Dal Colosseo un appello alla Comunità Internazionale: “Questa vergogna deve cessare”


Conferenza stampa di Vita, Morgantini, Ovadia, Mecozzi, Franzoni, Ferrara,Pisa,Striano, Tortora

 Roma, 8 maggio 2012

 Si è svolta oggi, presso il presidio della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese a Roma, la conferenza stampa indetta per motivare le ragioni umane e politiche dell’iniziativa di solidarietà con gli oltre 2000 prigionieri politici palestinesi, che dal 17 aprile scorso sono in sciopero della fame nelle carceri israeliane.

 Ad aprire la conferenza il sen. Vincenzo Vita (Pd), che ha preso parte allo sciopero della fame, e che ha parlato di “adesione convinta e impegnata per una battaglia non solo politica, ma anche civile e morale”. Nel ricordare gli oltre 5000 detenuti palestinesi, tra cui donne e bambini, spesso reclusi senza motivazioni secondo la formula della detenzione amministrativa, il sen. Vita ha sottolineato che quella dei prigionieri in sciopero della fame “è una vicenda che rappresenta il buco nero della situazione politica attuale, nella quale si può parlare di tutto, criticare qualunque governo, ma non quello israeliano”. “Non ci possono essere due pesi e due misure come si è visto nella vicenda che riguarda Marco, un cittadino italiano attualmente in arresto in Israele, e del quale sembra che il governo italiano non si interessi”. “Chiederò in Aula che la situazione sia affrontata con urgenza”, ha spiegato, aggiungendo che l’invito verrà rivolto direttamente al Presidente del Senato Renato Schifani.

 Alla conferenza stampa anche Luisa Morgantini, già Vice Presidente del Parlamento Europeo, che ha spiegato come l’iniziativa dello sciopero della fame sia “simbolica ma importante, per denunciare le forme di punizione collettiva esercitate contro i detenuti da Israele, che si rifiuta di rispondere alle istanze della società civile, anche di quella israeliana”. Nel rimarcare l’attuale situazione nelle carceri Morgantini ha definito “vergognoso il silenzio della Comunità Internazionale, che dovrebbe denunciare in modo deciso e chiaro queste violazioni della legalità ma anche della moralità oltre che agire per mettere fine all’occupazione militare e alla politica coloniale del governo israeliano”.

 Dello stesso avviso Moni Ovadia, che attraverso un audio-messaggio ha confermato la propria adesione allo sciopero “indetto per solidarietà ai detenuti palestinesi che protestano contro le detenzioni illegali e le brutali condizioni di prigionia, in spregio alle convenzioni civili, della legalità e del diritto”. Ovadia ha inoltre ricordato che la loro lotta “sta conducendo due detenuti alla morte, nel silenzio totale, vile e ipocrita, della sedicente Comunità Internazionale. Questa vergogna deve cessare”.

 Presenti al presidio anche il costituzionalista on. Gianni Ferrara (“ci sono 5000 esseri umani detenuti senza alcun fondamento giuridico, quello che poniamo è prima di tutto un fatto di civiltà”), Alessandra Mecozzi (responsabile Ufficio Internazionale Fiom-Cgil), Silvana Pisa, già parlamentare italiana, e Fausto Tortora.

 Allo sciopero della fame hanno aderito, tra gli altri, anche il teologo Giovanni Franzoni che, raggiunto telefonicamente, ha parlato di “digiuno necessario per manifestare solidarietà ai detenuti e per denunciare la pulizia etnica condotta verso la popolazione araba da parte di Israele”; e Sasà Striano, attore e interprete del film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani che ha ricordato: “Per ragioni diverse anche io sono stato in carcere, e comprendo che la lotta dei prigionieri palestinesi è una lotta per la vita e la dignità. Per questo ho aderito allo sciopero della fame”.

 Il presidio, inaugurato venerdì 6 maggio, riprenderà con le stesse modalità e lo stesso orario giovedì 10 e venerdì 11 maggio su proposta della Comunità Palestinese di Roma e del Lazio.

 Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese

 

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