del Centro delle Donne per l’Assistenza Legale e la Consulenza (WCLAC),
WCLAC Report, 20 aprile 2026.
Siamo lieti di condividere con voi il nuovo rapporto di WCLAC intitolato “Sbrogliare le ingiustizie intrecciate: realtà climatiche e ambientali per le donne palestinesi sotto occupazione e genocidio”, completato nel novembre 2025. Il rapporto offre un’analisi approfondita delle realtà climatiche e ambientali per le donne sia a Gaza che in Cisgiordania sotto l’occupazione israeliana e il genocidio, nell’ambito di un approccio femminista, intersezionale e basato sui diritti umani. Il rapporto esamina come l’occupazione israeliana, il degrado ambientale e il cambiamento climatico si intrecciano per danneggiare in modo sproporzionato le donne palestinesi. Sostiene che la distruzione ambientale, a partire dall’appropriazione dell’acqua, dallo scarico delle acque reflue, dalla confisca delle terre e dal bombardamento delle infrastrutture, non è un effetto collaterale del conflitto, ma uno strumento deliberato di controllo coloniale e di cancellazione.
Mentre il genocidio a Gaza rappresenta l’espressione più catastrofica di questa violenza, il rapporto documenta ampiamente un sistema parallelo di “apartheid ambientale” in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. A Gaza, il genocidio ha sistematicamente distrutto i sistemi idrici, igienico-sanitari e alimentari, rendendo la maggior parte delle acque sotterranee non potabili e costringendo le famiglie a sopravvivere con acqua non sicura. Le donne palestinesi sopportano il fardello più pesante: affrontano crisi di salute riproduttiva, un aumento della violenza di genere, un intensificarsi del lavoro di cura non retribuito e una grave malnutrizione.
In Cisgiordania, il rapporto documenta come le autorità israeliane controllino circa l’85% delle risorse idriche palestinesi, neghino i permessi per pozzi o cisterne e demoliscano le infrastrutture; creando un sistema in cui i coloni godono di risorse abbondanti mentre i palestinesi affrontano una scarsità artificiale. Tra il 2008 e il 2020, sono state demolite almeno 802 cisterne e pozzi palestinesi. Le acque reflue non trattate provenienti dagli insediamenti si riversano sui terreni agricoli palestinesi, devastando l’agricoltura e causando cali fino al 70% nella resa degli olivi. A Gerusalemme Est, le demolizioni di case e la pianificazione urbana discriminatoria concentrano i palestinesi in quartieri sovraffollati con infrastrutture carenti, con le donne che si fanno carico del peso finanziario ed emotivo della ricostruzione.
Il rapporto inquadra inoltre la distruzione ambientale in Palestina come uno strumento centrale del dominio coloniale. Sostiene che la portata della distruzione a Gaza, compreso l’avvelenamento delle falde acquifere, la devastazione dei terreni coltivati e il collasso dei sistemi fognari, soddisfa la definizione giuridica proposta di ecocidio. Inoltre, cita la conclusione della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite secondo cui le azioni di Israele equivalgono a genocidio, osservando che la distruzione ambientale (Articolo II(c) della Convenzione sul genocidio) infligge deliberatamente condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica. Inoltre, il rapporto stima il debito di Israele in materia di riparazioni climatiche nei confronti dei palestinesi a oltre 148 miliardi di dollari per decenni di emissioni militari e legate al conflitto. Dal punto di vista giuridico, il rapporto conclude che un’azione per il clima sensibile alle questioni di genere è impossibile senza la smilitarizzazione, l’accesso alla terra e all’acqua e la fine dell’occupazione.
La giustizia ambientale per le donne palestinesi è inseparabile dalla fine dell’occupazione e dallo smantellamento dell’apartheid in Palestina, da Gaza alla Cisgiordania fino a Gerusalemme.
Di seguito il Rapporto completo.
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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