Adesso ci sono !

di Piera Gaia

12 gennaio 2012. ADESSO CI SONO, con l’impulso che sento di poter riemergere e confermare che dall’esito di un viaggio come il nostro, terminato una settimana fa, solo con la ricomposizione dell’esperienza, si può provare a ri-sintonizzarsi con il presente del qui ed ora. Finora, mi sembra di aver fatto solo qualche prova sperimentale di connessione, perchè con gli occhi interni e con la memoria sensoriale, mi pare d’essere rimasta ancora un po’ come sospesa a rivivere e rivedere istanti, esperienze e volti delle persone incontrate in Palestina.

L’idea di fare questo viaggio era presente in forma latente, da tanto tempo ma non aveva ancora trovato l’occasione giusta, così quando ho letto il programma di Assopace, proposto da Luisa Morgantini, ho aderito insieme alla mia amica Carlotta, con la previsione di cercare di conoscere, anche se in un tempo così limitato, qualcosa di Gerusalemme e della Palestina (la settimana dal 27 dicembre 2011 al 5 gennaio 2012).

Per me è stata un’esperienza memorabile e a rischio di sembrare un po’ semplice, posso dire di aver visto cose che mi hanno impressionata molto, pur non essendo partita del tutto ignara della costante difficile situazione dei palestinesi e parzialmente aggiornata, prima della partenza, da qualche  informazione supplementare.

Ma l’immersione nel contesto e l’incontro diretto con l’”altro”, ha sempre l’effetto impattante di un  coinvolgimento emotivo che non può lasciare indenni, che pretende una spazio di maggiore attenzione e contribuisce a chiarire la distorsione così diffusa che vedrebbe la conflittualità israelo-palestinese con un’equivalenza di forze in campo.

L’aspettativa era quella di vedere ascoltare capire e cogliere i segni caratteristici di una terra e di un popolo che non trova pace, continuamente assoggettato a ripetuti oltraggi, eppure capace di resistere, con mirabili forme di militanza. Ma la sopravvivenza ad oltranza, in simili condizioni potrebbe essere comprensibilmente a rischio. Le situazioni estreme che abbiamo conosciuto, non sono solo eccezionali, ma risposte disperate ad “offese” che sono assidue e metodiche.

Quelli come noi, che con una forma di turismo che non voleva essere solo sostenibile e responsabile ma soprattutto solidale, hanno potuto osservare da vicino ora non intendono restare indifferenti. Oltre a constatare l’insufficienza di una corretta informazione e la continua insensibilità che contraddistingue le risposte di  tutti i governi alla condotta  arbitraria di Israele, che cosa possono fare?

Non so se la risposta potrà avere le caratteristiche di un appello troppo a lungo diffuso e spesso ignorato o quella di un teorico messaggio universale, ma ho ancora nelle orecchie le parole del figlio di Omar, che a otto anni si rivolge a tutto il nostro gruppo di adulti italiani e chiede con voce matura e straordinariamente sicura, di essere per lui i portavoce verso Netanyahu, delle sue parole di palestinese che vuole restare sia nella terra di suo padre, inesorabilmente divisa dalla costruzione dello sciagurato muro dell’apartheid, sia nella sua casa che a breve verrà circondata da una recinzione elettrificata. Una formidabile lezione di resistenza con dignità.

Per quanto mi riguarda non so dire se si tratta di raccogliere l’invito di questo o di tutti gli altri appelli ricevuti, di diffondere a quante più persone possibili, un messaggio di perseveranza, oppure se sia il risultato di altre motivazioni a continuare una ricerca personale che ha bisogno di confronto, ma so che ogni incontro in cui ho ascoltato i racconti dei diretti interessati, con la presentazione delle loro esperienze e tutte le tematiche correlate all’ingiustizia agita contro il popolo palestinese, sono stata investita da un’insofferenza percepita anche come fastidio fisico, di quelle che spingono a cercare soluzioni. E’ per questo che intendo aggiungermi all’elenco delle persone che vuol mettersi a disposizione per iniziative di appoggio, di solidarietà e di partecipazione alle questioni che riguardano la Palestina.

Prima della partenza ho immaginato di interpretare quel “titolo” da riportare sul cartello che doveva servire per radunarci tra partecipanti al viaggio, sintetizzando con “CAPODANNO A GERUSALEMME CON I SENSI E COL CUORE”. Scoraggiato da alcuni e approvato da altri, è finito anche nella sua versione duble-face (disegnata su un cartoncino verde cedro da una parte “Assopace” e dall’altra il titolo) in un cestino, prima del volo da Roma. Per me è rimasto un contenuto a suo modo significativo e davvero ritengo che i sensi e il cuore sono stati gli ausiliari  accompagnatori sia degli appuntamenti cui abbiamo partecipato, sia degli incontri con  persone e  luoghi che abbiamo visitato.

Dal nostro ritorno, raccogliendo l’essenza dei messaggi già circolati, credo anche di poter integrare, incorporando le parole di O. Wilde che “nulla può curare l’anima se non i sensi come nulla può curare i sensi se non l’anima” (naturalmente con più facilità per chi crede nell’esistenza dell’anima).

Per non omettere anche qualche inatteso effetto collaterale, in questo viaggio posso dire di avere pure leggermente allargato le mie conoscenze attraverso la scoperta con la “pratica sul campo”. Posso citare per esempio la diversa accezione nell’uso di alcuni termini, che mi è stata utile per ampliare il mio vocabolario: per esempio che “insediamento” non è solo il termine usato e abusato nel periodo del trionfo di Obama alla Casa Bianca, né quello che per molti rom vuol dire abitazione abusiva, perché qui la sua diffusione ha ben altre caratteristiche; oppure “colonia” che non è solo un tipo di profumo o il posto dove venivo mandata da bambina per trascorrere insieme ad altri coetanei, un soggiorno marino a divertirmi senza genitori.

Ho pure verificato che anche nel terzo millenio, può esserci un esercizio del potere applicato con modelli di governo “democratico” capace di legittimare provvedimenti su cose o persone, discutibili, platealmente scorretti e offensivi della dignità umana, eppure incensurabili.

Così, forse un po’ ingenuamente mi domando: come può essere possibile che in uno spazio di territorio così circoscritto e sorprendente, con un concentrato di luoghi di eccezionale e universale interesse culturale, religioso e storico,    abitato da persone dotate di intelligenza e conoscenza, possa avere la meglio una strategia politica volta alla pratica di svariate forme di ingiustizia declinate nei modi più spietati e persistenti che si possano immaginare?

Il tutto nell’indifferenza degli altri governi. BOH!

Possono andare benissimo i messaggi di tolleranza, ma qui bisogna ricominciare dall’A B C e non riferendosi solo ai tracciati delle zone di controllo in Cisgiordania!

L’OCCUPAZIONE DEVE FINIRE E I NEGOZIATI DEVONO ASSICURARE LIBERTA’ AI PALESTINESI!

di Piera Gaia

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