Perché l’Alta Corte di Israele non può più distorcere il diritto internazionale per proteggere l’occupazione

Giu 19, 2024 | Notizie

di Michael Sfard,

Haaretz, 18 giugno 2024. 

Per decenni, la Corte Suprema ha agevolato le azioni di Israele in Cisgiordania, tra cui il trasferimento di palestinesi e la legittimazione degli insediamenti. Ora, all’inizio del 58° anno di occupazione, questa dinamica è cambiata.

La Corte Suprema di Giustizia di Israele. Credit: Jonathan Zindel/Flash90

Per 57 anni, l’occupazione israeliana ha goduto della protezione di un giubbotto antiproiettile di qualità quasi perfetta. La scintillante armatura legale con cui la società israeliana ha coperto le sue parti intime, ha schermato tutti i nostri crimini e protetto ogni abominio che abbiamo commesso.

Per decenni abbiamo potuto saccheggiare e insediarci nelle terre dei nostri sudditi occupati, umiliarli ai posti di blocco e nei campi, detenere migliaia di persone senza processo, evitare di arrestare o processare i membri delle bande ebraiche che li razziavano, mettere fuori legge tutte le loro attività politiche non violente e bombardare Gaza da terra, dall’aria e dal mare ogni pochi anni, mentre il nostro “Iron Dome legale” – sormontato dal nostro fiore all’occhiello, l’Alta Corte di Giustizia – ci salvava dai malvagi tentativi di processare le nostre azioni in tribunali stranieri.

Ma il 58° anno, iniziato la scorsa settimana, non sta muovendo i primi passi con la sicurezza che il giubbotto antiproiettile dell’Alta Corte ha dato ai suoi predecessori. Nel corso dell’anno passato, molte illusioni sono andate in frantumi.

Credevamo che l’esercito più potente del Medio Oriente proteggesse pienamente le nostre comunità, e questo si è rivelato una terribile illusione; eravamo certi che la comunità dei servizi segreti sapesse in tempo reale ogni volta che qualche gazawi compariva in una strada, solo per scoprire che apparentemente sapeva solo questo; ed eravamo sicuri che il prestigio del sistema giudiziario israeliano evitasse ogni interferenza delle controparti internazionali, solo per scoprire che i giudici non ebrei erano alle nostre porte.

L’argomentazione dei leader che è giusto e importante lottare contro il colpo di stato e che l’Alta Corte è un giubbotto antiproiettile, è corretta, ma ha un limite: come dice il proverbio, non si può ingannare tutta la gente per tutto il tempo.

Quando la Corte Suprema di Israele si troverà di fronte al giudizio della storia sulla questione se ha adempiuto alla sua missione più importante, la protezione dei diritti umani e civili, probabilmente citerà le sue ampie e coraggiose sentenze che difendono e proteggono i valori democratici e i diritti fondamentali. Non si tratta di una mera presa per i fondelli. La Corte ha realmente protetto i diritti LGBTQ, ha agito per impedire la coercizione religiosa e ha combattuto la corruzione del governo.

I giudici possono giustamente essere orgogliosi delle sentenze chiave che hanno vietato la discriminazione delle donne, vietato la tortura (anche se non completamente) e rafforzato la libertà di espressione e di protesta contro le interferenze del governo. L’importanza di queste sentenze non deve essere sminuita. Esse hanno plasmato in larga misura il carattere della società israeliana e hanno dato a molti al suo interno l’opportunità di esercitare diritti fondamentali che sarebbero stati negati se non fosse stato per la Corte.

Ma mentre i giudici si difendono con orgoglio nel tribunale della storia, le sentenze che avrebbero preferito nascondere e dimenticare scivoleranno fuori dalle loro toghe. Migliaia di sentenze, troppe per le toghe dei giudici israeliani. Sentenze che hanno autorizzato il danneggiamento dei più deboli che vivono sotto il dominio israeliano ma non hanno diritti né influenza sul loro futuro; che non sono rappresentati da alcuna istituzione all’interno dell’entità che li governa.

È così che me li immagino: generazioni di giudici della Corte Suprema Israeliana che presentano le loro argomentazioni nel tribunale della storia, facendo riferimento a tutte le sentenze di cui vanno fieri (e che quindi la Corte ha fatto tradurre in inglese), mentre le loro parole sono continuamente interrotte dal tonfo di altre sentenze che continuano a scivolare fuori e a cadere sul pavimento.

Le forze di sicurezza israeliane demoliscono una casa palestinese in Cisgiordania, febbraio 2024. Credit: Portavoce della Polizia Israeliana

Sentenze che permettono la deportazione, il trasferimento forzato di popolazione, l’appropriazione di terre, la demolizione di case come punizione collettiva, le esecuzioni extragiudiziali, il blocco dello sviluppo per i palestinesi, la discriminazione in ogni campo e un doppio sistema giudiziario: un sistema civile e moderno per i coloni e un sistema militare draconiano per i palestinesi. I giudici alzano la voce, il sudore imperla la loro fronte, ma dietro di loro la pila di sentenze disdicevoli continua a crescere, una pila che racconta la storia di un regime tirannico e di apartheid che migliaia di sentenze hanno reso possibile, anche se a volte lo hanno moderato.

Le proposte di mandato di arresto per il primo ministro e il ministro della Difesa presentate dal procuratore capo della Corte Penale Internazionale segnano il culmine di un lungo processo di crollo della reputazione di cui ha goduto a lungo il sistema israeliano di applicazione della legge nella comunità giuridica internazionale.

Da un paese che ha stupito il mondo negli anni ’80 dopo il massacro di Sabra e Shatila, quando il suo sistema giudiziario ha estromesso uno dei più potenti ministri della Difesa israeliani di sempre e ha influenzato le carriere di generali che sono stati ritenuti indirettamente responsabili del massacro, a un paese il cui sistema di applicazione della legge chiude un occhio e addirittura favorisce i coloni teppisti delle Colline e coloro che bloccano e vandalizzano i camion che trasportano aiuti umanitari.

Le richieste di mandati d’arresto segnalano che la comunità giuridica internazionale non considera più l’Ufficio del Procuratore generale, la Polizia israeliana, il Procuratore militare e la Corte Suprema come istituzioni che soddisfano gli standard internazionali, almeno per quanto riguarda i palestinesi.

E perché dovremmo lamentarci? Da decenni è in vigore una politica di quasi totale immunità per i soldati che fanno del male ai palestinesi. Le indagini sui crimini commessi dai soldati sono quasi inesistenti e quelle che si svolgono sono praticamente una presa in giro. Si tratta di un sistema in cui l’esercito e la polizia favoriscono i coloni violenti e sbianchettano i loro crimini. Un sistema in cui la Procura di Stato favorisce i processi di annessione e di apartheid e offre protezione a metodi di combattimento sfrenati, nella convinzione che le dichiarazioni ai media sulla “stretta osservanza del diritto internazionale” siano sufficienti a proteggere Israele da ogni procedimento legale.

Palestinesi che fuggono da un villaggio vicino all’avamposto Meitarim Farm nelle Colline a Sud di Hebron, Cisgiordania. Credit: Alex Libak

Per decenni, la Corte Suprema ha distorto il diritto internazionale così come viene inteso nella maggior parte del mondo. Un tempo questa istituzione poteva godere di un notevole prestigio, ma oggi è conosciuta soprattutto come un tribunale che permette a Israele di trasferire le comunità dalle colline a Sud di Hebron, espropriare terre in Cisgiordania e legittimare l’impresa di insediamento che il resto del mondo considera illegale. In questo modo, la polizia, la procura e l’Alta Corte di Giustizia sono passate dall’essere il giubbotto di sicurezza di Israele a un paragrafo dell’atto d’accusa contro Israele. C’è voluto tempo, ma ora il sistema giudiziario israeliano non è più in grado di nascondere il suo vero ruolo all’interno dell’apparato di occupazione.

Attualmente stiamo assistendo a una valanga legale contro Israele, con le richieste di mandati di arresto per i suoi leader da parte del procuratore della Corte Penale Internazionale, con le misure provvisorie emesse contro Israele dalla Corte Internazionale di Giustizia, con i tribunali di vari paesi che non respingono le cause contro le azioni di Israele usando la solita motivazione che “ci sono giudici anche a Gerusalemme”.

Una delle ragioni principali di questa valanga è l’insistenza della nostra magistratura (indipendente, professionale e spesso encomiabile) nell’aiutare la violazione delle leggi di occupazione e di guerra.

Benvenuti al 58° anno.

https://www.haaretz.com/opinion/2024-06-18/ty-article-opinion/.premium/israels-high-court-cannot-hold-back-the-legal-avalanche-against-the-occupation/00000190-279e-dafe-a3d6-3fde2f7c0000

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

Non sempre AssoPacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

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