dallo Staff di Al Jazeera,
Al Jazeera, 13 novembre 2025.
Crescono le richieste di giustizia dopo che i coloni israeliani hanno dato fuoco alla moschea Hajja Hamida nell’ultimo attacco contro i palestinesi in Cisgiordania.

L’incendio doloso appiccato da un colono israeliano a una moschea nella Cisgiordania occupata ha suscitato la condanna internazionale, mentre in tutta l’area continua senza sosta l’ondata di violenza contro i palestinesi.
I coloni israeliani hanno dato fuoco alla moschea Hajja Hamida nel villaggio palestinese di Deir Istiya, vicino a Salfit, nel nord della Cisgiordania, all’alba di giovedì, secondo quanto riferito dai residenti locali ad Al Jazeera.
Le fotografie scattate sul posto mostrano slogan razzisti e anti-palestinesi scritti sui muri della moschea, danneggiata dall’incendio. Sono state bruciate anche copie del Corano, il libro sacro dell’Islam.
Il Ministero palestinese dei Beni e degli Affari religiosi ha condannato quello che ha definito un “crimine efferato” che mette in luce “la barbarie” con cui Israele tratta i luoghi sacri musulmani e cristiani nei territori palestinesi occupati.
In momenti separati, due bambini palestinesi sono stati uccisi giovedì quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco durante un raid nella città di Beit Ummar, vicino a Hebron, nel sud della Cisgiordania, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Wafa.
La violenza arriva in un momento in cui si registra un numero record di attacchi da parte dei coloni e dell’esercito israeliano contro i palestinesi in tutta la Cisgiordania, molti dei quali avvenuti nel contesto della raccolta delle olive del 2025.
Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato questa settimana dall’Agenzia Umanitaria delle Nazioni Unite (OCHA), dal 1° ottobre sono stati segnalati almeno 167 attacchi da parte dei coloni legati alla raccolta delle olive. Più di 150 palestinesi sono rimasti feriti in questi assalti, mentre oltre 5.700 alberi sono stati danneggiati.
Gli esperti affermano che gli attacchi israeliani in Cisgiordania sono aumentati all’ombra della guerra di Israele contro Gaza, che dall’ottobre 2023 ha causato la morte di oltre 69.000 palestinesi nell’enclave costiera.
Gli attacchi arrivano anche mentre i membri del governo di estrema destra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stanno spingendo per annettere formalmente l’area. I gruppi per i diritti umani affermano che Israele mantiene già un sistema di annessione de facto e di apartheid in Cisgiordania.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha avvertito a luglio che la violenza dei coloni veniva perpetrata “con l’acquiescenza, il sostegno e, in alcuni casi, la partecipazione delle forze di sicurezza israeliane”.
Gli attacchi dei coloni e dell’esercito, ha affermato, “fanno parte di una strategia più ampia e coordinata dello stato di Israele per espandere e consolidare l’annessione della Cisgiordania occupata, rafforzando al contempo il suo sistema di discriminazione, oppressione e controllo sui palestinesi che vi risiedono”.
“Completamente inaccettabile”
L’attacco di giovedì alla moschea di Deir Istiya ha suscitato una valanga di condanne internazionali.
Un portavoce del Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha dichiarato che l’organismo internazionale è “profondamente turbato” dall’assalto. “Tali attacchi ai luoghi di culto sono del tutto inaccettabili”, ha detto Stephane Dujarric ai giornalisti durante una conferenza stampa presso la sede dell’ONU a New York.

“Abbiamo condannato e continueremo a condannare gli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà in Cisgiordania”, ha affermato Dujarric.
“Israele, in quanto potenza occupante, ha la responsabilità di proteggere la popolazione civile e garantire che i responsabili di questi attacchi, compreso quello alla moschea e la scritta con vernice spray di parole orribili sulla moschea, siano chiamati a rispondere delle loro azioni”.
Anche il Ministero degli Affari Esteri giordano ha “condannato con forza” l’aumento degli attacchi dei coloni israeliani, secondo una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa palestinese Wafa.
Un portavoce del Ministero degli Esteri giordano ha descritto la violenza come “un’estensione delle politiche estremiste e della retorica incendiaria del governo israeliano che alimentano la violenza e l’estremismo contro il popolo palestinese”.
Anche la Germania, che è stata criticata per aver difeso Israele durante la guerra di Gaza, ha chiesto la fine delle violenze dei coloni, affermando che “gli incidenti devono essere oggetto di indagini approfondite e i responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni”.
Anche il Ministero degli Esteri svizzero ha affermato che i recenti attacchi incendiari israeliani in Cisgiordania “sono inaccettabili”. “Questa violenza e la continua espansione degli insediamenti illegali devono cessare”, ha affermato in una dichiarazione.
I palestinesi hanno tuttavia esortato i leader mondiali ad andare oltre le parole e ad adottare misure concrete contro Israele, vista l’ondata di violenza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, tra cui la cessazione delle forniture di armi all’esercito israeliano.
In un altro incidente avvenuto la scorsa settimana, alcuni coloni israeliani hanno appiccato il fuoco a un’abitazione palestinese nel villaggio di Khirbet Abu Falah, vicino a Ramallah, mentre una famiglia si trovava all’interno, secondo quanto riferito dall’ufficio umanitario delle Nazioni Unite.
“Mentre le fiamme si propagavano, la famiglia è stata immediatamente evacuata, mentre i vicini e le squadre della protezione civile sono accorsi sul posto e sono riusciti a spegnere l’incendio. La madre ha riportato una frattura alla gamba mentre fuggiva dai coloni”, ha detto l’OCHA.
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
