Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 18 febbraio-2 marzo 2014

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   18 – 24 febbraio 2014

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1600 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina rapporti-onu, potete trovare i rias-sunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013. Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania

  • 43 civili feriti in scontri con le forze israeliane: quasi il 70% da proiettili di metallo gommato(1), 5 da armi da fuoco.
  • Hebron: proteste per la chiusura ai palestinesi (da 13 anni) della strada principale della Città Vecchia.
  • An Nabi Saleh: proteste contro l’espansione del vicino insediamento colonico di Halamish.
  • Turmus’ayya e Susiya: oltre 1000 ulivi vandalizzati da coloni.
  • Bambina israeliana di 2 anni ferita da un sasso lanciato da un palestinese in Gerusalemme.
  • Coloni tagliano le gomme di 30 veicoli palestinesi in Gerusalemme e uccidono sei pecore in Jinsafut.
  • Area C e Gerusalemme Est: nessuna demolizione, ma ordini di stop-lavori per 18 abitazioni: 120 persone a rischio sfollamento per l’espansione della colonia di Ma’ale Adummim.
  • Palestinesi in protesta si avvicinano alla recinzione (zona a loro vietata) e lanciano sassi contro i soldati; questi rispondono: 12 palestinesi feriti (6 da arma da fuoco).
  • Due palestinesi (uno dei quali 12enne) feriti da arma da fuoco a circa 400 metri dalla recinzione.
  • Almeno 4 episodi di apertura del fuoco di avvertimento verso barche palestinesi prossime alla zona interdetta.
  • Carenza di farmaci negli ospedali della Striscia.
  • Valico di Rafah: aperto 2 giorni solo per i pellegrini diretti alla Mecca.

Striscia di Gaza

(1) Nel 2013, il numero di palestinesi feriti in Cisgiordania da proiettili di metallo gommato è raddoppiato rispetto al 2012 (1.518 casi contro 757), arrivando a costituire, nel 2013, il 41% delle cause di lesione, rispetto al 25% nel 2012.

Testo completo del Rapporto

riguardante il periodo:  18 – 24 febbraio 2014

Cisgiordania (West Bank)

 Oltre 40 palestinesi feriti in scontri, la maggior parte da proiettili di metallo gommato

Durante la settimana, in diversi scontri, 43 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane; quasi il 70% dei ferimenti sono stati causati da proiettili di metallo gommato.  Almeno due dei feriti da questo tipo di munizioni, sono stati colpiti alla testa. Le regole d’ingaggio dell’esercito israeliano consentono di sparare questi proiettili solo nella parte inferiore del corpo. Nel 2013, il numero di palestinesi feriti in Cisgiordania da proiettili di metallo gommato è raddoppiato rispetto al 2012 (1.518 casi contro 757), arrivando a costituire, nel 2013, il 41% delle cause di lesione, rispetto al 25% nel 2012.

I più gravi scontri hanno avuto luogo il 21 febbraio a Hebron City, durante una protesta contro la ormai lunga chiusura, ai palestinesi, della strada principale della Città Vecchia (Ash Shuhada Street). Durante l’episodio i manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze israeliane a presidio di uno dei posti di blocco che controllano l’accesso alla strada; i soldati hanno risposto sparando proiettili di metallo gommato: 14 palestinesi, tra cui tre minori (età: 8, 13 e 14 anni) sono stati feriti.

Le autorità israeliane, per garantire la sicurezza ai visitatori israeliani ed ai coloni residenti in città, impongono pesanti restrizioni al movimento dei palestinesi nella Città Vecchia di Hebron. Tali restrizioni hanno contribuito, negli ultimi 13 anni, allo sfollamento di migliaia di residenti palestinesi e al deterioramento delle condizioni di vita di quelli rimasti.

Sono continuati, durante questa settimana, i lanci di pietre contro le forze israeliane posizionate vicino al Campo profughi di Al Jalazun (Ramallah) e gli scontri successivi. In uno degli incidenti, il 21 febbraio, le forze israeliane hanno ferito nove palestinesi, quattro dei quali con proiettili di arma da fuoco e tre con proiettili di metallo gommato (uno colpito alla testa). La frequenza e l’intensità degli scontri in questa località si sono intensificati negli ultimi mesi a seguito dell’uccisione, da parte delle forze israeliane, di un 15enne (dicembre 2013) e di un operaio (gennaio 2014), entrambi residenti nel Campo.

Altri scontri sono avvenuti, in questa settimana, presso il villaggio di An Nabi Saleh (Ramallah), causando il ferimento di sei palestinesi, tra cui cinque minori (età compresa tra 12 e 17 anni). Negli ultimi anni gli abitanti del villaggio hanno tenuto manifestazioni ogni settimana per protestare contro l’espansione, su terreni privati palestinesi, dell’adiacente insediamento colonico di Halamish.

Durante la settimana sono continuati forti tensioni e scontri sulla strada principale che passa vicino al villaggio di Tuqu’ e all’insediamento colonico di Teqoa, nella parte orientale della Governatorato di Betlemme. Due degli scontri di questa settimana hanno provocato il ferimento, da parte dei soldati israeliani, di due uomini: uno è stato ferito alla gamba da un proiettile di arma da fuoco e l’altro, colpito alla testa da un proiettile di metallo gommato, ha perso un occhio.

Molti degli incidenti registrati nelle ultime settimane in questa zona hanno visto sassaiole da parte di ragazzi palestinesi verso veicoli israeliani e soldati lungo la strada principale, come così come scontri derivanti dai tentativi dei coloni di occupare terreni palestinesi.

Quattro palestinesi feriti e oltre 1.000 alberi e alberelli di ulivo sradicati in episodi che riguardano i coloni

Durante questa settimana quattro palestinesi e un israeliano sono rimasti feriti e circa 1.000 alberi di ulivo e alberelli di proprietà palestinese sono stati danneggiati in incidenti correlati ai coloni.

Il 20 febbraio, guardie di sicurezza armate dell’insediamento colonico di Yitzhar, accompagnate da soldati israeliani, sono arrivate alla scuola secondaria del villaggio di Burin (Nablus), durante l’orario scolastico, a seguito di reclami per il lancio di sassi contro i coloni della zona. Questo ha innescato scontri tra gli studenti da un lato e i coloni israeliani e i soldati dall’altro; uno studente 12enne è stato colpito da un candelotto lacrimogeno ed un insegnante è stato curato per inalazione di gas.

Negli ultimi anni, la sicurezza ed i mezzi di sussistenza dei residenti di Burin, e dei residenti di una decina di altri villaggi della zona, sono stati scardinati dai sistematici attacchi e dalle intimidazioni dei coloni dei vicini insediamenti di Yitzhar e Bracha.

Secondo fonti palestinesi, in due distinti incidenti avvenuti nella settimana, un bambino palestinese di 9 anni e un uomo sono stati travolti da coloni, nelle aree controllate da Israele di Hebron City (H2) e vicino al raccordo di Za’tara/Tapuach (Salfit), rispettivamente.

Ancora in questa settimana, una bambina israeliana di due anni è stata colpita e ferita da un sasso lanciato da un palestinese nella città vecchia di Gerusalemme.

Durante la settimana, coloni israeliani hanno condotto sei attacchi durante i quali hanno danneggiato proprietà di palestinesi. In quattro di questi episodi sono stati sradicati o danneggiati alberi e alberelli: 700 nuovi alberelli nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), da coloni dell’insediamento illegale di Adei Ad; 320 ulivi e alberelli danneggiati in due episodi nel villaggio di Susiya (Hebron); 30 alberelli di ulivo e viti a ovest del villaggio di Al Khader (Betlemme), da coloni dell’insediamento illegale di Sde Boaz, secondo quanto riferito.  Negli altri due episodi i coloni hanno tagliato le gomme di 30 veicoli di proprietà palestinese nel quartiere di Beit Safafa (Gerusalemme) e ucciso sei pecore appartenenti ad un pastore del villaggio di Jinsafut (Qalqiliya).

Nessuna demolizione durante la settimana; emessi ordini di arresto-lavori nei confronti di una comunità beduina nella zona E1

Durante la settimana non ci sono state segnalazioni di demolizioni in Area C o in Gerusalemme Est, a fronte di un media di 16 strutture demolite settimanalmente dall’inizio dell’anno. Tuttavia, le autorità israeliane hanno emesso ordinanze di stop-lavori nei confronti di 18 strutture abitative, finanziate da donatori internazionali, nella comunità beduina di Jabal al Baba, nel Governatorato di Gerusalemme, mettendo oltre 120 persone a rischio di sfollamento. La comunità si trova in una zona destinata da Israele all’espansione dell’insediamento colonico di Ma’ale Adummim ed alla sua connessione territoriale con Gerusalemme Est (il piano E-1).

Le autorità israeliane hanno emesso ordinanze simili nei confronti di strutture abitative della comunità beduina di Ibziq, nella Valle del Giordano.

Nella stessa zona, il 26 febbraio, tre famiglie (22 persone, di cui 13 minori) della comunità beduina di Hammamat el Maleh/Al Burj sono state sfollate circa nove ore per far posto ad esercitazioni militari israeliane, e altre tre famiglie sono state verbalmente avvisate di rimanere nelle loro case durante l’esercitazione. Dall’inizio del 2014 ci sono state almeno quattro esercitazioni militari nella Valle del Giordano, con conseguente sfollamento temporaneo di circa 350 persone.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 12 feriti tra i civili che protestano vicino alla recinzione di confine

In questa settimana non sono stati segnalati lanci di razzi palestinesi verso il sud di Israele né attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza. Tuttavia è rimasta alta la tensione, cresciuta a partire da metà dicembre 2013, nelle Aree ad Accesso Limitato (ARA) lungo la recinzione di separazione tra la Striscia di Gaza ed Israele.

Il 21 febbraio, ad est di Jabaliya, durante una protesta contro le restrizioni di accesso alle aree ARA, le forze israeliane hanno sparato e ferito 12 civili, tra cui due minori; la metà delle lesioni sono state provocate da proiettili di arma da fuoco, e l’altra metà da proiettili di metallo gommato e gas lacrimogeni. La sparatoria è avvenuta allorché i manifestanti, arrivati ad una distanza di 50 metri dalla recinzione di confine, hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani. Incidenti di questo tipo sono andati crescendo dall’inizio dell’anno ed hanno comportato il ferimento di 40 civili, più del 70% di tutte le lesioni di civili nelle Aree ad Accesso Limitato [comprendenti anche zone di mare, n.d.t.].

In precedenza, nello stesso giorno, ad est di Rafah, in una zona aperta, altri due palestinesi, tra cui un pastore 12enne, sono stati feriti da armi da fuoco mentre, secondo un gruppo palestinese per i diritti umani, erano a circa 400 metri dalla recinzione.

In almeno due occasioni, carri armati e bulldozer israeliani sono entrati per circa 150 metri all’interno della Striscia di Gaza ed hanno condotto operazioni di livellamento del terreno. Ancora in questa settimana, le forze israeliane hanno arrestato cinque palestinesi nella zona ad accesso limitato, mentre, secondo quanto riferito, tentavano di entrare in  Israele per cercare lavoro.

In almeno quattro occasioni, sempre in questa settimana, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento in direzione di barche da pesca palestinesi che si avvicinavano o avevano superato il limite di pesca di sei miglia nautiche imposto da Israele. In un altro incidente, motovedette egiziane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca palestinesi che si avvicinavano al confine egiziano ad ovest di Rafah, costringendole verso nord. Non sono stati segnalati feriti o danni negli incidenti di cui sopra.

 Aggiornamento sul valico di Rafah

Durante la settimana il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato aperto solo per due giorni, esclusivamente per la partenza dei pellegrini verso la Mecca (circa 500) ed il ritorno di almeno 360 altre persone. Dall’inizio di febbraio, il valico è stato aperto solo otto giorni. Per contro, durante la prima metà del 2013, prima dell’inizio della restrizioni egiziane, il passaggio è stato sempre aperto, eccetto cinque giorni, consentendo l’attraversamento a 1.860 persone al giorno in media. Prima del luglio 2013, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele sul movimento attraverso il valico di Erez, Rafah costituiva il principale punto di uscita/ingresso della Striscia di Gaza.

Secondo l’OMS, a causa delle chiusure ricorrenti di Rafah, il numero delle domande di autorizzazione ad accedere a cure mediche in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e Israele, attraverso il valico di Erez, nel mese di gennaio 2014 è stato doppio rispetto al gennaio 2013 (1.538 rispetto a 796) e il più alto dal 2008.

L’aumento è stato anche attribuito alla crescente carenza di farmaci negli ospedali di Gaza, in particolare per i trattamenti chemioterapici. L’88% circa delle domande di autorizzazione sono state accolte.

Riguardante il periodo:   25 febbraio – 3 marzo 2014

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono infor-mazioni, corredate da dati numerici e grafici statistici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori pa-lestinesi occupati.  [i Rapporti settimanali in inglese sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:

http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1]

Assopace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano i Rapporti OCHAoPt e li rende disponibili in due formati:

a). Rapporti settimanali (come quello che state leggendo): sono la traduzione in italiano della edizione inglese dei Rap-porti; non sono riprodotti i grafici statistici. La prima pagina presenta uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto. [i Rapporti settimanali in italiano sono scaricabili dal sito Web di Assopace – gruppo di Rivoli, alla pagina: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali].

b). Riepiloghi mensili: sono costituiti dai riassunti estratti dalle prime pagine dei Rapporti di ciascun mese. [i Riepiloghi mensili sono scaricabili dal sito Web di Assopace – gruppo di Rivoli, alla pagina:
https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu].

Riassunto

Cisgiordania

  • Ucciso a Birzeit un palestinese nella sua casa fatta esplodere dalle forze israeliane perché non voleva arrendersi; era sospettato di progettare un attacco contro Israele.
  • Numerosi palestinesi feriti in vari scontri (11 da arma da fuoco).
  • Irruzioni delle forze israeliane in scuole secondarie a Ya’bad, As Sawiya e Burin con lacrimogeni e bombe sonore dopo che pietre o bottiglie molotov erano state scagliate verso jeep militari israeliane.
  • A Silwad coloni incendiano una casa palestinese disabitata.
  • A Jalud le aggressioni  sistematiche dei coloni limitano l’accesso dei contadini ai terreni.
  • A Osarin 3 coloni israeliani feriti da bottiglia incendiaria lanciata da palestinesi contro bus. Seguono operazioni di ricerca-arresto:  arrestati 17 palestinesi.
  • Per evitare le multe 4 famiglie auto-demoliscono le loro case o strutture in Gerusalemme Est. Emessi altri 10 ordini di demolizione in Area C.
  • Aree ad Accesso Riservato lungo la recinzione tra la Striscia e Israele: da inizio anno 4 palestinesi uccisi e 56 feriti.
  • B’Tselem, associazione israeliana per i diritti umani: “il regolamento militare israeliano consente di sparare con proiettili veri anche in assenza di pericolo mortale per i soldati”.
  • Attacco aereo israeliano contro sospetti membri di gruppo armato: uccisi due uomini, feriti un minore e una donna.
  • Valico di Rafah: soltanto 5 le persone autorizzate a passare in Egitto nella settimana di riferimento; 6.000 quelle in attesa.
  • Centrale elettrica: combustibile in esaurimento; gravi ricadute per sanità, acqua potabile, trattamento reflui.

Striscia di Gaza

Testo completo

riguardante il periodo:  25 febbraio – 3 marzo 2014

Cisgiordania (West Bank)

Un palestinese ucciso durante un’operazione militare; molti i feriti negli scontri successivi

Il 27 febbraio, durante un’operazione militare effettuata nella città di Birzeit (Ramallah), le forze israeliane hanno fatto esplodere la casa di un 24enne palestinese che si era rifiutato di arrendersi, uccidendolo. Non sono stati segnalati scambi di colpi di arma da fuoco. Fonti militari hanno riferito ai media israeliani che l’uomo progettava di commettere un attacco contro Israele. Sei palestinesi del villaggio, tra cui quattro minori, sono rimasti feriti in scontri scoppiati durante l’operazione e altri due sono stati arrestati. La casa fatta esplodere ha subito gravi danni. L’episodio ha innescato diffusi scontri il giorno seguente nel governatorato di Ramallah, tra palestinesi che hanno lanciato pietre e le forze israeliane, con conseguente ferimento di 16 palestinesi, tra cui nove minori; 11 di queste lesioni sono state causate da proiettili di arma da fuoco e le restanti da proiettili di metallo gommato.

All’inizio della settimana, il 25 febbraio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nei cortili della Spianata delle Moschee, a Gerusalemme Est, e si sono scontrati con un gruppo di palestinesi, ferendone 12. Secondo i media locali di informazione, il gruppo aveva trascorso la notte precedente all’interno del complesso per protestare contro l’intenzione delle autorità israeliane di affidare ad una organizzazione di coloni israeliani la gestione di un sito archeologico adiacente al complesso.

Altri 16 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane durante vari scontri in altre zone della Cisgiordania, tra cui: quattro nel villaggio di Bil’in (Ramallah), durante la manifestazione settimanale contro la costruzione della Barriera sulla terra del villaggio e cinque nel governatorato di Nablus, durante operazioni di ricerca-arresto e durante gli scontri scoppiati quando un gruppo di israeliani, scortati da soldati, sono entrati in Nablus per pregare sulla Tomba di Giuseppe insieme ad altre persone.

In più occasioni, questa settimana, le forze israeliane hanno fatto irruzione in due scuole secondarie a Ya’bad (Jenin) e As Sawiya (Nablus), sparando candelotti lacrimogeni e lanciando bombe sonore attorno e all’interno dei complessi scolastici. Ciò ha incluso il tentativo di intrusione nelle aule, l’aggressione ad insegnanti e l’arresto di uno studente della scuola di As Sawiya. Questi episodi sono avvenuti presumibilmente dopo che gli studenti avevano lanciato pietre o bottiglie molotov verso jeep militari israeliane. Almeno tre raid simili sono stati registrati la scorsa settimana nella scuola secondaria di Burin (Nablus) ed hanno provocato il ferimento di uno studente e di un insegnante.

Quattro contadini e pastori palestinesi feriti da coloni israeliani

Durante la settimana ci sono stati parecchie aggressioni da parte di coloni israeliani contro agricoltori e pastori palestinesi; due di questi attacchi hanno portato al ferimento di quattro palestinesi. Il primo incidente ha avuto luogo il 28 febbraio, allorché un gruppo di coloni israeliani armati e mascherati – provenienti, secondo quanto riferito, dalla direzione dell’insediamento colonico di Yitzhar – hanno aggredito fisicamente e picchiato con tubi di ferro due agricoltori palestinesi che stavano lavorando le loro terre vicino al villaggio di Huwwara (Nablus). Il giorno seguente, presso il villaggio di Einabus, un palestinese 41enne e il figlio di 6 anni, mentre erano al pascolo con le pecore, sono stati colpiti con pietre e bastoni da coloni provenienti dallo stesso insediamento.

Il 2 marzo, 155 piantine di ulivo di proprietà di un contadino palestinese di Kafr Qaddum (Qalqiliya) sono state trovate sradicate o tagliate, presumibilmente da coloni israeliani del vicino insediamento di Qedumim.

Il 28 febbraio, nel villaggio di Silwad (Ramallah), coloni israeliani hanno dato alle fiamme una casa palestinese disabitata e spruzzato slogan anti-arabi su un muro nella zona.

Ancora in questa settimana, coloni israeliani hanno spianato con un bulldozer un pezzo di terra appartenente ad una famiglia palestinese del villaggio di Jalud (Nablus), vicino alla colonia illegale di Shvut Rahel; dalla costruzione della colonia illegale, nel 1991, alla famiglia è stato negato l’accesso a questo suo terreno. Fonti locali hanno indicato che lo spianamento del terreno è finalizzato all’espansione della colonia illegale su terra privata palestinese.

La creazione e l’espansione delle colonie illegali israeliane sulla terra di Jalud sono anche avvenute su una parte significativa della terra dei villaggi in Area C. Negli ultimi anni, la modalità principale di espansione delle sei colonie illegali è consistita nella occupazione e successiva coltivazione di terra palestinese.

Inoltre, le aggressioni sistematiche e le intimidazioni, condotte dai residenti di questi insediamenti illegali, hanno portato ad una progressiva riduzione dell’accesso dei contadini palestinesi anche ai terreni non espropriati o occupati illegalmente.

Secondo fonti giornalistiche israeliane, il 26 febbraio, tre coloni israeliani sono rimasti feriti a seguito di una bottiglia incendiaria lanciata da palestinesi al bus su cui viaggiavano, sulla strada tra i villaggi di Osarin e Beita (Nablus). Il giorno seguente, le forze israeliane hanno condotto diverse operazioni di ricerca-arresto nei villaggi di cui sopra. In uno degli incidenti, in Osarin, durante gli scontri scoppiati nel corso delle operazioni, le forze israeliane hanno fisicamente aggredito e ferito un palestinese 24enne ed arrestato 17 palestinesi, tra cui due 16enni. Un altro 17enne è stato arrestato.

Quattro famiglie palestinesi auto-demoliscono le loro case in Gerusalemme Est

In questa settimana, quattro famiglie palestinesi hanno demolito le proprie abitazioni o strutture loro appartenenti, in diverse aree di Gerusalemme Est (Shu’fat, Jabal Al Mukabbir, Beit Hanina, e At Tur), a seguito di ordinanze di demolizione emesse dalle autorità israeliane a motivo della mancanza dei permessi di edificazione. Come conseguenza, 13 persone, tra cui almeno sette minori, sono state sfollate e altre 19, tra cui dieci minori, sono state colpite dal provvedimento.

Il fenomeno della auto-demolizione è diventato diffuso, in particolare tra i palestinesi di Gerusalemme Est, come mezzo per evitare il pagamento della forte multa che l’autorità israeliana impone allorché, non ottemperando il proprietario all’ordinanza, la demolizione viene eseguite dall’autorità stessa. Durante il 2013, in Gerusalemme Est, sono state auto-demolite 16 strutture palestinesi. È quasi impossibile, per i palestinesi di Gerusalemme Est, ottenere i permessi di costruzione, sia per l’inadeguata capacità progettuale che per l’ampia assegnazione di terreni agli insediamenti israeliani.

Ancora in questa settimana, le autorità israeliane hanno consegnato almeno dieci nuovi ordini di demolizione e di stop-lavori nei confronti di abitazioni e strutture di sussistenza palestinesi, costruite senza i permessi edilizi israeliani nell’Area C, nei Governatorati di Nablus, Jenin, Gerusalemme e Tuba.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

In aumenta l’utilizzo delle armi da fuoco nelle zone ad accesso ristretto: uccisa una donna palestinese

È continuata, durante la settimana, la situazione di tensione registrata da metà dicembre 2013 nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA), lungo la recinzione che separa la Striscia di Gaza da Israele. Il 28 febbraio, nella zona di Khuza’a, ad est di Khan Younis, le forze israeliane hanno sparato e ferito una palestinese 57enne con problemi mentali, che si era avvicinata alla recinzione. Secondo il Centro Al-Mezan per i diritti dell’uomo, la donna è morta dissanguata dopo diverse ore, poiché i soccorritori hanno avuto difficoltà a localizzarla.  Più tardi, nello stesso giorno, ad est di Jabaliya, le forze israeliane hanno sparato e ferito un civile 19enne che, secondo quanto riferito, era entrato nell’Area ad Accesso Riservato per raccogliere ghiaia.

In diverse altre occasioni, durante la settimana, le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento” verso persone presenti nell’Area ad Accesso Riservato, compresi contadini e persone che raccoglievano ghiaia, costringendole ad andarsene; non sono stati segnalati altri feriti.

In un episodio, le forze israeliane, dopo aver sparato colpi di avvertimento, hanno arrestato tre civili che, secondo quanto riferito, tentavano di entrare in Israele in cerca di lavoro.

Dall’inizio dell’anno, quattro persone, tra cui un minore, sono stati uccisi, ed altri 56, tra cui sette minori, sono rimasti feriti dalle forze israeliane nelle Aree ad Accesso Riservato, lungo la recinzione. In questa settimana, il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem ha espresso preoccupazione per il fatto che i regolamenti sull’uso delle armi da fuoco “consentono di sparare con proiettili veri anche nei casi che non presentano pericolo mortale per i membri delle forze di sicurezza”.

Sempre in tema di Aree ad Accesso Riservato, in almeno quattro occasioni, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento contro barche da pesca palestinesi che si avvicinavano o avevano superato il limite, imposto da Israele, di sei miglia nautiche dalla costa, costringendole a tornare a riva; non sono state segnalate vittime o danni.

Ancora in questa settimana, il 3 marzo, ad est di Beit Hanoun, un minore palestinese e una donna sono stati feriti durante un attacco aereo israeliano destinato a membri di un gruppo armato palestinese; nell’attacco i due sospetti membri del gruppo armato sono stati uccisi. Secondo i militari, il gruppo era in procinto di lanciare un razzo verso Israele. Durante la settimana, alcuni razzi sono stati lanciati verso il sud di Israele. La maggior parte di essi sono caduti all’interno della Striscia di Gaza, senza provocare feriti né danni.

 Aggiornamento sul valico di Rafah

In questa settimana, il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato aperto solo il 25 ed il 26 febbraio, permettendo l’ingresso di 1.072 persone, soprattutto pellegrini di ritorno dalla Mecca. Per contrasto, solo cinque persone, in situazioni particolari, sono state autorizzate a passare in Egitto. Nel mese di febbraio, il valico di Rafah ha operato soltanto 10 giorni, sette dei quali dedicati all’attraversamento dei pellegrini. L’ultima volta in cui il valico è stato aperto per i normali viaggiatori è stato il 6 febbraio. Circa 6.000 persone sono registrate e in attesa di recarsi in Egitto o altrove.

Prima del luglio 2013, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele sul movimento attraverso il valico di Erez, Rafah costituiva il principale punto di uscita/ingresso della Striscia di Gaza; durante la prima metà del 2013, una media di 1.860 persone/giorno hanno attraversato Rafah in entrambe le direzioni.

Nuovamente a rischio di chiusura la Centrale elettrica di Gaza

Tra il 25 febbraio e il 2 marzo, circa 1,7 milioni di litri di carburante, finanziati dal governo del Qatar, sono stati importati da Israele attraverso il valico di Kerem Shalom per la centrale elettrica di Gaza (GPP). Questo volume rappresenta solo il 40% del fabbisogno settimanale della Centrale per poter operare a piena capacità (4,2 milioni di litri). L’Autorità di Gaza per l’Energia stima che, in mancanza di ulteriori finanziamenti, le riserve di combustibile verranno esaurite intorno al 10-12 marzo.

Nel caso la Centrale elettrica dovesse chiudere per mancanza di combustibile, le ore giornaliere di blackout elettrico nella Striscia di Gaza salirebbero dalle attuali 12 alle 16.

Prima del luglio 2013, circa 400.000 litri di gasolio/giorno, provenienti dall’Egitto attraverso i tunnel illegali sotto il confine, venivano consegnati alla Centrale elettrica; essa disponeva, allora, di una riserva di combustibile superiore ad otto milioni di litri.

La distruzione di quasi tutti i tunnel ha portato ad una grave carenza di carburante per la Centrale che ha dovuto ridurre la sua capacità operativa, causando un aumento delle interruzioni di energia elettrica fino a 18 ore per giorno. Ciò ha avuto pesanti ricadute sull’erogazione dei servizi di base comprendenti, tra gli altri, la sanità, l’acqua potabile ed il trattamento dei reflui. 

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