di Lorenzo Tondo,
The Guardian, 30 mar 2026.
La Knesset approva una misura criticata dai paesi europei e dalle organizzazioni per i diritti umani

Il parlamento israeliano ha approvato una legge che impone la pena di morte ai palestinesi condannati per attacchi mortali, una misura aspramente criticata come discriminatoria dai paesi europei e dalle organizzazioni per i diritti umani.
La legge rende la pena di morte la punizione predefinita per i palestinesi della Cisgiordania occupata da Israele ritenuti colpevoli di aver compiuto intenzionalmente attacchi mortali considerati atti di terrorismo da un tribunale militare.
Secondo il disegno di legge, i condannati a morte saranno detenuti in una struttura separata senza possibilità di visite, tranne che da parte del personale autorizzato, con consulenze legali condotte esclusivamente tramite collegamento video. Le esecuzioni saranno effettuate entro 90 giorni dalla sentenza.
Israele ha raramente fatto ricorso alla pena di morte, applicandola solo in casi eccezionali; l’ultima persona ad essere stata giustiziata è stato il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nel 1962.
Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, uno dei più convinti sostenitori del disegno di legge, ha indossato ripetutamente una spilla a forma di cappio, a simboleggiare le esecuzioni previste dalla proposta. Ha descritto l’impiccagione come “una delle opzioni” insieme alla sedia elettrica o all’“eutanasia”, sostenendo che alcuni medici si erano offerti di assistere.
Una commissione per la sicurezza ha apportato alcune modifiche al disegno di legge, che la scorsa settimana ha superato la prima votazione. L’emittente pubblica israeliana KAN ha riferito che le esecuzioni sarebbero state effettuate tramite impiccagione.
La misura consentirà ai tribunali di infliggere la pena di morte senza una richiesta da parte dei pubblici ministeri e senza richiedere l’unanimità, permettendo invece una decisione a maggioranza semplice. Anche i tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a emettere sentenze di morte, con il ministro della difesa in grado di presentare un parere.
Per i palestinesi sotto occupazione, il disegno di legge preclude ogni possibilità di appello o clemenza, mentre i prigionieri processati all’interno di Israele potrebbero vedere le loro condanne commutate in ergastolo.
La legislazione, promossa dal partito di estrema destra Otzma Yehudit guidato da Ben-Gvir, ha suscitato aspre critiche da parte degli oppositori, che avvertono che segnerebbe una significativa escalation nella politica penale di Israele.
Funzionari militari e ministeri hanno avvertito che il disegno di legge potrebbe violare il diritto internazionale ed esporre il personale israeliano al rischio di arresto all’estero.
Una volta promulgata, la legge entra formalmente in vigore, ma può ancora essere riesaminata – e potenzialmente annullata – dalla Corte Suprema di Israele.
Poco prima dell’inizio della votazione, Ben-Gvir ha tenuto un discorso roboante dal podio, descrivendo la legge come attesa da tempo e come un segno di forza e di orgoglio nazionale.
«Da oggi, ogni terrorista saprà, e il mondo intero saprà, che chiunque tolga una vita, lo stato di Israele gli toglierà la vita», ha detto.
Quando la misura è stata approvata, l’aula è esplosa in un boato di gioia. Ben-Gvir ha brandito una bottiglia in segno di festeggiamento. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che era venuto in aula per votare sì di persona, è rimasto immobile.
Dopo il voto, un importante gruppo israeliano per i diritti umani ha annunciato di aver presentato un ricorso alla Corte Suprema del paese. “L’Associazione per i Diritti Civili in Israele ha presentato oggi un ricorso all’Alta Corte di Giustizia, chiedendo l’annullamento della legge sulla pena di morte per i terroristi, promulgata dalla Knesset”, ha dichiarato.
Il mese scorso esperti dell’ONU hanno invitato Israele a ritirare il disegno di legge, avvertendo che avrebbe violato il diritto alla vita e discriminato i palestinesi nei territori occupati. Hanno affermato che la misura eliminava la discrezionalità giudiziaria, impedendo ai tribunali di valutare le circostanze individuali o di infliggere pene proporzionate. Hanno aggiunto che l’impiccagione costituisce tortura o punizione crudele, inumana o degradante ai sensi del diritto internazionale.
Anche il servizio diplomatico dell’UE ha condannato la proposta, affermando che la pena capitale viola il diritto alla vita e rischia di violare il divieto assoluto di tortura.
A febbraio, Amnesty International ha esortato i legislatori israeliani a respingere la legge, che secondo l’organizzazione “consentirebbe ai tribunali israeliani di estendere l’uso della pena di morte con un’applicazione discriminatoria nei confronti dei palestinesi”.
Domenica 29 marzo, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia hanno espresso «profonda preoccupazione» per la legge, che a loro avviso rischia di «minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici».
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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