Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   4 – 10 febbraio 2014

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1600 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina rapporti-onu, potete trovare i rias-sunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013. Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania

  • 42 palestinesi feriti da forze israeliane (16 a Al Jalazun); quasi la metà colpiti con armi da fuoco.
  • Campo profughi di Al Far’a: in operazione di ricerca-arresto feriti 2 palestinesi e 1 soldato israeliano.
  • Nablus: sistematiche intimidazioni e violenze di coloni armati verso i contadini; 3 coloni incriminati per un attacco condotto nel villaggio di Far’ata, nel 2013.
  • Coloni sradicano 800 alberelli di ulivo a Sinjil; 80 ulivi trovati tagliati ad Araba.
  • Gerusalemme Est: palestinese accoltella un colono israeliano; coloni tagliano le gomme a 16 veicoli palestinesi.
  • 34 palestinesi sfollati a seguito di demolizioni in Gerusalemme Est; altri 30 hanno già ricevuto gli ordini di demolizione.
  • Esercitazioni militari israeliane costringono allo sfollamento temporaneo 30 famiglie di Tuba e 19 di Ibziq.
  • Lancio di razzi verso Israele; segue attacco aereo israeliano mirato ad un appartenente a gruppo armato: ferito il destinatario e 2 passanti.
  • Zone ad accesso ristretto lungo il confine con Israele: un gruppo di manifestanti si avvicina alla recinzione, i soldati sparano: 4 palestinesi feriti (3 da armi da fuoco).
  • In nove casi le motovedette israeliane aprono il fuoco di avvertimento verso pescatori palestinesi prossimi alla zona interdetta.
  • Valico di Kerem Shalom: consentito l’ingresso di 1.000t di cemento: 1/4 del fabbisogno giornaliero.
  • Valico di Rafah riaperto per 5 giorni dopo 14 giorni di chiusura: consentiti oltre 4000 transiti. Consentito anche l’ingresso di 270.000 litri di gasolio per i progetti  del Qatar.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto

Riguardante il periodo:  4 – 10 febbraio 2014

Cisgiordania (West Bank)

 Forti scontri nel Campo Profughi di Al Jalazun

In questa settimana, le forze israeliane hanno ferito 42 palestinesi, tra cui otto minori, in vari scontri avvenuti in Cisgiordania. Seguendo la tendenza all’aumento, nel 2014, dell’uso di armi da fuoco da parte delle forze israeliane, circa il 40% delle lesioni di questa settimana (17) sono state causate da proiettili, spesso in risposta al  lancio di pietre da parte di palestinesi.

Nella settimana sono stati registrati diversi scontri con le forze israeliane all’ingresso del Campo Profughi di Al Jalazun (Ramallah), che hanno causato il ferimento di 16 palestinesi, tra cui tre minori; la maggior parte dei ferimenti è stato causata da proiettili di arma da fuoco; un palestinese è stato colpito al volto da un lacrimogeno.

Mentre la corrente ondata di scontri, dentro e intorno al Campo, è cominciata la scorsa settimana in seguito all’uccisione, da parte delle forze israeliane, di un operaio palestinese del Campo, a partire dal febbraio 2013 erano andati via via aumentando, nell’area, violenti scontri che, complessivamente, hanno causarono l’uccisione di un minore ed il ferimento di 121 palestinesi, tra cui 38 minori.

Altri due palestinesi e un soldato israeliano sono rimasti feriti, nelle prime ore del mattino del 5 febbraio, in scontri con le forze israeliane durante operazioni di ricerca-arresto nel Campo profughi di Al Far’a (Tubas). Durante l’operazione, le forze israeliane hanno sparato ad un ordigno esplosivo sconosciuto, nel primo piano di una casa a due piani, dopo fatto evacuare i residenti solo dal primo piano. Uno dei figli della famiglia (13enne) ha riferito di essere stato picchiato, ammanettato e bendato insieme a quattro dei suoi fratelli, quindi forzato ad uscire di casa. Gli altri membri della famiglia, al secondo piano, non sono stati evacuati né informati prima che venisse provocata l’esplosione dell’ordigno. Essi hanno anche segnalato di essere stati contrastati dai militari israeliani quando hanno cercato di uscire dalla casa in fiamme dopo l’esplosione. Nel complesso, quattro residenti sono stati arrestati durante l’operazione, tra cui un membro della famiglia colpita.

Il 7 febbraio, quattro palestinesi, tra cui un bambino di otto anni, sono rimasti feriti durante gli scontri nel cortile del complesso della Moschea di Al Aqsa, in una protesta contro il recente aumento della frequenza delle visite al complesso da parte di gruppi israeliani sotto protezione dei militari.

Ancora in questa settimana, il 6 febbraio, cinque palestinesi, tra cui una donna 50enne e due minori, hanno subito lesioni a seguito di inalazione di gas lacrimogeno mentre si trovavano in casa, nel villaggio di Ya’bad (Jenin), allorché le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio ed hanno sparato lacrimogeni tra le case dei residenti. Durante la settimana sono state segnalate ulteriori incursioni israeliane nel villaggio, con lancio di lacrimogeni, ma non ci sono notizie di ferimenti.

 Continua tensione attorno a due aree di insediamento colonico a Nablus

Questa settimana, OCHA ha registrato sette incidenti in cui sono implicati coloni: in tre di questi episodi, civili palestinesi sono rimasti feriti e, negli altri quattro, hanno subito danni alle proprietà. In un ulteriore episodio è invece stato ferito un colono israeliano.

Durante la settimana è proseguita la tensione intorno all’insediamento illegale di Esh Kodesh e agli insediamenti colonici di Yitzhar e di Bracha, tutti nell’area di Nablus. Il 6 febbraio, coloni israeliani armati, provenienti dall’insediamento illegale di Esh Kodesh, si sono scontrati con agricoltori dell’adiacente villaggio di Qusra che stavano lavorando la loro terra; a seguito dello scontro sono arrivate le forze israeliane ed hanno sparato gas lacrimogeni e proiettili di metallo gommato verso gli agricoltori. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito di aver medicato sul posto almeno due minori palestinesi feriti da proiettili di metallo gommato, oltre a parecchi altri che avevano inalato gas lacrimogeno.

Il 9 febbraio, per motivi non chiari, la guardia di sicurezza dell’insediamento colonico di Yitzhar ha sparato un candelotto lacrimogeno nel cortile della scuola secondaria del villaggio di Burin, mentre gli studenti erano all’interno. Alcune ore più tardi, un gruppo di coloni israeliani armati, provenienti dall’insediamento colonico di Bracha è entrato nel villaggio da un altro lato, innescando scontri con i residenti, conclusi senza feriti.

I palestinesi che vivono o che coltivano terreni in prossimità di queste due aree di insediamento colonico sono regolarmente soggetti a violenza sistematica e intimidazioni che minano gravemente la loro sicurezza ed i mezzi di sussistenza.

Altri due palestinesi sono stati feriti questa settimana in due incidenti distinti, provocati da  coloni israeliani: un camionista colpito da pietre e bastoni mentre viaggiava sulla strada 60, nei pressi del villaggio di Turmus’ayya (Ramallah) e un contadino aggredito fisicamente e colpito con un fucile, sul suo terreno, vicino all’ insediamento colonico di Teqoa (Betlemme).

L’episodio più significativo per quanto riguarda il danneggiamento di proprietà palestinesi, è avvenuto il 9 febbraio, quando coloni provenienti dall’insediamento illegale di Giv’at Hara’el hanno sradicato o altrimenti danneggiato 800 alberelli di ulivo, che erano stati recentemente piantati nel villaggio di Sinjil (Ramallah) tramite un progetto finanziato da donatori. Un incidente quasi identico era avvenuto, nello stesso luogo, il 22 gennaio.

Sempre in questa settimana, vicino al villaggio di Aqraba (Nablus), una famiglia palestinese ha scoperto che 80 ulivi erano stati  abbattuti; l’accesso al terreno, adiacente alla colonia di Itamar, può avvenire da parte dei proprietari palestinesi solo previo coordinamento con le forze israeliane.

In Silwan (Gerusalemme Est), coloni israeliani hanno tagliato le gomme di 16 veicoli di palestinesi ed hanno spruzzato scritte su uno dei veicoli.

Secondo quanto riportato da media israeliani in questa settimana, tre coloni israeliani dell’insediamento illegale di Havat Galaad (Nablus) sono stati incriminati per un attacco condotto nel villaggio di Far’ata, nel novembre 2013, durante il quale diversi veicoli palestinesi furono bruciati.

Secondo fonti di informazione israeliane, il 9 febbraio, in Gerusalemme Est, un colono israeliano è stato accoltellato da un palestinese nei pressi della città vecchia; a seguito dell’episodio le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca nella zona.

Gerusalemme Est: 34 palestinesi costretti a sfollare a causa delle demolizioni; quattro comunità della Valle del Giordano temporaneamente sfollate per consentire esercitazioni militari

In questa settimana trentaquattro (34) palestinesi, tra cui 19 minori, sono state sfollati a seguito della demolizione delle loro case in Gerusalemme Est. Le demolizioni, tra cui una auto-demolizione, sono avvenute nei quartieri di Jabal al Mukabbir, Beit Hanina, At Tur, Shu’fat e Sur Bahir, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono molto difficili da ottenere. Queste demolizioni portano a 13 il numero delle strutture demolite in Gerusalemme Est dall’inizio del 2014 e a 57 il numero delle persone sfollate.

Le autorità israeliane hanno emesso nuovi ordini di demolizione nei confronti di cinque strutture abitative nel quartiere di Silwan, in Gerusalemme Est, mettendo 30 palestinesi a rischio di sfollamento.

Sempre in questa settimana, oltre 30 famiglie palestinesi (230 persone, tra cui 90 minori) appartenenti a quattro comunità di pastori della Valle del Giordano settentrionale (Tuba), sono state forzosamente evacuate dalle loro case, per periodi che vanno da 4 a 14 ore, per far posto ad esercitazioni militari israeliane nella zona. È stato riferito che le esercitazioni hanno causato danni alle proprietà agricole.

Altre 19 famiglie palestinesi della comunità di Ibziq sono state informate verbalmente di evacuare le loro case per cinque ore, il 12 febbraio, per far posto ad una esercitazione militare israeliana programmata.

 Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Due passanti feriti ed edifici danneggiati in un tentativo di omicidio mirato

Il 9 febbraio, l’aviazione israeliana ha condotto un attacco aereo mirato ad un presunto membro di un gruppo armato mentre viaggiava su una moto, in Deir Al Balah, ferendolo insieme a due passanti e causando lievi danni a sette case della zona. L’episodio è avvenuto a seguito del lancio, da parte di gruppi armati palestinesi, di alcuni razzi verso il sud di Israele; tutti i razzi sono caduti entro i confini della Striscia stessa o in spazi disabitati del sud di Israele, senza causare lesioni o danni.

Le forze israeliane, nell’applicazione delle restrizioni all’accesso dei palestinesi alle aree adiacenti alla recinzione tra la Striscia di Gaza e Israele, hanno ferito quattro civili palestinesi, tre dei quali con proiettili di arma da fuoco. I feriti erano parte di un gruppo di palestinesi che si avvicinava alla recinzione per protestare contro l’attuale blocco israeliano su Gaza. In almeno altre due occasioni, nella settimana, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso civili presenti in aree lungo la recinzione, costringendoli ad allontanarsi.

Inoltre, sempre durante la settimana, in nove casi le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco verso pescatori palestinesi che si avvicinavano o avevano superato le sei miglia nautiche dalla riva, limite imposto ai palestinesi per la pesca in mare. Non si segnalano vittime o danni.

 Continuano le restrizioni all’ingresso di materiali da costruzione fondamentali

Per la prima volta dal 13 ottobre 2013, in questa settimana (9 e 10 febbraio), Israele ha eccezionalmente consentito l’ingresso di 1.000 tonnellate di cemento attraverso il valico di Kerem Shalom. Il cemento, destinato al settore privato, era finalizzato alla riparazione dei danni causati dalla tempesta invernale del mese di dicembre 2013.

L’Unione degli Imprenditori Palestinesi ha segnalato che la quantità di cemento entrata nella Striscia di Gaza in questa settimana è meno di un quarto del fabbisogno giornaliero. Da giugno 2013, la Striscia di Gaza soffre di una grave carenza di materiali da costruzione che ha ulteriormente indebolito la capacità di far fronte all’urgente bisogno di alloggi e di infrastrutture. La carenza è stata causata principalmente dalla distruzione dei tunnel per il contrabbando lungo il confine tra Gaza e l’Egitto. Tale diminuzione è stata poi aggravata dalla sospensione della pur modesta entrata, attraverso il valico di Kerem Shalom, di materiali da costruzione per il settore privato; la sospensione, ordinata dalle autorità israeliane, seguì alla scoperta, nel mese di ottobre 2013, di un tunnel sotterraneo tra Gaza e Israele.

 Il valico di Rafah aperto per cinque giorni durante il periodo di riferimento

Dopo 14 giorni consecutivi di chiusura, il valico di Rafah ha aperto per cinque giorni durante il periodo di riferimento, consentendo il passaggio in Egitto di 2.524 abitanti della Striscia di Gaza e il ritorno nella Striscia di 1.508 casi umanitari, compresi malati e studenti, oltre ai pellegrini. Questo fa registrare il maggior numero di viaggiatori usciti da Gaza dopo l’imposizione, da parte delle autorità egiziane (nel luglio 2013), delle accresciute restrizioni all’attraversamento del valico.

Tra il 1° luglio 2013 e il 4 febbraio 2014, 1.040 persone alla settimana, in media, sono state autorizzate a passare in Egitto attraverso il valico di Rafah, mentre, nel periodo tra gennaio e giugno 2013, erano 4.200, in media, le persone che attraversavano ogni settimana.

Per i palestinesi, il valico di Rafah rimane il principale punto di uscita/ingresso nella Striscia di Gaza, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele al movimento dei palestinesi attraverso il valico di Erez.

In questa settimana, a causa della estrema carenza di carburante a Gaza, per la prima volta le autorità egiziane hanno consentito l’ingresso, attraverso il valico di Rafah, di 270.000 litri di gasolio, destinato esclusivamente ai progetti finanziati dal Qatar.

 

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