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Cioccolato invece di carburante: il crudele paradosso degli aiuti a Gaza

di Amna Dmeida

Palestine Deep Dive, 7 luglio 2026.  

I camion degli aiuti portano cioccolato a Gaza, mentre carburante, elettricità, acqua potabile e alloggi rimangono fuori dalla portata della popolazione. Per le famiglie che cercano di sopravvivere, questa è un’amara contraddizione.

Un uomo palestinese trasporta aiuti a Gaza. (Foto: WFP)

Ogni volta che i camion degli aiuti entrano a Gaza, la gente corre dietro a loro con una semplice speranza: trovare qualcosa che li aiuti a sopravvivere. Nessuno qui è alla ricerca di lussi. La gente cerca ciò che rende possibile la vita: farina, gas da cucina, carburante per i generatori o anche solo un pezzo di plastica per ripararsi dalla pioggia.

Ma la dolorosa ironia, che si ripete all’infinito, è che molti di questi camion trasportano prodotti come la Nutella, il cioccolato, i biscotti e le bibite, mentre il carburante rimane soggetto a forti restrizioni. Gli ospedali continuano a segnalare carenze e le famiglie vivono in tende senza elettricità né mezzi adeguati per cucinare il cibo.

Nessuno a Gaza odia il cioccolato. Ma la domanda che la gente continua a porsi è: che senso ha la Nutella in un luogo dove gli ospedali non possono far funzionare le incubatrici neonatali e le famiglie non possono cucinare come si deve?

Sono una donna fidanzata di Gaza. In questa fase della mia vita, avrei dovuto essere impegnata a pensare ai normali dettagli del matrimonio: un abito, una casa, i mobili e magari una piccola sala per le nozze. Ma la guerra ha cambiato il significato di tutte queste cose. Invece di cercare idee per le decorazioni, ora ci poniamo una domanda diversa: riusciremo almeno a trovare un posto dove vivere?

A causa della massiccia distruzione e della crisi abitativa, vivere in una tenda è diventata una possibilità concreta per noi. L’ironia è che persino le tende sono diventate costose e difficili da trovare. Qui tutto si è trasformato in una crisi: tende, materassi, bagni, utensili da cucina e persino piccoli tubi per l’acqua.

La vita in tenda

Quando abbiamo iniziato a pensare alla vita all’interno di una tenda, ci siamo resi conto che non si tratta semplicemente di trovare un posto dove dormire. Si tratta di cercare di costruire un’intera vita partendo dal nulla. Come cucineremo? Dove laveremo i piatti? Come useremo il bagno? Come faremo ad avere accesso all’acqua? E come può una coppia iniziare la propria vita matrimoniale in un luogo privo di privacy o stabilità?

Il giorno dopo il mio fidanzamento, abbiamo dovuto comprare del gas da cucina solo per preparare velocemente del caffè per gli ospiti che erano venuti a trovarci. Usare la legna da ardere avrebbe richiesto troppo tempo perché c’erano molte persone. Potrebbe sembrare un piccolo dettaglio, ma per me ha dimostrato quanto sia cambiata la vita. Anche preparare il caffè per gli ospiti ora dipende dalla disponibilità e dall’accessibilità economica del combustibile.

Allo stesso tempo, i camion degli aiuti continuano a entrare a Gaza trasportando prodotti che non risolvono nessuno di questi problemi reali. Una famiglia può ricevere del cioccolato, ma non è comunque in grado di accendere un fornello. Un bambino può mangiare biscotti mentre vive in una tenda senza acqua potabile né elettricità.

Il problema non è che gli aiuti alimentari vengano rifiutati. Il problema è la dolorosa sensazione che le priorità siano state completamente capovolte.

A Gaza oggi, il combustibile è diventato qualcosa per cui le persone lottano ogni singolo giorno solo per sopravvivere. Gli ospedali ne hanno bisogno per far funzionare le loro apparecchiature mediche e mantenere in vita i pazienti. I panifici ne hanno bisogno per sfornare il pane per le famiglie. La gente ne ha bisogno anche per cose fondamentali come cucinare e spostarsi.

Prima il carburante

Quando il carburante non è disponibile, non si tratta solo di vivere al buio. Significa che molti aspetti della vita normale si fermano completamente. Le routine quotidiane, i servizi di base e persino i bisogni più semplici diventano molto difficili o impossibili da soddisfare.

Questa contraddizione crea una profonda frustrazione tra la gente del posto. Sembra quasi che ci si aspetti che i palestinesi sopravvivano appena quanto basta per restare in vita, ma non abbastanza per vivere normalmente o con dignità.

Persino il matrimonio stesso è diventato emotivamente e finanziariamente estenuante. Le sale per matrimoni sono diventate troppo costose a causa della crisi economica, e molte famiglie riescono a malapena a permettersi i beni di prima necessità. Alcune famiglie non pensano più affatto ai festeggiamenti; pensano solo a trovare un posto sicuro dove vivere.

Questo, di per sé, sembra un’altra forma di guerra. La guerra non è finita per noi; continua sotto diverse forme e nei dettagli della vita quotidiana. È presente nelle carenze, nella costante incertezza e nella lotta per garantire i bisogni più elementari. La sentiamo in ogni piccola decisione che prendiamo, in ogni mancanza e in ogni restrizione. È un fardello pesante che portiamo ogni giorno, non solo per ciò che è accaduto, ma per ciò che sta ancora accadendo. La vita stessa sembra appesantita da questa realtà che perdura, in cui la sopravvivenza è diventata uno sforzo costante piuttosto che uno stato naturale.

A volte mi sembra che la guerra non abbia solo rubato case e vite, ma abbia anche rubato la forma stessa della vita normale. Quello che avrebbe dovuto essere un fidanzamento gioioso è diventato un insieme di sfollamento, tende, aumento dei prezzi e incertezza.

Dignità negata

Eppure, la gente continua a cercare di aggrapparsi a piccoli frammenti di vita normale. Le famiglie preparano ancora il caffè per gli ospiti. Cercano ancora di comprare vestiti nuovi per l’Eid, se possono. Cercano ancora di creare piccoli momenti di felicità in mezzo a una distruzione travolgente.

Ma questi sforzi diventano ancora più dolorosi quando le persone sentono che il mondo risponde alla loro sofferenza in modi superficiali o simbolici. Il cioccolato non può sostituire il carburante. La Nutella non può sostituire l’elettricità, le cure mediche o un alloggio.

Gaza non ha bisogno di aiuti che creino solo immagini temporanee di sollievo o momenti che sembrano positivi da lontano. Ciò di cui la gente qui ha veramente bisogno sono le condizioni di base affinché la vita possa continuare in modo reale e dignitoso: carburante per mantenere in funzione gli ospedali, elettricità per sostenere i servizi essenziali, acqua potabile e cure mediche che salvino la vita invece di ritardare la morte.

Senza questi elementi fondamentali, la vita quotidiana diventa una lotta continua, in cui anche le attività più semplici si trasformano in pesanti fardelli. Il cioccolato può sembrare un piccolo dettaglio in un luogo che ogni giorno deve affrontare la fame, la paura e la perdita. Ma qui è arrivato a rappresentare qualcosa di molto più profondo. Riflette una dolorosa contraddizione, una realtà in cui arrivano cose che portano un conforto momentaneo mentre gli elementi essenziali che mantengono in vita la popolazione continuano a mancare o sono limitati.

In un luogo come Gaza, come possiamo parlare di vita normale quando nemmeno i bisogni più elementari sono ancora garantiti?

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Traduzione a cura di AssopacePalestina

Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

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