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Non rassegnarsi ai conflitti. A Firenze si “reimmagina” la pace

di Michele Brancale,

La Nazione, 15 luglio 2026.  

I percorsi individuati in tre giorni di eventi e confronti. Pizzaballa: “Ci vuole un’altra narrazione”.

Noa e il card. Pierbattista Pizzaballa (foto di Marco Salvatori)

Firenze, 15 luglio 2026 – Aveva ragione Papa Francesco: “Dobbiamo rifuggire a ogni costo la propaganda che instilla paura dell’altro nell’opinione pubblica. Quella propaganda, per nulla innocente, si nutre di guerre lautamente finanziate, di manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio, di accordi economici fatti sulla pelle della gente”. E Leone è entrato, con la Magnifica Humanitas è entrato nel dettaglio dell’uso distorto e “privato” dell’intelligenza artificiale, ha invitato a non arruolare Dio in scelte di guerra. È vero. C’è una narrazione che è fatta ad uso e consumo di chi vuole semplificare e sostiene che non c’è altra strada che la conflittualità come strumento per far finta, tragicamente, di risolvere i problemi. E invece no. Il patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, intervenendo domenica sera 13 luglio al concerto di chiusura dei tre giorni di convegno internazionale ‘Reimagine Peace’, con artisti israeliani e palestinesi insieme all’anfiteatro delle Cascine, sotto la regia di Noa e Mira Awad, alla presenza della sindaca Sara Funaro e la partecipazione del coro Clara Harmonia e del regista e attore, ma anche musicista, Neri Marcorè, ha invitato a uscire “dalle narrazioni che ci rassicurano”, ad “aprire i confini e le porte”. La pace è “un esercizio dell’immaginazione anche per vedere nell’altro una persona”. 

La vendetta non riporta in vita, ha sottolineato a Firenze l’imprenditore israeliano Maoz Inon che con il palestinese Aziz Abu Sarah, è testimone dell’alternativa all’odio. Nei tre giorni di ‘Reimagine peace‘ – curato artisticamente da Noa, Gil Dor e Mira Awad, e Tamar TalAnati, co-direttrice artistica a Firenze, si sono sentite voci e testimonianze di vita di israeliani e palestinesi, che sono alternative alla semplificazione e al gioco mortale della vendetta e della guerra. Si è messo in pratica quello che Pizzaballa ha indicato come “scegliere di ascoltare… Il dolore dell’altro esiste anche quando non coincide con il nostro”. Mai accettare “una graduatoria della sofferenza umana” e neanche un uso strumentale delle religioni: “L’essenza più autentica della fede non divide ma unisce”.

“Di fronte alla tragedia che si sta compiendo nel Vicino Oriente – osserva Maurizio Certini, del Centro Internazionale Giorgio La Pira – ai massacri perpetrati in seguito al 7 ottobre, alla distruzione di Gaza e alla morte di migliaia di innocenti, di bambini, i numerosi e partecipatissimi eventi del Festival sono stati tutti di grande impatto, aprendo un dialogo intenso e alto tra intellettuali palestinesi e israeliani, mirando al futuro comune”. Proiettato un docufilm sul poeta palestinese Mohamed Darwish, imprigionato, espulso dalla propria terra soltanto perché poeta. “Lo avevamo conosciuto a Firenze alcuni anni fa – continua Certini – Attraverso la biografia di Darwish, si ripercorre senza peli sulla lingua la storia dell’Occupazione”. Erano presenti anche le due madri di Parent’s’ Circle, Bushra e Robin, che dopo la morte dei figli lavorano insieme ad altri come loro a una vita comune senza giustificazioni per la violenza, anche quando si deve resistere alle accuse di “normalizzazione”. È proprio il contrario.

Quella che si vuole normalizzare è la presunta ragione della violenza. Patrizia Giunti, presidente della Fondazione La Pira, nella chiesa della Badia Fiorentina, dove il sindaco santo si ritrovava con la sua “famiglia”, i poveri di Firenze, ha introdotto l’incontro con le madri del Parent’s Circle, richiamandosi a un centro della storia dove sono Maria (“… ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli ultimi”) e i bambini.

Bushra e Robi, ha spiegato Sara Funaro, sono “due donne che sono un vero esempio, un monito per tutta l’umanità, che hanno subito la perdita peggiore che una madre possa subire, quella di un figlio, e che, nonostante questo, non si sono fatte guidare dall’odio, ma dall’amore e dalla volontà di pace”.

Il Festival, riprende Certini, è stata “un’operazione aliena da ogni retorica, azione di denuncia e allo stesso tempo tentativo serio di far emergere la verità delle cose e aprire con fatti e proposte alla speranza del futuro comune, per vincere insieme la pace”. Alla Camminata Interreligiosa dalla chiesa francescana di San Salvatore a San Miniato al Monte venerdì scorso, in apertura di Reimagine Peace, pomeriggio, hanno partecipato i rappresentanti dei figli di Abramo. Bisogna ringraziare il Comune di Firenze, la sindaca Sara Funaro, i diversi enti che hanno sostenuto Reimagine Peace come evento centrale dell’Estate Fiorentina, e, va rimarcato, la tenacia di Noa: “Reimagine Peace – ha detto – è un’opportunità per ritrovarci insieme, senza ignorare il dolore ma attraversandolo mano nella mano; senza negare l’oscurità ma scegliendo di non arrenderci ad essa. In questo spazio condiviso possiamo iniziare a scrivere una storia diversa da quella che ci è stata raccontata, quella usata per tenerci divisi, arrabbiati, convinti della nostra assoluta ragione e dominati dalla paura. Questa nuova storia richiede ascolto profondo, gentilezza radicale, perdono, compassione, creatività e azione. Riumanizziamo gli uni gli altri. Riscopriamo il rispetto, ripartiamo, ripensiamo, riveliamo, ci rimettiamo in relazione… e re-immaginiamo la strada che ci attende.”

È il contributo a una piattaforma di contenuti e messaggi che vanno oltre la narrazione urlata del presente. È stata resa possibile dalla collaborazione tra 

Comune di Firenze, Estate Fiorentina, Fondazione Giorgio La Pira, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, Opera per la Gioventù La Pira, Teatro del Sale, Fondazione ALBI, Fondazione Gariwo, It’s Time, Standing Together, Rondine, Ars Pace, Aned, Dialogo Ebraico, Fondazione Romualdo Del Bianco, Commissariato di Terra Santa in Toscana, Dan David Foundation, Corri La Vita, The New Israel Fund. 

“La serata di punta del Reimagine Peace Festival ha riunito un’eccezionale formazione di artisti israeliani e palestinesi di grande rilievo, le cui vite sono state segnate dal conflitto – afferma Mira Awad – In un momento storico in cui polarizzazione e disperazione sembrano dominare il dibattito pubblico, questa serata ha celebrato la resilienza di chi rifiuta di rinunciare all’altro. È un incontro che dà voce a chi sceglie il dialogo invece dell’odio, la relazione invece della separazione e la speranza invece della rassegnazione, ricordandoci con forza che perseguire la pace non solo è possibile, ma è oggi più necessario che mai”.

“Come musicista, ho imparato che il mondo ha più bisogno di polifonia che di armonia – dice Gil Dor – di voci che restino distinte, ma che imparino ad ascoltarsi profondamente l’una con l’altra. Reimagine Peace è un invito a osare: ad affrontare le paure, i dogmi e i pregiudizi che plasmano ciascuno di noi e a portarli consapevolmente come un’offerta comune sull’altare della pace di Reimagine, dove la certezza si trasforma in curiosità, la divisione in incontro e l’immaginazione diventa il primo atto di coraggio”.

https://www.lanazione.it/firenze/cronaca/non-rassegnarsi-ai-conflitti-a-firenze-si-reimmagina-la-pace-85a87b78

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