Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

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UNITED NATIONS

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati (Riassunto)

 Periodo di osservazione:  3 – 9 settembre 2013

Cisgiordania (West Bank):

— 26 palestinesi e 2 soldati feriti in scontri nei dintorni della Spianata delle Moschee; iniziali scontri tra gruppi di diversa religione si sono estesi: le forze israeliane, intervenute e prese a sassate dai palestinesi, hanno sparato lacrimogeni, bombe sonore e proiettili rivestiti in gomma.

— 23 palestinesi feriti ad Abu Dis, in scontri avvenuti dopo che una jeep militare israeliana è stata presa a sassate da palestinesi.

— 10 palestinesi feriti durante manifestazioni contro le limitazioni di accesso al vil-laggio di Kafr Qaddum e in solidarietà con i prigionieri palestinesi.

— 4 palestinesi feriti in scontri con le forze israeliane durante operazioni di ricerca-arresto. Sono in aumento gli scontri e le vittime correlate a tali operazioni (5 civili morti nel mese di agosto).

— 2 bambini palestinesi sono stati aggrediti e feriti da bambini figli di coloni (He-bron); 10 ulivi del villaggio di Tuwani sono stati tagliati dai coloni.

— Palestinesi hanno lanciato una molotov verso un autobus israeliano (Ramallah); non si segnalano feriti o danni.

— Quattro strutture di una comunità beduina sono state demolite, costringendo 30 persone allo sfollamento.

Striscia di Gaza (Gaza Strip):

— Gli egiziani continuano la demolizione dei tunnel. La conseguente carenza di combustibile e di materiali da costruzione ha impatti sempre più gravi sulla erogazione dei servizi e sulla possibilità di sussistenza degli abitanti.

— L’Egitto continua a limitare i passaggi al valico di Rafah (il 15% di quelli del mese di giugno).

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Traduzione e riassunto a cura di “Assopace – gruppo territoriale di Rivoli TO”;

e-mail: assopacerivoli@yahoo.it;  sito Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/

 

Il rapporto completo è disponibile all’indirizzo:

http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_protection_of_civilians_weekly_report_2013_09_13_english.pdf

Nel sito Web di Assopacerivoli (vedi sopra), alla pagina “Materiali/Rapporti ONU”, sono reperibili i riassunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013.

UNITED NATIONS

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

“Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati”

Testo completo (omessi i grafici e le parti statistiche)

Periodo di osservazione:  3 – 9 settembre 2013

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Cisgiordania (West Bank)

Aumenta il numero di palestinesi feriti nel corso di scontri con le forze israeliane

In questa settimana è aumentato il numero di palestinesi feriti negli scontri con le forze israeliane (72 contro 28, la media settimanale dei mesi di luglio-agosto); la maggior parte dei ferimenti è avvenuta in Gerusalemme e dintorni.

Un totale di 26 palestinesi e due membri delle forze israeliane sono rimasti feriti in scontri avvenuti tra il 4 e il 7 settembre nei dintorni della Spianata delle Moschee, nella Città Vecchia di Gerusalemme Est. Nel contesto delle festività ebraiche, almeno due visite alla Spianata da parte di gruppi israeliani, hanno innescato scontri con i fedeli palestinesi, scontri che si sono poi estesi ad aree vicine, nella Città Vecchia. Le forze israeliane, intervenute a causa degli incidenti, sono state prese a sassate dai palestinesi ed hanno risposto sparando lacrimogeni, bombe sonore e pallottole rivestite di gomma. Nella città di Abu Dis, sempre nella zona di Gerusalemme, altri 23 palestinesi sono stati feriti, la maggior parte a causa di inalazione di gas lacrimogeni, in scontri avvenuti dopo che una jeep militare israeliana è stata presa a sassate dai residenti palestinesi.

Ancora in questa settimana, dieci palestinesi sono rimasti feriti nel corso di due manifestazioni settimanali: contro la prolungata chiusura di uno degli ingressi principali del villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya) e in solidarietà con i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, al check point di Beituniya (Ramallah). Ulteriori proteste settimanali, in Ramallah, si sono trasformate in scontri, ma non si segnalano feriti. Queste proteste sono state fatte contro la costruzione della barriera (nei villaggi di Bil’in e Ni’lin) e contro l’espansione dell’insediamento colonico di Hallamish su terreni appartenenti al villaggio di An Nabi Salih.

Infine, quattro palestinesi sono stati feriti in scontri con le forze israeliane durante le operazioni di ricerca-arresto nei villaggi di Beit Ummar (Hebron), Beit Furik e Beita (entrambi a Nablus). Mentre il numero di operazioni di ricerca-arresto nelle ultime settimane è rimasto stabile (circa 60 a settimana in luglio-agosto), la frequenza e l’intensità degli scontri che si verificano nel corso di tali operazioni, così come il numero di vittime civili, è aumentato ed ha incluso cinque morti in due operazioni compiute nel mese di agosto.

Rimane al di sotto della media la frequenza di incidenti collegati ai coloni

Durante la settimana, OCHA ha registrato tre incidenti collegati a coloni israeliani: in un caso sono stati feriti due palestinesi ed in altri due casi sono state danneggiate proprietà di palestinesi. Non ci sono segnalazioni di feriti o danni riportati dai coloni.

In un incidente (il 3 settembre) nella città vecchia di Hebron, bambini, figli di coloni israeliani, hanno fisicamente aggredito con bastoni due bambini palestinesi (di 11 e 12 anni) mentre questi ultimi stavano giocando vicino a casa propria. In due altri episodi, il 5 e l’8 settembre, i coloni hanno lapidato automobili palestinesi in viaggio nei pressi del campo profughi di Al Jalazun (Ramallah), danneggiando un veicolo; altri coloni hanno tagliato dieci alberi di ulivo appartenenti al villaggio palestinese di Tuwani (Hebron).

 

Inoltre, il 9 settembre, palestinesi hanno lanciato una molotov verso un autobus israeliano che viaggiava vicino al villaggio ‘Abud (Ramallah); non sono stati segnalati feriti o danni.

 La demolizione di quattro strutture costringe 30 persone allo sfollamento

Questa settimana, le autorità israeliane hanno demolito tre strutture di proprietà palestinese nella comunità beduina di Khan al Ahmar ad est di Gerusalemme a causa della mancanza dei permessi israeliani di costruzione. Le strutture interessate includevano due tende residenziali e un ricovero per animali; la demolizione ha causato lo sfollamento coatto di 15 persone, tra cui otto bambini. Questa è una delle 20 piccole comunità pastorali nelle colline a est di Gerusalemme, in Area C, a rischio di sfollamento forzato a causa di un piano di “delocalizzazione” deciso dalle autorità israeliane.

Un’altra casa è stata demolita dal suo proprietario in Jabal al Mukabbir a Gerusalemme Est, dopo che egli aveva ricevuto l’ordine di demolizione per gli stessi motivi: una famiglia di sei persone, tra cui quattro bambini, è stata sfollata.

Durante la settimana, svariati ordini di blocco dei lavori e di demolizione sono stati emessi dalle autorità israeliane in Area C. Uno degli ordini ha riguardato una cisterna per acqua, in costruzione in Imneizel, una comunità a sud di Hebron, dove vi è carenza d’acqua; la cisterna è stata finanziata da un donatore internazionale e avrebbe dovuto servire una famiglia di dieci persone.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Continua una calma relativa

È continuata in questa settimana una relativa calma nelle zone lungo la recinzione che separa Gaza e Israele, senza notizie di vittime. Tuttavia, le restrizioni imposte da Israele ai palestinesi per quanto riguarda l’accesso ai terreni e al mare rimangono in vigore ed hanno provocato una serie di incidenti che riguardano la popolazione civile. In almeno quattro occasioni, in questa settimana, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento nei confronti di barche da pesca che navigavano vicino al limite di 6 miglia dalla costa; non sono stati segnalati feriti o danni. Le forze israeliane hanno inoltre condotto almeno una operazione di livellamento di terreno vicino alla recinzione tra Israele e la Striscia di Gaza ed hanno arrestato quattro palestinesi che, viene riferito, avevano tentato di attraversare illegalmente la recinzione per entrare in Israele.

Anche questa settimana, un razzo palestinese è stato sparato da Gaza verso il sud di Israele; non sono stati segnalati feriti o danni.

La riduzione delle importazioni attraverso i tunnel produce carenza di merci ed aumento dei prezzi

Nell’ambito delle misure volte a contrastare le attività illecite e l’insicurezza nel Sinai, le forze egiziane hanno continuato a demolire i tunnel del contrabbando lungo il confine con Gaza, così come le case usate come ingressi ai tunnel sul lato egiziano del confine. Si stima che un massimo di dieci gallerie rimangono operative, rispetto alle 300 che erano in funzione prima del giugno 2013. I tunnel illegali sono stati utilizzati come il principale canale per la fornitura di materiali da costruzione a Gaza, poiché l’importazione di tali materiali attraverso i valichi ufficiali con Israele resta soggetta a restrizioni. I tunnel sono anche il punto di ingresso principale per il carburante di contrabbando, il quale, a motivo dei sussidi egiziani, è molto più conveniente rispetto all’acquisto da Israele.

In questa settimana meno di 200.000 litri di carburante sono entrati giornalmente in Gaza attraverso i tunnel, a fronte di circa un milione di litri/giorno che entravano prima del giugno 2013. L’attuale flusso, così fortemente ridotto, deve tuttavia servire per tutte le esigenze, anche per la Centrale che produce elettricità per l’intera Striscia di Gaza. Di conseguenza, la Centrale Elettrica opera al 50% della sua potenzialità, causando così lunghi blackout di energia elettrica (fino a 12 ore al giorno). L’Autorità palestinese per l’energia ha segnalato che la Centrale potrebbe arrestarsi completamente entro pochi giorni se le forniture di combustibile non torneranno alla normalità, evidenziando che le riserve di combustibile dell’impianto sono esaurite.

La carenza di carburante rende difficile l’erogazione dei servizi di base, tra cui acqua e igiene, sanità e trasporti. A causa delle prolungate e ricorrenti interruzioni di energia elettrica degli ultimi anni, molti servizi di base sono stati affidati a singoli generatori elettrici alimentati a combustibile, combustibile che ora scarseggia.

L’Associazione dei Gestori delle Stazioni di Servizio segnala che solo il combustibile importato da Israele è attualmente disponibile ed è venduto al doppio del prezzo del carburante acquistato dall’Egitto. Presso le stazioni di servizio che operano in tutta la Striscia di Gaza ci sono lunghe code di veicoli e persone in attesa.

Sul mercato interno di Gaza continua ad esserci insufficiente disponibilità di materiali da costruzione. Secondo la Federazione Palestinese delle Industrie, durante il periodo di riferimento meno di 100 tonnellate/giorno di materiali da costruzione (principalmente cemento) sono entrate in Gaza attraverso i tunnel, rispetto a una media di oltre 7.500 tonnellate/giorno del giugno 2013. La carenza risultante ha innescato un forte aumento dei prezzi dei materiali da costruzione; il prezzo del cemento, per esempio, è più che raddoppiato. Migliaia di lavoratori – occupati nel contrabbando tramite i tunnel, nell’edilizia, nei trasporti, nella pesca, nell’agricoltura – hanno ultimamente perso tutta o parte della loro fonte di reddito a causa della contrazione dell’attività edilizia, innescata dalla carenza di materiali da costruzione e di carburante.

Continuano le restrizioni di transito al valico di Rafah

Rimane in vigore, da parte egiziana, la riduzione dell’orario di apertura del valico di Rafah: quattro ore al giorno (sei giorni a settimana) rispetto alle nove ore precedenti. Malati e studenti continuano ad essere gravemente colpiti dal provvedimento.

Solo un numero limitato di persone viene autorizzato ad attraversare il valico: cittadini stranieri, oppure persone in possesso di visto, oppure malati che possono certificare la necessità di cure all’estero.

In questa settimana la media degli attraversamenti è stata di 150 persone/giorno verso l’Egitto e 130/giorno verso la Striscia di Gaza: appena il 15% del numero medio degli attraversamenti giornalieri del mese di giugno (circa 1.860, nei due sensi). Il valico di Rafah rimane il passaggio principale per i palestinesi della Striscia di Gaza, stante le pesanti restrizioni, di vecchia data, imposte da Israele sul movimento attraverso il valico di Erez.

Traduzione a cura di “Assopace – gruppo territoriale di Rivoli TO”;

e-mail: assopacerivoli@yahoo.it;  sito Web: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/

Il rapporto originale, in lingua inglese, è disponibile all’indirizzo:

http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_protection_of_civilians_weekly_report_2013_09_13_english.pdf

Rivoli, settembre 2013

Cari amici che ricevete i Rapporti ONU OCHAoPt,

come sapete i rapporti che vi inviamo costituiscono tentativi di riassumere eventi che, già nei Rapporti originali, sono espressi in modo piuttosto stringato e laconico: nonostante la loro essenzialità, i Rapporti settimanali in lingua inglese occupano mediamente 4 pagine.

Nell’informare i nostri lettori su ciò che succede nei Territori palestinesi occupati da Israele, abbreviamo ulteriormente i testi, per renderne la lettura meno pesante, cercando il miglior punto di compromesso tra due istanze contraddittorie: offrire un buon livello di informazione / proporre un testo facilmente leggibile (e perciò breve).

In pratica: dal testo completo di ciascun Rapporto settimanale estraiamo e riassumiamo gli eventi significativi – evitando con cura di selezionarli in base alle nostre scelte di campo – in modo che il nostro bollettino, benché formato da un ridotto numero di parole, riproduca, per quanto possibile, l’oggettività e “la temperatura” del Rapporto originale OCHAoPt. O almeno ci proviamo …

L’impresa non è facilissima. Nello stendere i  bollettini riassuntivi, è normale raggiungere il numero massimo di parole che ci siamo imposti (1400 caratteri, spazi compresi) e, solo allora, renderci conto di aver “lasciato fuori” qualche evento, magari “piccolo”, ma utile per rendere “il clima” (ad es.: un pastore palestinese 80enne aggredito dai coloni, ma anche la molotov lanciata da palestinesi contro un bus israeliano). Così, dopo aver aggiunto quanto mancava, occorre limare tutto il testo per rientrare nei 1400 caratteri …

Per poter valutare i limiti informativi dei bollettini sarebbe utile di tanto in tanto confrontarli con i contenuti del corrispondente Rapporto settimanale OCHAoPt, per questo indichiamo i link ai Rapporti originali.

Abbiamo pensato di mandare questa volta, oltre al bollettino riassuntivo, anche il testo originale tradotto.

Ci farà piacere ricevere le vostre osservazioni in merito.

Un cordiale saluto.

Assopace – gruppo di Rivoli

 

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