di Elis Gjevori,
Middle East Eye, 17 maggio 2026.
La legge prevede la pena di morte nei tribunali militari, mentre gli israeliani rimangono sotto la giurisdizione civile e sono esenti dalle disposizioni della legge.

Israele ha sancito una nuova legge che impone la pena di morte per i palestinesi nella Cisgiordania occupata, dopo che il comandante militare in capo del territorio ha firmato l’ordine che ha reso effettiva la misura domenica 17 maggio.
L’ordine consente ai tribunali militari di infliggere la pena capitale ai palestinesi condannati per l’uccisione di israeliani.
I giudici possono optare per l’ergastolo solo in circostanze eccezionali, rendendo l’esecuzione la pena predefinita nella maggior parte dei casi.
Approvata a marzo, la legge consolida quello che i critici descrivono come un doppio sistema giuridico in stile apartheid che si applica esclusivamente ai palestinesi.
I cittadini e i residenti israeliani rimangono sotto la giurisdizione civile e sono esenti dalle disposizioni della legge.
La misura si applica esclusivamente ai tribunali militari, dove vengono processati i palestinesi, rafforzando ulteriormente un sistema ampiamente criticato perché ignora le garanzie di un processo equo.
Uno dei criteri per l’imposizione della pena di morte è che l’atto sia inteso a «negare l’esistenza dello stato di Israele o l’autorità del comandante militare nella zona», una condizione che prende di mira in modo schiacciante i palestinesi che resistono all’occupazione.
Il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir hanno accolto con favore la mossa, descrivendola come uno strumento per combattere la resistenza palestinese.
Ben Gvir ha salutato la decisione come una vittoria politica per il suo partito Jewish Power, affermando: «Abbiamo promesso e abbiamo mantenuto la promessa» e che «non capitoliamo né conteniamo il terrorismo omicida: lo sconfiggiamo».
La legge ha suscitato feroci condanne da parte delle organizzazioni palestinesi, che avvertono che essa formalizza la discriminazione e priva i palestinesi delle protezioni legali di base.
I critici sostengono che essa approfondisce un sistema radicato di apartheid, in cui due popolazioni vivono insieme ma sotto regimi giuridici separati.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato la legislazione come una pericolosa escalation, sottolineando l’aumento degli arresti con accuse generiche attentati alla sicurezza, insieme alle crescenti segnalazioni di torture e morti sotto la custodia israeliana da quando la guerra a Gaza si è intensificata.
I gruppi per i diritti dei prigionieri palestinesi hanno descritto la legge come un “atto di barbarie senza precedenti”, accusando Israele di codificare la violenza contro i detenuti in un contesto di condizioni carcerarie in peggioramento.
Anche gruppi di difesa israeliani, tra cui Adalah, il Comitato Pubblico Contro la Tortura in Israele, HaMoked e Physicians for Human Rights-Israel, hanno condannato la misura, avvertendo che essa crea un “quadro punitivo discriminatorio” che nega ai palestinesi la parità di protezione davanti alla legge e le garanzie contro gli abusi.
https://www.middleeasteye.net/news/israel-expands-death-penalty-regime-occupied-west-bank
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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