Olive ed occupazione

Nablus, 10 ottobre 2012

Stamane io Dave e Matt, altri due ragazzi londinesi, siamo usciti di casa alle 6 per andare a Madra, villaggio vicino a Nablus.

Ad aspettarci c’era un trattore che ci ha portato davanti a un grande cancello chiuso, l’entrata della grande colonia di Ari’el, la più grande di tutta la West Bank dove abitano 25 mila coloni.

Con noi c’era anche un vecchio contadino in groppa ad un asino e suo figlio che tirava un cavallo con un carro pieno di attrezzatura per raccogliere le olive. Quasi tutti parlano solo arabo ma riusciamo a capire che siamo attesa che i soldati israeliani aprano il cancello per permettere al contadino, e a noi, di andare nella sua terra per raccogliere le sue olive. Arrivano dei giornalisti che lavorano per la tv SKY International e intervistano l’uomo e aspettano con noi che i soldati aprano il cancello.

I giornalisti intervistano il contadino che è sempre più irritato e inizia a parlare con loro animatamente fino a quando si gira e dice a tutti “Yallah!”..Lo seguiamo, dopo quasi due ore di attesa. I soldati non avevano voglia di aprire, come dicono loro..e andiamo via tutti.

Da li ci portano in un altro campo a Broqin, dove stiamo a lavorare fino al primo pomeriggio con padre e figlio. Anche qui siamo in prossimità di un’altra colonia che prende lo stesso nome del villaggio. I contadini vedendo che non abbiamo mangiato quasi niente di ciò che avevano portato, per lo più a base di carne, ci portano dopo il lavoro a casa loro e ci offrono un super pranzo-merenda a base di verdure, dato che la maggior parte di noi era “nabatia” ovvero vegetariani.

Le donne chiamano me e Anita, ragazza neozelandese, in un’altra stanza dove cercano di mettere in pratica con noi il loro inglese e ci chiedono di ritornare per stare con loro e non andare a raccogliere le olive. Le donne ci raccontano che i coloni si divertono molto nel fare loro dei dispetti solo per vederli piangere e ci chiedono se a noi ci hanno dato fastidio. Vivono in una casa in area C, ovvero sotto controllo israeliano., mentre altri ¾ del villaggio  sono in area A, sotto controllo palestinese e ci raccontano come un po’ di anni fa, per questo motivo la moschea davanti a casa loro è stata buttata giù dall’esercito israeliano.

Dopo aver salutato la famiglia Murad, il nostro referente della zona ci porta a fare vedere una enorme fabbrica israeliana dietro una collina che scarica proprio in un ruscello vicino e che percorre campagne e villaggi. Murad ci spiega come molte persone che vivono in quella zona si sono ammalate di cancro e lo stesso gli animali che mangiano l’erba contaminata dall’acqua.

Sempre a vicino Murad mi fa vedere degli enormi alberi di ulivo, del periodo “romano” dice lui, che sono stati bruciati dai coloni lo scorso anno.

E’ notte, la giornata finisce con un lungo ritorno a casa fatto con una vecchia macchina e Murad che ci chiede di riprendere la grande colonia di Ari’el che illumina e sovrasta i paesi vicini.

“Sono fiducioso, dice Murad, io penso che al massimo tra dieci anni qualcosa cambierà…ancora non sta cambiando niente…ma cambierà”

Maya da Nablus

 

 

 

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