Mi ostino di Marcello Musio

Mi ostino a non adeguarmi, mi ostino a non accettare l’inaccettabile. Anni di lotta, quotidiana, di politica praticata sul campo, fuori dalle logiche di parte, dentro alle logiche della libertà dalle ingiustizie, questo comportamento minimo oggi si fa necessità irrinunciabile.
Più i giorni mi separano dall’esperienza fatta in Palestina più in me cresce l’attrazione per quei luoghi e quelle persone, un magnetismo fatto della necessità certa del bisogno di guardare oltre il proprio limitato confine temporale.
Ho sempre pensato che tutto il mio impegno dovesse essere concetrato non sulla possibilità che io ne potessi godere, ma che questo lasciasse dietro i segni di un miglioramento per chi veniva dopo di me, come molti dei miei, nostri precedessori, hanno avuto il coraggio di fare prima.
Oggi sono sempre più convinto che la rivoluzione sia fatta del coraggio di piantare un’albero di datteri, che darà i suoi frutti 50 anni dopo!
L’opportunità che quei luoghi hanno di far esplodere la pace in maniera contaminante è unica, l’opportunità che un riequilibrio delle sorti per quegli esseri umani avvenga, è l’occasione che tutti noi non dobbiamo farci sfuggire per lasciare un mondo migliore ai nostri figli.

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