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Il ruolo della Banca Mondiale nel Board of Peace suscita qualche interrogativo

di Anna Gawel

Devex Newswire, 23 febbraio 2026.  

La decisione del presidente della Banca Mondiale Ajay Banga di entrare a far parte del Board of Peace guidato da Trump sta suscitando critiche in alcuni ambienti; ma è una decisione giustificata?

Pace controversa

Intelligente o miope? La partecipazione di Banga al Board of Peace (Consiglio di Pace)del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suscitato opinioni diverse. Da un lato, potrebbe essere un’occasione irripetibile per fornire l’aiuto di cui ha disperatamente bisogno la popolazione di Gaza, il tutto con l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dall’altro lato, questo tentativo di risolvere tutti i problemi del mondo finirà per mettere in secondo piano l’ONU? E la reputazione di neutralità della Banca Mondiale risentirà del sostegno a quello che alcuni considerano un organismo intrinsecamente politico e rischioso?

Da parte sua, la banca afferma che il suo coinvolgimento è pienamente conforme alle regole, poiché si tiene alla larga dalla politica e si concentra sulla sua competenza finanziaria, scrive la giornalista Sophie Edwards, collaboratrice di Devex.

In un’intervista al World Economic Forum, Banga ha spiegato che “l’attuale Board of Peace è la leadership politica. … A loro vengono poi forniti i dati su cui riteniamo possano prendere decisioni. Io definisco noi come le api operaie e loro come i decisori”.

Ciò non convince i critici, che sottolineano come lo statuto del Board non menzioni Gaza, sia presieduto da un unico uomo a vita, richieda un contributo di 1 miliardo di dollari per diventare membro permanente e potrebbe minare proprio il multilateralismo che la banca rappresenta.

“L’intera struttura [del Board of Peace] dipende dalla credibilità della Banca Mondiale. Senza l’imprimatur della Banca, gli investitori vedrebbero questo progetto come uno sforzo di ricostruzione altamente politicizzato e privo di responsabilità indipendente”, ha dichiarato a Devex un alto funzionario della banca, parlando in condizione di anonimato. “Banga ha ceduto quella credibilità senza condizioni”.

Altri vedono un quadro più sfumato e quello che potrebbe essere stato un dilemma strategico. “Posso immaginare l’imbarazzo di dire di no quando il tuo maggiore azionista ti chiede di far parte di un Consiglio di Pace approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con il compito di garantire la pace e aiutare a fornire assistenza a Gaza”, afferma Charles Kenny del Center for Global Development. “Posso immaginare l’imbarazzo aggiuntivo di aver detto di sì quando il presidente del Board of Peace definisce poi un’ambizione molto più ampia per l’organismo, a cui si oppongono molti altri azionisti”.

“Essere un capo di successo della Banca Mondiale richiede chiaramente eccellenti capacità diplomatiche”, ha aggiunto.

Anna Gawel è caporedattrice di Devex. In precedenza ha lavorato come caporedattrice di The Washington Diplomat, la pubblicazione di punta della comunità diplomatica di Washington. Ha pubblicato centinaia di articoli su affari internazionali, politica estera degli Stati Uniti, politica, sicurezza, commercio, viaggi e arte, su argomenti che vanno dall’impatto dei tagli al bilancio del Dipartimento di Stato agli sforzi dei Caraibi per combattere il cambiamento climatico. È stata anche produttrice televisiva e redattrice digitale presso WTOP News e conduttrice del podcast Global 360. Ha conseguito una laurea in giornalismo presso l’Università del Maryland a College Park.

https://www.devex.com/news/devex-newswire-world-bank-s-role-in-the-board-of-peace-sparks-questions-111923

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