Persino io-un israeliano-penso che i prodotti degli insediamenti non sono kosher

Thursday, 7 June 2012 – Avraham Burg

Non etichettandoli come “Made in Israel” si fara’ un grande passo per la pace in Medio Oriente.

Nel mezzo dell’oscurita’ del processo di pace in Medio Oriente, vediamo adesso un raggio di luce. Dal 2009, il Regno Unito ha preso provvedimenti, in accordo con leggi europee di tutela dei consumatori, per assicurare che i prodotti degli insediamenti – beni che si possono trovare sugli scaffali dei vostri supermercati e che sono stati prodotti nei territori occupati Palestinesi – non siano piu’ etichettati come “ made in Israel”.

A  seguito di una riunione del consiglio europeo dei Ministri dell”Estero dello scorso mese, diversi stati membri sembrano adesso pronti a seguire l’iniziativa Britannica. La Danimarca ha gia’ annunciato che fara’ cosi’. Gli stati membri si sono anche impegnati ad assicurare che i prodotti degli insediamenti vengano esclusi dal trattamento preferenziale che rientra nell’Accordo Israele – Comunita’ Europea.

Contrariamente a quanto si possa pensare, gli Stati membri della Comunita’ Europea che prendono queste misure agiscono in realta’ negli interessi di Israele. Agiscono in tal modo perche’ prendono una posizione che difende e rafforza la Green Line, il confine antecedente il 1967 tra Israele e i Territori Occupati Palestinesi.

La Green Line e’ di una importanza decisiva per il conseguimento della pace in Medio Oriente. E’ una linea che venne tracciata con una penna verde sulle mappe che stavano sul tavolo  quando vennero firmati gli accordi per il cessate il fuoco tra Israele e gli Stati Arabi, nel 1949. Purtroppo durante questa Guerra, Israele occupo’ West Bank e la Striscia di Gaza. Da allora, non sono mai smessi i tentativi dei successivi governi israeliani per alterare o cancellare del tutto questa linea. La Green Line e’ scomparsa dalle piantine ufficiali dello Stato di Israele. Alle scuole e’ addirittura proibito di presentarla nei materiali educativi.

Il vasto ed espansionista fenomeno degli insediamenti erode la Green Line ogni giorno. Comunita’ di residenti, che attualmente ospitano piu’ di 500.000 coloni, vennero create all’interno dei territori occupati Palestinesi, in modo da farci dimenticare dell’esistenza della Green Line e da ostacolare la nascita di uno stato indipendente Palestinese. Sarebbe dovuto esser chiaro a ogni Israeliano che ogni cosa situata all’interno della Green Line e’ democratica, legale, sotto la giurisdizione israeliana, e che ogni cosa oltre la linea e’ qualcos’altro: non democratica, illegale, senza normativa. Non nostro.

Ma gli occhi del popolo israeliano sono ciechi, le loro orecchie sorde e i loro leader flaccidi e deboli. Questa e’ esattamente la situazione per la quale le societa’ civili chiedono urgentemente riscontro e intervento dall’esterno: per  fare vedere quale situazione di assurdo si e’ venuta a creare e per focalizzare l’attenzione sui danni provocati dalla cecita’ umana e politica. Per dire a Israele che e’ impossibile che venga trattato come “ l’unica democrazia del Medio Oriente”, mentre e’ anche l’ultimo dei paesi colonialisti del mondo occidentale.

Trasmettere questi messaggi non e’ antisemita e nemmeno anti-israeliano . Al contrario, i coloni, i conquistatori e i loro alleati politici – compreso Benjamin Netanyahu, il Primo Ministro di Israele,- sono i veri nemici del futuro di Israele.

Sicuramente, chiunque voglia cancellare il confine  antecedente il 1967, essenzialmente chiede di cancellare i valori base sui quali lo Stato di Israele e’ stato fondato: democrazia, eguaglianza, il diritto della legge, antichita’ e modernita’. Colonizzare la terra Palestinese attraverso la Green Line, va in direzione opposta: genera fanatismo, nazionalismi  ed energie fondamentaliste e antidemocratiche che minacciano tutte le fondamenta civili di Israele.

Ho deciso di non comprare alcun prodotto proveniente dagli insediamenti. Non attraverso la Green Line, non promuovo pubbliche cause o private. Perche’ tutto cio’ che accade lungo la Green Line e’ l’alter ego oscuro di Israele. La sua personalita’ nascosta li’ si manifesta. Cattiva, aggressiva e impenetrabile. Questa personalita’ minaccia di imporsi sulle buone e umane parti del legittimo Israele. Con l’aiuto internazionale dobbiamo ricacciare via questi demoni o meglio riportarli in quei contesti positivi in base ai quali questo Paese  e’ stato fondato.

Non etichettare i prodotti degli insediamenti come “Made in Israel” e bloccarne il loro ingresso agevolato nella Comunita’ Europea sembra un passo simbolico e piccolo. Tuttavia, allo stato attuale, e’ un passo da giganti per il processo di pace in Medio Oriente, che sembra oggi  piu’ remoto che mai.

Al contrario di quanto vi possa esser detto, questo non e’ un boicottaggio radicale di Israele, ma e’ anzi una distinzione sottile e morale che segna la differenza tra il grande potenziale di Israele e le sue capacita’ distruttive.

Se, che Dio lo perdoni, la Green Line verra’ permanentemente cancellata,  dalle coscienze cosi’ come dal terreno, allora anche Israele stesso sara’ cancellato. La lotta per la sopravvivenza della Green Line  e’ anche la lotta per la sopravvivenza di Israele. Chiunque la difenda e la rafforzi e’ amico di Israele e mantiene viva la Speranza

Avraham Burg e’ stato Presidente della  Knesset dal 1999 al 2003 e Presidente della Jewish Agency e della  World Zionist Organization.

Traduzione di Domenico TUCCI – Associazione per la pace

Articolo in inglese

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