Al Jazeera, 5 aprile 2026.
Il mandato dell’UNRWA di assistere i rifugiati palestinesi la rende una minaccia diretta al progetto genocida israeliano.

È ora che l’ONU accetti il fatto che l’attacco di Israele alla sua Agenzia per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) è una parte essenziale del genocidio israeliano del popolo palestinese. Questa non è un’accusa proveniente da un critico di Israele. È una dichiarazione chiara e ufficiale del vice sindaco di Gerusalemme, Arieh King, che, a gennaio, ha invocato l’autorità divina ebraica, proclamando con orgoglio: «Se Dio vorrà, espelleremo, uccideremo, elimineremo e distruggeremo tutto il personale dell’UNRWA».
In quanto agenzia fondata specificamente per assistere i rifugiati palestinesi dopo la creazione di Israele nel 1948, l’UNRWA è stata coinvolta in quasi ogni aspetto della vita di milioni di palestinesi. I suoi programmi spaziano dall’assistenza sanitaria di base, alle iniziative di salute mentale comunitaria, all’istruzione, ai servizi sociali e di soccorso, all’assistenza sanitaria per madri e bambini e al miglioramento dei campi profughi.
Inoltre, l’ampio archivio dell’UNRWA, recentemente digitalizzato, contiene atti di proprietà e prove di possesso dei terreni, che possono aiutare i palestinesi ad assicurarsi un risarcimento e il diritto al ritorno, cosa che molti israeliani vedono come una minaccia esistenziale allo stato ebraico.
L’esistenza stessa dell’UNRWA, in quanto promemoria del diritto dei palestinesi a una gamma completa di diritti inalienabili, compreso il diritto all’autodeterminazione, ha sempre reso la distruzione fisica e politica dell’agenzia un imperativo per i governi israeliani che si sono succeduti. Numerose dichiarazioni di funzionari israeliani lo attestano, con tono di vanto e come fatto di dominio pubblico.
La campagna decennale di Israele contro l’UNRWA si è intensificata esponenzialmente quando, nell’ottobre 2023, è iniziata l’ultima fase del genocidio. Questo perché la funzione dell’UNRWA di promuovere una vita lunga e sana per i palestinesi era diametralmente opposta agli obiettivi genocidi di Israele, che, secondo la Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati, includono l’imposizione di condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione totale o parziale.
Nella sua sentenza provvisoria del gennaio 2024 riguardo al caso di genocidio intentato dal Sudafrica, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha constatato che Israele non stava permettendo l’ingresso a Gaza degli aiuti umanitari necessari.
L’infrastruttura di distribuzione degli aiuti dell’UNRWA in tutta Gaza, che comprende una vasta rete di distribuzione alimentare a più di un milione di persone, se fosse stata autorizzata a funzionare, avrebbe reso impossibile la strategia genocida di Israele basata sulla fame e sull’embargo degli aiuti.
Fondamentale per la campagna israeliana contro l’UNRWA è stata la disumanizzazione del personale dell’UNRWA come terroristi. Il legame tra genocidio e disumanizzazione è ben consolidato. A poche settimane dagli attacchi dell’ottobre 2023, Israele ha lanciato una campagna globale di disinformazione contro l’UNRWA, accusando infondatamente il personale dell’agenzia di coinvolgimento.
Le accuse contro l’UNRWA sono state la madre di tutte le menzogne al servizio del genocidio. A causa di ciò, tutti i principali donatori dell’agenzia hanno ritirato i finanziamenti, ostacolando gravemente la capacità dell’agenzia di fornire servizi.
Nei due anni e mezzo successivi, quasi 400 membri del personale dell’UNRWA sono stati uccisi dalle forze israeliane e centinaia delle sue strutture sono state deliberatamente prese di mira, distrutte o danneggiate in violazione del diritto internazionale.
La Knesset ha approvato leggi che di fatto vietano al personale internazionale dell’UNRWA di entrare in Palestina, in violazione della Carta delle Nazioni Unite. La sede dell’UNRWA a Gerusalemme Est occupata è stata attaccata e infine demolita.
Nell’agosto 2024, un’indagine indipendente condotta dall’ex Ministro degli Esteri francese Catherine Colonna ha rilevato che Israele non ha fornito alcuna prova a sostegno delle sue accuse contro l’UNRWA. Alcuni donatori hanno ripreso a fornire sostegno. Altri, come gli Stati Uniti e la Svezia, vergognosamente, non l’hanno fatto.
Mentre Philippe Lazzarini si appresta a lasciare l’incarico dopo un mandato di sei anni come commissario generale dell’UNRWA, durante il quale ha avuto luogo lo smantellamento sistematico dell’agenzia, il suo messaggio d’addio è che l’UNRWA è sull’orlo del collasso. E punta giustamente il dito contro la comunità dei donatori per non aver fornito all’agenzia il necessario sostegno finanziario e politico.
Ma, cosa scioccante, lo stesso sistema delle Nazioni Unite non è riuscito a difendere l’agenzia, e in particolare i membri del personale dell’UNRWA falsamente accusati che sono stati licenziati sulla base di zero prove. Il Segretario Generale dell’ONU Antonio Gutteres ha abboccato alle false accuse di Israele, affermando in una dichiarazione nel gennaio 2024 di essere “inorridito” dal fatto che il personale dell’UNRWA potesse essere coinvolto negli attacchi.
Lazzarini ha anche giustificato il licenziamento del suo personale prima di un’indagine come una “procedura inversa” per proteggere la reputazione dell’UNRWA.
L’obiettivo principale del genocidio è privare i palestinesi dei servizi essenziali, cacciandoli dalle loro terre ancestrali e infliggendo un trauma intergenerazionale affinché non tornino mai più. L’UNRWA, incarnazione vivente delle responsabilità durature dell’ONU nei confronti dei palestinesi, ha il mandato di opporsi a questo assalto multidimensionale contro i palestinesi. Non si può permettere che passi alla storia come l’ennesima vittima del genocidio di Israele contro il popolo palestinese.
È ora che i principali donatori dell’UNRWA riconoscano che l’attacco esistenziale di Israele all’agenzia fa parte del suo genocidio in corso contro il popolo palestinese. In qualità di firmatari della convenzione sul genocidio, hanno l’obbligo legale di prevenire e reprimere gli atti di genocidio. Possono farlo non solo opponendosi allo smantellamento dell’UNRWA, ma anche imponendo sanzioni economiche, politiche e diplomatiche a Israele. Il mancato rispetto di questo obbligo li espone ad accuse di complicità nel genocidio.
La loro inazione invia inoltre un segnale a Israele: proprio come ha goduto di una quasi totale impunità per il genocidio a Gaza, così ci sarà impunità per il genocidio che sta ora infliggendo in Cisgiordania e per le violazioni su scala industriale del diritto umanitario internazionale in Libano e in Iran. Le implicazioni di ciò sono gravi per tutti noi: un mondo in cui il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità sono normalizzati.
Christopher Gunness è il direttore del Myanmar Accountability Project. In precedenza ha ricoperto il ruolo di portavoce della forza di pace delle Nazioni Unite nei Balcani e di portavoce capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Profughi Palestinesi nel Vicino Oriente.
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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