Cosa ci unisce

Assemblea di Supino del  30/4 – 1/5, 2016

  • in primo luogo il bisogno di umanità, giustizia e nonviolenza attiva per un mondo senza armi e senza guerre;
  • la nostra adesione al rispetto della legalità internazionale e dei diritti umani in Israele e Palestina;
  • la promozione di una informazione basata sui fatti per fare verità sulle condizioni del popolo palestinese sotto occupazione militare israeliana e delle minoranze palestinesi arabe in Israele;
  • il sostegno ai Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta e alle altre organizzazioni che hanno scelto la nonviolenza come forma di lotta contro l’occupazione militare israeliana, il muro dell’apartheid e dell’annessione coloniale, con particolare attenzione ai movimenti delle donne e delle nuove generazioni;
  • fare lobby presso istituzioni locali, nazionali ed internazionali per la fine dell’occupazione militare israeliana e l’autodeterminazione del popolo palestinese, compresi i profughi;
  • la scelta delle campagne, per esempio l’opposizione all’evacuazione della Valle del Giordano e della Firing zone a sud delle colline di Hebron, per la libertà dei prigionieri politici, per il sostegno e la diffusione della cultura e dell’arte palestinese, i progetti di sostegno economico  come quello di Rajaa (borsa di studio in Palestina) o il Freedom Theatre di Jenin (affitto del capannone per le prove), partecipazione alla campagna  BDS in generale ed in particolare per la sospensione dell’accordo di associazione EU-Israele e il totale boicottaggio della produzione delle e nelle colonie;
  • organizzare speaking tour in Italia di rappresentanti dei Comitati Popolari, facendo scegliere a loro i partecipanti e ruotare ogni volta con i diversi villaggi o città (vedi tour precedenti di Nabi Saleh, Al Masara, Bili’in, Hebron, AlMufaqqarah, AtTuwani, Kafr Khaddum);
  • contribuire a rompere lo stereotipo, costruito ad arte, del popolo palestinese o eterna vittima o terrorista, restituendo tutta intera la sua identità e creatività, facendo  conoscere in Italia la cultura palestinese, sia quella tradizionale che quella contemporanea (vedi teatri di Vita a Bologna, Youth Palestinian National Orchestra, mostre di Riwaq e Hebron per la difesa del patrimonio culturale, scrittori, poeti, cinema, pittura);
  • il dialogo e l’apertura verso chi si oppone all’ingiustizia: siamo contrari alle sette, ai linguaggi codificati e all’esclusione, siamo per coordinarsi  al massimo con altre associazioni e movimenti  senza perdere la nostra identità;
  • la volontà di essere costruttori di pace e di giustizia, impegnandoci a costruire ponti tra le diverse istanze, riconoscendo l’asimmetria tra un popolo occupato e uno occupante, dando valore alle voci e alla forze che vogliono agire insieme, come quegli Israeliani che in vari movimenti sono contro l’occupazione militare e chiedono giustizia e libertà per tutti e tutte;
  • la scelta di avere un’organizzazione leggera, agile ed inclusiva, capace di rispettare e valorizzare le differenze, nella quale ciascuno e ciascuna contino e siano attivi, ciascuno/a secondo le proprie possibilità;
  • la consapevolezza di dover conoscere, approfondire e riflettere, per poter diffondere in maniera efficace i temi della causa della libertà, dignità , giustizia e pace;
  • la consapevolezza di quanto siano importanti i viaggi di conoscenza e solidarietà che organizziamo, così come la partecipazione alle missioni civili di pace, ad esempio la protezione dei contadini durante il periodo del raccolto delle olive e i campi di lavoro;
  • Far vivere a più persone possibile queste esperienze e farle diventare memoria fertile e dare continuità alle attività in Italia sul diritto dei Palestinesi alla vita, alla terra e alla libertà e sul diritto per i due popoli alla coesistenza pacifica in eguaglianza e libertà.

        Questi primi punti sono solo l’inizio……starà a tutte e tutti noi la  capacità e la voglia di arricchire il nostro fare e il nostro pensare.