di Ashifa Kassame Agenzie,
The Guardian, 3 maggio 2026.
Un tribunale israeliano proroga la detenzione di due uomini che facevano parte delle 175 persone intercettate giovedì al largo di Creta.
Il ministero degli Esteri spagnolo ha chiesto l’immediato rilascio di un cittadino spagnolo che, secondo quanto affermato, sarebbe stato “detenuto illegalmente” da Israele in seguito all’intercettazione di una flottiglia diretta a Gaza, poche ore dopo che un tribunale israeliano aveva deciso di prorogare la sua detenzione di due giorni.
Saif Abu Keshek, residente a Barcellona, e Thiago Ávila, brasiliano, sono comparsi domenica 3 maggio davanti al tribunale di Ashkelon, pochi giorni dopo che le forze israeliane avevano intercettato almeno 22 imbarcazioni di una flottiglia che tentava di rompere il blocco marittimo imposto da Israele sul devastato territorio palestinese per consegnare aiuti.
L’intercettazione è avvenuta in acque internazionali al largo della Grecia. Israele ha successivamente dichiarato di aver prelevato 175 attivisti dalla Global Sumud Flotilla, composta da circa 58 imbarcazioni con membri dell’equipaggio provenienti da 70 paesi. Due membri della flottiglia, Abu Keshek e Ávila, sono stati successivamente condotti in Israele per essere interrogati.
Domenica, l’organizzazione per i diritti umani che rappresenta i due ha dichiarato che il tribunale ha deciso di prolungare la loro detenzione e che non sono state formulate accuse formali nei loro confronti. “Il tribunale ha prolungato la loro detenzione di due giorni”, ha dichiarato all’Agence France-Presse (AFP) Miriam Azem, coordinatrice per la difesa internazionale presso il gruppo per i diritti uman Adalah.
Una fonte del Ministero degli Esteri spagnolo ha riferito domenica al Guardian che il console spagnolo a Tel Aviv aveva assistito all’udienza di Abu Keshek, aggiungendo che questi era “detenuto illegalmente”.
La sua prossima udienza era prevista per martedì 5, ha detto la fonte, aggiungendo: “Il governo spagnolo chiede il suo immediato rilascio”.
Sabato, Adalah ha dichiarato che i suoi avvocati avevano incontrato i due attivisti detenuti nella prigione di Shikma ad Ashkelon.

Il gruppo per i diritti umani ha riferito che Ávila aveva raccontato agli avvocati di essere stato “sottoposto a estrema brutalità” quando le imbarcazioni sono state sequestrate, dicendo di essere stato “trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da svenire due volte”.
Da quando è arrivato in Israele, Ávila ha detto di essere stato “tenuto in isolamento e bendato”, secondo Adalah.
Abu Keshek, nel frattempo, era stato “legato per le mani e bendato… e costretto a stare a faccia in giù sul pavimento dal momento del suo sequestro” fino all’arrivo in Israele, ha detto il gruppo. “Entrambi gli attivisti stanno continuando il loro sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti”, ha aggiunto.
Il Ministero degli Esteri israeliano ha accusato i due attivisti di essere affiliati a un’organizzazione soggetta a sanzioni del Tesoro USA.
Washington accusa la Conferenza Popolare per i Palestinesi all’Estero (PCPA) di agire “clandestinamente” per conto del gruppo militante palestinese Hamas.
Il Ministero degli Esteri israeliano ha accusato Abu Keshek di essere un membro di spicco della PCPA e ha affermato che anche Ávila era legato all’organizzazione e “sospettato di attività illegali”.
Venerdì, dopo che è emerso che i due uomini erano stati condotti in Israele per essere interrogati, la Spagna e il Brasile hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannavano quello che hanno definito «il rapimento di due loro cittadini in acque internazionali da parte del governo israeliano».
I governi spagnolo e brasiliano hanno chiesto l’immediato ritorno dei loro cittadini, aggiungendo: «Questa azione palesemente illegale da parte delle autorità israeliane al di fuori della loro giurisdizione costituisce una violazione del diritto internazionale, che potrebbe essere portata davanti ai tribunali internazionali, e può costituire un reato ai sensi delle nostre rispettive leggi nazionali».
Spagna e Israele sono da tempo in contrasto diplomatico, in particolare da quando il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, è emerso come uno dei critici più accesi in Europa della guerra di Israele a Gaza.
Intervenendo sabato a un comizio politico, Sánchez ha condannato la detenzione di Abu Keshek e Ávila. “Abbiamo visto che le autorità israeliane sotto il governo di [Benjamin] Netanyahu hanno rapito diversi cittadini che si trovavano sulla flottiglia diretta in Palestina per consegnare aiuti umanitari e continuare a ricordare al mondo che ci sono persone che soffrono a Gaza, in Cisgiordania e in tutta la Palestina”, ha affermato.
Sánchez ha aggiunto: «Ora che Netanyahu ha fatto questo – rapire cittadini stranieri, uno dei quali spagnolo e portarlo in Israele –, ho diverse cose da dire al primo ministro Netanyahu. La prima è che la Spagna proteggerà sempre i propri cittadini. La seconda è che difenderemo sempre il diritto internazionale, e questa è una nuova violazione del diritto internazionale. E la terza è che vogliamo il rilascio del cittadino spagnolo che è stato rapito illegalmente dal governo di Netanyahu».

Gli organizzatori della flottiglia hanno affermato che l’intercettazione israeliana è avvenuta a più di 620 miglia (1.000 km) da Gaza e che le loro attrezzature sono state distrutte, lasciandoli alle prese con quella che hanno definito una “trappola mortale in mare”. L’esercito israeliano ha rifiutato di commentare quando è stato interrogato dall’AFP in merito alle accuse.
Il precedente tentativo della Global Sumud Flotilla di raggiungere Gaza nell’estate e nell’autunno del 2025 ha attirato l’attenzione mondiale dopo che le forze israeliane hanno intercettato le imbarcazioni al largo delle coste dell’Egitto e dei territori palestinesi. I membri dell’equipaggio, tra cui l’attivista svedese Greta Thunberg, sono stati arrestati ed espulsi dalle forze israeliane.
L’ultimo tentativo della flottiglia è avvenuto mentre un alto funzionario dell’ONU affermava che i bisogni umanitari a Gaza rimanevano “schiaccianti”. Circa 1,8 milioni di persone – quasi l’intera popolazione di Gaza – sono state sfollate e dipendono dagli aiuti, mentre le ostilità continuano e i rischi per la salute pubblica aumentano, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza la scorsa settimana Khaled Khiari, assistente segretario generale dell’ONU.
Gaza, governata da Hamas, è sotto il blocco israeliano – descritto dall’ONU come “una violazione diretta dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario” – dal 2007.
La guerra di Israele a Gaza, scatenata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha portato a gravi carenze di cibo, acqua, medicine e carburante, e ha causato la morte di oltre 72.500 palestinesi, secondo le agenzie umanitarie.
L’AFP ha contribuito a questo articolo
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
