di Hanin Majadli,
Haaretz, 20 maggio 2026.
Mentre versano comprensibili lacrime per Lucy, la cagnolina maltrattata da un colono in Cisgiordania, gli israeliani continuano a non considerare i palestinesi come individui, ma come una massa disumanizzata etichettata con parole come «Amalek».
Lo shock per la storia di “Lucy la cagnolina” è stato reale. Venerdì, 15 maggio Lucy era legata in un cortile nel villaggio di Atara, in Cisgiordania, quando un colono mascherato è stato ripreso mentre la picchiava selvaggiamente con un bastone. L’opinione pubblica israeliana è rimasta scioccata dalla violenza diretta contro Lucy, ha provato compassione per il suo dolore e ha chiesto giustizia per la cagnolina.
La capacità di compassione degli israeliani ha raggiunto il culmine; la loro reazione alla sofferenza, specialmente quando subita da animali indifesi, era evidente.
L’incidente di Lucy non solo ha dimostrato l’esistenza di empatia nella società israeliana, ma anche il modo in cui essa opera entro limiti ben definiti. La stessa società che sa mobilitarsi rapidamente per un cane o un animale ferito vive da decenni in una realtà in cui i palestinesi sotto il suo controllo vengono umiliati, picchiati, deportati e uccisi, senza che ciò provochi alcun turbamento morale.
Non è che agli israeliani manchino i sentimenti o la morale – la vicenda di Lucy dimostra il contrario. Sono solo selettivi, in senso letale. Gli israeliani mi ricordano Tony Soprano, un mafioso immaginario che uccide prontamente le persone, ma va fuori di testa per l’uccisione di un cavallo da corsa.
Nella coscienza israeliana i palestinesi non sono visti come individui, ma come un collettivo. Non appaiono come esseri umani, ma come una massa disumana etichettata con parole come “Amalek” [popolo biblico nemico di Israele, NdR], ‘terrorismo’ e “minaccia demografica”. In Israele, un bambino palestinese non può nemmeno essere semplicemente un bambino indifeso: nasce direttamente nella disumanizzazione.
Altrimenti, è difficile spiegare come una società capace di provare tanta compassione per gli animali riesca a convivere con la morte di migliaia di bambini a Gaza senza disgregarsi moralmente. Israele ha ucciso più di 17.000 bambini e adolescenti a Gaza – un numero impossibile da comprendere per una mente comune.
Eppure, nel discorso israeliano, i bambini palestinesi non sono vittime indifese, nemmeno dopo la loro morte. Invece di risvegliare la propria coscienza, gli israeliani risvegliano il loro Shin Bet interiore: «chi erano i genitori di questi bambini?», «perché si trovavano in quel luogo, tanto per cominciare?», «cosa sarebbero potuti diventare quei bambini in futuro?». Per il semplice fatto di essere palestinesi, vengono privati dello status automatico di «innocenti» che la società israeliana attribuisce quasi istantaneamente agli animali.
Questa violenza e disumanizzazione nei confronti dei palestinesi non è iniziata con la guerra di Gaza. Anche l’occupazione apparentemente tranquilla comportava una realtà quotidiana fatta di posti di blocco, raid notturni, arresti, umiliazioni e violenza continua, il tutto senza riuscire a scuotere veramente la coscienza della società israeliana.
Ragazzi israeliani di diciotto anni e riservisti adulti, padri e madri di bambini, sono stati mandati a mettere in arresto amministrativo bambini della loro stessa età, a picchiare uomini che avrebbero potuto essere i loro nonni, a trattenere anziani ai posti di blocco per ore e a ritardare le approvazioni delle cure mediche per pazienti terminali.
La violenza dei coloni in Cisgiordania ha assunto proporzioni mostruose sotto gli occhi dell’opinione pubblica israeliana, ma non suscita quasi nessuno shock reale. Villaggi palestinesi sono stati dati alle fiamme. Oliveti sono stati sradicati. Case e attività commerciali sono state bruciate. Famiglie sono state attaccate nel cuore della notte. Pastori sono stati cacciati dalle loro terre e il bestiame palestinese è stato massacrato. Per la maggior parte della società israeliana, tutto questo è stato solo rumore di fondo.
Gli israeliani possono amare i cani ed essere sconvolti dal maltrattamento degli animali, ma non lo sono dall’uccisione in massa dei palestinesi, dalla morte di un vecchio incatenato al freddo o dalle migliaia di bambini uccisi a Gaza, nessuno dei quali è meno indifeso della povera cagnolina Lucy. A causa dell’occupazione, i confini di Israele non hanno limiti, ma la coscienza israeliana sì.
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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