di Jonathan Cook,
Middle East Eye, 30 maggio 2026.
Non è Teheran, guidata da megalomani squilibrati e genocidi, a minacciare la sicurezza della regione e del mondo. Sono Tel Aviv e Washington.
È possibile che la narrativa trentennale di Israele sull’Iran – che ha persuaso il presidente statunitense Donald Trump a scatenare una guerra di aggressione criminale e disastrosa – sia sempre stata una finzione, un’invenzione architettata a Tel Aviv?
La vera paura di Israele potrebbe essere quella che un Iran più forte, lungi dal rappresentare un pericolo esistenziale per Israele, come sostiene da decenni il primo ministro Benjamin Netanyahu, minaccerebbe la sua influenza esclusiva su Washington, mettendo a rischio il suo status di unica – e non controllata – potenza nucleare della regione?
È possibile che gran parte del mondo stia affrontando un crollo economico solo affinché Israele possa rimanere il leader del Medio Oriente – uno stato di apartheid che non rende conto a nessuno, che commette genocidio contro il popolo palestinese e sta compiendo una pulizia etnica nel Libano meridionale?
Abbiamo ottenuto una risposta definitiva la scorsa settimana, grazie al New York Times. È un sì senza compromessi a tutte queste domande.
Il quotidiano ha riferito che Netanyahu non solo ha ingannato Trump sull’idea di un rapido cambio di regime in Iran a seguito di una breve campagna di bombardamenti “shock and awe” [colpisci e terrorizza]. Ha anche indicato alla Casa Bianca chi avrebbe dovuto sostituire l’Ayatollah Ali Khamenei, la guida religiosa suprema dell’Iran.
Incredibilmente, secondo il Times, Netanyahu ha indicato come uomo giusto per il ruolo l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. L’obiettivo all’inizio della campagna aerea era che Israele uccidesse Khamenei, per poi liberare Ahmadinejad dagli arresti domiciliari colpendo le guardie che lo tenevano confinato.
Presumibilmente, Ahmadinejad avrebbe poi dovuto assaltare la cittadella e impadronirsi delle chiavi del palazzo. Ma solo l’assassinio di Khamenei è andato secondo i piani.
Ahmadinejad, che secondo quanto riferito era stato consultato in anticipo sul piano, si ritiene sia rimasto ferito nell’attacco israeliano vicino alla sua abitazione. Si è tirato indietro, forse sospettando che anche lui fosse stato preso di mira per essere assassinato, e si è dato alla macchia. Non si sa dove si trovi attualmente e quali siano le sue condizioni di salute.
Lo spauracchio per eccellenza
Né i funzionari statunitensi né quelli israeliani hanno voluto commentare al Times il presunto complotto per un cambio di regime, un piano che il giornale ha definito “audace”. Questo è l’eufemismo degli eufemismi.
L’idea che Ahmadinejad avesse il sostegno popolare, per non parlare dell’autorità religiosa e della forza militare alle sue spalle, per affrontare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, la forza militare d’élite iraniana responsabile della protezione del regime clericale, è pura fantasia.
Che qualcuno alla Casa Bianca abbia preso sul serio questo piano, per non parlare poi di averlo messo in atto, è un’idea davvero sbalorditiva. Ma l’ipotesi che Ahmadinejad potesse riprendere le redini del potere in Iran è forse la parte meno assurda del piano.
Mentre i lettori più giovani potrebbero non riconoscere il nome di Ahmadinejad, tutti gli altri dovrebbero. Ha fatto notizia quasi ogni settimana durante gran parte dei suoi otto anni di presidenza, a partire dal 2005. Perché? Perché Israele lo ha trasformato nel mostro pauroso per eccellenza.
Dopo che Saddam Hussein del vicino Iraq fu rovesciato e giustiziato nel 2006, in seguito a un’invasione illegale da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, Ahmadinejad fu presentato come la nuova minaccia implacabile alla pace regionale.
Le affermazioni su Ahmadinejad hanno inizialmente dato un’aura di veridicità alla narrativa ormai indiscussa di Israele secondo cui un Iran presumibilmente fanatico e squilibrato non avrebbe lasciato nulla di intentato nel tentativo di distruggere Israele. Ahmadinejad, ci è stato ripetuto più volte, stava cercando di dotarsi di una bomba nucleare, anche dopo che Khamenei aveva emesso un editto religioso nel 2003 che ne vietava severamente lo sviluppo.
Nel 2006, Ehud Olmert, allora primo ministro israeliano, avvertì il mondo che Ahmadinejad era uno “psicopatico della peggior specie”, aggiungendo: “Parla come faceva Hitler ai tempi dello sterminio dell’intera nazione ebraica.”
Olmert faceva eco a una campagna allarmistica guidata da Netanyahu, allora leader dell’opposizione israeliana, secondo cui l’Iran doveva essere attaccato immediatamente per salvare Israele e il mondo.
«Siamo nel 1938 e l’Iran è la Germania», disse Netanyahu durante un incontro con i leader ebrei americani quello stesso anno. «E l’Iran sta correndo per dotarsi di bombe atomiche». Riguardo ad Ahmadinejad, disse: «Credetegli e fermatelo… Sta preparando un altro Olocausto per lo stato ebraico».
Sotto Ahmadinejad, l’Iran si diceva fosse deciso a distruggere Israele, trasformandolo in un gigantesco Auschwitz. Sempre nel 2006, Netanyahu ha dichiarato all’emittente radiofonica dell’esercito israeliano: «Israele sarebbe certamente la prima tappa del tour di distruzione dell’Iran».
Ahmadinejad era così squilibrato, ha detto Netanyahu, che non si sarebbe fermato alla distruzione di Israele: «L’Iran sta sviluppando missili balistici in grado di raggiungere l’America, e ora sta preparando missili con una gittata sufficiente a coprire l’intera Europa».
«Intento genocida»
Poco tempo dopo, l’operazione di allarmismo di Israele raggiunse il culmine a Londra.
Netanyahu disse ai membri del parlamento britannico che Ahmadinejad doveva essere urgentemente portato davanti alla Corte Penale Internazionale – il tribunale per i crimini di guerra dell’Aia – per la sua «visione messianico-apocalittica del mondo».
Ironia della sorte, Netanyahu – che 20 anni dopo è un fuggitivo proprio da quella stessa Corte, accusato di crimini contro l’umanità per aver affamato il popolo di Gaza – ha sottolineato il presunto intento genocida di Ahmadinejad nei confronti di Israele.
«Anche negli anni ’30 nessuno credeva che Hitler fosse in grado di agire perché non parlava esplicitamente di sterminare il popolo ebraico», ha detto Netanyahu ai parlamentari britannici. “Al contrario, il presidente iraniano annuncia pubblicamente le sue intenzioni e nessuno sta cercando di fermarlo.”
Michael Gove, ex ministro del governo conservatore che presiedeva la riunione, si disse d’accordo con entusiasmo, ignorando un fatto sconcertante: che migliaia di ebrei vivono in Iran da secoli.
Gove dichiarò alla riunione che la “retorica di Ahmadinejad è più che preoccupante, poiché equivale a un incitamento al genocidio”.
La preoccupazione di Gove riguardo al genocidio non si è successivamente estesa a Gaza. Ha ripetutamente denunciato chiunque, compresi esperti legali e studiosi dell’Olocausto, abbia fatto notare il genocidio di Israele in quella zona.
Nel bel mezzo del massacro di massa a Gaza, Gove ha persino chiesto che l’esercito israeliano ricevesse il Premio Nobel per la Pace.
Fumo negli occhi
Due decenni fa, il messaggio di Netanyahu era chiaro: Ahmadinejad era così rabbiosamente antisemita da meritare di essere paragonato a Hitler.
Ahmadinejad era così desideroso di portare avanti un programma di armi nucleari da essere pronto a sfidare la guida religiosa suprema del paese. Era così mentalmente instabile da essere pronto a usare quelle armi per sterminare Israele, anche se una mossa del genere avrebbe garantito un contrattacco nucleare di rappresaglia sul suo stesso paese.
Per non dimenticare, Ahmadinejad aveva una reputazione di repressione così spietata nei confronti degli oppositori politici che Amnesty International osservò nel 2014 che il suo governo aveva “suonato la campana a morto per la libertà accademica in Iran”.
Eppure, vent’anni dopo, secondo quanto riferito, Netanyahu ora ritiene che Ahmadinejad sia la persona migliore per guidare l’Iran; la persona per la quale valeva la pena uccidere Khamenei, il più influente oppositore iraniano delle armi nucleari.
Il New York Times riferisce che negli ultimi anni, all’interno dell’Iran, c’erano forti sospetti che Israele, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stessero coltivando legami con Ahmadinejad e il suo entourage – sospetti che ora sembrano essere confermati dall’apparente piano di cambio di regime di Israele.
Il quotidiano riferisce inoltre che Ahmadinejad si era recentemente recato sia in Guatemala che in Ungheria, paesi con legami molto stretti con Israele.
Tutto questo ha senso? Eppure, per i media occidentali, il fatto che Netanyahu sostenesse Ahmadinejad come salvatore dell’Iran e che l’amministrazione statunitense avesse abbracciato con entusiasmo questa idea è solo poco più che “sorprendente”.
In realtà, questo distrugge l’intera narrativa di Israele sull’Iran. È un promemoria eloquente del divario abissale tra ciò che ci è stato raccontato sull’Iran per decenni e ciò che è realmente accaduto.
L’immagine e la realtà non hanno quasi nulla in comune. È stato tutto fumo negli occhi.
“Cancellato dalla mappa”
Nel mio libro del 2008 Israel and the Clash of Civilisations, ho sottolineato che nulla di ciò che Israele ci diceva sul suo rivale mediorientale poteva essere preso per buono – men che meno l’affermazione di Israele secondo cui Ahmadinejad era un “nuovo Hitler” che odiava gli ebrei.
Molte delle affermazioni promosse 20 anni fa da Israele sulle intenzioni genocidarie di Ahmadinejad derivavano da un errore di traduzione di un discorso in cui il leader iraniano aveva citato il defunto ayatollah Ruhollah Khomeini, che guidò la Rivoluzione islamica del 1979.
Secondo i politici e i media occidentali, Ahmadinejad avrebbe chiesto che Israele fosse “cancellato dalla mappa” – cosa ampiamente interpretata come l’ambizione di sferrare un attacco nucleare contro Israele.
In realtà, Ahmadinejad aveva semplicemente ripetuto l’osservazione di Khomeini secondo cui Israele non poteva sopravvivere all’infinito come stato illegittimo di supremazia ebraica che opprime un altro popolo. Stava sottolineando che i giorni di Israele come stato razzista erano contati, proprio come lo erano stati quelli del Sudafrica dell’apartheid.
Il sentimento alla base della dichiarazione di Khomeini dovrebbe essere molto più chiaro nelle circostanze attuali, quando è Israele, non l’Iran, ad essere impegnato a cancellare persone dalla mappa – a Gaza e nel Libano meridionale.
Allo stesso modo, Israele e i suoi alleati occidentali hanno sollevato un gran polverone nel 2006 quando Ahmadinejad ha indetto a Teheran quella che è stata ampiamente travisata come una conferenza di “negazionisti dell’Olocausto”. In realtà, Ahmadinejad aveva organizzato quella che doveva essere una trovata provocatoria – e per alcuni offensiva – per sfidare i tabù occidentali su Israele e sottolineare l’ipocrisia dell’Occidente nei confronti dei musulmani.
Il punto di Ahmadinejad era duplice: in primo luogo, se i musulmani non hanno diritto a che le loro credenze e sensibilità siano rispettate dagli occidentali – come dimostrato dalla “vicenda delle vignette danesi” del 2005 e dalla difesa della “libertà di espressione” per la pubblicazione delle caricature del Profeta Maometto – perché gli occidentali dovrebbero aspettarsi che le loro sensibilità su Israele e l’Olocausto siano esenti da contestazioni?
Ahmadinejad voleva inoltre smontare la convinzione occidentale secondo cui qualcun altro, il popolo palestinese, dovesse pagare un prezzo altissimo, compresi decenni di espropriazione e abusi, per i crimini commessi dall’Occidente contro gli ebrei d’Europa.
Spettacolo dell’orrore
La disinformazione sull’Iran avrebbe dovuto essere fin troppo evidente nel 2006, se fosse stata riportata correttamente – proprio come dovrebbe esserlo ora, due decenni dopo, se i giornalisti occidentali facessero il loro lavoro invece di agire come stenografi per Israele e la Casa Bianca.
Le menzogne, oggi come allora, servono allo stesso scopo: giustificare lo schiacciamento dell’Iran – allora attraverso le sanzioni, poi con l’aggiunta di bombardamenti illegali – in modo da proteggere il diritto di Israele di calpestare senza conseguenze le vite delle persone in tutta la regione.
L’Iran, che ora rifiuta di allentare la morsa sullo Stretto di Hormuz e sull’approvvigionamento globale di petrolio, chiede che il prezzo includa la fine del sostegno statunitense allo spettacolo dell’orrore diretto da Israele in Medio Oriente.
Come un bambino viziato, Trump si dimena – mentre incassa sulla volatilità dei mercati petroliferi – cercando di imporre le vecchie regole, quando i termini dello scontro non sono più sotto il suo esclusivo controllo.
Il suo ultimo capriccio – ordito tanto a Tel Aviv quanto a Washington – è che la maggior parte degli stati arabi, compresi i vicini dell’Iran nel Golfo, siano costretti a firmare i cosiddetti Accordi di Abramo con Israele. Questo viene presentato come il quadro di un “accordo di pace” regionale che coinvolge l’Iran. In realtà, è esattamente il contrario.
Gli accordi sono concepiti per consolidare lo status di Israele come potenza dominante in Medio Oriente, subordinando gli interessi degli stati arabi a quelli di Israele, e isolando così l’Iran nella regione e lasciando il popolo palestinese e il Libano alla mercé di un Israele genocida.
Si tratta di un’altra truffa, come il “Board of Peace” di Trump, che maschera l’aggressione criminale e il genocidio di Stati Uniti e Israele come un’iniziativa di pace.
Ciò che gli ultimi 20 anni di menzogne e depistaggi hanno cercato di nascondere è un semplice fatto: non è Teheran ad essere guidata da megalomani squilibrati e genocidi che minacciano la sicurezza della regione e del mondo. Sono Tel Aviv e Washington.
Da quando i due hanno lanciato la loro guerra criminale di aggressione contro l’Iran tre mesi fa, Teheran ha dato prova di moderazione, ha agito con cautela e ha mostrato la volontà di negoziare in buona fede. Peccato che dall’altra parte non ci siano adulti responsabili con cui poter stringere un accordo.
Jonathan Cook è autore di tre libri sul conflitto israelo-palestinese e vincitore del Premio Speciale Martha Gellhorn per il Giornalismo. Il suo sito web e il suo blog sono disponibili all’indirizzo www.jonathan-cook.net
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
