Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupat

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   11 – 17 febbraio 2014

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1600 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina rapporti-onu, potete trovare i rias-sunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013. Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania

  • 26 palestinesi feriti, in vari episodi, da forze israeliane: con armi da fuoco (10), proiettili di metallo gommato (5), cani della polizia, aggressioni, soffocamenti da lacrimogeno.
  • Nablus: coloni israeliani picchiano palestinese: intimidazioni ricorrenti per impadronirsi della sua casa e del pozzo.
  • Susiya: coloni sradicano 200 ulivi palestinesi.
  • L’Alta Corte di Giustizia israeliana respinge una petizione di agricoltori palestinesi per la restituzione di un terreno di cui si erano impossessati i coloni. Motivazione:  l’appropriazione dei coloni non era abbastanza recente.
  • Tuqu: coloni israeliani piantano 250 ulivi su terra rivendicata da palestinesi. Tre giorni dopo, forze israeliane e coloni  impediscono a palestinesi e attivisti internazionali  di piantare ulivi su terreno adiacente. Occupazione e coltivazione di terra privata palestinese per espandere insediamenti colonici sono ormai abituali.
  • Kafr Qaddum: coloni posano un condotto per lo smaltimento di acque reflue su uliveto privato palestinese.
  • Valle del Giordano: da inizio 2014 le autorità israeliane hanno demolito 100 strutture palestinesi e sfollato 184 persone (90 i minori).
  • Zona ad accesso ristretto lungo il confine con Israele: un palestinese ucciso e altri 18 feriti da armi da fuoco.
  • Forze navali israeliane arrestano tre pescatori e confiscano due barche vicine alla zona  “no-go”.
  • Tribunale civile di Gaza condanna a morte un palestinese per omicidio: seconda condanna del 2014 (dati del Centro Palestinese per i Diritti Umani). 150ma dal 1994 nei Territori Occupati (30 eseguite).
  • Valico di Rafah: nuova chiusura.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto

riguardante il periodo:  11 – 17 febbraio 2014

Cisgiordania (West Bank)

 Continua l’utilizzo delle armi da fuoco contro lanciatori di pietre

In questa settimana, le forze israeliane hanno ferito 26 palestinesi, tra cui otto minori; 19 di questi ferimenti sono avvenuti durante scontri in vari contesti. Dieci ferimenti sono stati causati da proiettili di arma da fuoco, cinque da proiettili di metallo gommato, quattro persone sono state morsicate da cani della polizia ai posti di blocco israeliani, tre a seguito di aggressioni fisiche, e tre per soffocamento conseguente ad inalazione di gas lacrimogeno.

Vicino al Campo profughi di Al Jalazun (Ramallah), sono continuati, nella settimana, scontri tra forze israeliane e palestinesi lanciatori di pietre: gli scontri hanno provocato il ferimento (la maggior parte il 14 febbraio) di nove palestinesi, tra cui tre minori. La frequenza e l’intensità degli scontri in questa zona si sono intensificate nel corso delle ultime tre settimane, dopo l’uccisione di un lavoratore residente nel Campo (vedere il Report relativo al periodo 28 Gennaio 2013 – 3 febbraio 2014).

Dall’inizio del 2014, un totale di 41 residenti del Campo, tra cui sei minori, sono stati feriti in scontri con le forze israeliane; l’83% di queste persone sono state colpite da proiettili di arma da fuoco.

Altri cinque palestinesi sono stati feriti da forze israeliane in scontri scoppiati durante operazioni di ricerca-arresto; tra essi tre minori colpiti da proiettili di arma da fuoco nel villaggio di Qabatiya, e un uomo duramente picchiato nel villaggio di Tura al Gharbiya (entrambi nel governatorato di Jenin).

Cinque ulteriori ferimenti sono avvenuti in due incidenti presso checkpoint israeliani nel governatorato di Nablus. Il primo di essi ha avuto luogo presso il checkpoint di Hamra, ed ha causato il ferimento di quattro uomini che sono stati morsi dai cani utilizzati dal personale del checkpoint per ispezionare i veicoli e i passeggeri. Nel 2011, l’esercito israeliano annullò l’obbligo, per i palestinesi, di aver ottenuto il permesso per utilizzare questo checkpoint che controlla l’accesso alla parte nord della Valle del Giordano. Tuttavia, perquisizioni e controlli rigorosi vengono tuttora praticati: i passeggeri sono costretti ad uscire dai veicoli e a camminare lungo un corsia recintata per l’ispezione individuale, mentre i conducenti rimangono nei loro veicoli, sulla strada, e vengono ispezionati separatamente.

L’altro incidente si è verificato ad un  checkpoint “volante”, a sud della città di Nablus: le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un taxi, presumibilmente perché non si era fermato per il controllo; una passeggera 17enne è stata ferita.

 Un palestinese ferito e 200 ulivi sradicati da coloni israeliani

In questa settimana ci sono stati tre incidenti correlati alle azioni dei coloni; in uno di questi è stato ferito un palestinese e negli altri due sono state danneggiate proprietà agricole palestinesi. Non sono state segnalati, invece, episodi con vittime o danni a coloni.

Uno dei più gravi episodi di questa settimana è avvenuto l’11 febbraio, quando un gruppo di coloni israeliani dell’insediamento di Ma’ale Levona ha gravemente picchiato e ferito un 40enne palestinese del villaggio di Al Lubban ash Sharqiya (Nablus), che vive in una casa adiacente alla colonia israeliana e isolata dal resto del villaggio. Questo episodio si colloca in una serie di ricorrenti tentativi dei coloni di impadronirsi della casa e del pozzo d’acqua adiacente.

Il giorno seguente (12 febbraio), coloni israeliani dell’insediamento di Susiya hanno sradicato 200 alberelli di ulivo di proprietà di una famiglia palestinese del villaggio di Susiya (Hebron). Più tardi nel corso della settimana, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto una petizione presentata da agricoltori palestinesi di questa zona che chiedevano la restituzione di un grande appezzamento di terreno di cui si erano impossessati coloni dello stesso insediamento; la petizione è stata respinta con la motivazione che l’appropriazione da parte dei coloni non è abbastanza recente per far emettere, da parte dell’Amministrazione civile, una disposizione di evacuazione.

Il 13 febbraio, coloni israeliani provenienti dall’insediamento di Teqoa hanno piantato 250 alberelli di ulivo su un appezzamento di terra la cui proprietà è rivendicata da due famiglie palestinesi dell’adiacente villaggio di Tuqu (Betlemme). Tre giorni dopo, ad un gruppo di palestinesi e di attivisti internazionali – dopo essere stati  intimiditi ed aver ricevuto, dalle forze israeliane e dai coloni, l’ordine di allontanarsi dal posto – è stato impedito di piantare alberelli di ulivo in un terreno adiacente. Negli ultimi anni, l’impossessamento e la successiva coltivazione di terra privata palestinese è diventata una modalità normale per espandere gli insediamenti colonici e questo compromette le possibilità di sussistenza dei palestinesi.

Nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya), coloni israeliani dell’insediamento di Qedumim hanno livellato il terreno e posato un condotto per lo smaltimento delle acque reflue provenienti da una casa della colonia. Il terreno interessato è proprietà privata di palestinesi e piantumato con ulivi, ma ai proprietari l’accesso è consentito solo nella stagione della raccolta delle olive e previo coordinamento con le forze israeliane. Queste restrizioni all’accesso iniziarono 12 anni fa, quando le autorità israeliane aprirono una strada per i coloni e la chiusero ai palestinesi con un cancello.

 Valle del Giordano: tre famiglie di pastori sfollate per la seconda volta dall’inizio dell’anno

Le autorità israeliane hanno demolito otto strutture abitative e per animali appartenenti a tre famiglie di pastori delle comunità di Al Jiftlik (Jericho) e Khirbet Yarza (Tuba), nella Valle del Giordano, in aree designate come “zone militari chiuse”, usate per scopi di addestramento militare. Un totale di 24 persone, tra cui nove minori, sono state sfollate per la seconda volta in meno di un mese. Almeno otto delle strutture demolite erano state fornite da donatori a seguito di demolizioni precedenti. Dall’inizio del 2014, nella Valle del Giordano, le autorità israeliane hanno demolito un totale di 100 strutture palestinesi e sfollato 184 persone, tra cui 90 minori. Queste demolizioni nella Valle del Giordano vengono effettuate in un contesto che ha visto, nel corso del 2013, un significativo aumento di demolizioni e conseguente sfollamento di palestinesi.

Ancora nella Valle del Giordano, in questa settimana, 19 famiglie (circa 120 persone) della comunità di pastorizia di ‘Ibziq sono state forzosamente evacuate dalle loro case per cinque ore, per far posto ad una esercitazione militare. Nella stessa zona anche i residenti dei villaggi di Al ‘Aqaba e ‘Tayasir, sono stati interessati da una esercitazione militare con uso di carri armati che ha danneggiato le colture ed ha diffuso il panico tra i bambini.

Inoltre, le autorità israeliane hanno demolito altre nove strutture per animali e commerciali in Area C, presso i villaggi di Deir Dibwan (Ramallah) e di Al ‘Ezariya (Gerusalemme), per il fatto che tali strutture non avevano i permessi di costruzione rilasciati da Israele; un totale di 45 persone, tra cui 28 minori, sono stati colpiti dal provvedimento. Per gli stessi motivi, le autorità israeliane hanno emesso almeno 10 nuovi ordini di demolizione e blocco-lavori contro altre strutture palestinesi, tra cui sei strutture abitative, una clinica e una strada pubblica in Area C e Gerusalemme Est.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Un civile ucciso e altri 18 feriti lungo la recinzione

Durante la settimana sono continuati, quasi quotidianamente, episodi in cui le forze israeliane hanno usato le armi da fuoco contro civili presenti nelle aree ad accesso limitato (ARA) lungo il recinzione tra la Striscia di Gaza e Israele; le conseguenze sono l’uccisione di un civile palestinese e il ferimento di altri 18. Il 13 febbraio, un 31enne che, a quanto viene riferito, stava raccogliendo ghiaia e rottami metallici a circa 50 metri dalla recinzione, ad est di Gaza City, è stato ucciso e un altro ferito.

Il giorno seguente, ad est di Jabalia, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili che si era avvicinato al recinto per protestare contro le restrizioni di accesso ed aveva iniziato a lanciare pietre contro i soldati; sono stati così feriti 17 palestinesi, tra cui quattro minori. Dall’inizio dell’anno, un totale di 11 palestinesi sono stati feriti durante proteste di questo tipo (il totale dei feriti nelle zone di terra ad accesso ristretto).

In due occasioni, nella settimana, carri armati israeliani e bulldozer sono entrati per circa 150 metri all’interno della Striscia ed hanno condotto operazioni di livellamento del terreno.

In almeno una occasione, durante la settimana, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento in direzione di barche da pesca palestinesi che si avvicinavano o avevano superano il limite di sei miglia nautiche imposto da Israele; non sono stati segnalati feriti.

In un altro incidente, l’11 febbraio, le forze navali israeliane hanno arrestato tre pescatori e confiscato due barche che, viene riferito, stavano navigando ad ovest di Beit Lahia, vicino al corridoio di mare “no-go” di 1,5 miglia nautiche, su cui Israele ha imposto il divieto di navigazione.

 

Nel periodo di riferimento, gruppi armati palestinesi hanno lanciato alcuni razzi verso il sud di Israele; due di essi sono caduti all’interno della Striscia di Gaza; non sono stati segnalati feriti o danni. In risposta, le forze aeree israeliane hanno attaccato uno spazio aperto ad est del Campo di Al Nusairat ed un sito militare a sud della città di Gaza, causando danni ad un allevamento di animali.

 Un tribunale condanna a morte un uomo

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) ha riferito che un tribunale civile di Gaza ha condannato a morte un 21enne palestinese del nord di Gaza, dopo averlo dichiarato colpevole di aver ucciso un uomo il 30 maggio 2013. Secondo PCHR, questa è la seconda sentenza capitale emessa dall’inizio del 2014. Tale sentenza porta a 150 il numero di condanne a morte emesse nei Territori Occupati dal 1994; 30 di tali condanne sono state eseguite.

 Nuovamente chiuso il valico di Rafah

Il valico di Rafah tra la Striscia di Gaza ed Egitto è stato chiuso per tutta la settimana salvo un giorno in cui ha aperto unicamente per consentire il rientro in Gaza di 290 palestinesi. Questa situazione si verifica dopo il miglioramento della scorsa settimana, allorquando il valico fu tenuto aperto per cinque giorni. Prima del luglio 2013, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele sul movimento attraverso il valico di Erez, Rafah costituiva il principale punto di uscita/ingresso della Striscia di Gaza.

Le chiusure frequenti del valico di Rafah hanno anche creato impedimento all’entrata di materiali da costruzione destinati ai progetti umanitari finanziati dal Governo del Qatar.

 

 

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