori di strutture abitative e di sussistenza. Nessuna demolizione in Gerusalemme Est.
  • Area ad Accesso Riservato lungo la recinzione tra Israele e la Striscia: forte riduzione degli episodi di violenza grazie al controllo dei manifestanti da parte dell’autorità locale di Gaza.
  • Lancio di razzi verso il sud di Israele da parte di gruppi armati palestinesi; la maggior parte dei razzi sono caduti entro la Striscia di Gaza.
  • La Centrale elettrica di Gaza fermerà l’attività il 13 marzo, salvo fornitura di combustibile di emergenza.
  • Valico di Rafah: chiuso al normale transito.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  4 – 10 marzo 2014

Cisgiordania (West Bank)

 Aumenta la tensione in Cisgiordania: due palestinesi uccisi e 29 feriti

In due diversi incidenti, accaduti nell’arco di 24 ore, le forze israeliane hanno sparato e ucciso due civili palestinesi. Il primo incidente è avvenuto il 10 marzo, ad un posto di blocco israeliano al valico “Re Hussein” (noto anche come Allenby Bridge), tra Cisgiordania e Giordania, ed ha provocato la morte di un 38enne di origine palestinese residente in Giordania. Mentre si sa che l’incidente ha riguardato uno scontro fisico tra l’uomo e un soldato israeliano, non sono chiare le esatte circostanze di quanto avvenuto. Il Primo Ministro israeliano si è rammaricato per l’uccisione ed ha detto che Israele ha concordato con la Giordania l’istituzione una commissione congiunta per indagare sull’episodio.

Più tardi, nello stesso giorno, le forze israeliane hanno sparato ed ucciso, colpendolo alla testa, uno studente universitario 20enne del villaggio di Beitin (Ramallah). Le circostanze dell’incidente sono controverse: mentre i media israeliani hanno riferito che l’uomo faceva parte di un gruppo di giovani che lanciavano pietre ai veicoli israeliani che transitavano sulla strada 60, secondo i residenti del villaggio non c’erano lanciatori di pietre nella zona quando l’uomo è stato ucciso.

Questi incidenti portano a cinque il numero di palestinesi uccisi in Cisgiordania dalle forze israeliane dall’inizio del 2014; lo stesso numero dell’equivalente periodo del 2013. Il Vice Coordinatore Speciale dell’ONU, James Rawley, ha espresso profonda preoccupazione per questi incidenti ed ha esortato le autorità israeliane a condurre indagini approfondite per appurare le responsabilità di eventuali violazioni del Diritto internazionale.

Durante gli scontri avvenuti in Cisgiordania nel periodo in esame, le forze israeliane hanno ferito altri 29 palestinesi, tra cui otto minori. Dodici di questi feriti, tra cui due ragazzi, colpiti da proiettili di arma da fuoco e da proiettili di metallo gommato, sono stati feriti durante tre scontri con le forze israeliane all’interno e all’ingresso del Campo profughi di Al Jalazun (Ramallah), in risposta al lancio di pietre. La frequenza e l’intensità degli scontri in questa località si sono intensificati negli ultimi mesi a seguito dell’uccisione, da parte delle forze israeliane, di un 15enne, nel mese di dicembre 2013, e di un lavoratore, nel gennaio 2014, entrambi residenti nel Campo.

Nelle ultime ore della notte del 10 marzo, palestinesi del Campo hanno sparato verso il vicino insediamento colonico di Beit El, danneggiando il vetro di una finestra di un casa di un colono israeliano. In seguito, le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca nel Campo, scontrandosi con i residenti e ferendo tre persone (conteggiati nel numero di feriti di cui sopra).

Altri 11 palestinesi sono rimasti feriti durante gli scontri scoppiati nelle manifestazioni settimanali: a Nabi Saleh (Ramallah), contro l’espansione dell’insediamento colonico di Hallamish sulla terra del villaggio; a Bil’in (Ramallah), contro la costruzione della Barriera sulla terra del villaggio; a Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro la chiusura di lunga data, effettuata dalle forze israeliane, di uno degli ingressi principali del villaggio.

Altri due palestinesi, tra cui un 60enne, sono rimasti feriti negli scontri scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto condotte dalle forze israeliane nei villaggi di ‘Illar (Tulkarem) e Ya’bad (Jenin), il 4 e l’8 marzo, rispettivamente.

Cinque palestinesi feriti in incidenti provocati da coloni

In questa settimana OCHA ha registrato segnalazioni riguardanti sette incidenti collegati ad azioni di coloni: in due di tali episodi sono stati feriti palestinesi e negli altri cinque sono stati causati danni alle loro proprietà; non sono state segnalate azioni contro coloni israeliani.

L’incidente più grave è avvenuto il 6 marzo, quando un gruppo di coloni israeliani dell’insediamento colonico di Kokhav Hashahar ha aggredito e gravemente ferito tre contadini palestinesi del villaggio di Al Mughayyir (Ramallah) che stavano raccogliendo piante selvatiche (Gundelia) in un terreno privato vicino all’insediamento. Decine di famiglie del villaggio si basano sulla raccolta e la commercializzazione di questa pianta durante il mese di marzo.

Un altro violento scontro che ha coinvolto coloni è avvenuto nella zona di Al Khan Al Ahmar (Gerusalemme) il 9 marzo, quando cento palestinesi hanno tentato di piantare alberi sulle loro terre, in prossimità di un insediamento colonico israeliano. Le forze israeliane sono intervenute ed hanno sparato candelotti di gas lacrimogeno, ferendo due palestinesi che hanno dovuto essere curati per inalazione di gas lacrimogeno ed arrestandone altri 12. La piantumazione è stata effettuata dai palestinesi per protestare contro l’impossessamento e la successiva coltivazione, da parte di coloni, di diversi appezzamenti di terreno privato appartenenti ai residenti del villaggio di Anata.

Ancora in questa settimana, ci sono stati due attacchi di coloni che hanno causato danni alle proprietà nel villaggio di An Nabi Samuel (Gerusalemme); uno dei due è stato diretto ad un impianto di lavaggio auto (il terzo attacco del genere negli ultimi mesi) e l’altro ha preso di mira 50 alberelli di ulivo. Il villaggio, che si trova in Area C, sul “lato Gerusalemme” della barriera, è fisicamente isolato dal resto della Cisgiordania e viene colpito dagli attacchi dei coloni.

Il 9 marzo, un gruppo di coloni israeliani dell’insediamento di Bracha ha attaccato lavoratori palestinesi che stavano manutenendo una strada agricola nella zona B, nei pressi del villaggio di Burin (Nablus). Le forze israeliane sono intervenute ed hanno costretto gli operai ad andar via. Un incidente simile è avvenuto il 14 gennaio, a seguito del quale i militari israeliani hanno designato l’area come “zona militare chiusa”, con conseguente sospensione del progetto di manutenzione per quasi 45 giorni.

In Masafer Yatta, coloni dell’insediamento illegale di Mitzpe Yair hanno preso a sassate e fisicamente aggredito un pastore mentre pascolava le sue pecore in un terreno privato vicino alla colonia, prima che le forze israeliane arrivassero e lo arrestassero. In altre parti del governatorato di Hebron ci sono stati diversi altri episodi di molestie da parte di coloni israeliani verso palestinesi; in nessuno di tali casi sono state provocate lesioni.

Due altri episodi, avvenuti il 5 e il 10 marzo: in Talfit, un colono dell’insediamento di Eli ha aggredito un contadino palestinese che lavorava la sua terra ed ha danneggiato due alberi; in Al Lubban Al Sharqiya (zona di Nablus) un colono ha tentato di rubare un mulo. Entrambi i coloni sono stati trattenuti dai residenti dei villaggi e poi rilasciati dopo alcune ore dalle forze israeliane o dalla autorità locale palestinese.

27 famiglie palestinesi sfrattate o confinate durante esercitazione militare israeliana

Il 6 marzo, tre famiglie allargate di Khirbet Yarza sono state temporaneamente allontanate dalle loro case ed altre 23 famiglie di Khirbet Ar Ras al Ahmar (entrambi i luoghi sono nella Valle del Giordano, Governatorato di Tubas) sono state confinate nelle loro case, per quasi sei ore, per far posto ad una esercitazione militare israeliana. Le famiglie coinvolte hanno riferito che, durante l’esercitazione, i militari israeliani hanno usato armi da fuoco con proiettili veri, carri armati ed elicotteri, causando il panico tra gli abitanti, particolarmente tra i bambini. Le stesse famiglie erano state coinvolte da una esercitazione militare nella scorsa settimana.

Entrambe le comunità sono localizzate in aree che Israele ha designato come “zona riservata alle esercitazioni militari”. Quasi il 18% della Cisgiordania è designato come tale, con 38 comunità beduine e di pastorizia (6.200 persone) che vivono all’interno di tali aree. La maggior parte di esse sono vissute in queste zone per decenni prima che venissero designate come tali, minando la loro possibilità di sostentamento e rendendoli estremamente esposti allo sfollamento coatto.

Nel villaggio di Burqa (Nablus), il 10 marzo, le autorità israeliane hanno demolito una struttura non residenziale (latrine) in un parco archeologico finanziato da un donatore,  per il fatto che la struttura, che si trova in Area C, mancava del permesso di costruzione rilasciato dalle autorità israeliane.

Per gli stessi motivi, le autorità israeliane hanno emesso almeno 10 ordini di demolizione e arresto-lavori contro strutture abitative (7) ed altre strutture di sussistenza in Area C: a Hebron, Betlemme e Gerico. Nessuna demolizione è stata registrata durante la settimana in Gerusalemme Est.

 Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Forte riduzione degli episodi di violenza lungo la recinzione di confine

Il periodo di riferimento è stato uno dei più tranquilli registrati dal dicembre 2013 nella Striscia di Gaza, senza notizie di palestinesi uccisi o feriti dalle forze israeliane. Ciò potrebbe essere attribuito a misure adottate dai membri della sicurezza dell’autorità locale di Gaza, che hanno impedito ai manifestanti di avvicinarsi all’Area ad Accesso Riservato (ARA) lungo la recinzione che separa la Striscia di Gaza da Israele. Dall’inizio del 2014, vi è stato un significativo aumento della frequenza di incidenti in tale area, con uso, da parte delle forze israeliane, di armi da fuoco contro i civili; la conseguenza sono stati quattro morti e 56 feriti, soprattutto durante le proteste.

In almeno cinque occasioni questa settimana, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso pescatori palestinesi che si avvicinavano al limite di pesca imposto da Israele (sei miglia nautiche dalla costa), costringendoli a tornare a riva. Non sono stati segnalati feriti o danni.

Gruppi armati palestinesi hanno continuato a lanciare sporadicamente razzi verso il sud di Israele; la maggior parte dei razzi sono caduti a breve distanza, entro la stessa Striscia di Gaza, senza provocare lesioni o danni.

 La Centrale elettrica di Gaza fermerà l’attività il 13 marzo

L’importazione di combustibile per la Centrale elettrica di Gaza (GPP), finanziato dal governo del Qatar, è proseguita durante la settimana attraverso il valico di Kerem Shalom con Israele, consentendo l’entrata in Gaza di circa 1,9 milioni di litri di carburante (come nella settimana precedente). Tale quantità rappresenta il 45% del fabbisogno settimanale della Centrale per operare a pieno regime (4,2 milioni di litri).

Il capo dell’Autorità per l’Energia di Gaza ha rilevato che la consegna di carburante per il GPP di questa settimana è stata l’ultima finanziata dal Governo del Qatar, avvertendo che il GPP chiuderà il 13 marzo, a meno che si renda disponibile una fornitura di combustibile di emergenza. La chiusura della Centrale porterà a 16 ore/giorno la durata media delle interruzioni di elettricità, rispetto alle 12 ore/giorno del periodo attuale in cui la Centrale funziona a metà della sua potenza.

 Il valico di Rafah rimane chiuso al normale transito

Il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato aperto per due giorni, il 9 e il 10 marzo, esclusivamente per il passaggio dei pellegrini tra la Striscia di Gaza e La Mecca, permettendo a circa 750 pellegrini di lasciare Gaza e ad altri 400 di rientrare.

Solo i pellegrini sono stati autorizzati a transitare attraverso Rafah durante il mese passato, mentre a casi umanitari, studenti e cittadini di paesi terzi non è stata data l’autorizzazione per oltre un mese. L’ultima apertura del valico ai normali viaggiatori è avvenuta il 6 febbraio.

Attraverso il valico di Rafah, nel mese di febbraio 2014, solo 3.720 persone sono entrate in Gaza e 3.273 ne sono uscite, soprattutto pellegrini, rispetto alle 17.035 entrate e 16.561 uscite nel mese di Febbraio 2013. Prima del luglio 2013, Rafah ha funzionato, per i palestinesi, come primario punto di uscita e di ingresso nella Striscia, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele al transito attraverso il valico di Erez.

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