Dichiarazione di Robben Island, Sudafrica

27 ottobre 2013 Dichiarazione di Robben Island, Sudafrica: Lancio della Campagna mondiale “Per la liberazione di Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi”

Comitato Internazionale, primi aderenti: Ahmed Qathrada,  i premi Nobel, Vescovo, Desmond Tutu, Jody Williams, Adolfo Perez Esquivel, Josè Ramos Horta, Maireread Maguire  e poi Angela Davis, Joan Burton, ministro, Lena Hjelm- Wallen, già ministro, Svezia,  Christiane Hessel (a nome anche di Stephen Hessel, tra gli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo)

 “Noi, i firmatari, affermiamo la nostra convinzione che la libertà e la dignità sono l’essenza della civiltà. 

Persone di tutto il mondo e nel corso della storia si sono levate in difesa della loro libertà e della loro dignità contro il dominio coloniale, l’oppressione, l’apartheid e la segregazione.

Generazioni di uomini e donne hanno fatto grandi sacrifici per forgiare valori universali, difendere le libertà fondamentali e far progredire il diritto internazionale e i diritti umani.

Non vi è un rischio maggiore per la nostra civiltà che abbandonare questi principi e consentire irresponsabilmente la loro violazione e negazione. Il popolo Palestinese ha lottato per decenni per la giustizia e la concretizzazione dei propri diritti inalienabili. Tali diritti sono stati più volte ribaditi da innumerevoli risoluzioni delle Nazioni Unite. 

Valori universali, legislazione internazionale e diritti umani non possono fermarsi alle frontiere, né è possibile ammettere che si usino due pesi e due misure, e devono essere applicati anche in Palestina. 

Questa è la strada da seguire per una pace giusta e duratura nella regione, a beneficio di tutti i suoi popoli.

 L’applicazione di questi diritti comporta la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi, in quanto la loro prigionia altro non è che un riflesso della pluridecennale privazione della libertà che il popolo palestinese ha subito e continua a sopportare. 

Centinaia di migliaia di palestinesi sono stati imprigionati a un certo punto della loro vita, in uno dei più eclatanti esempi di detenzione di massa che mirano a distruggere il tessuto nazionale e sociale del popolo occupato, e a spezzare la sua volontà di raggiungere la libertà. Migliaia di prigionieri politici palestinesi ancora oggi languono nelle carceri israeliane. Alcuni prigionieri palestinesi hanno trascorso oltre 30 anni nelle carceri israeliane, cosa che fa di Israele la potenza occupante responsabile dei più lunghi periodi di detenzione politica nella storia recente.

 Il trattamento dei prigionieri palestinesi dal momento del loro arresto, durante gli interrogatori e il processo, nonché durante la loro detenzione, viola le norme e gli standard previsti dalla legge internazionale. Queste violazioni, tra cui l’assenza di garanzie fondamentali per un giusto processo, il ricorso alla incarcerazione arbitraria, il maltrattamento dei prigionieri e l’uso della tortura, il disprezzo per i diritti dei bambini, la mancanza di assistenza sanitaria per i detenuti malati, il trasferimento dei detenuti nel territorio dello stato occupante e le violazioni del diritto di ricevere visite, così come l’arresto di rappresentanti eletti, richiedono la nostra attenzione e il nostro intervento. 

Tra questi prigionieri, un nome è emerso a livello nazionale e internazionale come fondamentale per l’unità, la libertà e la pace. 

Marwan Barghouti ha trascorso un totale di quasi due decenni della sua vita nelle carceri israeliane, tra cui gli ultimi 11 anni. È il prigioniero politico palestinese più importante e rinomato, un simbolo della missione del popolo palestinese per la libertà, una figura che unisce e un sostenitore della pace basata sul diritto internazionale. 

Tenendo presente come gli sforzi internazionali portarono alla liberazione di Nelson Mandela e di tutti i prigionieri anti-apartheid, riteniamo che la responsabilità morale giuridica e politica della comunità internazionale di assistere il popolo palestinese nella realizzazione dei loro diritti deve contribuire a garantire la libertà di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri politici palestinesi.

 Chiediamo, quindi, e ci impegnamo ad agire per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Fino al loro rilascio, i prigionieri palestinesi, come sancito dal diritto internazionale umanitario e le leggi in materia di diritti umani, devono beneficiare dei loro diritti e le campagne di arresti devono cessare.

 Uno dei più importanti segni della disponibilità a fare la pace con il tuo avversario è la liberazione di tutti i suoi prigionieri politici, un potente segnale di riconoscimento dei diritti di un popolo e delle sue naturali rivendicazioni della propria libertà. E’  il segnale di inizio di una nuova era, in cui la libertà aprirà la strada per la pace. Occupazione e pace sono incompatibili.

 L’occupazione, in tutte le sue manifestazioni, deve terminare, in modo che la libertà e la dignità possano prevalere. La libertà deve prevalere perché il conflitto cessi e perché i popoli della regione possano vivere in pace e sicurezza.”

[traduzione Angela De Vito]

Dalla prigione di Robben Island, cella di Mandela il 27 Ottobre 2013

Alla presenza di Fadwa Barghouti, Ahmed Qatrhada, Majed Bamiah, Neesham Bolton, Luisa Morgantini, Qaddura Fares, Francis Sahar. Ahmed El Azzam, ex-prigionieri sudafricani, rappresentanti palestinesi ed attivisti sudafricani.

5 dicembre 2013  

Sala delle bandiere – Parlamento Europeo – Roma

Lancio della Campagna Internazionale  in Italia “Per la libertà di Marwan Barghouti e i prigionieri palestinesi” in Italia

Primi firmatari:

Luisa Morgantini (già Vice Presidente del Parlamento Europeo
AssoPacePalestina), Gianni Tognoni (Fondazione Lelio e Lislie Basso- Sezione Internazionale), Egidia Beretta (Sindaco di Bulciago), Leoluca Orlando (sindaco di Palermo), Gino Strada (Emergency), Don Luigi Ciotti (Presidente Libera), Massimo D’ Alema (Presidente European Progressive Studies Foundation fEPS ), Moni Ovadia (attore, scrittore), Salvatore Striano (attore), Valerio Mastrandrea (attore), Fiorenzo Fiorito (attore), Daniela Giordano (attrice), Ettore Scola (regista), Citto Maselli (regista), Don Renato Sacco (Coordinatore nazionale Pax Christi), On.le  Luciana Castellina(giornalista), Wassim Damash (docente universitario), Oliviero Diliberto, (docente universitario), Tommaso di Francesco (giornalista), Vincenzo Vita (Pres. Ass: Italia-Palestina), Maurizio Landini (Segretario generale Fiom-CGIL), Guglielmo Epifani (Segretario  P.D.), Nicki Vendola (Segretario Sel), Paolo Ferrero (Segretario Prc), Cesare Procaccini (Segretario Pdci), On.le Gennaro Migliore , On.le Silvana Pisa, On.le Francesco Martone, On.le Ettore Masina (Rete Radie Resh), On.le Khalid Chaouki, Gaetanino Zecca (Presidente di Sezione di Corte di Cassazione), Giovanni Palombarini (Procuratore Generale Aggiunto Onorario  Corte di Cassazione), Domenico Gallo (Consigliere  Corte di Cassazione), Livio Pepino (Consigliere Onorario Corte di Cassazione), Giusto Catania (Assessore Comune  Palermo), Martina Pignatti (Presidente  Un Ponte per), Wilma Labate (Regista), Daniele Vicari (Regista), Giorgio Arlorio (Sceneggiatore), Giacomo Durzi (sceneggiatore), Enrico Fontana (Direttore Nazionale Libera), Linda Bimbi (Fondazione Lelio e Leslie Basso), Giuliana Sgrena (Giornalista), Alberto La Volpe (giornalista), Raniero La Valle (Giornalista), Don Nandino Capovilla  (Pax Christi), Nicola Perrone (CIPSI), Sergio Bassoli (Direttore Pro-svil C.G.I.L.), Flavio Mongelli (Arci), Loretta Mussi ( Rete Romana Palestina), Gianna Benucci (AssoPace), Maurizio Musolino (giornalista), Patrizia Ceccone (Ass: Amici MezzalunaRossa), Bassem Saleh, (Pres.Ass:.Detenuti Palestinesi), Salameh Ashour (Comunità Palestinese), Stefano Maruca (FIOM-Cgil), Yusef Salman (Responsabile  Al Fatah in Italia) Salvatore Senese (Magistrato, Presidente Tribunale Permanente dei Popoli), Elena Paciotti (Presidente Fondazione Lelio e Lislie Basso) Anissa Manca (Rete Radié Resh, Donne in Nero, Gruppo “per non dimenticare Gaza”), Don Giovanni Franzone (Comunità Cristiana di Base San Paolo Roma)  Vera Pegna (Interprete – Fondazione Lelio e Lislie Basso), Rita Imbellone (Interprete – Fondazione Lelio e Lislie Basso), Gianmarco Martignoni, Salvatore Maio, Alessandra Mecozzi, Cristina Alziati, Carlo Mileti

Promotori Campagna Italiana per la Libertà di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi;

Assopace Palestina e Fondazione Lelio e Lislie Basso, Sezione Inernazionale

Prime adesioni:

Arci, Libera, Fiom–Cgil, C.G.I.L., Comunità Palestinese in Italia, Associazione Italia–Palestina,Un Ponte per, Associazione per la Pace,  Ass.Amici Mezzaluna Rossa, Donne in Nero, Rete Radié Resh, Pax Christi, Cipsi, Rivista Solidarietà Internazionale, Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila,  Associazione  Amici dei prigionieri palestinesi, Rete Ebrei Contro l’Occupazione, Soccorso sociale per i palestinesi, Unione Generale degli Ingegneri e Architetti Palestinesi in Italia,  Per Non Dimenticare Gaza, Osservatorio Iraq, Uniti per la Palestina ,

Gruppi locali 

Associazione Senza Paura -Genova, Commercio Equo e Solidale Coop. Soc. Onlus – Lecce, Restiamo Umani con Vik- Venezia, Rete Romana di solidarietà con il popolo palestinese, Donne in Nero – Ravenna, Cooperativa Rosse Torri – redazione varieventuali – Ivrea (TO),  Associazione  CRESM, Associazione  Mediterraneo di Pace,  U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome , Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città – Bologna, Associazione Amicizia Italo–Palestinese Onlus – Firenze, Le Mafalde – Associazione interculturale di Prato, Il Giardino dei ciliegi  – Firenze, COSPE, Associazione Pantagruel- Firenze, Rete Antirazzista/Fi, Alba/Fi, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Perunaltracittà, Anpi Provinciale di Firenze,  Filo rosso/Fi, Partito di Rifondazione Comunista/Fi.

2 Responses to “Dichiarazione di Robben Island, Sudafrica”

  1. davide 24 aprile 2014 at 12:35 pm # Rispondi

    vorrei far presente che Barbuti non e’ un prigioniero politico ma un terrorista accusato di 5 ergastoli per i seguenti omicidi:

    12 Giugno 2001: Attentato presso Maale Adumim, avvenuto in cui perse la vita un monaco greco ortodosso (Georgios Tsibuktzaris);
    15 Gennaio 2002: Attentato contro una stazione di benzina presso Givat Zeev. Una persona uccisa (Yoala Chen) e un ferito.
    22 Gennaio 2002: sparatoria presso Jaffa Street a Gerusalemme. Due israeliani morti (Svetlana Sandler e Sarah Hamburger) e 37 feriti;
    25 Febbraio 2002: Sparatoria presso il centro residenziale Neve Ya’acov a Gerusalemme. Una poliziotta israeliana uccisa (Galit Arbiv) e 9 feriti;
    27 Febbraio 2002: Uccisione di un israeliano (Gar Rejwan) presso la zona industrale di Atarot, a Gerusalemme;
    5 Marzo 2002: Attentato contro il ristorante Seafood Market di Tel Aviv in cui tre persone persero la vita (Salim Barakat, Eli Dahan e Yosef Habi).

    • Maya 8 maggio 2014 at 6:07 am # Rispondi

      Il processo a Marwan Barghouti, come stabilito dal Consiglio d’Europa (http://www.ipu.org/hr-e/174/report.htm) non e’ un stato un processo giusto e condotto nella legalità.
      Marwan Barghouti ha dedicato la sua vita alla costruzione della pace e all’unità del suo popolo.

      Nessuna delle azioni di cui e’ stato accusato e’ stata compiuta personalmente da lui.
      Ha difeso il diritto alla resistenza armata come previsto dalle Convenzioni Internazionali, non ha difeso gli attacchi ai civili.

      Migliaia e migliaia sono stati i palestinesi civili uccisi in tutto il tempo dell’occupazione militare israeliana, senza parlare delle distruzioni di case, ospedali, scuole, chiese, moschee, cimiteri, infrastrutture, strade, bombardamenti sui civili, uso di armi al fosforo, esecuzioni sommarie, furto di terre e acqua, evacuazione di cittadini, demolizione di case. Tutto documentato e denunciato nei rapporti delle Nazioni Unite.

      Ogni palestinese ucciso o ogni israeliano ucciso sono una ferita per l’umanità.
      Noi sosteniamo la resistenza popolare nonviolenta e il diritto del popolo palestinese a vivere sulla propria terra in libertà e democrazia e nella sicurezza reciproca per i palestinesi per gli israeliani.

      Marwan Barghouthi, dal carcere continua a sostenere la necessità della pace, una pace con giustizia.

      La verita’, di cui Marwan e’ la massima espressione e simbolo, e’ che esiste un paese occupante che continua ad espandere colonie ed a trasferire popolazione in quello che secondo la legalità internazionale e il diritto dovrebbe essere lo Stato di Palestina

      E’ tempo che la legalita’ e la giustizia prendano il posto alla confisca della terra dell’acqua, e delle risorse di vita.

      La pace e’ necessaria per Palestinesi e Israeliani ed anche per noi. Costruiamola!
      Come dice Mandela “solo gli uomini liberi possono negoziare”.

      Libertà per Marwan Barghouthi e i prigionieri palestinesi

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