Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   7 – 13 gennaio 2014

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1500 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina rapporti-onu, potete trovare i rias-sunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013. Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania

  • 25 palestinesi feriti in scontri con forze israeliane; tra cui un uomo colpito da arma da fuoco e un ragazzo da granata lacrimogena. Alcuni motivi degli scontri: a Bil’in e Ni’lin, durante le settimanali manifestazioni contro la Barriera; presso An Nabi Saleh, contro l’espansione della colonia di Halamish.
  • Qusra: l’esercito israeliano evacua i coloni da un terreno sottratto ai palestinesi. I coloni irrompono nel villaggio, sradicano 27 piantine di ulivo e aggrediscono una famiglia di contadini. Ne segue uno scontro: dieci coloni rimangono feriti. A Qusra l’agricoltura è la principale fonte di reddito: l’espansione delle 6 colonie illegali adiacenti si è concretizzata con l’appropriazione abusiva di terra palestinese e la sua successiva coltivazione.
  • In altre zone, 4 israeliani feriti da palestinesi.
  • In Area C demolite 13 strutture palestinesi, perché in zone destinate ad esercitazioni militari. Tale è il 18% della Cisgiordania: a rischio sfollamento 6.200 palestinesi. Per il Segretario Generale ONU questa prassi è in contrasto con il diritto umanitario internazionale. Più che raddoppiate nel 2013 le demolizioni e gli sfollamenti rispetto al 2012.
  • Intermittenti lanci di razzi palestinesi e cannoneggiamenti israeliani: ucciso un palestinese armato.
  • Valico di Rafah (Egitto) aperto per due giorni; perduranti restrizioni al valico di Erez (Israele).
  • Ancora critica l’erogazione dei servizi sanitari, idrici e igienici a causa della carenza di carburante.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto

Riguardante il periodo:  7 – 13 gennaio 2014

Cisgiordania (West Bank)

 25 palestinesi feriti dalle forze israeliane

In questa settimana, 25 palestinesi, tra cui quattro minori, sono stati feriti durante scontri con le forze israeliane in vari episodi. Il numero di palestinesi feriti dalle forze israeliane nel 2014 sale così a 42, più o meno lo stesso numero registrato nelle ultime due settimane del 2013, e con un calo del 47% rispetto al corrispondente periodo del 2013.

Quasi la metà delle lesioni di questa settimana (12) è avvenuta il 10 gennaio, nel governatorato di Ramallah, durante diversi scontri con le forze israeliane. Tre di questi scontri si sono verificati durante le manifestazioni settimanali contro la Barriera, nei villaggi di Bil’in e Ni’lin, e contro l’espansione dell’insediamento di Halamish, nel villaggio di An Nabi Saleh: sette palestinesi sono rimasti feriti, tra cui un uomo colpito con proiettile di arma da fuoco e un 17enne, colpito da una granata lacrimogena alla schiena. Altri quattro palestinesi sono stati feriti da proiettili all’ingresso del Campo Rifugiati di Al Jalazun, in scontri con le forze israeliane che hanno usato armi da fuoco, granate di gas lacrimogeno e proiettili di metallo gommato verso i palestinesi che lanciavano pietre. Questo incidente si è verificato in un contesto di crescenti scontri tra forze israeliane e palestinesi in prossimità dell’ingresso del Campo, di fronte all’insediamento israeliano di Beit El, dove le forze israeliane mantengono una presenza semi-permanente. Nel 2013, OCHA ha registrato 28 incidenti nella zona, con il ferimento di 80 palestinesi, compresi quelli feriti durante gli scontri scoppiati durante le operazioni di ricerca-arresto svolte dalle forze israeliane nel Campo Rifugiati.

Altri otto palestinesi sono stati feriti questa settimana in una serie di incidenti verificatisi nel Governatorato di Qalqiliya: quattro di loro, tra cui due minori, durante la manifestazione settimanale nel villaggio di Kafr Qaddum, contro la chiusura di lunga data di una delle entrate principali del villaggio, e altri due in ‘Azzun ‘Atma, mentre, secondo testimonianze, cercavano di entrare in Israele in cerca di lavoro, attraverso un varco, in un tratto incompleto della Barriera che attraversa i terreni del villaggio. Nel 2013, almeno 28 lavoratori palestinesi della Cisgiordania sono stati feriti durante tentativi di entrare in Israele senza permesso.

 Coloni israeliani trattenuti e picchiati da palestinesi durante un attacco dei coloni

In questa settimana ci sono stati 11 episodi che hanno visto il coinvolgimento di coloni e di altri civili israeliani, e che hanno causato lesioni personali o danni alle proprietà.

Uno degli episodi più significativi di questa settimana ha avuto luogo il 7 gennaio all’interno ed attorno al villaggio di Qusra (Nablus). Dopo che l’esercito israeliano aveva evacuato i coloni da un appezzamento di terreno privato palestinese che era stato preso e coltivato da coloni israeliani dell’insediamento di Esh Kodesh, questi ultimi hanno fatto irruzione nel vicino villaggio di Qusra (Nablus) e sradicato 27 piantine di ulivo appartenenti a tre famiglie palestinesi; i coloni si sono ritirati dal villaggio dopo aver avuto uno scontro con residenti locali. Poche ore dopo, i coloni hanno fatto nuovamente irruzione nel villaggio dal lato sud ed hanno aggredito una famiglia palestinese che stava lavorando sulla propria terra, ferendo un uomo. Un gruppo di residenti palestinesi, arrivato ​​sul posto, ha bloccato i coloni (16) e li ha fisicamente aggrediti, ferendone, secondo testimoni, una decina. Successivamente, la locale Autorità palestinese e attivisti dei diritti umani sono intervenuti ed hanno impedito ai palestinesi di picchiare i coloni, poi consegnati ai militari israeliani.

L’agricoltura costituisce la principale fonte di reddito in Qusra. La creazione e l’espansione degli insediamenti colonici israeliani ha invaso una parte consistente dei terreni agricoli dei villaggi, prevalentemente situati in Area C. Negli ultimi anni, la modalità principale di espansione delle sei colonie illegali adiacenti è stata l’appropriazione di terra palestinese e la sua successiva coltivazione. Inoltre, gli attacchi sistematici e le intimidazioni da parte dei coloni israeliani che risiedono in queste colonie illegali hanno causato una progressiva riduzione dell’accesso degli agricoltori palestinesi anche ai terreni che non sono stati espropriati o occupati.

Durante il resto della settimana si registrano almeno altri cinque attacchi di coloni, effettuati come rappresaglia per l’incidente di Qusra sopraccitato. Un totale di sei veicoli palestinesi sono stati bruciati o danneggiati nei pressi del Campo Rifugiati di Al Jalazun (Ramallah), in Al Funduq (Qalqiliya) e in Kifl Haris (Salfit). Ci sono state incursioni di coloni anche in Sinjil (Ramallah) e Madama (Nablus), durante la quale gli slogan “questo è il prezzo da pagare” e “morte agli arabi”, sono stati spruzzati su case e negozi.

Ancora in questa settimana, i media israeliani hanno riportato che, in vari episodi, quattro israeliani sono stati feriti da palestinesi: uno accoltellato e uno fisicamente aggredito in Gerusalemme Est (vicino a Bab Al Amoud e a bordo del treno leggero rispettivamente), e altri due colpiti da pietre lanciate verso i loro veicoli su strade della Cisgiordania (Ramallah e Qalqiliya).

Tre famiglie sfollate forzosamente da una “Area per esercitazioni a fuoco” nella zona di Gerico

L’8 gennaio, le autorità israeliane hanno demolito un totale di 17 strutture palestinesi, tra abitazioni e altre strutture di servizio, nei Governatorati di Jericho e Nablus, in Area C, con conseguente sfollamento coatto di 33 palestinesi, più della metà dei quali minori, e coinvolgimento di altre 26 persone.

Tredici delle strutture demolite, comprese tre abitazioni e otto strutture per animali, sono state demolite nella zona di Abu al ‘Ajaj della città di Al Jiftlik, nella valle del Giordano (Gerico), perché si trovavano in una zona indicata dalle Autorità israeliane come “Area per esercitazioni a fuoco”, riservata all’addestramento militare israeliano. Tre famiglie, comprendenti 26 persone che, secondo quanto riferito, avevano vissuto nella zona per decenni, sono state sfollate e circa 750 capi ovini hanno perso il loro rifugio. Il 13 gennaio, le autorità israeliane hanno demolito e confiscato sei tende che erano state fornite alle famiglie da un’organizzazione internazionale come rifugi di emergenza.

Il 3 dicembre 2013, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto un appello presentato dalle famiglie coinvolte che chiedevano che l’ordine di espulsione dalla zona trasformata in Area militare fosse loro consegnato con un preavviso di tempo. Le autorità israeliane hanno designato come “Aree per esercitazioni a fuoco” il 18% circa della Cisgiordania.

L’8 gennaio, le autorità israeliane, sulla base del fatto che mancavano le licenze israeliane di costruzione, hanno demolito altre due strutture in Jiftlik, in Area C, facendo sfollare una famiglia.

Ancora in Gerico, le autorità israeliane hanno demolito una struttura di stoccaggio di foraggio appartenente ad una famiglia palestinese di Al ‘Auja. Durante la demolizione è stata uccisa una pecora.

Nel 2013, il numero di strutture palestinesi demolite nella Valle del Giordano dalle autorità israeliane e il conseguente numero di palestinesi sfollati in modo coatto sono più che raddoppiati: da 192 strutture demolite nel 2012 a 393 demolite nel 2013, e da 279 sfollati nel 2012 a 575 sfollati nel 2013, a fianco di una lieve diminuzione in altre sezioni dell’Area C.

Più di 6.200 palestinesi risiedono attualmente in queste aree e, pertanto, sono permanentemente esposti al rischio di sfollamento. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha sollevato preoccupazioni per una situazione simile nel sud di Hebron (“Firing Zone 918”), in cui nota che lo sfollamento delle comunità palestinesi dalle loro case situate in “Aree per esercitazioni a fuoco”, solleva la grave preoccupazione che possa contrastare con gli obblighi di Israele derivanti dal diritto internazionale umanitario [A/HRC/24/30, par. 29, 22 agosto 2013].

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Intermittente lancio di razzi, cannoneggiamento e scontri armati

Lancio di razzi da parte di gruppi armati palestinesi verso il sud di Israele e, per contro, il cannoneggiamento dei carri armati israeliani verso la Striscia sono continuati ad intermittenza durante la settimana lungo la recinzione tra la Striscia di Gaza ed Israele. Non sono stati segnalate vittime o danni da parte israeliana conseguenti al lancio dei razzi palestinesi. In un incidente del 9 gennaio, una bambina palestinese del villaggio di Khan Younis è stata ferita dai vetri della finestra della sua casa, andati in frantumi a causa di una cannonata di un carro israeliano, sparata in risposta al lancio di razzi palestinese. Due membri di un gruppo armato sono rimasti feriti. Nello stesso giorno, le forze israeliane si sono scontrate con gruppi armati palestinesi durante un’operazione di “livellamento del terreno” condotta all’interno di Gaza, ad est di Khuza’a; lo scontro non ha provocato vittime. Il giorno precedente, un membro di un gruppo armato è stato colpito e ucciso dal fuoco di un carro armato nei pressi della recinzione, a est di Gaza City.

Anche in questa settimana ci sono stati episodi di violenza correlati alle restrizioni imposte da Israele all’accesso dei palestinesi alle aree lungo il recinto perimetrale di Gaza.

L’undici gennaio, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili che si avvicinava alla recinzione, ad est di Jabaliya, ferendo un uomo di 22 anni. Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che i palestinesi tentavano di danneggiare la recinzione di confine e che avevano ricevuto un preavviso prima che i soldati sparassero contro di loro.

In almeno cinque ulteriori occasioni, durante la settimana, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso civili palestinesi che si trovavano in prossimità della recinzione, costringendoli ad allontanarsi. In altri due casi, la Marina israeliana ha aperto il fuoco in direzione di barche da pesca palestinesi che navigavano in prossimità del limite di 6 miglia nautiche e, in uno dei casi, ha costretto due pescatori a spogliarsi, gettarsi in mare e nuotare fino alla motovedetta israeliana, dove sono stati arrestati.

Un uomo muore folgorato in un tunnel

Il 12 gennaio, un palestinese è morto folgorato durante il lavoro in un tunnel illegale sotto il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Questa è la prima vittima in un tunnel registrata nel 2014. Nel corso del 2013, un totale di 14 persone, tra cui due minori, sono morti e 14 sono rimaste ferite in incidenti avvenuti nelle gallerie, rispetto ai 14 morti e 31 feriti del 2012. La stragrande maggioranza delle gallerie, principalmente utilizzate per il contrabbando di materiali da costruzione e carburante, sono state distrutte o chiuse dalle autorità egiziane durante la seconda metà del 2013, con la conseguente forte riduzione degli incidenti correlati al loro utilizzo.

Il 10 gennaio, è stato riferito che un bambino di sette anni è caduto in una laguna di acque piovane nel settore industriale della zona a sud-est di Beit Hanoun ed è annegato.

Secondo una valutazione del sito fatta dal referente locale del “WASH Cluster” (Save the Children), i bordi della laguna erano franati a seguito della tempesta invernale del mese di dicembre, creando un pendio viscido e rendendo difficile la risalita. L’acqua della laguna era profonda un metro e mezzo. L’area intorno alla laguna è generalmente pericolosa a causa dei danni causati dalla tempesta. Parti della zona sono recintate, ma in alcuni luoghi la recinzione è rotta.

Il valico di Rafah apre per due giorni

Il valico di Rafah è stato aperto in maniera limitata per due giorni, il 7 e l’8 gennaio, permettendo ai viaggiatori di uscire ed entrare in Gaza per la prima volta dalla sua chiusura, avvenuta il 27 dicembre 2013. In questo modo quasi 900 persone hanno lasciato Gaza e oltre 1.000 vi sono rientrate; a 52 persone è stato negato l’ingresso in Egitto e 150 persone, su tre autobus, sono stati rimandate indietro dalla parte palestinese, per motivi non chiari. L’Autorità palestinese di Confine e Valico ha chiesto che tutti coloro che si erano registrati per transitare attraverso il valico di Rafah prima del 2014, rinnovino la loro registrazione, al fine di aggiornare la lista delle priorità di transito. È stato riferito che circa 5.000 persone sono in attesa di attraversare, tra cui casi umanitari. La libertà di movimento da e verso Gaza è stata drasticamente ridotta dal luglio 2013, a seguito delle frequenti chiusure del valico di Rafah. Questo avviene a fianco delle restrizioni di lunga data imposte da Israele sul movimento delle persone attraverso il valico di Erez.

Resta delicata la situazione energetica a Gaza

Nel periodo di riferimento, il valico di Kerem Shalom, l’unico punto di ingresso per le merci tra Gaza e Israele, ha funzionato secondo il calendario previsto.

Mentre questo ha consentito l’entrata di 2.131.133 di litri di combustibile per la Centrale elettrica di Gaza, finanziati in gran parte dal Qatar, le riserve della Centrale rimangono estremamente basse. Si prevede che l’importo stanziato dal Qatar per la Centrale si esaurirà in circa un mese. Attualmente la popolazione della Striscia di Gaza sperimenta una media di 12 ore di blackout elettrico al giorno. Si prevede l’estensione dei blackout fino a 16 ore/giorno se la Centrale dovesse fermarsi per esaurimento delle sue riserve di carburante.

La gestione dei servizi sanitari, idrici ed igienico-sanitari e la gestione dei rifiuti solidi sono in crisi poiché dipendono fortemente dalla disponibilità di carburante per alimentare i generatori di emergenza durante le lunghe ore di blackout elettrico. La WHO (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riferito che molti degli ospedali in Gaza hanno rifornimenti solo per pochi giorni.

Limitate quantità di prodotti agricoli di Gaza sono stati esportati durante il periodo di riferimento, tra cui circa 17,5 tonnellate di fragole, cinque tonnellate di pomodorini, 0,5 tonnellate di erbe aromatiche e 170.000 fiori recisi. Resta vietato dalle autorità israeliane il trasferimento di merci da Gaza verso Israele e la Cisgiordania, i principali mercati dei prodotti di Gaza. Ciò nonostante l’installazione di un nuovo e sofisticato scanner, finanziato dal governo dei Paesi Bassi, al valico di Kerem Shalom, che consentirebbe un controllo completo delle merci in uscita.

 

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